Entries from: giugno 2010

Tirrenia e Parco del Gennargentu

TIRRENIA: INTERROGAZIONE PDL SU PRIVATIZZAZIONE =
MURGIA, CONTORNI VICENDA POCO CHIARI

Roma, 30 giu. (Adnkronos) – Il deputato del Pdl Bruno Murgia ha annunciato la presentazione di una interrogazione a risposta scritta, in commissione Trasporti, sul caso della privatizzazione della Tirrenia. Murgia, in una nota, si dice “preoccupato per le notizie apparse sugli organi di informazione” e per le sorti della compagnia di navigazione che serve le principali tratte da e per la Sardegna.
Per Murgia i contorni della vicenda sono ‘poco chiari’ e intende chiederne conto immediatamente al governo. (Pol-Leb/Col/Adnkronos) 30-GIU-10 13:02


AMBIENTE: PROBLEMA PARCO GENNARGENTU IN COMMISSIONE CAMERA

(ANSA) – CAGLIARI, 30 GIU – Si e’ svolto questa mattina a Roma in Commissione Ambiente della Camera un incontro sul Decreto ministeriale inerente il Parco del Gennargentu che e’ stato inserito fra le aree protette, durante il quale la Commissione si e’ detta disponibile ad affrontare il problema.

All’incontro – organizzato dai deputati Pili, Murgia, Vella, Nizzi e Porcu che hanno presentato una risoluzione in commissione – hanno preso parte anche il coordinatore nazionale del Movimento sardo Pro territorio, Alessio Pasella, il segretario Pasquale Zucca, il dirigente Antonio Cabras e il vice coordinatore nazionale Mingarelli. ‘Abbiamo respinto con forte determinazione l’imposizione forzata dell’istituzione del Parco del Gennargentu – ha dichiarato Pasella – abbiamo, inoltre, chiesto lo stralcio dall’elenco ufficiale dalle aree protette allegato al Decreto del Parco nazionale del Gennargentu, al fine di rispettare le indicazioni delle popolazioni che si sono espresse sempre contrarie all’istituzione del Parco. Abbiamo chiesto l’avvio dell’iter parlamentare della proposta di legge Pili che riguarda la norma quadro sulle aree protette. La Commissione ministeriale si e’ detta in proposito disponibile e, quindi, vi sono risvolti positivi. Il problema del Parco del Gennargentu si avvia ci auguriamo a soluzione anche grazie alla Commissione’. (ANSA).

Italiani

(ANSA) – NAPOLI, 29 GIU – ‘La morte di Pietro Taricone mi addolora particolarmente. Lui e’ il tipico figlio della nostra terra: coraggioso, intelligente e generoso. Alla sua famiglia vanno l’abbraccio di tutto il PdL campano e le mie personali condoglianze’. Lo dice il sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl della Campania, Nicola Cosentino.(ANSA).

(ASCA) – Roma, 29 giu – ‘Soffro per non essere riuscito a ringraziarlo, perche’ all’indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi, mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia’. Sono le parole con cui lo scrittore Roberto Saviano ha ricordato Pietro Taricone, affidate al suo profilo su Facebook, dicendosi ‘profondamente addolorato’ dalla sua scomparsa.

‘Abbiamo frequentato a Caserta lo stesso liceo, io e Pietro, il liceo scientifico Diaz. Lo ricordo quando eravamo adolescenti, lui era rappresentante di istituto, un ragazzo carismatico, solare e un po’ guascone. Nella Caserta di quegli anni – aggiunge Saviano – la sua ribalta sconvolse tutti, si senti’ aggredito da tanto successo, una luce che la nostra terra non e’ abituata a ricevere. E lui sulla soglia del circo mediatico seppe prendersi il suo tempo, scegliere il suo percorso, approfittare dell’opportunita’ avuta per studiare e migliorarsi. Non farsi ferire dalla bile o dalle accuse per il successo che in certe parti d’Italia e’ la colpa peggiore. Amava volare, ‘perche’ il cielo non tradisce’ come ogni paracadutista sa. A tradirlo e’ stato l’atterraggio, e’ stata la terra. Mi manchera’ riconoscere nei sui sguardi e nel suo atteggiamento l’inconfondibile matrice della mia terra, mi manchera’ guardandolo ricordare la nostra adolescenza, le manifestazioni a scuola, le gite.

Quella vita – conclude lo scrittore di Gomorra – che lo attraversava e mi contagiava. Addio Pietro, addio guerriero’.

