Regionali: ha vinto il centrodestra
Sette regioni a sei, questo è il computo finale che non rende l’idea della portata della sconfitta del centro-sinistra, che pure parlava di “cambiamento”, “tramonto”, “crisi di Berlusconi”. Quasi sempre i fatti sono più forti delle parole… e se le parole di sconfitta o di riconoscimento della vittoria le pronuncia anche Di Pietro, direi che l’analisi da fare è semplice.
Stravince la Lega a dimostrazione che nel mercato delle proposte e delle idee, vince chi ne promuove poche ma ben definite. E soprattutto c’è un fatto che non so se sarà analizzato dai politologi e dagli esperti: credo che per la prima volta da 90 anni e passa (cioè dalla vittoria dei Socialisti nel 1919, non contando il disomogeneo raggruppamento liberale) vinca il partito più anziano presente in campo: la Lega infatti è una forza nata negli anni Ottanta, un simbolo che esiste da oltre venti anni, a differenza dei nuovi partiti nati dalle ceneri delle dissoluzioni, scissioni e fusioni dei vecchi partiti della Prima Repubblica.
Un successo di un partito-movimento, di un partito-sostanza, che da tempo ha abbandonato la struttura del partito-leader che si identificava con Bossi, che è diventato partito di Governo, grazie alla palestra delle amministrazioni locali, che adesso si consegnano alla Lega in massa. Il successo in Piemonte è più significativo di quello nel Veneto, proprio per il valore storico della regione, che ha conosciuto una forte presenza del movimento operaio.
Il PDL non guadagna certo, ma nel dato del riepilogo nazionale va tenuto conto che mancava la lista di Roma, che ovviamente porta 3-4 punti percentuali in più. In buona sostanza però ha retto l’alleanza PDL-Lega e gli elettori l’hanno premiata, riconoscendo anche il cattivo governo di alcune regioni amministrate dal PD (la Campania ha svoltato in modo epocale e nel Lazio Renata Polverini ha vinto partendo ad handicap).
Come avevo previsto Di Pietro alla fine ha il fiatone e chi propone un costante voto di protesta finisce per alimentare chi protesta più forte di lui, quando sente che sta andando oltre e che vuole governare. Ecco quindi i voti dati alle liste di Beppe Grillo, che hanno tolto voti alla Sinistra, ma che sono l’espressione genetica di un modo di intendere la politica che non ha a che fare con l’amministrare. Il PD se vuole costituire una concreta alternativa di governo, deve prima di tutto guardare alla sua proposta politica. Se ne ha una.
1) David Cameron è in testa nei sondaggi per le elezioni che si terranno in Inghilterra tra breve. Gordon Brown appare logorato rispetto al giovane rivale, anche se negli ultimi tempi il Labour ha cominciato una lenta ma continua risalita. Perché? I commentori credono che sia l’effetto ancora indefinito che Cameron comunica. Il suo è un mix di destra riformista, di destra solidale che si allontana sostanzialmente dal credo tatcheriano. C’è molta attenzione alla questione verde ( Cameron non manca di farsi fotorgrafare in bici ) e soprattutto alla comunicazione. Un leader giovane, comprensivo, figo, con l’aria di chi vuol far rinascere Londra. Un po’ come il primo Tony Blair che aveva con sé il mondo della cultura e della musica.



