Entries from: marzo 2010

Regionali: ha vinto il centrodestra

Sette regioni a sei, questo è il computo finale che non rende l’idea della portata della sconfitta del centro-sinistra, che pure parlava di “cambiamento”, “tramonto”, “crisi di Berlusconi”. Quasi sempre i fatti sono più forti delle parole… e se le parole di sconfitta o di riconoscimento della vittoria le pronuncia anche Di Pietro, direi che l’analisi da fare è semplice.

Stravince la Lega a dimostrazione che nel mercato delle proposte e delle idee, vince chi ne promuove poche ma ben definite. E soprattutto c’è un fatto che non so se sarà analizzato dai politologi e dagli esperti: credo che per la prima volta da 90 anni e passa (cioè dalla vittoria dei Socialisti nel 1919, non contando il disomogeneo raggruppamento liberale) vinca il partito più anziano presente in campo: la Lega infatti è una forza nata negli anni Ottanta, un simbolo che esiste da oltre venti anni, a differenza dei nuovi partiti nati dalle ceneri delle dissoluzioni, scissioni e fusioni dei vecchi partiti della Prima Repubblica.

Un successo di un partito-movimento, di un partito-sostanza, che da tempo ha abbandonato la struttura del partito-leader che si identificava con Bossi, che è diventato partito di Governo, grazie alla palestra delle amministrazioni locali, che adesso si consegnano alla Lega in massa. Il successo in Piemonte è più significativo di quello nel Veneto, proprio per il valore storico della regione, che ha conosciuto una forte presenza del movimento operaio.

Il PDL non guadagna certo, ma nel dato del riepilogo nazionale va tenuto conto che mancava la lista di Roma, che ovviamente porta 3-4 punti percentuali in più. In buona sostanza però ha retto l’alleanza PDL-Lega e gli elettori l’hanno premiata, riconoscendo anche il cattivo governo di alcune regioni amministrate dal PD (la Campania ha svoltato in modo epocale e nel Lazio Renata Polverini ha vinto partendo ad handicap).

Come avevo previsto Di Pietro alla fine ha il fiatone e chi propone un costante voto di protesta finisce per alimentare chi protesta più forte di lui, quando sente che sta andando oltre e che vuole governare. Ecco quindi i voti dati alle liste di Beppe Grillo, che hanno tolto voti alla Sinistra, ma che sono l’espressione genetica di un modo di intendere la politica che non ha a che fare con l’amministrare. Il PD se vuole costituire una concreta alternativa di governo, deve prima di tutto guardare alla sua proposta politica. Se ne ha una.

Nucleare in Sardegna, Stracquadanio sbaglia.

(DIRE) Roma, 25 mar. – Per Bruno Murgia, deputato del Pdl, il ‘no’ al Nucleare in Sardegna e’ “una scelta convinta e motivata”. Il suo “no secco” riguarda “la visione del nostro futuro”, dichiara il parlamentare, commentando le parole del collega del Pdl Giorgio Stracquadanio che vede la Sardegna come “sede ideale per ospitare una centrale nucleare”, riferisce Murgia.

Pero’, “Stracquadanio sbaglia -  attacca il deputato Pdl sardo – questa vicenda riguarda il come immaginiano la Sardegna, dato che il nucleare e’ una scelta di lungo termine. Noi la immaginiamo pulita, ma non arretrata”. Con un’economia “leggera, dinamica, legata all’ambiente e al territorio che affianchi il turismo- spiega Murgia- un’economia di sviluppo basata sulla specializzazione, a basso impatto ambientale, in stretta connessione con le Universita’ e la ricerca”. La Sardegna “e’ un paradiso terrestre ideale e tale deve rimanere”, chiarisce.

Per Murgia la classe politica sarda deve avere in mente un’idea di sviluppo “innovativa”, con la quale “il nucleare e’ in aperta contraddizione”.

Dio, che noia!

Dio, che noia. Lo sappiamo che i vescovi sono contro l’aborto. Sappiamo che il nostro è uno Stato laico. Sappiamo che la Chiesa non deve intromettersi nelle cose terrene (leggi elezioni).

