Sardegna: la realtà costa meno dei sogni

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile
In teoria, la Sardegna avrebbe tutto per essere come la Catalogna, la Scozia o l’Irlanda. Un forte senso dell’autonomia, una ricchezza del paesaggio invidiabile, una prospettiva di sviluppo interessante, in linea con le nuove tendenze dell’economia.
Sempre in teoria, i partiti votati all’indipendenza dovrebbero avere una grossa capacità di raccogliere voti e di imporre un’agenda politica fatta di rapporti conflittuali con lo stato nazionale.
Così non è. Forse perché i sardi non hanno maturato una sufficiente cultura dell’ autonomia, se non come orgogliosa affermazione della propria insularità sempre e ovunque (quelle bandiere dei quattro mori che sventolano in ogni concerto…), ma tutto sommato fine a se stessa. In sostanza ci siamo impigliati in una discussione che parte dall’identità sarda (chi siamo noi, dove andiamo?) tout-court, per confondersi tra desiderio di maggiore autonomia e di indipendenza.
Alcuni commentatori di questo blog sono intervenuti dicendo che la via è quella dell’indipendenza. Come si direbbe oggi, con un linguaggio piuttosto povero: senza se e senza ma.
Personalmente non mi sento un indipendentista, nel senso che sono prima di tutto uno concreto, realista, con i piedi per terra. E finchè non imporremo al mondo un modello di sviluppo funzionante e da copiare, con una cultura contemporanea e aperta, ogni discorso sarà difficile.
Direte voi: bella storia, senza sogni non si cambia il mondo.
Il fatto è che i sardi, almeno credo, non abbiano molto tempo da perdere – con una crisi incalzante – con questi discorsi. Vogliono sapere da chi li governa (e non solo la politica, direi, ma anche il sindacato, le imprese, il sistema della comunicazione e delle associazioni) come costruire un modello Sardegna. Capisco anche l’obiezione indipendentista: senza sovranità avremmo imposte tutte le scelte dallo stato nazionale.
E’un cane che si morde la coda. Faccio un’altra domanda. A che punto è il discorso sull’indipendenza dei popoli europei? Mi pare ad un punto morto. In Catalogna, infatti, i movimenti indipendentisti hanno promosso un referendum con il quale si chiedeva ai cittadini se fossero favorevoli a staccarsi dalla Spagna, con la creazione di uno stato sovrano integrato nella Ue.
La risposta, qui sta forse la sorpresa, è stata nella non partecipazione al voto:circa il 28% degli aventi diritto. Certo: era un referendum senza valore, con la ovvia vittoria del sì, ma i catalani probabilmente si sentono autonomisti, hanno una economia forte, producono da soli il 25% del pil spagnolo, ma non hanno voglia di staccarsi dalla Spagna per un’avventura dai mille dubbi.
Morale della favola: la strada è l’autonomia, sono le quote di potere complessivo che dall’Italia (o dalla Spagna, in questo caso) ritornano nell’Isola.
Ora mi domando: se Irs – movimento politico che ha tutta la mia stima – o lo stesso Partito Sardo promuovessero un referendum di quel tipo, come si pronuncerebbe la società sarda?
Che cosa direbbero i nostri rettori, i professori universitari, il mondo dell’economia, i semplici cittadini? La mia idea è che sarebbero poche le persone che si recherebbero alle urne. Tutto sommato siamo più conservatori di quello che pensiamo.
Comments
Antonello Podda
Il problema non è il grado di autonomia ma quello che vogliamo fare del nostro futuro. Vogliamo continuare ad aspettare che siano altri a decidere del nostro avvenire o vogliamo metterci del nostro ? Faccio un esempio che mi pare d’attualità. Il Governatore Cappellacci ha vinto le elezioni anche per il deciso sostegno di Berlusconi e del Governo che aveva fatto alcune promesse agli elettori; poi le promesse sono state tradite in tutto o in parte e Cappellacci – anche per l’intrinseca debolezza della sua giunta – si è trovato in difficoltà. Non è mancato il potere di fare alcune cose ma la strategia. Ho la sensazione che non si sappia con precisione dove si vuole andare, e quindi il mezzo di trasporto è quasi indifferente. Se noi avessimo più chiaro l’obiettivo, allora potremmo anche puntare a migliorare gli strumenti legislativi e amministrativi per raggiungerlo.
Provo a fare un esempio: vogliamo essere autosufficienti dal punto di vista energetico di modo da non pagare l’energia più degli altri italiani e poter respingere l’idea della centrale nucleare nell’isola? Occorre in primo luogo valutare quali sono le condizioni per l’autosufficienza, e non possiamo affidarci all’ENI per fare questa valutazione. Bisogna quindi investire denaro dei sardi in ricerche (se già non esistono) e poi vedere di quali infrastrutture abbiamo necessità per realizzare questa autosufficienza energetica. Gli strumenti del’attuale autonomia sarda sono sufficienti a realizzare questo percorso ? Solo se non lo fossero potremmo pensare di chiederne degli altri, ma prima dovremmo essere convinti di aver sfruttato al meglio gli attuali.
Perchè, e quì concludo con la personale risposta alla domanda che concludeva l’articolo, non credo che i sardi siano disinteressati ad una maggiore indipendenza, vorrebbero solo sapere per fare che cosa e con quale classe politica.
Daniele
Bha, “senza se e senza ma”, mi scusi, ma se lo è inventato Lei. Se fosse così non cercherei il confronto con chi so che la pensa diversamente per capire come chi si dichiara autonomista intenda l’autonomia.