CAMBIARE

Un estratto da un pezzo di Marcello Veneziani dal Giornale di qualche giorno fa:

Presidente Berlusconi, sciolga la corte e riapra le iscrizioni alla classe dirigente del nostro Paese. Non perda tempo, lo faccia subito. Abbia il coraggio di tornare indietro su alcune nomine infelici, come quella di Brancher, cancelli i ministeri fantomatici, riveda i vertici del suo partito, faccia sloggiare gli abusivi, dal governo o dalle case dei preti, riconosca alcuni errori anche suoi personali e abbracci l’opera necessaria di una bonifica integrale. Si liberi dai collusi e dalle mezze calzette, o perlomeno li collochi al loro giusto rango, non ai vertici di ministeri, istituzioni e partiti (…). Ha tre anni davanti a sé con un’ampia maggioranza e senza competizioni elettorali, ha ancora un seguito ed una fiducia personali molto alti anche se messi a dura prova dalle vicende del suo entourage. Non può giocarsi il consenso e l’agibilità. Se resta sulla difensiva, sotto assedio, alimenta i giochini alle sue spalle e fa un favore ai poteri opachi del nostro Paese…

E poi Galli Della Loggia sul Corriere di oggi: la necessità di un colpo d’ala. Un editoriale dai toni molti duri e certamente non giusti. Ma il rischio di venire travolti dalle discussioni interne, dal partino-non partito che non funziona, da una certa stanchezza, beh, quel rischio c’è, è reale e dobbiamo porci rimedio. Sono moltissimi i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali, la classe dirigente e l’opinione pubblica che aspetta qualche novità. Rilanciare il progetto, pensare in grande, andare avanti con lo spirito dei giorni migliori. La settimana scorsa, nella seduta fiume sull’ostruzionismo dell’Idv, abbiamo tenuto bene, senza sbagliare una votazione. Nei momenti difficili veniamo fuori, ci siamo sempre: ecco quello spirito pugnace ci occorre per uscire dalle secche di un dibattito spesso irreale.

Discorso che vale anche per l’Isola. Rinnovare il coordinamento regionale, rendendolo molto più agile dell’elefante attuale.  Lanciare il Pdl sardo. Portare in giro un programma fatto di quattro o cinque punti chiari. Riportare il presidente della regione in mezzo alla gente, con tante assemblee provinciali. Rinnovare la giunta regionale.

Piano Energetico Sulcis, interrogazione a Berlusconi

(AGI) – Cagliari, 28 giu. – “E’ l’ultima chiamata per il futuro industriale del Sulcis. A fine anno scadono i termini europei per poter realizzare il progetto di sistema integrato della miniera centrale e per quella data la Regione deve assicurare la disponibilita’ delle aree e delle infrastrutture necessarie e assegnare la concessione con gara”. Il parlamentare Pdl, Mauro Pili, assieme ai colleghi deputati Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Paolo Vella e Carmelo Porcu, ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico (e inviato una nota riservata al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, che ha ancora l’interim) per rilanciare il piano energetico del Sulcis Iglesiente.

“Nel 2003 – ha ricostruito l’ex presidente della Regione – presentammo al ministero dell’Industria il progetto integrato Miniera centrale, di sfruttamento dell’energia del carbone, del Sulcis, considerato decisivo per tenere in piedi il comparto metallurgico sardo. Quel progetto fu bloccato, con la conseguenza che le industrie energivore hanno perso tre anni di tariffe speciali per poi tornare a un monopolio energetico che sta mettendo il sistema in ginocchio”. (AGI)

Bob is dead

Il mensile Max ha costruito un fotomontaggio con Roberto Saviano morto ammazzato e steso in un obitorio. Saviano non ha apprezzato. I giornalisti di Max ribattono: è un modo per difenderlo. Faccio due considerazioni.

La prima riguarda il mondo della comunicazione. Non ci sono più le notizie, mancano le inchieste vere. Esiste lo spettacolo, il trucco, la dissimulazione, la provocazione e la convenienza politica. Esistono i fotomontaggi che valgono più di un editoriale e di un’idea. In questo senso, Saviano è un morto che cammina. Per le cose che scrive e per come le comunica.