Sappiamo anche ciò che dice la Bonino. La solita vecchia canzone a favore dell’aborto. Anche il nostro grande Giulianone Ferrara ultimamente si è fissato. Poi conosciamo perfettamente il parere dei mille radicali sparsi nel mondo, che non mancano di lanciare le freccette contro il bersaglio grosso della Chiesa, che non risponderà mai con un lancio di agenzia. Non poteva mancare Farefuturo ( “attenti, sulla laicità non si scherza”). Poi la pletora dei cattolici, il can can sui valori che mancano, i documenti ufficiali, le prese di posizione. La Chiesa bussola di riferimento, la Chiesa luogo dell’intrigo. Fare ciò che si crede e fare il cattolico adulto. Insomma, un corollario di reazioni così scontate e prevedibili da sbadigliare di primo mattino.

Prima che anche io vi venga a noia, dico la mia. La Chiesa ha diritto di esprimere la propria opinione, come crede. Può esprimere opinioni, anche fare politica, rimanendo nei famosi limiti di cui tanto parliamo. Sono perplesso dai tempi, direi intempestivi, di alcune uscite, che infatti hanno richiesto una precisazione, ma c’è un problema. Nel Lazio, battaglia infuocata, Emma Bonino è candidata alla presidenza: è un’abortista integrale. E’giusto che un tema come questo non venga esaminato? Che un cattolico non si ponga almeno il problema? Se la Chiesa non dicesse niente non abdicherebbe al proprio ruolo di guida morale e spirituale? E’ giusto che un candidato si spogli della propria storia personale? Sta all’elettore decidere. Sta al cattolico risolvere il dilemma interiore e stabilire se votare Bonino o meno. Caso mai c’è il solito problema di una sinistra che non riesce a essere sinistra fino in fondo e che fa fare acrobazie verbali alla Bonino, che pur con la sua storia dovrà essere abortista ma non troppo, in ossequio all’ala moderata del PD.

QUANTE DESTRE /1 (di Ernesto Scotti)

1) David Cameron è in testa nei sondaggi per le elezioni che si terranno in Inghilterra tra breve. Gordon Brown appare logorato rispetto al giovane rivale, anche se negli ultimi tempi il Labour ha cominciato una lenta ma continua risalita. Perché? I commentori credono che sia l’effetto ancora indefinito che Cameron comunica. Il suo è un mix di destra riformista, di destra solidale che si allontana sostanzialmente dal credo tatcheriano. C’è molta attenzione alla questione verde ( Cameron non manca di farsi fotorgrafare in bici ) e soprattutto alla comunicazione. Un leader giovane, comprensivo, figo, con l’aria di chi vuol far rinascere Londra. Un po’ come il primo Tony Blair che aveva con sé il mondo della cultura e della musica.

L’effetto comunicazione però, in tempi di crisi, non è sufficiente. Il mix di liberismo temperato e solidarietà si scontrano con il fatto che gli elettori vogliono capire bene che cosa Cameron farà una volta eletto. In più, è la sensazione, potrebbero mancare all’appello i voti tradizionalmente di destra: tasse, spesa pubblica, famiglia,lavoro. Sono i temi che caratterizzano la campagna elettorale e il cittadino vuole saperne di più.

A Brighton, all’ultimo congresso Tory prima delle elezioni, la piattaforma ha virato verso più concrete politiche di destra, con la proposta di tagliare le tasse per impresa e famiglia. Le analisi confermavano il recupero di Brown che, facendo leva sulla crisi, prometteva soldi pubblici per superare le difficoltà.

Cameron giocherà la carta della famiglia. La moglie è incinta del quarto figlio, come dire: c’è futuro qui da noi. La sensazione è che, lo vedremo tra poco con il caso Sarkozy, il mondo post-ideologico fatica ad affermarsi e i cittadini vogliono dai leader che votano politiche coerenti con le proprie storie personali

Sarkò deve risalire la china

2) Sarà stato il matrimonio lampo con Carlà, quelle foto e immagini televisive con i due innamorati in giro per l’Egitto, fatto sta che i francesi hanno punito, e malamente, Nicolas Sarkozy. Troppo attivismo, troppi giornali, scelte impopolari ( il figlio nominato e poi fatto dimettere da capo dell’ Epad ), affrettate quantomeno ( la nomina a ministro degli esteri di Kochner, uomo di sinistra ): i francesi hanno perso il filo del racconto della favola dell’uomo che si è fatto dal nulla. Politiche di destra quasi assenti, molto gossip, temi come sicurezza e immigrazione finiti in fondo all’agenda. Risultato: rinasce la gauche, riprende Le Pen.

