Entries from: febbraio 2010

Murgia si dimette dai vertici del Pdl

CAGLIARI. Il centrodestra conferma l’alleanza regionale per le elezioni amministrative ma il Pdl non riesce a superare il caso dei dissidenti. Dopo la nuova riunione dei consiglieri regionali che fanno capo a Beppe Pisanu e Mauro Pili e il conseguente invito di Silvio Berlusconi perché vengano messe da parte le ostilità nei confronti del vertice sardo del partito e della giunta, ieri c’è stata una novità in grado di provocare nuovi scossoni: il deputato Bruno Murgia, area An, si è dimesso da vice coordinatore regionale. Tensioni anche nel centrosinistra che ha sì quasi completato l’alleanza ma ha nuovamente rinviato la scelta dei candidati.

Le dimissioni di Bruno Murgia. Il deputato nuorese si è mosso ieri in totale autonomia. Non ha firmato il documento dei dissidenti (e sabato non ha partecipato alla cena oristanese che ha avuto per protagonisti Pisanu e Pili oltre che consiglieri regionali) ma ha ugualmente espresso un malessere crescente dimettendosi da vice coordinatore regionale. Ha spiegato nella lettera a Delogu: «Ritengo che l’attività del partito vada rilanciata a tutti i livelli e che il partito debba essere la casa di tutti. In questi mesi raramente ho avvertito la sensazione di far parte di una squadra». Dopo aver spiegato di aver «sempre sempre cercato più i motivi di unione che di divisione», Murgia ha detto che «oggi al nostro interno, deve essere avviato un profondo chiarimento». Se le dimissioni «possono essere utili a favorire maggiore compattezza, tanto meglio». In ogni caso «credo oggi più che mai nel progetto politico messo in campo da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini».

Nel pomeriggio ci sono stati ripetuti interventi di Delogu e Cappellacci («ripensaci») ma Murgia ha deciso di non ritirare le dimissioni: «Restano perché non sono abituato a fare andirivieni, sia chiaro che non voglio agire contro Cappellacci, del quale apprezzo la determinazione nell’affrontare le emergenze della Sardegna», ma «voglio che questo mio segnale venga accolto nel concreto».

Il vertice dei partiti del centrodestra. L’alleanza regionale che ha vinto le elezioni di un anno fa resta valida. Lo hanno detto i leader delle sigle del centrodestra che ieri si sono riuniti a Cagliari. C’erano Mariano Delogu e Salvatore Cicu per il Pdl, Giorgio Oppi e Nello Cappai per l’Udc, Michele Cossa per i Riformatori, Giovanni Colli e Pietro Sanna per il Psd’Az, Mario Floris per l’Uds, Franco Cuccureddu per l’Mpa e Raffaele Farigu per Sardegna Socialista. Di candidature ancora non si è parlato ufficialmente. Ciascun partito dovrà esprimere le opzioni territoriali e, una volta che si sarà trovato l’accordo sul quadro generale, si passerà alla individuazione dei nomi. Nel pomeriggio si riunito il coordinamento del Pdl. Al centro della discussione il caso dei dissidenti. Tutti nel partito si sono detti sinora d’accordo con la presa di posizione di Berlusconi. «L’apprezzamento espresso dal presidente Berlusconi per il presidente della Regione Ugo Cappellacci – hanno dichiarato il coordinatore Mariano Delogu e il capogruppo Mario Diana – è la conferma di quanto di positivo stanno facendo il Pdl e la coalizione di centrodestra che governano la Sardegna». «Alla luce degli importanti risultati che si stanno raggiungendo e degli attestati di apprezzamento che il presidente Cappellacci si sta guadagnando – hanno sottolineato – il Pdl sardo saprà sostenere con forza ed unità, come ha sempre fatto, l’operato della giunta e del suo presidente, affinchè sia data piena attuazione al programma di governo della Regione e si possa traghettare la Sardegna fuori dalla crisi economica, rilanciandone lo sviluppo». Ma anche i dissidenti si erano detti d’accordo con il premier: «Esprime gli stessi concetti contenuti nel nostro documento, anche noi – ha fatto notare Nanni Campus – chiediamo un partito e una giunta ancora più incisivi». (Filippo Peretti, La Nuova Sardegna)

Il futuro della Sardegna

Il futuro della Sardegna? E’ nella sua vocazione ambientale. Non parlo solo della politica ecologista, che deve entrare nell’agenda di ogni coalizione, parlo anche dello sviluppo economico. Ogni progetto riguardante il futuro della nostra terra deve prima passare il vaglio di questa domanda: cosa perdiamo in termini di patrimonio ambientale? Se i progetti di sviluppo rappresentano un costo insostenibile in termini ambientali allora devono essere immediatamente cassati, abortiti. Non c’è futuro, infatti, in una terra che non sappia difendere la propria vocazione.

