Entries from: marzo 2010

Elezioni a Nuoro, ecco come la vedo

Fare in fretta

Caro Bruno, leggo che la sinistra nuorese si sta orientando a candidare il medico nuorese Luigi Arru, ex Pd, ex Soru, adesso all’Italia dei valori, perchè, ho sentito dire, il partito di Di Pietro ha chiesto il capoluogo barbaricino.

E voi? Non siete in ritardo? (Fabio-Nuoro )

Caro Fabio, in ritardo? In ritardissimo. Abbiamo un occasione storica e ancora sento parlare di accordi, di partiti che vogliono le mani libere e altro ancora. Massimo rispetto per tutti, ovviamente: ma andare separati in prima battuta ( le elezioni sono a doppio turno) sarebbe un gravissimo errore. Credo che l’elettore nuorese voglia vedere una coalizione compatta che offra l’impressione di poter vincere, di potersela giocare. Per un po’ di tempo abbiamo parlato dell’opportunità di costruire un ampio schieramento post-ideologico per affrontare-sulla base di un programma innovativo- la crisi di Nuoro. Ora non vorrei che quel discorso, che annunciava la nascita di un originale laboratorio nuorese, avesse perso un po’ di smalto.

Fosse per me, domattina annuncerei che il candidato delle liste civiche, del Pdl, dei sardisti, dei riformatori, dei socialisti e dell’Udc è l’ottimo avvocato Basilio Brodu. I sondaggi lo danno alla pari con tutti gli altri ipotetici candidati del centrosinistra. Ma è ovvio: si parte con gli handicap del caso. La tradizionale clientela della sinistra è una formidabile macchina per il consenso. Ecco perchè ogni giorno che passa è un giorno perduto. Un saluto. Br

UPDATE. Stamattina la Nuova scrive che l’accordo dentro il centrosinistra sul nome di Luigi Arru sarebbe ancora in alto mare: Arru è iscritto al Pd, dunque si candiderebbe solo con il consenso di tutti e non in quota ad un solo partito che, tra l’altro, non è il suo. Tutto questo mi spinge a dire che il progetto dell’alleanza post-ideologica vada rilanciato immediatamente. Senza inutili perdite di tempo.

UN MILIONE IN PIAZZA, E’ FESTA. MA VANNO FATTE LE RIFORME

Devo confessare che ero partito per la manifestazione di Roma con qualche perplessità. Una compagine al governo raramente può prendersi il lusso di andare in piazza, sfilare e surriscaldare i toni di una campagna elettorale. Dovrebbero parlare i fatti, era il ragionamento. Poi ci ho riflettuto, soprattutto quando ho visto tutta quella gente camminare per le strade di Roma con una bandiera in mano: il Pdl è veramente un partito con una grande base popolare. Un partito che crede ancora in Silvio Berlusconi.

E’possibile che il forcing della sinistra, le continue indagini, gli scandali a orologeria, i finti martiri alla Santoro e Floris siano la linfa vitale del Cavaliere e dei suoi tanti sostenitori. Un fatto è certo: il popolo di destra non li ama, crede che qualcosa non vada e ritiene che i giudici entrino pesantemente dentro la lotta politica e cerchino di influenzarla senza averne diritto.

Non è una mia idea. Al limite, un politico professionale cerca le soluzioni, pensa che i toni debbano essere bassi, lascia parlare la diplomazia. La gente comune non è di questo avviso: è quello che ho sentito lungo i chilometri del corteo, quello che si percepiva tra i militanti giunti a Roma da ogni parte d’Italia. E’ lo sconforto per il fatto che-regole o non regole- la lista del Pdl di Roma non verrà accettata e milioni di cittadini non potranno esprimere un voto per questioni burocratiche.

C’è una forma di richiamo carismatico che fa ancora presa. Inspiegabile per la gran parte degli osservatori, odioso per i detrattori e per gli osservatori della sinistra. E’ tuttavia quello che avviene quando il Cav chiama alla mobilitazione.

Un  milione di persone o quelle che effettivamente erano sono comunque una responsabilità. Non ci potrà essere un’altra manifestazione nella quale prendersela con qualcuno. Le riforme annunciate e promesse, dall’elezione diretta del presidente della Repubblica al taglio delle tasse passando per la riforma della giustizia sono ineludibili. Non ci sono scuse anche se con la sinistra non sarà possibile mettersi d’accordo su niente.

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Poi c’è sempre molto da imparare: Mario Sechi si converte ad Alemanno. Francesco Bei di Repubblica avrà incontrato nel retropalco i parlamentari finiani…E quelli del Giornale forse soddisfatti di noi aennini orfani di Fini…