La Sardegna dovrà essere il regno della soft economy

Come ho spiegato tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di voltare pagina.

Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio: disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.

Per questo non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a smentire parzialmente la nostra visione futura.

La storia delle grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di lavoro.

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