Quello che dico, alla luce di 60 anni di repubblica e di 150 anni di unità d’Italia, è che l’autonomia, così come si è esplicata durante questo periodo, ha fallito. Dare degli incapaci ai sardi ed ai politici eletti nei precedenti 150 anni è quanto di più qualunquista si possa fare, oltre che arrogante visto che ci si erge automaticamente a persone superiori in grado di fare di più con gli stessi mezzi. Io credo che il problema sia strutturale per lo stato italiano. Con un buon federalismo (non con quell’idiozia partorita da menti contorte… se fosse vivo Miglio probabilmente prenderebbe a bastonate chi chiama quella roba lì “federalismo”) lo stato potrebbe risolvere molti dei suoi problemi. Però, nel caso della Sardegna, nel momento in cui l’unione europea sta prendendo una forma che ricorda quella di uno stato federale, sarebbe più logico, vista la posizione geografica, che uno stato sardo si relazionasse direttamente all’Europa. Lo si vede anche con la vicenda Ryanair visto che la cancellazione delle tratte penalizzerebbe soprattutto la Sardegna (ma avvantaggerebbe Alitalia)… lo stato italiano ovviamente se ne fotte perché l’importante è che stiano bene le persone presenti sul territorio italiano (giustamente, dal loro punto di vista).
Come ho cercato di spiegarle tante volte, qualsiasi autonomismo che, di fronte alle ripetute violazioni della propria autonomia da parte dello stato centrale, esclude la via indipendentista anche solo in linea teorica, semplicemente non è credibile. Il suo è un autonomismo debole e un po’ lagnoso che imputa le sconfitte della politica regionale al fatto di non essere abbastanza rappresentati nel governo nazionale. In tutto questo giro la colpa di questa situazione non è ovviamente nè del governo Berlusconi, nè di quello Cappellacci, entrambi vittime del destino comunista e tiranno. I fondi FAS sono stati scippati alla fine del 2008 e per tutto il 2009 non si sono visti, non ostante le promesse fatte in campagna elettorale vergognosmente improntata al leitmotiv del “governo amico”.
In una situazione del genere gli autonomisti catalani non ci avrebbero pensato su due volte prima di “minacciare” l’indipendenza e scommetto che di fronte a reiterate violazioni dell’autonomia sarebbero andati sino in fondo… ma bisogna avere rispetto per il proprio popolo per fare queste cose.
Per parlare del caso catalano, la comparazione con la Sardegna regge poco, al massimo si può paragonare al veneto o alla “padania”, ma capisco che a volte le forzature facciano comodo. Il paragone con l’Irlanda invece fa meno comodo.
Su altre cose ha ragione invece, tipo l’atteggiamento di molti sardi di fronte all’indipendenza… ma le cose possono cambiare ed i movimenti indipendentisti stanno lavorando bene sul territorio, anche grazie ai fallimenti del governo regionale ed alle ripetute umiliazioni che siete bravissimi a noscondere o a negare, ma gli stessi elettori del PDL se ne stanno rendendo conto… è difficile nascondere fatti così evidenti. Io personalmente, da indipendentista, ringrazio.
salvatore tedde
tu sei un pò furbacchione e un pò “paraculo” in senso buono, naturalmente;
perchè, al 28 Dicembre, dopo un anno intero di occasioni in cui, sul tuo blog, sei stato più e più volte sollecitato (in maniera anche incalzante rispetto a determinati fatti) a pronunciarti sulla indipendenza, oggi, poni l’argomento al centro della discussione, così… come se fosse una notiziuola da “strano ma vero” della settimana enigmistica;
la presunta paraculaggine la vedo nel fatto che, sai benissimo, che questo topic susciterà il record degli interventi; avrai un sacco di visite, insomma;
l’argomento, lo sai bene, è ben all’ordine del giorno nel panorama politico ed istituzionale sardo (l’On.le Maninchedda, tuo amico e recente compagno d’arme nell’imminente D-day per liberare Nuoro e Provincia, ha “formalizzato” addirittura con una mozione – ancora da discutere e mai ritirata, il bisogno di indipendenza dei sardi…);
mi riprometto di intervenire nel merito in seguito;
per ora volevo solo farti notare che il tuo dubbio circa l’interesse e di conseguenza la presunta non-partecipazione dei sardi del 2009/2010 ad un referendum sul quesito simil-catalano è legittimo e pienamente condivisibile.
Infatti, ti parlo di un movimento che citi tu (iRS), che a mio modesto avviso sta lavorando molto bene sul terreno (come dovrebbe fare il buon contadino che con pazienza, son sudore, fatica – e abbrazzandesi s’annada mala cando ènit – dissoda, zappa, leva le erbacce e libera gli arbusti da tutto ciò che li soffoca..);
ebbene, per quanto ho colto io, mai e poi mai, domani e nemmeno dopodomani, quel movimento si sognerebbe di chiamare i sardi a pronunciarsi su una scelta d’indipendenza;
Quel movimento, viceversa, sta lavorando perchè, un domani, siano un numero nutrito e composito di sardi (dove per sardi s’intendono tutti coloro che scelgono di vivere la loro vita amando, rispettando, curando e proteggendo tutto ciò che il perimetro territorial-culturale e dei sensi, rappresenta), a chiedere che “qualcuno” prenda l’iniziativa di organizzare il referendum;
in questo tempo così “fast”, dove tutto (buoni sentimenti ed orrori) viene rapidamente consumato con la velocità di un click sul telecomando o sul mouse, l’idea, il sogno, il bisogno di quella che tu chiami indipendenza e che io, invece, definirei “emancipazione” di un popolo, ha necessità di tempi lunghi; quasi quelli di cui hanno bisogno la terra, le piante, il mare e di cui avevano bisogno i nostri contadini ed i pastori, ma anche i pescatori, le nostre nonne e mamme tessitrici, sos piccapedrèris di una volta.
Domani, io personalmente NON andrei a votare per quel Referendum!
