Giulio Tremonti è sicuro che con la Banca del Sud la ripresa ricomincerà

Confesso che non sono pochi i cittadini che mi chiamano per parlarmi dei loro problemi con le banche. Si tratta normalmente di piccoli imprenditori, gente mediamente con dieci dipendenti (anche meno), con molta passione per il lavoro ma timori continui per la crisi incalzante.

Sono la spina dorsale dell’Italia, il mondo intorno al quale si produce, si crea benessere, si fondano patrimoni e in definitiva si manda avanti la famiglia. La crisi economica li ha messi alle strette: meno investimenti, pochissime assunzioni quando non sono licenziamenti o ricorso alla cassa integrazione o a forme di contratti normalmente a tempo determinato.

Le banche hanno operato una stretta decisa: pochi mutui, tempi infiniti, richiesta di mille garanzie. L’economia così, già lenta e stagnante, si ferma. L’imprenditore si lamenta con la banca. Pensa:se non mi danno i soldi, se non mi mettono nelle condizioni di continuare con gli investimenti e – possibilmente – con l’ innovazione, sono costretto a chiudere , sono costretto a ridimensionare, a tagliare posti e a perdere in ottimismo.

Spesso le banche non ragionano come gli imprenditori, che rischiano. E’ un vecchio problema sentito al Sud e giù da noi, in una Sardegna forse più in crisi di altre regioni, con una economia assisitita per larga parte.

Oggi il governo ha presentato la Banca del Sud. Non sarà un carrozzone, hanno detto Berlusconi e Tremonti. Sarà finanziata da un nucleo di soci privati e lo Stato avrà una partecipazione minoritaria da dismettere entro cinque anni.

Che dire? Se la banca sosterrà concretamente le iniziative imprenditoriali, se offrirà ottimi tassi, se saprà avere vero coraggio e sarà veloce, allora il giudizio non potrà che essere positivo.

Aspettiamo però, vediamo quali effetti produrrà, quando nasceranno i primi sportelli e quale sarà la qualità del lavoro. Ci sono molte banche e il rischio di fare un altro doppione e di riproporre gli stessi errori è alto.

In più al Sud si pone un serio problema di Credibilità dello Stato. Quando lo Stato è assente manca il controllo sul corretto funzionamento delle leggi, sulla loro osservanza. Quando Cosa Nostra cominciò a proliferare lo fece grazie al fatto che c’era una discreta dose di riciclaggio di denaro negli istituti bancari. Fu seguendo quei soldi che Falcone e Borsellino cominciarono a fiutare la presenza di Cosa Nostra, che appena venti anni prima veniva considerata inesistente.

La partecipazione minima dello Stato indica un’ammissione di colpa: lo Stato oggi come oggi non riesce a fare delle cose bene e pertanto lascia fare ai privati, sperando che essi sappiano fare meglio. Come ho detto il terreno del finanziamento alle imprese, specie al Meridione, è molto scivoloso. Ogni volta che mettiamo in campo qualche progetto o lo sosteniamo, dobbiamo sempre ricordarci che lo Stato, seppur minimo, dev’essere credibile.

Uno Stato che si fa troppo vedere è invasivo. Uno Stato assente è uno stato rinunciatario.

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