Il futuro della Sardegna
Il futuro della Sardegna? E’ nella sua vocazione ambientale. Non parlo solo della politica ecologista, che deve entrare nell’agenda di ogni coalizione, parlo anche dello sviluppo economico. Ogni progetto riguardante il futuro della nostra terra deve prima passare il vaglio di questa domanda: cosa perdiamo in termini di patrimonio ambientale? Se i progetti di sviluppo rappresentano un costo insostenibile in termini ambientali allora devono essere immediatamente cassati, abortiti. Non c’è futuro, infatti, in una terra che non sappia difendere la propria vocazione.
Pensiamo solo al Nucleare. La Germania intende riprendere il programma abbandonato da Schroder, mentre Obama finanzierà una nuova centrale, la prima dopo oltre 30 anni. Se non ci chiedessimo quanto perdiamo in termini di difesa dell’ambiente, troveremmo pochi appigli per il dire NO al nucleare in Sardegna. Rimarremmo ostaggi della sindrome NIMBY, non nel mio giardino, per favore. Ma è una posizione debole, che svuota di spessore l’interesse nazionale, cui dovremmo in qualche modo corrispondere (anche se per i Sardi questo contributo assume la forma di un sacrificio).
Invece, se abbiamo di fronte una visione univoca di come dev’essere la Sardegna di domani, troveremmo una posizione più forte. Non vogliamo il Nucleare nell’Isola, perchè pensiamo che il suo nome debba essere associato sempre al concetto di Terra Pulita, libera, che ha un valore e che il nucleare, più che rappresentare un pericolo fisico (le centrali sono sicurissime oggigiorno), rappresenta un danno di immagine.
Lo stesso vale per l’industria. Oggi abbiamo interi settori industriali in crisi. La crisi è dovuta al fatto che queste fabbriche sono state create dal nulla e inserite in un contesto a loro estraneo. Lavorare acciaio non è come lavorare il carbone, che crea un legame con la terra. Inoltre essendo quasi sempre fabbriche provenienti da fuori, i loro management si sentono abbastanza deresponsabilizzati da fregarsene.
Gli investitori stranieri sono necessari. Ma non ci si può svendere al primo che porta un baraccone, prende soldi pubblici, assume centinaia di persone che tengono famiglia e poi se ne vanno alle prime difficoltà del mercato. Se manca il collegamento tra l’attività, il territorio e i suoi abitanti, questo andazzo continuerà sempre. Ci sono ovviamente eccezioni: fabbriche impiantate da fuori che da decenni sono collegate al territorio e ci vivono insieme (non di rado facendo dei danni), ma è dai Sardi che deve venire la consapevolezza che il loro domani si costruisce salvaguardando quello che hanno, non facendone a meno. E smettendola di piangere, per ricordarsi che la fierezza non va dimostrata con gli slogan da proto-sardi, ma nei fatti.
Il caso della Maddalena è solare. Inutile girarci intorno. Soru ha detto in una intervista che voleva fare de La Maddalena una sorta di Davos del Mediterraneo. Idea troppo ambiziosa, originale, ma che ancora una volta non sfrutta esattamente ciò che ha o che potrebbe offrire. In Sardegna lo sviluppo di certi luoghi è stato fiaccato da decisioni estreme: i parchi, i divieti, le riserve. Sono tutte visioni figlie di un’era della campana di vetro che non porta sviluppo.
Resto convinto del fatto che il nostro territorio sarà meglio difeso quando ad esso avremmo dato il giusto valore economico, che non significa stimare una proprietà e venderla. Se la terra sarda ha una valore turistico, non necessariamente esso significa valore immobiliare. Se l’aria pulita ha un valore, quella si deve considerare se vogliamo impiantare un tipo di industria leggera, compatibile con l’equilibrio ambientale. Io ho già detto che la Sardegna del futuro non può essere quella che sembra poter diventare oggi: una terra desolata, inabitata all’interno, con economie vecchie che non rendono più (sughero e granito in crisi, vi dicono niente?), distrutti dalla concorrenza dei paesi emergenti, con le coste brulicanti di turisti che trasformano l’isola in un mega resort estivo, completamente disabitato in inverno. Con un esercito di disoccupati cronici che invecchia e cerca sussidi.