La seconda riguarda lo stesso Saviano. Lo scrittore napoletano ha schiere di ammiratori e alcuni detrattori. Per me è uno scrittore estremamente coraggioso ma a volte – intervenendo ovunque e su ogni questione legata alla alegalità, compresi i molteplici appelli da rivoluzionari da salotto di Repubblica, dà l’impressione di essere “usato” per mettere addosso il marchio dell’illegalità sopra l’avversario politico di turno, nonostante lo stesso Saviano si sforzi di smentire questa impressione (le sue accuse sulle connivenze con la camorra sono bipartisan, bisogna dirlo). Non mi sfugge il fatto che questa “pubblicità“, cioè il dover essere personaggio pubblico a tutti i costi rappresenti per Saviano un salvacondotto, una via d’uscita, ma se entra nel meccanismo mass-mediatico deve stare attento a non rimanervi schiacciato. Il rischio della saturazione è molto alto, considerando che oggi tutti appaiono e difficilmente dicono qualcosa di sostanzioso.

Ecco perché il cattivo gusto di Max è la normale conclusione di questa interminabile e, per certi versi scontata, discussione all’italiana. L’unico fatto da sottolineare è che il giovane che legge Max non è detto che frequenti i quotidiani italiani. Più interessato a moda, cinema e musica si imbatterà nella falsa morte di Saviano, discutendone con gli amici all’ora dell’aperitivo. Imbastardendo un tema che non merita tanta superficialità.

Vecchi… e vizi duri a morire

Un intervento in Aula, in commissione, in un convegno, in una riunione di partito: vediamo il nostro oratore alle prese con fogli in A4, appunti sparsi, sguardo chino su quelle robe inguardabili, scritte con un corpo ideato per i ciclopi, che se ne andavano a spasso con un occhio gigantesco sulla fronte.

E’ quello che normalmente succede quando ci capita di ascoltare un politico vecchia scuola. Io preferisco foglietti A5, meno ingombranti e più pratici ma si tratta pur sempre della preistoria della comunicazione orale, me ne rendo conto. Carta riciclata nemmeno a parlarne.

Il deputato liberaldemocratico tedesco Jimmy Schulz ci ha fregati: ha usato l’iPad come supporto per un suo intervento in Aula, utilizzandone appunti e scorrendo il video con il dito. Apriti cielo. La vittoria di Steve Jobs si è trasformata in un dramma per il regolamento tedesco: Jimmy Schulz dovrà chiarire con la presidenza.

Ps.: Mi ricorda un vecchio intervento di quel geniaccio di Nichi Grauso, in consiglio regionale. Nel ’99 parlava già di e-book e polemizzando con Luigi Cogodi, il rosso-comunista, gli disse: “Stai zitto, che sei fermo ancora alla merda di cavallo con il calesse!”.

PPs: Per la cronaca, Jimmy Schulz non è quell’eurodeputato tedesco che Berlusconi tentò di scritturare in un film sui campi di concentramento, durante un famoso intervento al parlamento europeo.

La Padania non esiste, ma la Lega sì

La Lega è un partito molto ben strutturato nel territorio. Non è preda di correnti come il nostro. Anzi, da quello che sento dai colleghi in tutta Italia, il Pdl ha gli stessi identici problemi organizzativi, a cominciare dalle sedi che non ci sono, alle quote, ai coordinamenti temporanei, al fatto che ci si vede per lo più in occasione di elezioni.

La giusta polemica innescata da Fini ( “la Padania non esiste”) in realtà offre il destro a Bossi di mascherare i problemi del federalismo fiscale e dei tagli ai comuni rilanciando il sentimento anti-italiano, inventandosi una storia inverosimile sulla nazionale di calcio.

A ben vedere, ci sono analogie con la richiesta del Partito sardo d’azione di discutere una mozione nell’Aula del Consiglio regionale sull’indipendenza dell’Isola dall’Italia. Le modalità dei due partiti, pur così lontani culturalmente, sono simili, e tendono a creare un sentimento di appartenenza etnica della propria gente al territorio.

Fini pone un problema giusto. Berlusconi teme la Lega per via del grosso consenso, ma per recuperare voti al Nord una qualche strategia il Pdl se la dovrà inventare. Non mi sfugge il fatto che alcuni miei colleghi del nord mi dicono che le esternazioni del presidente della Camera in materia di immigrazione e voto spingono la gente a votare in massa per la Lega. Sono voti recuperabili? Paola Frassinetti del Pdl (ex An) propone lo studio obbligatorio dell’ Inno di Mameli. E’ una buona risposta in termini culturali ed evocativi ma dal governo ci si aspetta il rilancio dell’economia soprattutto meno tasse. Quando il Pdl lo farà, saremo finalmente un po’ meno cupi.