Non sarebbe nè serio, nè corretto e per restare sul concreto, nemmeno utile al mio popolo ed alla mia terra.
“cane pressòsu, catteddhos aurtìdos…” diceva mio nonno; forse anche il tuo.
Ma già da avantieri, da ieri, oggi qui sul tuo blog e da domani proseguendo, ti assicuro che ogni mia parola espressa ed ogni parola ascoltata (voi delegati politici, Brunomù… non ascoltate più nessuno, questo è il dramma; o meglio, credete di ascoltare ma non “sentite”, credimi), viaggiano (le parole), nella direzione della emancipazione delle persone che mi vivono intorno, della condivisione di quel bisogno di crescita, di respirare il senso di libertà nella stessa aria;
di essere uno delle centinaia di migliaia di sardi-nati, di sardo-residenti o di sardos-accudìdos, che un giorno (non troppo lontano, chè mi piacerebbe andarci da solo, ma son disposto anche farmi accompagnare curvo e lemme lemme da mio figlio o da un mio nipote..), voteranno quel referendum come la cosa più bella, attesa, in una parola “naturale” che si possa desiderare.
Contro nessuno, per essere uomini e donne più presentabili noi e, nella stessa maniera, per essere più utili e migliori verso tutti gli altri.
Sto studiando (e mi sto studiando), pazientemente ed umilmente da Indipendentista. E ti assicuro che è bello parlarne con mio figlio diciannovenne come con il mio caro mai-vecchio zio ottantenne…;
e meno male che dovevo ritornarci sull’argomento.
saludos
bobò, eppure io ascolto, sono sempre in gior, faccio una vita ( ma mi pare anche sciocco dirlo, stranormale. vedo i miei amici di sempre, i militanti di sempre ) e poi uso molto il blog, altrimenti non capirei come si possa parlare di rivoluzione internettiana senza usare lo strumento. la paraculaggine, se intelligente, arriva a far capire con ironia quello che apparentemente non è chiaro. un saluto ! br
Giorgio Giovanni Gaias
Ribadisco il mio netto no all’indipendenza e ribadisco che la Patria non si tocca.. poi per quanto riguarda una autonomia seria e concreta ne possiamo discutere e secondo me si dovrebbe fare una lunga riflessione.. se si dovesse fare un referendum sarebbe un grande fallimento, non andrà a votare nessuno..
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
E’ inevitabile intervenire in questo discorso, ma essendo lungo cercherò di essere sintetico: Come detto in più occasioni, l’indipendenza senza se e senza ma oggi è una stupidaggine, come sarebbe scontato l’esito di un ipotetico referendum sull’indipendenza (a condizioni attuali) in Sardegna. Non si può neppure paragonare la situazione Sarda al resto d’Europa (eccetto che per alcuni buoni modelli come la coesione attorno ad un progetto politico). Ma non si può neppure paragonare la Scozia con la Catalogna. L’area nazionalista Sarda è immatura: alle soglie del 2010 ancora non sa che sfidare il bipolarismo in ordine sparso è un suicidio….come si può quindi dire a questo “indipendentismo Sardo” le cose fondamentali? Ovvero che non esiste una coscienza nazionale Sarda diffusa se prima non si introduce e si difende nel tessuto sociale cultura, storia e lingua Sarda. C’è qualche forza politica che abbia mai conseguito questo tipo di riforme nell’isola? C’è qualche forza politica che abbia lavorato coesa per potenziare l’economia dell’isola? Ovviamente nò. Nè partiti centralisti e nè partiti territoriali. Senza questi presupposti è ovvio che nell’ultimo secolo si siano scardinate via le condizioni sociali su cui a metà novecento si poteva lavorare. Oggi bisogna ripartire da zero, ma come farlo con partitelli che vanno dal 2% (e non si alleano con nessuno) e con partiti al 4,5% che non pesano nulla in una maggioranza? Non solo: Questi stessi partiti non hanno uno straccio di strategia seria che parta dalla coesione e dalle riforme suddette per avviare un nuovo processo politico. L’indipendentismo senza se e senza ma invece non significa nulla (senza una strategia): Sono parole al vento di piccoli leader politici che sopravvivono con le solite filastrocche che ripetono da anni. Il nazionalismo Sardo deve intanto lavorare ad una vera Autonomia per la Sardegna (che includa il riconoscimento della nazionalità); deve distruggere la pagliacciata dell’indipendentismo contro l’autonomismo; deve per conseguenza ridurre la frammentazione politica e deve sviluppare un credibile progetto politico di governo. E’ questo l’unico sogno che deve interessarci come indipendentisti (ma anche come non-indipendentisti) nel presente. Il resto lo deciderà il Popolo, quando negli anni qualche disgraziato riuscirà a fare tali riforme. I responsabili dello status quo Bruno hanno nomi precisi: PD, PDL, UDC, Partito Sardo d’Azione, IRS, Sardigna Natzione, ecc. Ognuno con diversi livelli di responsabilità. Io direi che non sono solo i leader dei partiti centralisti quelli che dovrebbero andare a casa….
Giorgio Giovanni Gaias
Bomboi ti faccio una domanda quando avrò un figlio quindi presumo fra un po di anni a cosa gli dovrò far imparare il sardo?? A mio modo di vedere a nulla.. poi discutiamone però sinceramente non vedo un valido motivo..
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Mai sentito parlare Giorgio di bilinguismo? Nel tuo partito che parla tanto di Sardegna ne dubito…..non vedo lo scandalo se tuo figlio vorrà parlare solo l’italiano. Io ad esempio quasi sempre mi esprimo in italiano. Ma lasciamo parlare anche il Sardo a chi vorrà continuare a parlarlo e vorrà insegnarlo ai suoi figli. Ed il luogo più idoneo ovviamente è la scuola.