Questo è il futuro che ci attende se non cambiamo la rotta e creiamo le condizioni per sviluppare delle attività alternative, compatibili con il patrimonio ambientale che possediamo: la mia idea va da tempo a delle società che trattano le energie rinnovabili, lo sviluppo di software, programmi di controllo delle qualità, società legate ai servizi della rete, produzioni cinematografiche, grandi eventi sportivi, artigianato di valore collegato in rete, mantenimento della cultura agro-pastorale con una ricerca costante della valorizzazione dei terreni e delle risorse, e poi aree di ricerca sulla biologia marina, internet, pubblicità, marketing, turismo e settore ricettivo, per sviluppare la stagione turistica in tutte le direzioni. A questo cambiamento devono corrispondere non solo gli sforzi della politica, ma di tutte le associazioni che animano la vita sociale e civile, comprese le università, le fondazioni bancarie, le associazioni di impresa.
Approfondimento: Voli per la Sardegna, in Voli Low Cost Italia.
Comments
silvana
Mi scusi dottore, ma in due parole questo è … Renato Soru
torbato
ma no, Soru era un malfattore prepotente
diamo tempo al nostro Ugo, ci porterà lui allo sviluppo tanto auspicato dall’on. Murgia
silvano
Si, ma certo, diamo tempo a Ugo di riprendersi dalle continue cadute dal pero. Si abituerà, forse tacerà, e sempre meglio di Soru sarà. Basta crederci.
Bruno
Soru, Cappellacci… Queste sono le mie idee da molti anni. perchè sempre questa solita e inutile ( e noiosa) polemica? br
stefano
Caro Bruno, dire che per essere di vocazione ambientale, bisogna dire no al nucleare mi sembra molto riduttivo, sia dal punto di vista della vocazione ambietale che dal nucleare.
Marcello Desole
Fortunatamente la sostenibilità ambientale è già realtà nelle Nazioni e nei territori con forte vocazione di sovranità che ne hanno capito l’importanza da tempo ed hanno saputo costruire con le risorse naturali ed energetiche peculiari dei loro territori risorse economiche e di sviluppo diffuso, integrato, duraturo, non nelle mani di pochi intrallazzati o fortunati. Governi che formano ed educano alla valorizzazione di queste risorse, che chiedono all’Europa attraverso il fondo sociale europeo di poter costruire questi percorsi di alta formazione scientifica ed imprenditoriale, li aiutano nella costruzione dei business plan e li accompagnano nel percorso imprenditoriale. Fortunatamente c’è anche chi – da tempo – si occupa di costruire criteri oggettivi per qualificare e certificare la sostenibilità dei processi produttivi. Ma siamo sicuri di volerle queste regole? Si è disposti a dire che se non c’è anche rinnovamento culturale anche nelle professioni si sarà letteralmente fuori mercato tra non molto tempo? Lo capiamo che per poter costruire un percorso nostro abbiamo bisogno della sovranità per farlo e non tra dieci o venti anni? Intanto il parlamento scozzese quest’anno ha introdotto il peso ambientale per certificare l’impatto delle proprie scelte nella finanza nazionale ( http://www.scotland.gov.uk/Publications/2009/09/17102339/0 ). Forse sarebbe l’inizio per ragionare in termini di consapevolezza e prospettiva anche in Sardegna e offrire le occasioni di rinnovamento scientifico, tecnologico e culturale che si auspica possano portare presto alla grid parity tra i costi delle energie fossili e rinnovabili. Così leviamo a Stefano l’ideuzza di costruire una centrale atomica obsoleta in casa nostra. Cosa che non avverrà mai.
