Ecco il ragionamento condivisibile del direttore dell’Unione sarda Paolo Figus.

“Quello che è avvenuto nelle ultime elezioni provinciali e comunali che hanno coinvolto tutta la Sardegna dovrebbe essere un segnale di allarme per i partiti della maggioranza, per il governo, per il presidente del Consiglio. Se ne diamo una lettura corretta, è un preavviso di disfatta sia per le prossime elezioni di Cagliari tra un anno, sia per le politiche fra meno di tre anni, sia per le regionali tra poco più di tre anni. Il Pdl ha visto un crollo di consensi con picchi tra 15 e 20 punti percentuali, con un astensionismo anomalo figlio del disincanto e della disaffezione dei sardi per la politica.(… )
Primo: il Pdl sardo dovrebbe essere governato da uno o più esponenti che non abbiano doppi o tripli incarichi; che abbiano il carisma e l’autorevolezza per gestire i continui conflitti interni; che sappiano tenere i rapporti con gli alleati; che supportino l’attività del governo regionale; che interloquiscano a livello nazionale in favore della Sardegna.
Secondo: poiché nel governo nazionale non c’è un’adeguata rappresentanza sarda presente nel momento in cui si decide la distribuzione delle risorse, suggeriamo a Berlusconi, che di recente ha nominato numerosi sottosegretari e persino un ministro, di nominare anche un ministro e sottosegretari sardi capaci e interessati ad occuparsi della Sardegna.
Terzo: il governo regionale e il Consiglio regionale devono essere più incisivi e capaci di spendere i fondi europei attualmente disponibili perché in una economia debole e vulnerabile come quella sarda, gli investimenti pubblici potrebbero essere il motore per lo sviluppo”.

Intanto i sardisti con Giovanni Colli chiedono un cambio di passo: “subito voto sulla mozione sull’indipendenza e legge per l’Assemblea costituente”. Per me, storia già vista. Gli alleati incassano tranquilli e noi a prendere botte. Dobbiamo fare il Pdl sardo e riprendere il ruolo guida della coalizione. I nostri rappresentanti in Giunta devono avere una maggiore e netta caratura politica. Va rifatto il progetto politico e riportato nei territori, facendoci paese per paese, con l’intervento continuo del presidente della regione. Al primo punto gli interessi e la tutela dell’Isola. Troppe voci, troppe cose hanno appannato la nostra immagine.

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