Giorgio Giovanni Gaias
Ma certo questo si.. ma sinceramente per come la vedo io serve molto più l’inglese..
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
A scuola l’inglese oggi c’è già…
Peppe Montesu
La Sardegna non sarà mai come la Catalogna e la Scozia, perché il suo peso economico e demografico è marginale rispetto al sistema politico-economico di riferimento; in economia le percentuali di partecipazione al sistema contano e sono fondamentali. La via Irlandese si sviluppa nell’ambito di un’indipendenza decisionale che non abbiamo, per averla dovremo, come dici tu, imporre un rapporto conflittuale allo stato centrale. Chiunque voglia rappresentare questo rapporto deve eliminare dai suoi programmi divisioni di qualsiasi tipo, pena il fallimento. Credo che i Sardi siano consapevoli dei limiti e dei rischi di una cultura indipendentista sviluppata in questo modo. Avere una forte identità e cercare di affermarla non significa per niente avere bisogno d’indipendenza, piuttosto nasconde, a mio avviso, un desiderio di rivincita sulle prevaricazioni che il territorio subisce ed ha subito per opera di un potere che tende a concentrasi nei luoghi più popolosi e di maggioranze che finiscono sempre per prevaricare sulle minoranze se queste sono destinate a rimanere sempre tali o non vengono protette da adeguati contrappesi. Il riconoscimento di specialità o autonomie controllate o insularità non risolve il problema come non lo risolve l’indipendenza. Malta e Cipro dovrebbero stare meglio di noi ma cosi non è. La causa principale del mancato funzionamento dell’Autonomia va ricercata negli art. 56-57 della Costituzione che assegnano i seggi elettorali di Camera e Senato, proporzionalmente al numero degli abitanti,Se collegi diversi gravitano sulla stessa regione, finiscono sempre per unirsi a scapito di altri che non possono farlo e non hanno interesse a farlo. Finche esistono regioni troppo diverse per numero di abitanti, sarebbe opportuno che ogni Regione abbia lo stesso numero di parlamentari.
Giorgio Giovanni Gaias
Si ma il sardo a scuola a me pare una cosa assurda..
Daniele
“La via Irlandese si sviluppa nell’ambito di un’indipendenza decisionale che non abbiamo, per averla dovremo, come dici tu, imporre un rapporto conflittuale allo stato centrale.”
Vade retro “rapporto conflittuale con lo stato centrale”, molto meglio il “governo amico” e le pacche sulle spalle con tante fregature. In pratica il signor montesu ci sta dicendo che l’indipendenza non è fattibile, mentre il suo progetto di far eleggere a regioni 5-6 volte più popolose lo stesso numero di parlamentari di Sardegna o Valle d’Aosta… ma ad essere utopisti sono gli indipendentisti, vero?
Daniele
A me l’ora di religione cattolica o altre materie secondarie mi sembrano molto più assurde, pensa un po’.
Giorgio Giovanni Gaias
L’ora di religione è facoltativa..
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Per Peppe Montesu: Infatti è ciò che sto dicendo, se l’indipendentismo ma anche l’autonomismo (o lo si chiami come si preferisce) continueranno a presentarsi in questa maniera non saranno credibili come modello di governo alternativo al centralismo. Il discorso del peso economico per la Sardegna è relativo, nel senso che sta alla politica creare le condizioni per svilupparla, ma in ragione dello scarso peso politico non è possibile: E’ dunque un serpente che si morde la coda. Uno dei sistemi per spezzare questo uroboro sarebbe quello di pensare ad un Italia federale e non centralista. Nei vari sistemi federali infatti il peso demografico non è lo strumento attraverso il quale misurare la quantità o la qualità di un processo rivendicazionistico verso le istituzioni centrali perché la periferia stessa diviene parte del centro. Chiaramente esistono diversi livelli e varie forme di federalismo. Non paragonerei comunque Malta con Cipro perché Cipro ha problemi ben diversi da quelli di Malta. Però, da indipendentista che non considera oggi praticabile l’opzione indipendentista, ritengo che la riforma delle istituzioni regionali e (più in là) di quelle italiane sia l’unico percorso che tutto il Nazionalismo Sardo può intraprendere quando inizierà a capire che la stagione delle fantasie è finita. —- Sullo studio del Sardo a scuola: da un lato sono preoccupato, perché i benpensanti “sardisti” di varie sigle (anche centraliste) lo antepongono alla storia dell’isola. Quando invece sono due elementi che dovrebbero muoversi all’unisono. Dall’altro lato sono ottimista, significa che non ci sono solo partiti come La Destra i quali parlano prevalentemente di organigrammi partitici e poco della natura del territorio in cui muovono la propria politica, creando poi giovani militanti come Gaias che non si preoccupano delle migliaia di Sardi che parlano il Sardo e vorrebbero continuare a parlarlo. In Sardegna bisogna mettere ordine nel Nazionalismo Sardo: Distruggere le varie etichette, i personalismi, le dottrine inutili, le ideologie finite nel secolo scorso e tante altre porcherie…A volte i motivi sono più grossolani ed elementari di quanto si pensa. Perché sono tutti questi complessi ad aver rallentato l’affermazione di un vero progetto politico territoriale lasciando campo libero ad una politica centralista che giustica i puntuali fallimenti nel “gioco di squadra, nelle divisoni e nello scarso peso dell’isola”….
Peppe Montesu
Daniele,
sto semplicemente enunciando un mio punto di vista che ha diritto di essere espresso niente meno come il tuo, Arrivare ad una camera delle Regioni cosi composta che decide su aspetti ben precisi è dibattito attuale su cui esiste ampia convergenza quindi il progetto non è cosi utopistico come pensi tu.
