La Banca del Sud
Confesso che non sono pochi i cittadini che mi chiamano per parlarmi dei loro problemi con le banche. Si tratta normalmente di piccoli imprenditori, gente mediamente con dieci dipendenti (anche meno), con molta passione per il lavoro ma timori continui per la crisi incalzante.
Sono la spina dorsale dell’Italia, il mondo intorno al quale si produce, si crea benessere, si fondano patrimoni e in definitiva si manda avanti la famiglia. La crisi economica li ha messi alle strette: meno investimenti, pochissime assunzioni quando non sono licenziamenti o ricorso alla cassa integrazione o a forme di contratti normalmente a tempo determinato.
Le banche hanno operato una stretta decisa: pochi mutui, tempi infiniti, richiesta di mille garanzie. L’economia così, già lenta e stagnante, si ferma. L’imprenditore si lamenta con la banca. Pensa:se non mi danno i soldi, se non mi mettono nelle condizioni di continuare con gli investimenti e – possibilmente – con l’ innovazione, sono costretto a chiudere , sono costretto a ridimensionare, a tagliare posti e a perdere in ottimismo.
Spesso le banche non ragionano come gli imprenditori, che rischiano. E’ un vecchio problema sentito al Sud e giù da noi, in una Sardegna forse più in crisi di altre regioni, con una economia assisitita per larga parte.
Oggi il governo ha presentato la Banca del Sud. Non sarà un carrozzone, hanno detto Berlusconi e Tremonti. Sarà finanziata da un nucleo di soci privati e lo Stato avrà una partecipazione minoritaria da dismettere entro cinque anni.
Che dire? Se la banca sosterrà concretamente le iniziative imprenditoriali, se offrirà ottimi tassi, se saprà avere vero coraggio e sarà veloce, allora il giudizio non potrà che essere positivo.
Aspettiamo però, vediamo quali effetti produrrà, quando nasceranno i primi sportelli e quale sarà la qualità del lavoro. Ci sono molte banche e il rischio di fare un altro doppione e di riproporre gli stessi errori è alto.
In più al Sud si pone un serio problema di Credibilità dello Stato. Quando lo Stato è assente manca il controllo sul corretto funzionamento delle leggi, sulla loro osservanza. Quando Cosa Nostra cominciò a proliferare lo fece grazie al fatto che c’era una discreta dose di riciclaggio di denaro negli istituti bancari. Fu seguendo quei soldi che Falcone e Borsellino cominciarono a fiutare la presenza di Cosa Nostra, che appena venti anni prima veniva considerata inesistente.
La partecipazione minima dello Stato indica un’ammissione di colpa: lo Stato oggi come oggi non riesce a fare delle cose bene e pertanto lascia fare ai privati, sperando che essi sappiano fare meglio. Come ho detto il terreno del finanziamento alle imprese, specie al Meridione, è molto scivoloso. Ogni volta che mettiamo in campo qualche progetto o lo sosteniamo, dobbiamo sempre ricordarci che lo Stato, seppur minimo, dev’essere credibile.
Uno Stato che si fa troppo vedere è invasivo. Uno Stato assente è uno stato rinunciatario.

Comments
Giorgio Giovanni Gaias
Più credito alle piccole e medie imprese, anche attraverso la formula delle garanzie, e più investimenti a sostegno dell’occupazione, anche attraverso il rilancio dei progetti infrastrutturali. Per il Sud. Sono questi gli obiettivi principali della Banca del Mezzogiorno, che opererà per lo sviluppo di un’area che ha estremo bisogno di agganciarsi a quella «risalita» che, come ha detto il premier Berlusconi, «c’è anche se non veloce nè di grandi numeri».
La nuova Banca, fondata con capitali privati e una piccola partecipazione pubblica a tempo determinato, opererà come istituto di credito “di secondo livello”. Questo significa che non avrà sportelli propri ma che si appoggerà, per rivolgersi alle imprese del Mezzogiorno e alle famiglie italiane, a una rete di sportelli messa a disposizione da Poste e da altre banche: in primis quelle più vicine al territorio che sono le banche di credito cooperativo, ma non saranno le sole a partecipare a questa iniziativa che resta aperta a tutti gli istituti di credito.
Questo gigante, oltre alla distribuzione delle garanzie alle Pmi e a servizi di consulenza, farà impieghi a medio-lungo termine e raccolta emettendo speciali obbligazioni garantite dallo Stato oppure, in questo caso come qualsiasi altra banca, titoli obbligazionari mirati ai piccoli risparmiatori con fiscalità agevolata (5% invece del 12,50 per cento).
L’impianto è stato disegnato per evitare il «carrozzone pubblico». Ma resta il pericolo che i tempi di realizzazione del progetto saranno pubblici: il 25 marzo il neocomitato dei promotori e il tavolo di consultazione formato da 11 organizzazioni imprenditoriali e associazioni economiche si riunirà per impostare i lavori. Un terzo obiettivo di questa banca dunque dovrà essere quello di fare in fretta per riuscire ad accelerare il passo del Sud verso la ripresa.
Roberto Seri
Questa iniziativa di per se positiva, nasconde ancora tante insidie, prima tra tutte la reale efficacia che le si vuole dare.
Partiamo da un concetto: ancora oggi siamo costretti a sentirci intorno il malcontento di qualsiasi attività voglia intraprendere lo stato, sembra quasi qualcosa di cui ci vergogniamo.
Io ritengo che in questi ultimi vent’anni, causa questa folle idea fatta circolare per convincere il popolo che il libero mercato e l’allontanamento dello stato dall’economia avrebbe portato risultati positivi.
Ritengo che solo un sottobosco di poteri economici abbia fatto circolare la malsana idea.
Quindi oggi ci ritroviamo nella condizione che avendo lasciato l’economia libera da controlli, il mercato si sia ritorto contro il popolo stesso.
Anche la scelta della Banca del Sud, di per se corretta, nasce ancora con un peccato originale, in quanto la percentuale dello stato inserita è minima e a termine, sempre per lo stesso discorso di prima, lo stato non lo vuole nessuno perché rovinerebbe la cuccagna dei grandi speculatori e controllori del mercato che sono privati.
Non vorrei che l’iniziativa sia volta all’aiuto di qualcuno in particolare, in quanto nata per il Sud, spero rivolta alle sole piccole e medie aziende vero volano dell’economia.
La Banca del Sud DEVE aiutare e entrare in concorrenza diretta con le grandi banche nazionali che stanno massacrando il mercato interno.
Ho spiegato meglio in un mio articolo questo concetto (http://operazionesardegna.wordpress.com/) spero solo che non vogliano distruggere questa iniziativa di per se valida ma non abbastanza difesa e valorizzata.
Questa nuova banca deve NECESSARIAMENTE entrare in competizione e in urto con le altre presenti sul mercato.
Non è possibile che la vita economica del Sud sia decisa da poche banche, intenzionate solo ad arricchire i propri azionisti.
Chiedendo allo stato di farsi indietro, è come se terzi debbano educare i nostri figli, facendoci fare un passo indietro.
Siamo in attesa di capirne di più.