La grande crisi
Ben venga questa inchiesta a chiarire l’utilizzo dei fondi pubblici. Se tutto è regolare tireremo un sospiro di sollievo. Se venisse accertata qualche irregolarità finanziaria sarebbe meglio fare una riflessione serena, ma decisa, perché come ho già avuto modo di dire gli atenei sardi devono fare da traino per il rilancio dell’isola. E liberarsi anche di quella pesante atmosfera baronale che li contraddistingue. A Sassari e a Cagliari.
Sempre in Sardegna c’è la questione Alcoa. Mi sembra che per la prima volta un problema sardo, reale, sentito, venga affrontato nei titoli dei telegiornali nazionali. Fondamentale la determinazione degli operai, come ai vecchi tempi. Devo dire che il governo regionale si sta battendo con grande determinazione per salvare posti di lavoro e produzioni. La linea del Governo nazionale è quella della fermezza, vediamo che frutti porta. E’ triste vedere che le decisioni dell’Alcoa mettano in competizione due stabilimenti: se verrà salvata Portovesme, a temere sarà Fusina.
… a differenza della Sardegna dove la protesta si è estesa alle altre aziende e persino alle scuole e al commercio, non son pochi i lavoratori dell’Alcoa che non hanno partecipato allo sciopero indetto dai colleghi. Ed una notizia inquietante volava di bocca in bocca: una nave carica di allumina sarebbe in viaggio verso la Sardegna, mentre gli operai del primario di Fusina devono usare tutta la loro esperienza per non far spegnere l’impianto, utilizzando i pochi quintali di materia prima disponibili. [fonte]
La crisi dell’industria sarda è certificata da numeri disastrosi. Numeri che sono maturati in epoche politiche a due colori, e che quindi, se devono trovare un responsabile politico, questi è tutta la classe dirigente politica sarda, di destra e di sinistra. Ci sono stati governi rossi e azzurri, governatori di destra e di sinitra. Altrove magari, nelle amministrazioni locali, ci sono situazioni più fossilizzate, non è il caso che specifichi, ma la cancrena della crisi mi sembra diffusa equamente, purtroppo.
La mia idea è che da questa crisi dobbiamo uscirne salvando il salvabile, portando a casa quanti più salvataggi possibili. Dopodichè bisogna ripensare il modello di sviluppo sardo, portandolo a un livello differente, che coniughi il territorio con le sue potenzialità. Con una produzione di beni e servizi che sia legata alle sue specificità, in modo che l’industria sia una parte del tessuto sociale, connaturata, che non viene e va a seconda degli incentivi. Certe industrie sono un pugno nell’occhio e non hanno futuro. Io penso che la via del turismo sostenibile, dell’artigianato di qualità, delle industrie a basso impatto ambientale, tecnologiche, riguardanti lo sviluppo delle attività sulla rete, le biotecnologie, le energie alternative, possano rappresentare il futuro. Si tratta di riconvertire, nei decenni, un’intera isola, darle un futuro. In questo, tornando all’inizio, le Università devono credere e le amministrazioni politiche devono dimostrare di avere lungimiranza. Temo, però che ci sia poco coraggio, e che la stretta della crisi costringan tutti a promesse basate sul contingente.
Però siamo in un paese nel quale Montezemolo può dire liberamente che la Fiat non ha preso soldi dallo Stato…
Comments
Peppe Montesu
Diceva Egidio Pilia, un grande figlio di questa terra, che la ricetta per uscire dall’isolamento e dalla marginalità non può prescindere dalla Cultura.
“non può esistere riscatto senza conoscenza e consapevolezza”.
Presentarsi come vittime e piangersi addosso, studiare nuovi piani di sviluppo se non si controllano le dinamiche decisionale non serve, serve modificare il rapporto con il potere, serve rinegoziare questo rapporto a tutti i livelli iniziando dallo Statuto che non potrà non tener conto delle esigenze di rappresentatività, introducendo nei fatti un nuovo concetto di sovranità.
Rinegoziare i termini di un rapporto senza cadere in forme d’indipendenza che si rivelano contenitori privi di qualsiasi contenuto, significa vera autonomia vera sovranità.
Per dare risposte sull’immediato dobbiamo liberare risorse.
Noi abbiamo una pubblica amministrazione che non fa nulla, che non sa fare e non
fa fare e che blocca la spesa striminzita che possiamo fare!
Noi abbiamo funzionari pubblici che hanno creato nei loro ruoli postazioni di potere alternativi alla politica, quando si discute con loro sono maestri nel porre problemi, ma non nel risolverli, .