Pensiamo solo al Nucleare. La Germania intende riprendere il programma abbandonato da Schroder, mentre Obama finanzierà una nuova centrale, la prima dopo oltre 30 anni. Se non ci chiedessimo quanto perdiamo in termini di difesa dell’ambiente, troveremmo pochi appigli per il dire NO al nucleare in Sardegna. Rimarremmo ostaggi della sindrome NIMBY, non nel mio giardino, per favore. Ma è una posizione debole, che svuota di spessore l’interesse nazionale, cui dovremmo in qualche modo corrispondere (anche se per i Sardi questo contributo assume la forma di un sacrificio).

Invece, se abbiamo di fronte una visione univoca di come dev’essere la Sardegna di domani, troveremmo una posizione più forte. Non vogliamo il Nucleare nell’Isola, perchè pensiamo che il suo nome debba essere associato sempre al concetto di Terra Pulita, libera, che ha un valore e che il nucleare, più che rappresentare un pericolo fisico (le centrali sono sicurissime oggigiorno), rappresenta un danno di immagine.

Lo stesso vale per l’industria. Oggi abbiamo interi settori industriali in crisi. La crisi è dovuta al fatto che queste fabbriche sono state create dal nulla e inserite in un contesto a loro estraneo. Lavorare acciaio non è come lavorare il carbone, che crea un legame con la terra. Inoltre essendo quasi sempre fabbriche provenienti da fuori, i loro management si sentono abbastanza deresponsabilizzati da fregarsene.

Gli investitori stranieri sono necessari. Ma non ci si può svendere al primo che porta un baraccone, prende soldi pubblici, assume centinaia di persone che tengono famiglia e poi se ne vanno alle prime difficoltà del mercato. Se manca il collegamento tra l’attività, il territorio e i suoi abitanti, questo andazzo continuerà sempre. Ci sono ovviamente eccezioni: fabbriche impiantate da fuori che da decenni sono collegate al territorio e ci vivono insieme (non di rado facendo dei danni), ma è dai Sardi che deve venire la consapevolezza che il loro domani si costruisce salvaguardando quello che hanno, non facendone a meno. E smettendola di piangere, per ricordarsi che la fierezza non va dimostrata con gli slogan da proto-sardi, ma nei fatti.

Il caso della Maddalena è solare. Inutile girarci intorno. Soru ha detto in una intervista che voleva fare de La Maddalena una sorta di Davos del Mediterraneo. Idea troppo ambiziosa, originale, ma che ancora una volta non sfrutta esattamente ciò che ha o che potrebbe offrire. In Sardegna lo sviluppo di certi luoghi è stato fiaccato da decisioni estreme: i parchi, i divieti, le riserve. Sono tutte visioni figlie di un’era della campana di vetro che non porta sviluppo.

Resto convinto del fatto che il nostro territorio sarà meglio difeso quando ad esso avremmo dato il giusto valore economico, che non significa stimare una proprietà e venderla. Se la terra sarda ha una valore turistico, non necessariamente esso significa valore immobiliare. Se l’aria pulita ha un valore, quella si deve considerare se vogliamo impiantare un tipo di industria leggera, compatibile con l’equilibrio ambientale. Io ho già detto che la Sardegna del futuro non può essere quella che sembra poter diventare oggi: una terra desolata, inabitata all’interno, con economie vecchie che non rendono più (sughero e granito in crisi, vi dicono niente?), distrutti dalla concorrenza dei paesi emergenti, con le coste brulicanti di turisti che trasformano l’isola in un mega resort estivo, completamente disabitato in inverno. Con un esercito di disoccupati cronici che invecchia e cerca sussidi.

Questo è il futuro  che ci attende se non cambiamo la rotta e creiamo le condizioni per sviluppare delle attività alternative, compatibili con il patrimonio ambientale che possediamo: la mia idea va da tempo a delle società che trattano le energie rinnovabili, lo sviluppo di software, programmi di controllo delle qualità, società legate ai servizi della rete, produzioni cinematografiche, grandi eventi sportivi, artigianato di valore collegato in rete, mantenimento della cultura agro-pastorale con una ricerca costante della valorizzazione dei terreni e delle risorse, e poi aree di ricerca sulla biologia marina, internet, pubblicità, marketing, turismo e settore ricettivo, per sviluppare la stagione turistica in tutte le direzioni. A questo cambiamento devono corrispondere non solo gli sforzi della politica, ma di tutte le associazioni che animano la vita sociale e civile, comprese le università, le fondazioni bancarie, le associazioni di impresa.