Stamattina sulla 7, dibattito senza politici professionali, una pacchia.

1) Mario Segni sostiene che la migliore politica si fa nelle regioni e nei comuni. Si lancia in un elogio dell’ex governatore Soru. Ha fatto delle cose, ha imposto una visione, poi però ha perso. (Sarebbe giusto ricordare che i suoi Riformatori fantoliani sono nel centrodestra).

2) Annalisa Terranova del Secolo d’Italia (quotidiano vicino a Fini) auspica un cambiamento politico. In sostanza, l’era berlusconiana è finita, ci vogliono coraggio e novità.

Berlusconi fu dato per morto nel 1996. E la Sinistra si autodistrusse credendo di aver vinto per l’eternità. Noi magari abbiamo dato per morta la Sinistra e potremmo ripercorrere la stessa strada lastricata di mattoni. O forse no…

Intanto la campagna elettorale delle regionali è fatta di battaglie all’ultimo voto, come sempre. Il problema è che si usa troppo la televisione e che i partiti sembrano avere una dimensione televisiva, non territoriale, con alcune eccezioni. Molto interessante è lo scontro in Puglia, mentre una vittoria nel Lazio significherebbe molto. Per chiunque.

Enrico Mentana. Sul web non si applica la par condicio...

Sul web Enrico Mentana ospita dibattiti però, superando di slancio la sclerotica imposizione della legge. Ciò che non mi piace della par condicio, oltre alla legge in sè richiesta da Scalfaro, è proprio il comportamento che essa genera e l’assoluta, incredibile degenerazione del dibattito politico. La par condicio porta a credere che la verità dei fatti provenga dalla sommatoria, o dalla sottrazione, delle verità di parte e che se viene espressa un’argomentazione essa non sia valida fino a che non c’è un contraddittorio.

In alcuni casi il contraddittorio è sacrosanto, specie se si fa cronaca giudiziaria, perchè una voce che ripete che fino al terzo grado si è innocenti, non è mai sprecata. Invece per i dibattiti politici è assolutamente ridicolo.

Noi non avremo mai un modello anglosassone. E quello che è peggio è che fatichiamo a uscire dalla dimensione televisiva, con conseguenze nefaste sul piano dell’organizzazione dei partiti. Si è pensato che il PDL potesse essere un partito all’americana, da richiamare per le votazioni, con dei comitati elettorali spontanei, che attirano voti e fanno propaganda. E’ un modello valido: ma in un paese nel quale la politica ha una dimensione si televisiva, ma non certo declinata nel modus vivendi italiano, che vede uno zerbinaggio continuo e un’occupazione partitica della RAI e un’informazione che funziona solo se tiene una posizione politica, meglio se radicale.

In America ci sono i giornali e le tv schierate e non sono rari i casi nei quali vengono pronunciati degli endorsements. Ma il punto è che alla TV non ci si può sottrarre e nemmeno ai media, ed è per questo che le carriere politiche durano meno che in Italia, almeno in termini generici. Da noi l’ossessione per la tv non rende semplice il radicamento finché basterà il tour del leader nazionale per vincere. O sono troppo pigri gli italiani, oppure la politica non conosce più certi canali informativi, in termini positivi, di propaganda. Il rischio è quello di avere un partito forte per le elezioni generali e debole nelle elezioni amministrative. Sarebbe il colmo che perdessimo le regionali con un governo tutto sommato giudicato in modo positivo dagli italiani.

E’ anche a queste cose che dobbiamo pensare per costruire un futuro più certo, per il PDL.

Se ti piace, fallo conoscere:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • StumbleUpon
  • Tumblr
  • Twitter
  • Wikio IT