I commentatori francesi hanno sostenuto che la crisi del presidente francese  nasce dal non aver messo mano alle riforme. Ma la crisi probabilmente ne ha impedito l’avvio. Dice infatti l’intellettuale francese e sostenitore di Sarkozy Nicolas Baverez: “Sarkozy aveva scommesso su crescita e mondializzazione della crisi. Il cittadino francese si ritrova con un debito personale superiore a quello di un greco. Ma è soprattutto lo stile che ha stancato, le decisioni solitarie e la troppa esposizione mediatica”.

Dunque la destra punisce Sarkò. La rupture si è tradotta in overture alla sinistra, tentando di svuotare il partito socialista: risultato fallimentare.

Certo, ci sarebbe da discutere su una sinistra francese anti-moderna, un po’ come le ammucchiate italiane. Ma questo è un altro discorso.

Nelle prossime puntate si torna in Italia con Tremonti, Fini e Alemanno

(Ernesto Scotti è lo pseudonimo di un giovane giornalista parlamentare )

Salvare il salvabile (una risposta a Michela Murgia)

La Sardegna dovrà essere il regno della soft economy

Come ho spiegato tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di voltare pagina.

Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio: disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.

Per questo non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a smentire parzialmente la nostra visione futura.

La storia delle grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di lavoro.

Elezioni a Nuoro, ecco come la vedo

Fare in fretta

Caro Bruno, leggo che la sinistra nuorese si sta orientando a candidare il medico nuorese Luigi Arru, ex Pd, ex Soru, adesso all’Italia dei valori, perchè, ho sentito dire, il partito di Di Pietro ha chiesto il capoluogo barbaricino.

E voi? Non siete in ritardo? (Fabio-Nuoro )

Caro Fabio, in ritardo? In ritardissimo. Abbiamo un occasione storica e ancora sento parlare di accordi, di partiti che vogliono le mani libere e altro ancora. Massimo rispetto per tutti, ovviamente: ma andare separati in prima battuta ( le elezioni sono a doppio turno) sarebbe un gravissimo errore. Credo che l’elettore nuorese voglia vedere una coalizione compatta che offra l’impressione di poter vincere, di potersela giocare. Per un po’ di tempo abbiamo parlato dell’opportunità di costruire un ampio schieramento post-ideologico per affrontare-sulla base di un programma innovativo- la crisi di Nuoro. Ora non vorrei che quel discorso, che annunciava la nascita di un originale laboratorio nuorese, avesse perso un po’ di smalto.

Fosse per me, domattina annuncerei che il candidato delle liste civiche, del Pdl, dei sardisti, dei riformatori, dei socialisti e dell’Udc è l’ottimo avvocato Basilio Brodu. I sondaggi lo danno alla pari con tutti gli altri ipotetici candidati del centrosinistra. Ma è ovvio: si parte con gli handicap del caso. La tradizionale clientela della sinistra è una formidabile macchina per il consenso. Ecco perchè ogni giorno che passa è un giorno perduto. Un saluto. Br

UPDATE. Stamattina la Nuova scrive che l’accordo dentro il centrosinistra sul nome di Luigi Arru sarebbe ancora in alto mare: Arru è iscritto al Pd, dunque si candiderebbe solo con il consenso di tutti e non in quota ad un solo partito che, tra l’altro, non è il suo. Tutto questo mi spinge a dire che il progetto dell’alleanza post-ideologica vada rilanciato immediatamente. Senza inutili perdite di tempo.

UN MILIONE IN PIAZZA, E’ FESTA. MA VANNO FATTE LE RIFORME

Devo confessare che ero partito per la manifestazione di Roma con qualche perplessità. Una compagine al governo raramente può prendersi il lusso di andare in piazza, sfilare e surriscaldare i toni di una campagna elettorale. Dovrebbero parlare i fatti, era il ragionamento. Poi ci ho riflettuto, soprattutto quando ho visto tutta quella gente camminare per le strade di Roma con una bandiera in mano: il Pdl è veramente un partito con una grande base popolare. Un partito che crede ancora in Silvio Berlusconi.