Bomboi,
La federazione è sicuramente una soluzione quando si tratta di aree ampie e omogenee , le nostre Regioni non sono affatto ampie e non sono convinto sulla loro omogeneità.
Federando il parlamento, lo stato mantiene la forza dello stato centralista ed elimina le sperequazioni di tradizione Piemontese.
Daniele
Sig. Montesu,
non ho mai messo in dubbio il suo diritto ad esprimere il suo punto di vista, ho solo espresso il mio punto di vista dicendo che il suo desiderio di vedere eletti un egual numero di parlamentari sardi e siciliani, per esempio, io lo ritengo mera utopia in quanto va contro interessi forti e radicati.
L’indipendenza invece dipende dal volere dei sardi e la ritengo la cosa più logica in un’Europa dei popoli nella quale l’Italia rappresenterebbe solo un ostacolo. Lei la ritiene invece una cosa irrealizzabile ed è una sua legittima opinione.
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Per Montesu: Concordo in parte, il Senato delle Regioni sarebbe una giusta riforma istituzionale di partenza, già caldeggiata nel tempo da diverse forze politiche. Ma il federalismo nel mondo ha diverse connotazioni ed al concetto della disomogeneità territoriale è necessario appplicare anche quello culturale (che poi è il presupposto con cui nascono le “autonomie” nella Repubblica Italiana). Nel nostro caso quindi la nazionalità derivante dalla specificità culturale del nostro territorio (specificità, ma non nazionalità, che ha giusitificato l’Autonomia del ’48), sarebbe il valore aggiunto per far avanzare l’isola non solo verso maggiore equità politica ma anche per evitare un’appiattimento regionalistico di un eventuale futuro assetto federale, in cui la nostra specialità potrebbe essere commisurata a quella di altri territori della Repubblica che non hanno le nostre prerogative. E questo fu uno dei pericoli che alcuni osservatori videro nella vecchia devolution. Non basta insomma portare tutti i territori ad un livello paritario e tenere uno stato centrale forte, bisogna riconoscere il carattere plurinazionale della Repubblica. Ad esempio gli USA sono un modello federale ma prevalentemente unidirezionale sul piano nazionale. L’Italia invece è formata da entità culturali e linguistiche differenti, bisognerebbe a limite utilizzare l’espressione usata da Cossiga nella sua proposta in Senato nel 2006 che parla di “nazione nella nazione” con riferimento alla Sardegna nell’Italia.
Peppe Montesu
Sig Bomboi , nell’ambito di uno stato centale,con un parlamento federato si possono riconoscere le specialità culturali, come quella Sarda, che si vogliono. Con un parlamento del genere si hanno anche i mezzi per tutelarla.
Un’indipendenza secca farebbe esplodere il problema che gia oggi si pone tra Cagliari e il resto delle province nane.
A quel punto i Nuoresi chiederanno l’indipendenza da Cagliari ??
Daniele
MA cosa intendete per “specialità culturali”? Tali specialità non possono essere riconosciute da qualsiasi tipo di parlamento, c’è bisogno di uno federale?
Comunque, anche nell’ambito di un parlamento del genere la sproporzione rimarrebbe perché a questo punto finirebbero per prevalere gli interessi di specifiche zone geografiche tipo nord, centro e sud. La Sardegna non fa parte di nessuna di esse, è un’entità geografica a parte, quindi non vedo in che modo un tale parlamento la potrebbe tutelare maggiormente gli interessi della Sardegna.
Non si parla poi di indipendenza secca, ma si parla di introdurre l’argomento nella politica sarda visto che oggi molti tendono a considerarla come una sorta di bestemmia. L’ha fatto Lombardo in Sicilia quando, durante il braccio di ferro con lo stato, ha detto “Se questa è l’autonomia, allora è meglio l’indipendenza”.
Peppe Montesu
Daniele, mi sembra che tu hai paura del dialogo e non credi molto nella capacità dei Sardi di inserirsi in un dibattito politico con pari dignità.
Cosa significa introdurre l’argomento indipendenza : concedere a chi lo agita spazi di potere reali maggiori ?
Ho l’impressione che il tuo problema sia quello di trovare qualcuno che ti dia davvero l’indipendenza, non sapresti cosa fartene e ti mancherebbe l’unico argomento che ti permette una certa visibilità.
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Per Montesu: Non ho capito cosa intende nella sua ipotesi del Nuorese “che reclamerebbe l’indipendenza da Cagliari”, in base a che? Piuttosto, per l’isola, la soluzione infatti non è l’indipendenza secca perché per fare questa prima occorrerebbe costruirne le condizioni su base autonomistica (che non si sono ancora avviate). In Sardegna non si è ancora sicuri di quale destino avrà la lingua Sarda a scuola, figurarsi se possiamo ambire a nuovi livelli economici od altro. Il discorso è che se l’Italia diventerà un’entità federale dovrà prima di tutto esserlo su base plurinazionale, quindi come dicevo, non sarà mai un federalismo (come ad esempio) quello USA. Penso più a qualcosa di simile alla Catalogna con la Spagna, ma quì si parte da presupposti molto diversi: Con un’economia distrutta da anni di una classe dirigente incapace e ripiegata sul centralismo e con un substrato culturale Sardo eroso nel tempo dall’assenza di tutela e promozione legislativa: Che sono appunto storia e lingua Sarda nelle scuole. Questo declino è andato di pari passo alla verà unità repubblicana che, come molti storici concordano, non è nata certo nel 1861 ma nella seconda metà del ’900: Col boom economico ed i relativi media, che assieme alla scuola, hanno veicolato la lingua italiana ed alcuni costumi tipici italiani, tra cui lo sport. In un simile contesto non si poteva dunque pretendere che nascessero subito forze coese e robuste attorno ad un progetto politico territoriale. In Sardegna sarà un processo più lungo ma non ho dubbi sul fatto che negli anni si arriverà a tale risultato. Gli stessi politici Sardi (buona parte) che oggi sono membri di partiti italiani sono il prodotto di tale contesto storico, spesso addirittura ignoranti (e non solo per questioni di portafoglio ed immagine) sui fatti della loro terra: Ma perché la scuola ed i media sono stati tutt’altro che vicini alla nostra specificità. Questo processo lo devono costruire i Sardi, non aspettarselo da chi ha altri interessi. Stiamo entrando molto lentamente nell’età “della ragione” per quanto riguarda i nazionalismi risvegliati con la fine della guerra fredda. I Sardi solo oggi, stanno maturando una coscienza di sé, ma siamo ancora lontani dall’aver capito l’utilità di una forza politica territoriale. La maggiorparte dei Sardi ad esempio non capirebbe una parola di tutta la discussione avviata in questo articolo.
