Al Sud università di eccellenza
Bruno Murgia, deputato del PDL, commenta il rapporto della Banca d’Italia sui flussi migratori interni negli ultimi 15 anni, che hanno visto almeno 2 milioni di giovani spostarsi dal Meridione al Nord, in cerca di lavoro.
“Il Sud ha tanti problemi e questo dato ne conferma uno gravissimo: il territorio è incapace di dare un futuro ai giovani, che sono stati costretti a inventarsi un secondo flusso migratorio a carico dei genitori”.
Per Murgia, componente della commissione cultura, “il Mezzogiorno può risollevarsi se fa qualcosa per assicurarsi un futuro. La chiave è nell’istruzione, nell’università, nella ricerca: istituire facoltà di eccellenza per le nuove professioni riguardanti ambiti nei quali siamo ancora indietro. Tecnologie informatiche, biotecnologie, energie rinnovabili e nucleare, efficienza dei trasporti, tutela del paesaggio e urbanistica”.
“Bisogna avere la lungimiranza di guardare lontano” conclude il deputato, “facendo scelte strategiche per le generazioni future, nel segno della qualità, a vantaggio dell’intero paese”. (IL Velino).
Comments
Peppe Montesu
Il nostro territorio sarà sempre più incapace di dare un futuro ai nostri giovani,.Se le cose non cambiano profondamente il fenomeno assumerà dimensioni bibliche.
La beffa è che i genitori continuano ad assistere questi figli anche da emigrati.
Le Università di eccellenza sulle nuove tecnologie le creano decisioni politiche governative forti. Su quel versante caro Bruno, contiamo molto poco.
I nostri differenziali di sistema quali fisco, burocrazia, energia, trasporti, credito, rappresentanza politica e settori decisionali non sono allineati.
La nostra politica regionale non interpreta le aspirazioni della gente e insegue la pancia dei poteri forti, i nostri tribunali funzionano male e troppo lentamente, le nostre Università sfornano competenze sbagliate, la mobilità delle persone e delle merci è lenta, di bassa qualità e a costo alto, i nostri costi di produzione sono alti, non rispettiamo l’ambiente e il livello dei servizi al cittadino e all’impresa sono pessimi e di stampo camorristico.
La referenzialità della politica al territorio dove si installano i poteri forti e la tendenza del potere a concentrarsi in piccoli luoghi oltre alla sua predisposizione a basare la democrazia sulle masse anziché sugli individui, ci sta dando questo magnifico risultato; quello cioè di creare privilegi e dipendenze che finiscono per insidiare il tessuto democratico del paese.
L’idea del PdL Sardo confederato con quello Nazionale , il Senato delle Regioni con rappresentanza uguale per ogni regione e il Consiglio Regionale eletto dalle Province col medesimo principio potrebbe essere una soluzione..
Le risposte alle nostre esigenze coinvolgono sempre di più lo Stato e su questo versante noi Sardi, siamo deboli, scoperti e poco rappresentati.
Lo dimostrano le nostre assenze dal governo nazionale, nell’Europa e non ultimo ma non meno importante la presenza nel nostro collegio di candidati esterni funzionali a interessi non Sardi.
Finché si decide a maggioranza e, le maggioranze scaturiscono solo da certi territori, la Sardegna e la Provincia di Nuoro non conteranno nulla e la solidarietà e sussidiarietà saranno per noi parole vuote.
Non esistono, nel nostro ordinamento politico, organi di valutazione critica e quando questi non esistono o funzionano in modo distorto, si hanno le “tirannie delle maggioranze”.
andrea
Un saluto all’onorevole blogger da un (ormai) vecchio lettore.
Sono d’accordo col post. Chissà che ne penserà Cappellacci, Monsignor Mani, l’Unione Sarda e il partito trasversal-masso-mattonaro nostrano.
Chissà che ne pensano Oppi e Artizzu, Lai e Moriconi e, visto che ci siamo, chissà che ne penserà il Governatore in Capo della Sardegna, tale Silvio Berlusconi, protagonista autoinvitatosi e onnipresente delle scorse elezioni di Febbraio. Chissà, chissà che ragionamenti operano dentro la sua testa sulla ricerca e sull’università ora che ha finalmente trovato l’AMORE.
Sa, un popolo meno bue e più colto e preparato e informato magari potrebbe votare in modo più consapevole la prossima volta.
Per me lo so: ho preso la laurea in Sardegna col massimo dei voti e sfido Oppi, Artizzu e Cuccureddu ad una gara pubblica in scienze dell’amministrazione, in politica e minchiate varie: li sfido pubblicamente ad una competizione a chi ne ha di più in pudore e vergogna. Per il resto la Sardegna non mi vuole.
Sono a Milano, in cerca di fortuna. Il mio prossimo voto è per Irs. Lai, D’Alema e Cabras, compresi Violante e Spissu, si fottano.
Per ora è tutto. Saluti a lei e a Daniele in particolare.
Marcello Desole
Ciao Andrea… spero potrai tornare presto, lo dico sinceramente anche se non ti conosco. Se solo vi fossero attivi dei volani seri per mettere insieme competenze diverse nella nostra disastrata isola all’interno di un piano strategico come si deve, supportati da una fiscalità di vantaggio e dalla ricerca sono sicuro troveresti preparate spalle come le tue con le quali cooperare e realizzarti..
Mi è piaciuto il post del sig. Montesu e per far capire quanto importante sia poter decidere noi e in fretta potendo contare su una presenza autorevole e adeguata in Europa basterebbe andare a vedere cosa l’UE ha scritto nel piano strategico per le tecnologie dell’energia (il SET Plan) che stabilisce una roadmap pragmatica e ferrea che implicherà un vero cambiamento nelle economie locali degli Stati aderenti. Saremo obbligati ad esempio a portare in mare aperto sfruttando il vento il 20% del fabbisogno Europeo entro 10 anni e se non vogliamo diventare noi la piattaforma off-shore prediletta, colonia italica dovremo contare con la sovranità, e sempre entro 10 anni dovremo realizzare edifici a impatto praticamente quasi nullo, due anni prima per gli edifici pubblici. Se le imprese non si innovano e gli Stati non entrano nell’ordine di fare piani indirizzati all’ecologia di sistema si rischia di acquistare tecnologie e sistemi sempre da fuori. La sostenibilità è già realtà in diverse città europe, da Frigurgo a Stoccolma. Che senso aveva in un processo di rinnovamento di tale portata proseguire con la trafila DAD Decido-Approvo-Difendo sul Piano veranda italico e sardo? E’ una perdita di tempo, una pagliuzza che sta producendo semplicemente intoppi alla sfida più grande, complessa, di sistema. Leggete cosa dicono gli esperti e non gli industrialotti del consumo a breve termine che non vedono al di là del proprio naso e portafoglio.
Daniele
Ciao Andrea, in bocca al lupo per tutto (ottima scelta per il voto). Se hai la possibilità esci proprio fuori dall’Italia per cercare e trovare la fortuna: apre molti inaspettati orizzonti e fa tornare l’ottimismo.