COMINCIOLI SUPERVISORE DEL PDL SARDO

«Il presidente Berlusconi ha incontrato il senatore Romano Comincioli al quale ha chiesto di svolgere il ruolo di supervisore per la situazione sarda e di valutare le possibili soluzioni per il rilancio del partito in Sardegna. Il senatore Comincioli, dopo aver sentito i dirigenti del partito, dovrà proporre al presidente Berlusconi le soluzioni idonee per il rilancio del partito e dell’azione di governo».(Unione sarda )

L’Alemanno pensiero

Eppure dovrebbe saperlo che utilizzare il Campidoglio a mo’ di trampolino per tuffarsi a palazzo Chigi porta male. Prima di lui sia Veltroni sia Rutelli hanno fatto splash: un buco nell’acqua. Tuttavia, forse perché Roma s’è destra da un pezzo, il sindaco dell’Urbe rompe gli indugi e si candida. Il dopo Berlusconi? «Io», dice al Foglio Gianni Alemanno, in una lenzuolata in cui parla di tutto: dal Pdl al federalismo, dalla manovra a Fini.

Da re di Roma a imperatore d’Italia: ecco il sogno di Gianni visto che «il Pdl può esistere senza Fini e dovrà esistere anche senza Berlusconi». Un messaggio ai cofondatori nel momento strategico in cui il primo, Gianfranco, sembra scaldare maggiormente i cuori dei sinistrorsi mentre il secondo, Silvio, pare provato dagli estenuanti braccio di ferro interni. E lui, Alemanno, che quando tra il Cavaliere e il presidente della Camera volavano gli stracci tesseva la tela per scongiurare la rottura, ora sembra passare all’incasso. Della serie: tra i due litiganti il terzo, cioè io, gode.

Parla di squadra, Alemanno, di «un gruppo di dieci o venti dirigenti che governeranno» il dopo Berlusconi ma lui si vede bomber, allenatore, leader. Fini? Fuori gioco. Il colonnello Alemanno ha già mollato da un pezzo il suo ex generale e quando poi quest’ultimo s’è messo in testa di fare l’anti-Cav di professione, Gianni gli ha voltato le spalle, giurando fedeltà ad Arcore. E lo dice il perché: «Ho scelto di stare dalla parte di Berlusconi. Mi sento berlusconiano nella cultura del fare. Non mi sento finiano per troppe rotture progressiste fatte da Fini in questi anni: penso all’immigrazione, alla bioetica, a tutti quei temi che fanno emergere una pulsione politica più giscardiana che gollista». Ma Alemanno non è e non può essere la copia giovane di Berlusconi. Ha la politica nel sangue e «non mi sento berlusconiano  per certe concessioni alla cultura consumistica». Con Silvio, per Silvio ma anche oltre a Silvio.

Una sfida che deve iniziare subito attraverso il redde rationem tra i due cofondatori, nell’ambito di «un congresso entro i primi sei mesi del 2011 e non dopo».  Alemanno ha in mano Roma, potrebbe fare il pieno di tessere e poi… I pretendenti alla successione berlusconiana però non mancano e Gianni lo sa. Tremonti, per esempio. Solo che il ministro dell’Economia piace più ai poteri forti, ai salotti, agli economisti mentre lui piace da morire anche ai poteri deboli, alla piazza, ai dipendenti pubblici, al popolino. L’ideale sarebbe un’investitura dal basso: «Bisogna vincere le paure e avere il coraggio di convocare le primarie. Per le elezioni dei governatori. Per le elezioni dei sindaci. Per i collegi uninominali.

Magari un giorno – butta là – anche per la presidenza del Consiglio». In un comizio è senz’altro più trascinante un Alemanno, che ha imparato ad arringare la folla ai tempi del Fronte della gioventù, che non un Tremonti abituato alle lectio ad Oxford. Ma l’economista di Sondrio, più che una minaccia, potrebbe essere un prezioso alleato, un valore aggiunto. Anche perché la cosiddetta economia sociale di mercato è sempre piaciuta un sacco ad Alemanno. «È vero – ammette il sindaco – sono molto affascinato dal tremontismo e nei suoi libri mi ci ritrovo al cento per cento».