salvatore tedde
quotando BOMBOI ADRIANO . SA NATZIONE.EU :
1) “Gli stessi politici Sardi (buona parte) che oggi sono membri di partiti italiani sono il prodotto di tale contesto storico, spesso addirittura ignoranti (e non solo per questioni di portafoglio ed immagine) sui fatti della loro terra”;
2) ” Questo processo lo devono costruire i Sardi, non aspettarselo da chi ha altri interessi. Stiamo entrando molto lentamente nell’età “della ragione” ….”;
3) ” I Sardi solo oggi, stanno maturando una coscienza di sé”;
4) ” La maggiorparte dei Sardi ad esempio non capirebbe una parola di tutta la discussione avviata in questo articolo”;
in chiusura del suo ultimo intervento, Adriano Bombòi mette in fila 4 affermazioni che condivido in pieno (Bombò…per questa corrispondenza d’amorosi sensi… non so se ti devi preoccupare tu o io… ma, in questo caso la lotta è fra noi “indipendentisti” o presunti tali, e chi, invece, è poco propenso anche alla sola pronuncia del vocabolo);
Perchè, vedete, ancora prima di infilarsi in ragionamenti astratti su paragoni tra esperienze di popoli e contesti diversi (Irlande, Catalogne e Scozie varie…), è più facile e anche più produttivo riflettere sui semplici interrogativi che le frasi 1, 2, 3 di Bombòi da me riportate, suscitano.
Ad esempio, per restare solo sulla frase nr. 1, io sono assolutamente convinto che il tasso medio di cultura generale e, più in particolare, la conoscenza storica, sociale ed antropologica dei fatti “sardi” e quindi della società sarda passata ed attuale, sia, per la stragrande maggioranza dei nostri delegati politici, un optional!
Visto, sentito e valutato con i miei occhi e le mie orecchie, salvo le poche ma, in quanto minime, non rilevanti eccezioni.
i punti 2 e 3 poi sono strettamente connessi al nr. 1 e interconnessi fra loro;
la scarsa ed a volte inesistente conoscenza di sè, della tua storia, della terra che calpesti e dell’aria che respiri, porta ad una sorta di estraniazione dalla realtà in cui vivi; è automatico allora affidarsi o diventare facile preda di modelli culturali e di vita etero-prodotti e degli imbonitori, ciarlatani, venditori di idee che li spacciano; e, oltrettutto, è comodo e si fa minor fatica che a produrre in proprio le elaborazioni, le idee e le azioni conseguenti necessarie.
E dopo questa mia “menata”, arriva giusta giusta la frase nr. 4:
la maggioranza di coloro ai quali vorrei far arrivare le cose che sopra ho scritto… non capirebbero una “bòzziga” del tutto, mentre, son sicuro, di qualsiasi estrazione, livello culturale, sesso ed età, hanno capito perfettamente come funziona (regole, regolette, trucchi e modalità), per dirne una, la trasmissione TV dei pacchi.
stefano
Quante parole avete speso per l’indipendenza della Sardegna, ma poi indipendente da chi? forse qualcuno si sente meno italiano degli altri?
I sardi sono stati i padri di questa nostra nazione, sia quando l’italia era un piccolo regno fra sardi e piomontesi e si sono battuti contro i potentissimi imperi centro europei, sia quando gli austriaci sfondarono le linee della Brigata Palermo a Caporetto, sia nella trincea dei razzi e in quella delle frasche in Croazia.
Sardegna è sinonimo di Italia, casomai sono gli altri a dover chiedere l’indipendenza da noi.
Salutoni a tutti.
salvatore tedde
Bombò… hai visto? Equazione soddisfatta. Così si dice in algebra o no?
L’intervento di Stefano arriva a confermare l’incognita del tuo punto nr. 4…;
àsiu nd’as tue a “spendere parole per l’indipendenza della Sardegna”!!!
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Il problema del signor Stefano è che a scuola non ha mai avuto libri di storia che gli raccontassero la STORIA al posto della retorica: Chi lo sa ad esempio che una discreta parte delle foreste Sarde furono distrutte per creare le traversine con cui Torino (e quindi lo Stato Piemontese) si munì di un sistema ferroviario? Chi lo sa che i metalli delle armi con cui il Piemonte ha soffocato i residui moti Sardi di fine ’700 sono gli stessi presi dalle miniere Sarde? Di Sardegna nel vecchio Regno c’era solo il nome ed una serie di notabili locali. Per certi versi esisteva più rappresentanza durante l’era spagnola…L’uso politico della storia è certamente erroneo, come abbiamo anche scritto in un recente articolo al riguardo: http://www.sanatzione.eu/2009/12/08/storia-sarda-o-storia-nazionale-sarda/ Il problema è che non possiamo aspettarci ancora l’introduzione della storia nelle scuole da persone che non conoscono bene i fatti, ed usano quegli stessi fatti in maniera superficiale per giustificare lo status quo. Non è malafede (in alcuni può darsi), è semplice non-conoscenza del territorio in cui si vive. Il problema non lo pongo sulle loro spalle, non si può accusare qualcuno che non è informato. Casomai il problema lo pongo sulle spalle degli indipendentisti (non tutti), che avrebbero dovuto capire quanto con la loro inutile frammentazione hanno lasciato campo libero ad un sistema che perpetua questo stato di cose.