salvatore tedde
Occhio Onorevole…; le notizie vanno lette con attenzione e, trattandosi di materiale “radioattivo” maneggiate con altrettanta cura;
Bruno Murgia sostiene:
1) IL FUTURO DELLA SARDEGNA – 16 Febbraio (…) la Germania di Angela Merkel rinnega la scelta di Schroeder e ritorna a un piano nucleare.;
2) SCELTE IMPORTANTI – 26 Gennaio (…) ” Pensiamo solo al Nucleare. La Germania intende riprendere il programma abbandonato da Schroder”;
Non è così; è molto diversa la questione.
dico questo perchè per ben due volte, in relazione a due argomenti diversi ma citando per entrambi la questione energetica connessa alla scelta del Nucleare operata dal suo Governo, , lei sostiene che la Germania “di Angela Merkel” (la Germania è la Germania… perchè sottolineare la conduzione politica della Merkel? Perchè non è di destra? Boh..); comunque: sembrerebbe a sentir lei che la Germania faccia “indietro tutta” e scelga di “tornare” al Nucleare.
Non è assolutamente così! E il perchè è chiarissimo.
La Germania, rispetto al Nucleare è esattamente in questa situazione :
http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Germania
cito un passaggio della scheda di cui sopra:
“Nella campagna per l’elezione federale nel 2002, Edmund Stoiber, il candidato per la carica di cancelliere del CDU/CSU, ha promesso, nel caso di vittoria, di annullare l’uscita dall’energia nucleare. Il suo successore e attuale cancelliere, Angela Merkel, ha annunciato di voler negoziare con le aziende di energia la scadenza per la interruzione delle centrali nucleari.”
Ecco, è esattamente ciò che la Merkel ha concordato ed annunciato recentemente con gli alleati di governo e con le aziende che hestiscono le centrali;
Nessun “ritorno” asl Nucleare e men che meno la costruzione di nuove centrali a “fissione”;
semplicemente una proroga di 8 anni rispetto agli impegni iniziali.
Andiamo alle fonti per chi non si fida della traduzione:
http://magazine.web.de/de/themen/nachrichten/deutschland/9831348-Merkel-stuetzt-Roettgen-im-Atomstreit.html
La Merkel, più semplicemente, condivide la posizione del ministro dell’ambiente Röttgen nel dibattito sul prolungamento delle licenze nucleari.
L’argomentazione del Röttgen si ritiene sia consona col trattato di coalizione secondo il quale l’energia nucleare sarà una tecnologia ponte sino al momento che le FER (fonti ennergie rinnovabili) possono prenderne il posto in un modo sicuro.
Secondo il Röttgen si deve prolungare le licenze nucleari come previsto nel trattato della coalizione, ma non oltre i 40 anni complessivi. Il piano di uscita nucleare della coalizione verde/rosso prevedeva incirca 32 anni. La posizione del Röttgen avveva suscitato critiche aspre da parte del partito liberaldemocratico (FDP) ma anche dal gruppo dei suoi compagni di partito (cioe’ dei democristiano CDU).
Infine, anche il favore verso la eventuale costruzione di nuove centrali nucleari o della “riqualificazione” di impianti esistenti, è ben precisamente riferita al passaggio dalle attuali centrali a “FISSIONE” che utilizzano come combustibile l’Uranio (sempre più raro, costoso e che genera scorie), a quelle a “FUSIONE” che utilizzerebbero invece il TORIO (barattu che sa patata s’onorè…; si trova dappertutto e il piombo ne è pieno…; e non lascia scorie radioattive!).
Ma non c’era bisogno di scomodare la Merkel…; Carlo Rubbia (do you know Carlo Rubbia?), lo sta dicendo negli incontri con i ragazzi delle Scuole elementari già da 2 anni…;
Il problema è che… le aziende energetiche francese ed italiana che hanno sottoscritto il pre-contratto con il governo più bello degli ultimi 150 anni… devono vendere gli ultimi scampoli del lotto delle Centrali che hanno in magazzino! E a chi le vendono? A noi… e, pare dall’ultima chiaccherata di Berlusconi con Berisha, all’Albania!
