Entries from: gennaio 2010

Il cambiamento che non c’è stato

Ricevo e pubblico volentieri -

Caro Bruno, seguo sempre il tuo blog, fin dal 2005 e ho apprezzato il tuo coraggio e la tua indipendenza di pensiero, sia sui temi caldi della politica sarda, sia sull’attualità italiana. Ho preso spunto dal tuo ultimo post intitolato “Fisco, la bandiera del PDL” per scriverti e affrontare un tema che mi sta a cuore.

Farò una piccola premessa: io sono giovane, secondo agli standard italiani, ho iniziato a votare al referendum del 1993 e mi sono subito sentito parte di un cambiamento epocale. Avevo simpatie per i socialisti, ma ben presto mi resi conto che le mie simpatie erano più per Craxi che per i socialisti. Preciso che di Craxi mi piaceva soprattutto il piglio, ma non ero un socialista di destra. Ero molto idealista e pieno di tante certezze, come capita a chi si innamora della politica a quindici anni. Però l’infatuazione per Bettino terminò presto, al tempo mi innamoravo ogni lunedì ed ero sicuro di aver capito come funzionasse il mondo.

Mani Pulite e l’ascesa prepotente di Gianfranco Fini misero al quadro la cornice ideale entro la quale muovermi, per capire dove dovevo andare. Non serviva molta ideologia: non ero mai stato fascista, missino, conservatore. Ero semplicemente una coscienza che si sentiva parte di un cambiamento.

Negli anni di Mani Pulite la politica vincente era quella del Rifiuto: basta con i ladri, basta con la corruzione, basta con lo statalismo, basta con questi vecchi partiti! Ricordi cosa si diceva della Lega? Un partito della protesta e dell’anti-politica… c’era molta incomprensione per l’insoddisfazione di fondo che regnava sovrana.

La conseguenza storica di questi avvenimenti è stata una promessa di cambiamento. Sembrava che il Cambiamento avesse soppiantato tutte le ideologie, perfino quelle che credevano nel progresso. Io ricordo bene l’effetto di freschezza che fece la discesa in campo di Berlusconi, per non dire della presenza televisiva di Fini, che si vedeva bene che era una spanna sopra gli altri e sapeva parlare a braccio in modo preciso, coerente, puntuale. E ricordo bene che la promessa del Cambiamento fu fatta inseguendo alcuni pilastri che – secondo alcuni – dovevano sorreggere le fondamenta della Casa delle Libertà: meno fisco, smantellamento della burocrazia, pubblica amministrazione efficiente, sicurezza e legalità, libertà di impresa, politiche di sostegno all’innovazione, grandi opere per diminuire i tempi e i costi di trasporto delle merci, mobilità efficiente, e poi ancora le riforme istituzionali: il presidenzialismo, l’eliminazione del bicameralismo, il superamento della visione centralista, il riordinamento di interi settori legislativi.

Penso che quindici anni di tempo siano abbastanza per tracciare un bilancio. Tre lustri danno credibilità ai fatti: cosa abbiamo realizzato di quanto avevamo promesso? Non sarò catastrofista e non mi lascerò prendere dalla foga di rispondere “nulla!”. Qualcosa è stata fatta: negli anni dal 2001 al 2006 c’è stato un discreto riordino legislativo di alcune materie, le grandi opere sono state messe in cantiere, anche se tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare; la maggioranza di centro-destra approvò una devolution abbastanza confusa da non essere capita dagli italiani, nonostante un’informazione come al solito controllata (da tutti i governi), che la bocciarono rinviando alle calende greche delle decisioni improcrastinabili e poi qualcos’altro, ma nulla di veramente efficace dal farmi dire: ecco i Governi Berlusconi hanno cambiato la mia situazione economica. In realtà quello che ho e quello che ho fatto – non molto – provengono dai miei sforzi e anzi i Governi, tutti, hanno fatto a gara nell’ostacolare la mia voglia di intraprendere un’attività.

Quali sono allora le promesse mancate?

La Giustizia: doveva diventare rapida ed efficiente, ma non è cambiato nulla. Abbiamo una guerriglia quotidiana che verte sui soliti noiosissimi temi che al contrario dell’opinione comune, non importeranno mai a nessuno a meno di non trasformare un’esigenza personale in una decisione generale. Ci vogliono soldi, più magistrati, più personale e molta innovazione negli uffici. Poi si potrà fare la troppo annunciata e mai realizzata separazione delle carriere.

La libertà di impresa: Ancora abbiamo gli studi di settore! Ho letto da qualche parte che ora Bersani vorrebbe abolirli, dopo essersi tenuto Visco come ministro. Va bene la lotta all’evasione, ma il Fisco sarà rispettato quando sarò giusto. Il quoziente familiare? Le aliquote? Tutte queste riforme di cui hai parlato, avete parlato, hanno parlato… che cosa stiamo aspettando? Perchè ho votato centrodestra? Se volevo socialismo e statalismo votavo Bertinotti!

