Entries from: marzo 2010

Dio, che noia!

Dio, che noia. Lo sappiamo che i vescovi sono contro l’aborto. Sappiamo che il nostro è uno Stato laico. Sappiamo che la Chiesa non deve intromettersi nelle cose terrene (leggi elezioni).

Sappiamo anche ciò che dice la Bonino. La solita vecchia canzone a favore dell’aborto. Anche il nostro grande Giulianone Ferrara ultimamente si è fissato. Poi conosciamo perfettamente il parere dei mille radicali sparsi nel mondo, che non mancano di lanciare le freccette contro il bersaglio grosso della Chiesa, che non risponderà mai con un lancio di agenzia. Non poteva mancare Farefuturo ( “attenti, sulla laicità non si scherza”). Poi la pletora dei cattolici, il can can sui valori che mancano, i documenti ufficiali, le prese di posizione. La Chiesa bussola di riferimento, la Chiesa luogo dell’intrigo. Fare ciò che si crede e fare il cattolico adulto. Insomma, un corollario di reazioni così scontate e prevedibili da sbadigliare di primo mattino.

Prima che anche io vi venga a noia, dico la mia. La Chiesa ha diritto di esprimere la propria opinione, come crede. Può esprimere opinioni, anche fare politica, rimanendo nei famosi limiti di cui tanto parliamo. Sono perplesso dai tempi, direi intempestivi, di alcune uscite, che infatti hanno richiesto una precisazione, ma c’è un problema. Nel Lazio, battaglia infuocata, Emma Bonino è candidata alla presidenza: è un’abortista integrale. E’giusto che un tema come questo non venga esaminato? Che un cattolico non si ponga almeno il problema? Se la Chiesa non dicesse niente non abdicherebbe al proprio ruolo di guida morale e spirituale? E’ giusto che un candidato si spogli della propria storia personale? Sta all’elettore decidere. Sta al cattolico risolvere il dilemma interiore e stabilire se votare Bonino o meno. Caso mai c’è il solito problema di una sinistra che non riesce a essere sinistra fino in fondo e che fa fare acrobazie verbali alla Bonino, che pur con la sua storia dovrà essere abortista ma non troppo, in ossequio all’ala moderata del PD.

QUANTE DESTRE /1 (di Ernesto Scotti)

1) David Cameron è in testa nei sondaggi per le elezioni che si terranno in Inghilterra tra breve. Gordon Brown appare logorato rispetto al giovane rivale, anche se negli ultimi tempi il Labour ha cominciato una lenta ma continua risalita. Perché? I commentori credono che sia l’effetto ancora indefinito che Cameron comunica. Il suo è un mix di destra riformista, di destra solidale che si allontana sostanzialmente dal credo tatcheriano. C’è molta attenzione alla questione verde ( Cameron non manca di farsi fotorgrafare in bici ) e soprattutto alla comunicazione. Un leader giovane, comprensivo, figo, con l’aria di chi vuol far rinascere Londra. Un po’ come il primo Tony Blair che aveva con sé il mondo della cultura e della musica.

L’effetto comunicazione però, in tempi di crisi, non è sufficiente. Il mix di liberismo temperato e solidarietà si scontrano con il fatto che gli elettori vogliono capire bene che cosa Cameron farà una volta eletto. In più, è la sensazione, potrebbero mancare all’appello i voti tradizionalmente di destra: tasse, spesa pubblica, famiglia,lavoro. Sono i temi che caratterizzano la campagna elettorale e il cittadino vuole saperne di più.

A Brighton, all’ultimo congresso Tory prima delle elezioni, la piattaforma ha virato verso più concrete politiche di destra, con la proposta di tagliare le tasse per impresa e famiglia. Le analisi confermavano il recupero di Brown che, facendo leva sulla crisi, prometteva soldi pubblici per superare le difficoltà.

Cameron giocherà la carta della famiglia. La moglie è incinta del quarto figlio, come dire: c’è futuro qui da noi. La sensazione è che, lo vedremo tra poco con il caso Sarkozy, il mondo post-ideologico fatica ad affermarsi e i cittadini vogliono dai leader che votano politiche coerenti con le proprie storie personali

Sarkò deve risalire la china

2) Sarà stato il matrimonio lampo con Carlà, quelle foto e immagini televisive con i due innamorati in giro per l’Egitto, fatto sta che i francesi hanno punito, e malamente, Nicolas Sarkozy. Troppo attivismo, troppi giornali, scelte impopolari ( il figlio nominato e poi fatto dimettere da capo dell’ Epad ), affrettate quantomeno ( la nomina a ministro degli esteri di Kochner, uomo di sinistra ): i francesi hanno perso il filo del racconto della favola dell’uomo che si è fatto dal nulla. Politiche di destra quasi assenti, molto gossip, temi come sicurezza e immigrazione finiti in fondo all’agenda. Risultato: rinasce la gauche, riprende Le Pen.

I commentatori francesi hanno sostenuto che la crisi del presidente francese  nasce dal non aver messo mano alle riforme. Ma la crisi probabilmente ne ha impedito l’avvio. Dice infatti l’intellettuale francese e sostenitore di Sarkozy Nicolas Baverez: “Sarkozy aveva scommesso su crescita e mondializzazione della crisi. Il cittadino francese si ritrova con un debito personale superiore a quello di un greco. Ma è soprattutto lo stile che ha stancato, le decisioni solitarie e la troppa esposizione mediatica”.

Dunque la destra punisce Sarkò. La rupture si è tradotta in overture alla sinistra, tentando di svuotare il partito socialista: risultato fallimentare.

Certo, ci sarebbe da discutere su una sinistra francese anti-moderna, un po’ come le ammucchiate italiane. Ma questo è un altro discorso.

Nelle prossime puntate si torna in Italia con Tremonti, Fini e Alemanno

(Ernesto Scotti è lo pseudonimo di un giovane giornalista parlamentare )