La risposta impropria alla domanda impropria
Starò fuori per alcuni giorni e mi sarà difficile aggiornare il blog. Trovo l’editoriale di Michele salvati sul Corriere di oggi perfetto, assolutamente perfetto, soprattutto quando scrive di risposte improprie dei politici alle domande improprie degli elettori. Già:si condanna il politico ma non l’elettore che costantemente-dico costantemente-chiede un posto di lavoro, un aiuto nel tale concorso e così via. E’ il Sud, è la Sardegna. Se riuscissimo a sconfiggere questo sistema sarebbe veramente un grosso passo in avanti.La realtà di casa mia è questa. Io ne ho spesso pagato le conseguenze.
“Mettiamoci nei panni di un politico. Il suo obiettivo non cambia a seconda dei luoghi in cui opera: farsi eleggere o rieleggere. Ma cambiano i modi in cui può essere raggiunto. Là dove l’economia privata e la società civile non producono posti di lavoro e occasioni di reddito in quantità sufficiente, come in molte regioni meridionali, la domanda degli elettori si riversa sul settore pubblico e sono premiati i politici che tali «posti» e occasioni creano, o danno l’impressione di creare. Anche posti improduttivi — puri stipendi — e anche occasioni finte: in questo ha ragione il ministro Roberto Maroni («Il Sud chieda lavoro», Corriere del 2 gennaio), come mostra l’articolo di Sergio Rizzo di ieri («Ma in Campania la Finanziaria è “creativa”»). Le cose stanno diversamente quando i posti e le occasioni li creano l’economia privata e la società civile: qui gli elettori staranno un po’ più attenti alla qualità dei servizi erogati dal settore pubblico, nazionale e locale (non abbastanza, purtroppo, perché anche nel Nord essi sono spesso distratti da richiami ideologici che coll’efficienza amministrativa poco hanno a che fare). Queste cose si sanno da tempo. Il problema che non si riesce a risolvere è come bloccare la risposta impropria dei politici alla domanda impropria degli elettori”. (Michele Salvati)