Il presidenzialismo all’americana che fine ha fatto? E il partito all’americana? Aperto, democratico, conviviale e partecipativo? Fanno le primarie a sinistra, mentre nel PDL si fa fatica a scorgere un solo, e dico uno, dirigente politico eletto dalla base. Questo è incommentabile, anziché acquisire peso lo abbiamo perso negli anni.

La meritocrazia nella politica: la scelta delle classi dirigenti, la totale incapacità di alcuni personaggi di avere una minima idea di come cambiare le cose, il messaggio che viene trasmesso alle nuove generazioni, quando presentiamo delle liste formate da personaggi improbabili privi di un curriculm vitae accettabile per la funzione assunta.

Sicurezza e legalità: il poliziotto di quartiere non ha inciso, le organizzazioni sindacali degli agenti di pubblica sicurezza lamentano mancanza di fondi, a furia di concentrarci sull’immigrazione clandestina e gli assalti alle villette, specie al Nord, abbiamo lasciato che proliferasse la Ndrangheta al di fuori dei suoi confini naturali. Questo è gravissimo ed è responsabilità precisa di tutti i governi, di destra e di sinistra, che hanno le amministrazioni locali e fanno politica di ordine pubblico.

La mancanza totale di meritocrazia nella Pubblica Amministrazione, nell’Università, nella ricerca: il centrodestra non ha mai invertito realmente questa tendenza cronica del nostro paese. Brunetta è in gamba, gli riconosco coraggio, ma fa la politica degli annunci con la quale gestire il consenso. Governare è fare, non annunciare. Bisogna essere drastici: eliminare le sacche di clientelismo, anziché nasconderle per timore di non farne parte.

Mastella nel centrodestra… come massimo esempio di questa degenerazione. Il prossimo chi è? Rutelli? De Mita?

La sensazione è che non abbiamo cambiato la politica, che è molto autoreferenziale. I politici sono impegnati nelle tv quasi ogni giorno, fanno fatica a gestire il dissenso, tremano come foglie al solo pensiero di essere criticati su internet. Non c’è stato un passo avanti culturale: si guardi l’America del 2004, l’America di oggi. Nel 2004 sul web era avanti il GOP e Obama ha reagito, vincendo nel 2008. Da noi tutto è fermo, alla preistoria, il paese non viene modernizzato in nessun ambito: strade vecchie, i treni anche veloci sono sempre in ritardo, si muore di malasanità. Sembrano tutte generalizzazioni, ma sono sintomi di una grande malattia: la corruzione e il mal governo diffusi.

In definitiva l’Italia è lo stesso paese di 15 anni fa, con alcune crisi aggravate, come dimostrano puntualmente i rapporti dei vari istituti di studio. La responsabilità è di tutti coloro che hanno governato e che non hanno fatto nulla per invertire queste grandi tendenze, questi comportamenti sociali che fanno di noi un paese tutto sommato buono, competitivo, ma poco affidabile.

Mi scuso per la lunghezza eccessiva, spero di non annoiare troppo i tuoi lettori, grazie per lo spazio. Pietro.

Al Sud università di eccellenza

Bruno Murgia, deputato del PDL, commenta il rapporto della Banca d’Italia sui flussi migratori interni negli ultimi 15 anni, che hanno visto almeno 2 milioni di giovani spostarsi dal Meridione al Nord, in cerca di lavoro.

“Il Sud ha tanti problemi e questo dato ne conferma uno gravissimo: il territorio è incapace di dare un futuro ai giovani, che sono stati costretti a inventarsi un secondo flusso migratorio a carico dei genitori”.

Per Murgia, componente della commissione cultura, “il Mezzogiorno può risollevarsi se fa qualcosa per assicurarsi un futuro. La chiave è nell’istruzione, nell’università, nella ricerca: istituire facoltà di eccellenza per le nuove professioni riguardanti ambiti nei quali siamo ancora indietro. Tecnologie informatiche, biotecnologie, energie rinnovabili e nucleare, efficienza dei trasporti, tutela del paesaggio e urbanistica”.

“Bisogna avere la lungimiranza di guardare lontano” conclude il deputato, “facendo scelte strategiche per le generazioni future, nel segno della qualità, a vantaggio dell’intero paese”. (IL Velino).

Fisco, la bandiera del PDL

Una sfida per il futuro del PDLLa questione delle due famose aliquote fiscali è sempre stata cara a Berlusconi, che la mise alla base della piattaforma programmatica del 1994: 2 aliquote che volevano dire non solo meno tasse, ma anche uno stato più snello, più giusto, più semplice per il cittadino che volesse fare impresa.

Su questa base fu principalmente votato, perchè nel 1994 si usciva da un periodaccio nel quale la Pubblica Amministrazione e i governanti avevano dimostrato il peggio di loro stessi, in quanto ad efficienza e trasparenza. Quel fisco leggero era la risposta. Doveva esserlo.