Daniele
Sig. Montesu, io non ho nessuna paura del dialogo, ma a me sembra che molte persone qua abbiano problemi con la matematica in quanto credono che il 2,6% di una popolazione possa avere lo stesso peso del 20 o del 30%. Parla di visibilità, ma non confuta minimamente ciò che ho affermato… sembra quasi che le manchino gli argomenti. Io mi baso su 60 anni di repubblica e 150 di unità d’Italia. Il mio giudizio è che sono stati fallimentari.
L’Italia è stata creata in modo violento e stupido e non è mai riuscita ad uscire dalla sua idiozia centralista che ha danneggiato soprattutto il sud.
Enzo Cumpostu, Nuoro
L’indipendenza della Sardegna è attualmente insostenibile né essa è auspicabile o augurabile e chi lo fa non ama la Sardegna ma sogna solo la tutela in primis dei propri interessi in previsione di…
Caro Antonello Podda, dubito (e fortemente) sul fatto che i sardi abbiano idee chiare e senza fumi su quelli che sono i fini e gli obiettivi da perseguire al fine di migliorare la sostenibilità e la competitività della nostra isola; mancano le condizioni economiche per l’indipendenza, i partiti indipendentisti hanno ancora oggi nubi non completamente diradate sul loro passato ed i loro legami e “contatti” sospetti che ancor oggi non sono stati completamente smentiti.
Troppo estremistici, troppo filomaghrebini, troppo antimilitaristi, troppi misteri, troppo anti-NATO, troppo tutto.
Indubiamente questo valzer di assessori, questo avvicendamento continuo e questo turn-over troppo veloce per i miei/nostri gusti id coloro che poggiano il deretano sugli scranni regionali non ispira nulla di positivo.
Bruno ci sono cose molto più importanti dei cinepanettoni e dei culi ” a panetttone” delle attrici di serie B, C, Promozione… Per esempio ieri sera ho saputo che con una comunicazione la Regione Sardegna ( il termine Autonoma mi rende sempre più nervoso…) dispone che le amministrazioni Comunali provvedano a decurtare la somma di mille Euro per ogni progetto personalizzato di asssitenza e sostegno di cui ala Legge 162/98. So per certo che Liori ha cercato di evitare la cosafacendo il possiible affinchè a questi fondi non venise tagliato nemmeno un centesimo.
Maggiori notizie nel mio blog:
Legge 162/98: la mannaia della Regione: Cappellacci e Claudia Lombardo spieghino
Riguardo all’indipendenza potremo discuterne per giorni così come su dove vogliono ndare i sardi o meglio…su dove li vorrebbero mandare….
Enzo Cumpostu, Nuoro
Scusatemi ecco il link Enzo Cumpostu blog la Legge 162 e i tagli operati dalla Regione: Cappellacci e Claudia Lombardo spieghino
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Per Enzo Cumpostu: Storia del PSD’AZ post-bellico a parte, benché non movimento politico ma presto associazione politico-culturale: Dal 2005 U.R.N. Sardinnya è il primo gruppo indipendentista della Sardegna composto anche da militari, non certo anti-NATO, autonomista, federalista e di ispirazione liberaldemocratica. E senza presunzione alcuna mi sento di affermare che l’avvento di questo gruppo nazionalista nel circuito del pianeta indipendentista ha contribuito non poco all’immagine odierna di alcuni noti signori (che si spacciano per innovatori, senza risultati politici) e che in passato si presentavano ben diversamente: E che ovviamente oggi non hanno ancora maturato piena comprensione sulla necessità di proseguire le riforme interne di partito prima ancora di pensare a quelle istituzionali….Eppure i miglioramenti, per quanto ancora impercettibili alla Pubblica Opinione, ci sono. I margini di espansione sono enormi.
Daniele
Uno può essere indipendentista o meno, caro signor Cumpostu, ma rimando al mittente il discorso sulla mancanza di amore per la Sardegna e l’assurdo discorso su chissà quali interessi, quando invece è evidente che svariati parassiti statali e regionali hanno tutto l’interesse a tenere i propri corregionali sotto il giogo statale che li nutre per non fare una beneamata mazza. E anche quando si impegnano spesso il loro lavoro è inutile in quanto ci sono mezzi molto più snelli e razionali per far funzionare la macchina statale.
stefano
Cari signori, mi ritengo un ignorante cronico, uno che l’obbiettivo lo deve vedere di fronte a se in maniera chiara e semplice, (comunque nella copertina dei miei libri c’era proprio scritto storia, non retorica).
Non penso possa cambiare nulla per un Sardo sapere che la spada con cui è trafitto sia costruita in Sardegna o meno.
Purtroppo continuo a ritenere che un indipendenza dall’Italia comporti solo una maggiore dipendenza dall Europa, gira e gira siamo punto e accapo.
Io penso che nessun Sardo tema il confronto con i continentali, in nessun campo, non è necessario separarsi per distinguersi.
Detto questo, tutelare in identita che in qualche modo ci diversifica e importante, ma lo si può fare senza esagerare.
Contiamo molto in Italia, piu di quanto possiate pensare, ex presidenti, grandi giornalisti, grandi politici.
infine quando sfilano i nostri militari davanti alla nazione, sono vestiti come tutti, eppure si distinguoni più degli altri, unici nel loro canto.