Una specialità della politica sarda è quella di essere caratterizzata da personale politico pigro , inconcludente. Sbagliare le scelte delle persone è diventata la nostra costante anche perché abbiamo un meccanismo di scelta basato sulla rispondenza e non sulla capacità.
Per liberare risorse dobbiamo aggredire i centri di dispersione delle risorse.
La nostra specializzazione è la distribuzione non la produzione.
Non siamo attrattivi.
Si è attrattivi quando la politica interpreta le aspirazioni della gente e non insegue la pancia degli elettori, quando i tribunali funzionano bene e presto, quando le Università sfornano le competenze giuste, preparate e in breve tempo, quando la mobilità delle persone e delle merci è rapida, di qualità e a costo congruo, quando i costi di produzione sono allineati ai migliori competitors, quando si rispetta l’ambiente e si assicura un certo livello di servizi al cittadino e all’impresa a costi adeguati.
L’esigenza è quindi di spendere bene quel poco che abbiamo per attirare i capitali esteri in cerca di remunerazione, essere quindi pari o migliori dei paesi che oggi attraggono questi capitali, detta in termini più scientifici bisogna riconoscere ruolo strategico alla competitività e allo sviluppo per determinare dinamiche adeguate alla produttività.
Il nostro è un sistema che non produce quello che consuma, é dipendente dalla solidarietà statale, dove per nostra sfortuna, non abbiamo rappresentanza e peso.
E’ un sistema dove si favorisce l’occupazione clientelare e burocratica a scapito dell’occupazione produttiva, favorisce la clientela a scapito della produttività.
Non difenderemo a lungo la nostra identità se accettiamo di fare gli imboscati semestrali nell’ente foreste o nell’antincendio.
Noi dobbiamo puntare sulle produzioni originali di qualità, di nicchia e sul sostegno all’autoconsumo.
Per riportare il sistema Nuoro alla normalità si dovrebbe riuscire a combinare queste evidenze, destinando le risorse economiche erogate e umane coinvolte, a questi obiettivi.
Finché, al Nord o in Sicilia agiscono forti realtà locali si creeranno a livello centrale forti squilibri.
Lo vediamo con i ricatti sulle candidature o sull’assegnazione dei fondi FAS dove realtà locali forti impongono al governo centrale scelte regionali, penalizzando l’intero paese che si muove senza una rappresentanza ancorata al territorio e alla fine si finisce per pagare i ricatti con i diritti del più debole.
L’idea del PdL Sardo confederato con quello Nazionale sarebbe una prima seppur piccola insufficiente risposta.
Le risposte alle nostre esigenze coinvolgono sempre di più lo Stato e su questo versante noi Sardi, siamo deboli, scoperti e poco rappresentati.
Lo dimostrano le nostre assenze dal governo nazionale, nell’Europa e non ultimo ma non meno importante la presenza nel nostro collegio di candidati esterni funzionali a interessi non Sardi.
Finché si decide a maggioranza e, le maggioranze scaturiscono solo da certi territori, la Sardegna non conterà nulla e la solidarietà e sussidiarietà saranno per noi parole vuote.
La legge elettorale Regionale va riformata recependo esigenze legittime del territorio (abolizione del listino regionale, elezione della Giunta e ridistribuzione numero consiglieri per collegio tenendo conto oltre che del numero degli abitanti del numero di Comuni e dell’estensione delle Provincie)
Tiago
Ma se chiude Alcoa,Portotorres,Portovesme,ecc.
potremo assumere gli operai nei famosi 100.000 posti promessi da Capellaci che se non sbaglio aveva promesso che si incatenava ai cancelli della fabbrica.
Ora ci manca solo come a detto il Padano Castelli che ci impongano in Sardegna una centrale Nucleare per ridurre i costi dell’energia, siamo al ricatto cari Onorevoli dormienti.
Tiago
Alla faccia della crisi ora Cappellacci sta pagando la sua cambiale del dopo elezioni,che grazie all’Unione Sarda ( Zuncheddu) a vinto le elezioni .
La Regione Sardegna con i soldi di noi Sardi andrà a comprare degli inutili uffici dal signor Zuncheddu per circa 80 milioni di €.
leggete questo articolo cari Politici Dormienti.
DAL GIORNALE ” IL SARDEGNA”
— COMMENTO EDITATO — CONTENUTO DUPLICATO
— INSERIRE LINK E BASTA —