Se ne parliamo ancora oggi in termini di annunci e proposte significa che nulla è stato fatto, nonostante il centrodestra abbia governato almeno 8 anni (come il centro-sinistra più o meno). Difficoltà, crisi, incapacità. Sono tanti i motivi per i quali questa auspicata riforma non è stata fatta, tanto che essa non ha solo un valore economico, di finanza pubblica, ma anche ideologico: cioè tornare allo spirito del 1994. Riformare il fisco è essenziale, che lo si faccia riconoscendo il quoziente familiare o attraverso le due grandi aliquote che inglobano tutte le tasse attuali è un discorso di metodo e di merito, soprattutto per chi ha nelle mani i numeri e conosce la situazione (leggi Tremonti).

Ma io faccio proprio un discorso politico: se non le abbassa il centrodestra che si dichiara sempre a favore delle imprese, chi dovrebbe abbassare le tasse? La Sinistra? Il partito democratico dei Visco? Certo che no! Dobbiamo essere noi. Se noi ci dichiariamo nemici della burocrazia, contro l’eccesso di statalismo, che cosa si aspettano gli elettori? Che continuiamo con l’andazzo di sempre o che cambiamo radicalmente il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini?

Sono queste le coordinate fondamentali sulle quali disegnare una rotta per il PDL degli anni a venire: il partito a favore della libertà di impresa, del mercato (regolato, ma libero), delle “meno tasse”, della burocrazia snella. Bisogna trovare finalmente la forza di dare un taglio netto a questi nodi e risolverli. Così anche il PDL avrà conquistata una sua precisa identità.

La risposta impropria alla domanda impropria

Starò fuori per alcuni giorni e mi sarà difficile aggiornare il blog. Trovo l’editoriale di Michele salvati sul Corriere di oggi perfetto, assolutamente perfetto, soprattutto quando scrive di risposte improprie dei politici alle domande improprie degli elettori. Già:si condanna il politico ma non l’elettore che costantemente-dico costantemente-chiede un posto di lavoro, un aiuto nel tale concorso e così via. E’ il Sud, è la Sardegna. Se riuscissimo a sconfiggere questo sistema sarebbe veramente un grosso passo in avanti.La realtà di casa mia è questa. Io ne ho spesso pagato le conseguenze.

“Mettiamoci nei panni di un politico. Il suo obiettivo non cambia a seconda dei luoghi in cui opera: farsi eleggere o rieleggere. Ma cambiano i modi in cui può essere raggiunto. Là dove l’economia privata e la società civile non producono posti di lavoro e occasioni di reddito in quantità sufficiente, come in molte regioni meridionali, la domanda degli elettori si riversa sul settore pubblico e sono premiati i politici che tali «posti» e occasioni creano, o danno l’impressione di creare. Anche posti improduttivi — puri stipendi — e anche occasioni finte: in questo ha ragione il ministro Roberto Maroni («Il Sud chieda lavoro», Corriere del 2 gennaio), come mostra l’articolo di Sergio Rizzo di ieri («Ma in Campania la Finanziaria è “creativa”»). Le cose stanno diversamente quando i posti e le occasioni li creano l’economia privata e la società civile: qui gli elettori staranno un po’ più attenti alla qualità dei servizi erogati dal settore pubblico, nazionale e locale (non abbastanza, purtroppo, perché anche nel Nord essi sono spesso distratti da richiami ideologici che coll’efficienza amministrativa poco hanno a che fare). Queste cose si sanno da tempo. Il problema che non si riesce a risolvere è come bloccare la risposta impropria dei politici alla domanda impropria degli elettori”. (Michele Salvati)

Intanto…

L’anno nuovo

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E lei, per me, il personaggio del 2009

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E' lei, per me, il personaggio del 2009

1)L’uomo dell’anno per il Sole 24 Ore è il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Per il giornale di Confindustria il ministro dell’economia “ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi.”

2) Interessante la scelta del webmagazine finiano Fare futuro:uomo dell’anno è infatti Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere per le botte. Coraggiosa la famiglia nella ricerca della verità e nel mettere a nudo anche le debolezze del proprio figlio. Un personaggio”normale” dunque, non un politico o qualcuno di molto conosciuto.

3)Buona intervista del ministro Maroni al Corriere della Sera. Parlando del sud Maroni ha detto: “Noi siamo d’accordo a far crescere l’economia del Sud.Il problema e’ come farlo. Per tanti anni si e’ spacciato per lavoro portato al Sud quello che in realta’ erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli dove chi partecipava viene pagato”. Concordo in pieno. Aggiungo, per la nostra Isola questo è l’anno utile per proporre il modello di sviluppo sardo. Aiuti dallo Stato per le infrastrutture necessarie e per le situazioni di emergenza per il resto tutto è nelle nostre mani.

4)Riforme condivise? Mah: dibattito non entusiasmante. Il bipolarismo premia chi vince. E chi vince ha l’onere di proporre i cambiamenti. Film già visto, comunque: ad un certo punto il tavolo salterà perché il Pd –per mascherare i propri problemi interni- dovrà riprendere ad attaccare Berlusconi.

5)Anno nuovo e Giornale vecchio…Titoli di prima pagina del quotidiano di Feltri: “Che barba il discorso di Napolitano” e “Quando Fini voleva cacciare gli immigrati”.