Passi che Tremonti sia coccolato dai leghisti. Per Alemanno il Carroccio, a differenza di Fini, non è mica un mostro da abbattere, anzi. «Maroni e Calderoli sono molto bravi e preparati ed è urgente completare il federalismo sia fiscale sia istituzionale». Dal nero al verde-Padania? «No, non sono diventato leghista ma il concetto della parola federalismo viene dalla parola latina foedus, unire». Non solo: «Se si vuole davvero abbassare le tasse credo che il federalismo ci aiuterà a realizzare questo sogno». Poi, da politico con le radici nella Prima Repubblica, Alemanno non può non citare Casini, uomo che «ha un Dna troppo simile al nostro per vivere lontano da noi». Aperture al centro e anche all’alto visto che, sua pallino: «A Roma si devono iniziare a costruire grattacieli». Un’ipotesi stroncata da molti, da Sgarbi a Stracquadanio, da Buontempo a una selva di architetti: «Edifici più alti del Cupolone? No, mai». Ma Alemanno continua a puntare in alto. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L

Il blog non è un prodotto editoriale

Nel nuovo testo sulle intercettazioni, come segnalato da più parti ormai nella rete, si estende l’obbligo di rettifica anche ai gestori di siti informatici. Un emendamento proposto dal collega Cassinelli rende più tenue la posizione del blogger, ma non affronta alla sostanza il problema del rapporto tra informazione ufficiale e mondo dei blog.

La mia posizione ufficiale è quella di abrogare del tutto quel comma del maxi-emendamento e di procedere, una volta per tutte, a una chiarificazione sul rapporto tra informazione ufficiale e blog. O meglio, è ora che ci si appresti a chiarire una volta per tutte che cosa è un blog e perchè esso, al pari di un profilo Facebook e un profilo Twitter, non possa essere considerato un “prodotto editoriale”, né tanto meno il blogger possa essere considerato “gestore di siti informatici”.

Il blog è un prolungamento online della propria esperienza privata. Produrre un post, scrivere una propria opinione ed esternarla, significa solamente dare risalto a un angolo privato di noi stessi, esattamente quello che capita quando facciamo vedere una nostro foto ad un amico. Non cambia nulla. Il fatto che un blog sia letto, molto o poco, non crea il presupposto della “pubblicità” e non può mai configurarsi come un prodotto editoriale, a meno che questo non sia dichiarato (e registrato) come tale. Facendo però una differenza anche tra coloro che gestiscono blog all’interno di piattaforme appartenenti a soggetti che fanno informazione e sono registrati. Chi scrive un blog sul portale Tiscali, non ha interesse a partecipare all’informazione dello stesso.

Per quanto riguarda le notizie infondate e le rettifiche, la politica deve avvicinarsi al problema in modo meno isterico. Esistono già i reati di diffamazione e ingiuria  e non sono mancati casi di denuncia per delle cose apparse online, per esempio sui profili social (altro capitolo delicato). Pensate se l’Amministrazione Bush, negli otto anni di governo, si fosse preoccupata di denunciare tutti coloro che hanno scritto idiozie sull’11 settembre. O peggio, se avesse risposto ad essi promuovendo una legge che limitasse – nella sostanza – la libertà d’espressione dei blogger. Sarebbero apparsi non tanto illiberali, quanto stupidi.

Bush e i suoi hanno lasciato lavorare la rete per loro. Per 10 siti poco autorevoli che scrivevano che Bush avesse piazzato delle bombe sulle Twin Towers, ce n’erano 100 molto più autorevoli che dimostravano il contrario, anche se la notizia sensazionalistica fa più effetto e rumore della verità.

Se io non fossi un parlamentare e fossi semplicemente un blogger che scrive occasionalmente e spesso si prende una pausa, non potrei mai stare dietro a tutte le richieste di rettifica (con la sanzione di una multa molto pesante) che mi potrebbero piombare da più parti. Perché in quanto blogger, cioè fruitore di un servizio della rete, non potrei mai avere l’obbligo di darmi un’organizzazione della mia presenza online, tale da conformarsi a delle precise richieste.

C’è di più: in quanto blogger ed esternatore di un mio lato privato, in modo cosciente e volontario, ho perfino il diritto di credere a delle stupidaggini o di riportare una notizia infondata, specie se questa è riportata da fonti ufficiali, a meno che non si voglia credere che siano i blogger a far circolare i lanci di agenzia.

Non voglio poi nemmeno immaginare un giudice che quantifichi la sostanza dell’ingiuria o della diffamazione, qualora si rendesse conto che il blog in oggetto viene letto da 30 o 40 persone, sue amiche, e che la diffamazione si sostanzia molto più semplicemente, in una opinione personale espressa in un circolo più allargato di amici e conoscenti. Anche se nel contesto apparirebbe diffamatoria, esistono già le leggi per riparare al danno.