E pensare che siamo quanto un quartiere di Roma o di Napoli.
In un certo senso siamo i padri della patria.
La storia dalla Sardegna poi e talmente lunga che mentre qui fiorivano civiltà come la Nuragica, si forgiavano bronzetti e navicelli in bronzo, nel resto di Italia gli Australopitechi cominciavano a scendere dagli alberi.
Anche se siamo in Italia, anche se Italiani, il nostro cuore batte in sardo.
Ripeto, se qualche regione di Italia vuole l’indipendenza vedremo se concederla o meno, ma chissà se la Brigata Sassari e daccordo.
ciao a tutti.
Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU
Punti di vista sig. Stefano, la storia è composta da tante storie…anche gli Algerini erano Francesi ed anche gli Irlandesi erano parte del Regno Unito….ma il loro cuore non ha tenuto il piede in due staffe…Poi per carità…ognuno ha il diritto di professare ciò che crede ed anche in altre realtà qualcuno non ha cambiato opinione. Però non solo la storia ma persino la psicologia ci spiega che l’uomo è il prodotto del sistema in cui vive…continuerò dunque a credere che nel momento in cui storia e la cultura Sarda saranno divulgate SERIAMENTE e non facoltativamente “dall’accademia del fagiolo”, le cose potrebbero gradualmente cambiare. Sulla Brigata Sassari ricordo che il suo primo nucleo diede vita allo storico Partito Sardo d’Azione e tutt’oggi, anche in altri corpi militari dello Stato (tra cui membri del nostro gruppo), non tutti i Sardi sono uguali a tutti gli altri militari: considerano la loro professione un semplice e dignitoso lavoro e danno poca corda alla retorica “patriottica italiana” dell’alzabandiera mattutino…altri insensibili alla Sardegna invece sbagliano e preferiscono dimenticare lo schifo della lontananza da casa rifugiandosi nell’alcool….Certe caserme purtroppo, dietro tutte le spocchie tirate a lucido, sono dei disorganizzati ospizi -gestiti, tra l’altro- da panzuti faccendieri…li voglio proprio vedere a mettersi contro i Sardi. Mio nonno invece fece la campagna d’Africa, doveva mangiare…altro che “impero italiano” per quel tappo di Vittorio Emanuele III….Le istituzioni non avranno di che offendersi…non è mica colpa dei nostri Sardi se l’Italia è una nazione sorta sulle spalle di altre. Se oggi chiediamo ad uno scozzese la sua provenienza lui non dirà che è inglese, ma scozzese….quando i Sardi svilupperanno lo stesso input lo dovremo alla scuola e non al populismo centralista. In sintesi sono per buona parte d’accordo con lei, che Repubblica peggiore sarebbe stata quella italiana senza i Sardi in tutti i settori strategici dello Stato? L’Italia insomma dovrebbe ricordarsi dei Sardi non solo quando suonano la trombetta il 2 giugno a Roma ma anche quando non parte lo sviluppo e le infrastrutture promesse. In una democrazia non ci sono i soggetti passivi da un lato e gli attivi dall’altro, ci dovrebbe essere mutua collaborazione. Ma forse l’Italia non è ancora una democrazia matura. Buon 2010!
Marcello Desole
Buongiorno e buon 2010 ai lettori e agli amici indipendentisti e no. Vorrei che il sig. Cumpostu – che ammette di essere un dipendente statale italiano e ha tutti i diritti di doversi sentire tutelato in un percorso di costruzione di sovranità reale della nostra terra, ma anche i doveri di essere lucido, aperto e democratico nei confronti di tutti gli altri sardi, essendo disponibile ad accettare le loro scelte – spieghi, secondo lui, quali sono i settori economici in Sardegna che aspettano di potersi fregare le mani.. come farebbe intuire un una sua infelice dichiarazione.
Io le utilità che trovo maggiori in termini socio/economici/politici sono:
- avere una classe dirigente sarda in tutti i settori, oltre che quello politico, anche quello formativo e amministrativo, selezionata realmente dai sardi e alla quale poter tirare la giacchetta quando non funziona; voi della destra-destra e portatori sani di meritocrazia (ma solo a vostro dire) non vi sentite incoerenti e truffaldini quando parlate di questi argomenti e tifate per un governo amico che ha costruito in complicità con la sua controparte (nella spartizione) una legge per far nominare gli eletti dalle segreterie romane privando i cittadini delle basi delle democrazia?
- avere un’autonomia impositiva capace di attirare aziende innovative ma sopratutto formarle con le intellighenzie sarde e grazie agli incentivi fiscali, e con queste attività produttive poter creare un nuovo modello di sviluppo autoctono, condiviso, integrato e solidale, che non significa parassitario ma capace di stimolare / incentivare / valorizzare i mercati interni in tutti i settori strategici, dal turismo all’ambiente, all’energia rinnovabile diffusa, all’agricoltura di qualità, ai servizi avanzati, alla cultura, etc..
Insomma tra poca coerenza e gelosia per pochi scranni la sovranità vince sempre e nessuno dei presenti filo-statali/sti fornisce serie motivazioni perchè la Sardegna non debba autogovernarsi da sola. Anche il discorso di contropartita con l’Europa non regge perchè per adesso abbiamo un (misero, in termini di numero) rappresentante, per giunta regalato da un partito italiano, mentre potremmo averne di diritto una mezza dozzina e più scelti da noi con criteri di competenza e serietà, capacità. La voce dei sardi e la loro capacità di automigliorarsi non sembra essere presente nel bagaglio culturale della destra-destra (italiana) e se questi sono gli argomenti non mi preoccupo: sarà facile sconfiggervi coinvolgendo i sardi liberi e onesti.
Daniele
Buon anno a tutti.