Fantastico Onorè…; assolutamente fantastico!
stefano
Salvatore non vorrei guastare questo intervento che ritengo ben fatto ma ti faccio notare che l’Atomico a Fusione (almeno nei termini da te trattati), NON E STATO ANCORA INVENTATO!!!!!!.
e aggiungo, ancora non e sono state definite dagli scienziati che si occupano di questo problema neanche le caratteristiche essenziali per la 4 generazione!!!!!
ergo
l’unica cosa sicura, gia sperimentata, e la 3 generazione.
possiamo se vuoi discutere se e preferibile il modello Francese (EPR), Canadese (CANDU), Americano, Sud Africano, etc. etc.
Ma niente altro, perche NON ESISTE. oppure non e mai stato provato con successo nel mondo…..
salvatore tedde
Ciao Stefano e piaghère de sa connoschenzia;
tranquillo che non rovini nulla di quanto ho voluto esprimere circa la questione del “ritorno” tedesco al Nucleare data e ribadita per scontata da Bruno Murgia.
infatti io ho solo voluto far notare che – nei programmi della Merkel – non vi è alcun ritorno su scelte energetiche di fondo rispetto ai modi e tecnologie di produzione; semplicemente una presa d’atto che i tempi per la dismissione ed il superamento-sostituzione (non si sa ancora come, e potrebbe essere anche col nucleare stesso, magari completamente diverso!) delle attuali centrali, vengono allungati.
Ma una cosa è chiarissima; sia per i tedeschi che per tutti coloro (Francesi esclusi e pochi altri, ma a noi riguardano i Francesi…) che hanno già in uso o prevedono di considerare il Nucleare come l’opzione ancora migliore per la produzione di energia elettrica:
l’attuale principio dei reattori a “fissione” ed il combustibile utilizzato, sono ormai roba vecchia e in via di superamento da un pezzo;
Ecco come vengono classificate (fonte il Sole 24 Ore) le Centrali di 3^ generazione di cui tu parli,che dovrebbero (fra vent’anni…bada bene!) entrare a regime in Italia:
“Questo tipo di tecnologia, che si chiami EPR (nello schema), AP1000 o ABWR, è di fatto un’evoluzione della seconda generazione e non rivoluziona il concetto alla base del reattore precedente. Però sono più efficienti, più economiche nella gestione, più sicure delle precedenti. Ansaldo e Enel sono coinvolte nella costruzione di questo tipo di centrali”
Sostanzialmente tipo quando alle automobili col motore a scoppio è stato aggiunto l’ABS, l’EBD, gli airbag, la marmitta catalitica e la sonda Lambda…; gli incidenti accadono ancora (magari di meno, ma intanto son aumentate le auto..) e in Lombardia, in questi giorni stanno decidendo di non farle circolare per qualche settimana…;
Non mi pare dunque che l’Italia, nel decidere di imboccare la strada del Nucleare, stia lavorando nella direzione della Merkel nè compiendo le stesse scelte sostanziali. Tutto qui.
Poi è ovvio e lo hai capito bene Stè che quando utilizzo termini quali “fusione”, “torio” al posto dell’Uranio, etc. etc. lo faccio nella misura minima utile a spiegare il perchè del mio propendere verso una scelta più che l’altra.
D’altro canto sai bene che ormai ci riforniamo tutti dallo stesso Pusher che è Dio-Google…; poi, noi con la nostra differente capacità critica ci orientiamo verso le direzioni più appropriate.
Ecco un esempio (fra i cento reperibili a favore o contro), della idea di Rubbia sul Nucleare prossimo venturo che, tuttavia anche per lui è solo un “ponte” verso il Nucleare davvero sicuro e pulito al 100% (ammesso che possa esistere).
http://www.youtube.com/watch?v=8xrqu4GeU1c
Per farla conclusa confermo che non c’è nessuno che vuol tornare al Nucleare “attuale” (nè tantomeno ad un Nucleare “più sicuro, pulito, efficiente ed economico) che abbia come base l’attuale architettura dei reattori, il medesimo principio di funzionamento ed il combustibile.
Un saluto.
stefano
Ciao Salvatore, ricambio i saluti, ti faccio i complimenti per l’intervento e alla prossima.