QUANTE DESTRE /1 (di Ernesto Scotti)
1) David Cameron è in testa nei sondaggi per le elezioni che si terranno in Inghilterra tra breve. Gordon Brown appare logorato rispetto al giovane rivale, anche se negli ultimi tempi il Labour ha cominciato una lenta ma continua risalita. Perché? I commentori credono che sia l’effetto ancora indefinito che Cameron comunica. Il suo è un mix di destra riformista, di destra solidale che si allontana sostanzialmente dal credo tatcheriano. C’è molta attenzione alla questione verde ( Cameron non manca di farsi fotorgrafare in bici ) e soprattutto alla comunicazione. Un leader giovane, comprensivo, figo, con l’aria di chi vuol far rinascere Londra. Un po’ come il primo Tony Blair che aveva con sé il mondo della cultura e della musica.
L’effetto comunicazione però, in tempi di crisi, non è sufficiente. Il mix di liberismo temperato e solidarietà si scontrano con il fatto che gli elettori vogliono capire bene che cosa Cameron farà una volta eletto. In più, è la sensazione, potrebbero mancare all’appello i voti tradizionalmente di destra: tasse, spesa pubblica, famiglia,lavoro. Sono i temi che caratterizzano la campagna elettorale e il cittadino vuole saperne di più.
A Brighton, all’ultimo congresso Tory prima delle elezioni, la piattaforma ha virato verso più concrete politiche di destra, con la proposta di tagliare le tasse per impresa e famiglia. Le analisi confermavano il recupero di Brown che, facendo leva sulla crisi, prometteva soldi pubblici per superare le difficoltà.
Cameron giocherà la carta della famiglia. La moglie è incinta del quarto figlio, come dire: c’è futuro qui da noi. La sensazione è che, lo vedremo tra poco con il caso Sarkozy, il mondo post-ideologico fatica ad affermarsi e i cittadini vogliono dai leader che votano politiche coerenti con le proprie storie personali
2) Sarà stato il matrimonio lampo con Carlà, quelle foto e immagini televisive con i due innamorati in giro per l’Egitto, fatto sta che i francesi hanno punito, e malamente, Nicolas Sarkozy. Troppo attivismo, troppi giornali, scelte impopolari ( il figlio nominato e poi fatto dimettere da capo dell’ Epad ), affrettate quantomeno ( la nomina a ministro degli esteri di Kochner, uomo di sinistra ): i francesi hanno perso il filo del racconto della favola dell’uomo che si è fatto dal nulla. Politiche di destra quasi assenti, molto gossip, temi come sicurezza e immigrazione finiti in fondo all’agenda. Risultato: rinasce la gauche, riprende Le Pen.
I commentatori francesi hanno sostenuto che la crisi del presidente francese nasce dal non aver messo mano alle riforme. Ma la crisi probabilmente ne ha impedito l’avvio. Dice infatti l’intellettuale francese e sostenitore di Sarkozy Nicolas Baverez: “Sarkozy aveva scommesso su crescita e mondializzazione della crisi. Il cittadino francese si ritrova con un debito personale superiore a quello di un greco. Ma è soprattutto lo stile che ha stancato, le decisioni solitarie e la troppa esposizione mediatica”.
Dunque la destra punisce Sarkò. La rupture si è tradotta in overture alla sinistra, tentando di svuotare il partito socialista: risultato fallimentare.
Certo, ci sarebbe da discutere su una sinistra francese anti-moderna, un po’ come le ammucchiate italiane. Ma questo è un altro discorso.
Nelle prossime puntate si torna in Italia con Tremonti, Fini e Alemanno
(Ernesto Scotti è lo pseudonimo di un giovane giornalista parlamentare )

Comments
Giorgio Giovanni Gaias
La crisi del presidente francese deriva dal fatto che sembra Totò è un mezzo buffone con quella Carla Bruni..