E’possibile che il forcing della sinistra, le continue indagini, gli scandali a orologeria, i finti martiri alla Santoro e Floris siano la linfa vitale del Cavaliere e dei suoi tanti sostenitori. Un fatto è certo: il popolo di destra non li ama, crede che qualcosa non vada e ritiene che i giudici entrino pesantemente dentro la lotta politica e cerchino di influenzarla senza averne diritto.

Non è una mia idea. Al limite, un politico professionale cerca le soluzioni, pensa che i toni debbano essere bassi, lascia parlare la diplomazia. La gente comune non è di questo avviso: è quello che ho sentito lungo i chilometri del corteo, quello che si percepiva tra i militanti giunti a Roma da ogni parte d’Italia. E’ lo sconforto per il fatto che-regole o non regole- la lista del Pdl di Roma non verrà accettata e milioni di cittadini non potranno esprimere un voto per questioni burocratiche.

C’è una forma di richiamo carismatico che fa ancora presa. Inspiegabile per la gran parte degli osservatori, odioso per i detrattori e per gli osservatori della sinistra. E’ tuttavia quello che avviene quando il Cav chiama alla mobilitazione.

Un  milione di persone o quelle che effettivamente erano sono comunque una responsabilità. Non ci potrà essere un’altra manifestazione nella quale prendersela con qualcuno. Le riforme annunciate e promesse, dall’elezione diretta del presidente della Repubblica al taglio delle tasse passando per la riforma della giustizia sono ineludibili. Non ci sono scuse anche se con la sinistra non sarà possibile mettersi d’accordo su niente.

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Poi c’è sempre molto da imparare: Mario Sechi si converte ad Alemanno. Francesco Bei di Repubblica avrà incontrato nel retropalco i parlamentari finiani…E quelli del Giornale forse soddisfatti di noi aennini orfani di Fini…

La situazione Equipolymers

UNA STRETTA di mano nello studio milanese dell’avvocato Ubaldo Livolsi. Tra l’amministratore delegato di Equipolymers Italia, Roberto Lombardi, il patron di Indorama, Aloke Lohia, e il suo compagno di cordata, l’imprenditore milanese Paolo Clivati.

Così si è concluso (manca la firma, ma è una formalità) il passaggio di mano dello stabilimento che produce Pet nella piana di Ottana.

Ieri mattina a Roma l’ultima puntata. Con l’ad di Polimeri Europa (Eni) Alberto Maria Alberti che, di fronte al braccio destro di Scajola Giampietro Castano e al vice presidente di Confindustria Roberto Bornioli, ha dato l’ok a Clivati e Lohia per la fornitura della materia prima dallo stabilimento di Sarroch. «Polimeri Europa dà la disponibilità – si legge nel verbale – a proseguire il confronto su fornitura, stoccaggio e trasporto di paraxilene nella prospettiva di utilizzo a piena capacità degli impianti di Ottana». Un documento in realtà abbastanza sibillino (Indorama-Ottana Energia si impegnano a comprare da Sarroch anche il poco utile metaxilene, e Polimeri Europa non garantisce che le produzioni verranno fatte nell’isola) ma abbastanza chiaro da vincere le ultime resistenze del colosso thailandese. Con Lohia e Clivati che, appena usciti da ministero, sono saliti sul jet privato di Indorama e hanno raggiunto Milano, per la «storica» stretta di mano.

Ottana è salva dunque. E tutti gioiscono. A iniziare da Cappellacci: «Un passo decisivo compiuto dopo il decisivo accordo firmato a Cagliari per lo sviluppo della Sardegna centrale». Per continuare con Alberti: «Sono state poste le basi di una fruttifera collaborazione». E finire con Scajola: «Un’intesa che garantirà la necessaria prosecuzione e sviluppo del sito industriale sardo». Ma, trattativa a parte, c’è da sottolineare il risultato più prezioso che la Sardegna centrale incassa da questa infinita vertenza: la conferma che «uniti si può vincere». La battaglia sui costi di energia, servizi e trasporti infatti parte da lontano. E la compravendita di Equipolymers è stata solo il cavallo di Troia dentro cui Provincia, Confindustria, sindaci e sindacati hanno «nascosto» le loro storiche rivendicazioni. Basti per tutti la parte energetica dell’accordo siglato in Regione martedì. Che ricalca fedelmente il documento firmato in Provincia a giugno del 2009 (dopo oltre un anno di trattative) tra Paolo Clivati,

Roberto Deriu, sindaci, sindacati e Confindustria. Intorno a quell’accordo, e alla successiva proposta di Clivati di acquistare Equipolymers, si è lentamente stretta la «falange» nuorese. Che in un anno ha ottenuto più di quanto negli ultimi decenni il territorio avesse mai osato pensare. Questo grazie a un lavoro di squadra in cui tutti hanno giocato fuori dai loro tradizionali ruoli, concentrati unicamente sull’obiettivo finale.

A iniziare dalla Provincia appunto, che ha il merito di aver da subito «scommesso» su Clivati. Per proseguire con i sindacati, con il trio Mussoni-Ganga-Pittalis (a cui poi è subentrata la Corda) e in seconda battuta con l’Ugl di Luca Usai. Che da una parte hanno tenuto «calde» le piazze. E dall’altra hanno messo in campo rapporti molto personali (ottimo quello di Ganga con l’amico scout Mastrobuono ad esempio) con i vertici del ministero. E poi Confindustria, che dopo una partenza lenta (a lungo ha tentato di convincere la Dow a restare) ha ingranato la quarta, diventando tra i critici più severi della multinazionale americo-kuwaitiana, e tra i più «presenti» in ogni fase della trattativa. E infine i politici del territorio. In particolare Paolo Maninchedda e Bruno Murgia. Che hanno fatto da collegamento con Regione e Parlamento. E, spesso a fari spenti, hanno seguito passo passo tutte le partite fondamentali. Il fuoriclasse è però uno: Paolo Clivati. Tanto garbato quanto risoluto ha iniziato la battaglia per non perdere il suo «cliente» (Equipolymers compra quasi tutta la produzione di Ottana Energia) e ha alzato l’asticella a ogni passaggio. Ottenendo tutto l’ottenibile. E, se l’i mpressione che l’altrettanto garbato e risoluto Aloke Lohia ha dato in questi tre giorni sarà confermata, la bella favola di Ottana potrebbe essere solo all’inizio. (La Nuova Sardegna – 19 marzo 2010)

TRA MASSARINI E MENTANA

Carlo Massarini

Mentana è bravissimo in televisione. Sulla rete ha il pregio di riportare il dibattito politico ma non c’è niente del fascino di ciò che avviene on line. Lo schema è infatti quello della tv, il confronto avviene tra addetti ai lavori, tra protagonisti che mutuano uno stile che può andare sul piccolo schermo ma che qui, sul mio Mac, sembra lento, privo di fantasia, demotivante. Già la scenografia rimanda ad uno sceneggiato degli anni ‘50, poltrone in pelle ( o forse in velluto), dominano i marroni, ed una certa rigidità. Il Corriere poteva mettere in campo giovani cronisti ma ha preferito prendere il sicuro. Un grande professionista che intelligentemente occupa uno spazio libero ma a me pare un occasione persa.

Avviene il contrario con il grande rientro di Carlo Massarini che rifà “Mister Fantasy,reload & rewind”, ogni mercoledì su Rai Sat Extra. E’ grande tv: Massarini passeggia all’interno dello strepitoso Maxxi di Roma, ricorda gli anni’80 ( che fine avevano fatto Krisma dopo quello videoclip girato a Bali? come se la passa Vecchioni?), ci sono video, musica, giornali e fumetti. Roba che può benissimo passare su Internet in qualsiasi momento della sera e della notte. Puoi metterti a letto con un portatile sulle ginocchia ed evitare il dibattito tra Di Pietro in forma ignorantissima e La Russa versione Fiorello. Meglio Luzzato Fegiz, anche con quella cravatta improbabile.

( Se è possibile afferrare lo spirito dei tempi con Massarini piuttosto che con Vespa, Mentana, Floris e Santoro? Beh, conoscete la mia risposta ).


Non cambieranno mai

Abituato a Santoro, Di Pietro se ne va. Non regge le polemiche. Intanto, già sappiamo che il prossimo martire sarà Celentano.

E io sabato me ne vado in piazza.