Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

In teoria, la Sardegna avrebbe tutto per essere come la Catalogna, la Scozia o l’Irlanda. Un forte senso dell’autonomia, una ricchezza del paesaggio invidiabile, una prospettiva di sviluppo interessante, in linea con le nuove tendenze dell’economia.

Sempre in teoria, i partiti votati all’indipendenza dovrebbero avere una grossa capacità di raccogliere voti e di imporre un’agenda politica fatta di rapporti conflittuali con lo stato nazionale.

Così non è. Forse perché i sardi non hanno maturato una sufficiente cultura dell’ autonomia, se non come orgogliosa affermazione della propria insularità sempre e ovunque (quelle bandiere dei quattro mori che sventolano in ogni concerto…), ma tutto sommato fine a se stessa. In sostanza ci siamo impigliati in una discussione che parte dall’identità sarda (chi siamo noi, dove andiamo?) tout-court, per confondersi tra desiderio di maggiore autonomia e di indipendenza.

Alcuni commentatori di questo blog sono intervenuti dicendo che la via è quella dell’indipendenza. Come si direbbe oggi, con un linguaggio piuttosto povero: senza se e senza ma.

Personalmente non mi sento un indipendentista, nel senso che sono prima di tutto uno concreto, realista, con i piedi per terra. E finchè non imporremo al mondo un modello di sviluppo funzionante e da copiare, con una cultura contemporanea e aperta, ogni discorso sarà difficile.
Direte voi: bella storia, senza sogni non si cambia il mondo.

Il fatto è che i sardi, almeno credo, non abbiano molto tempo da perdere – con una crisi incalzante – con questi discorsi. Vogliono sapere da chi li governa (e non solo la politica, direi, ma anche il sindacato, le imprese, il sistema della comunicazione e delle associazioni) come costruire un modello Sardegna. Capisco anche l’obiezione indipendentista: senza sovranità avremmo imposte tutte le scelte dallo stato nazionale.

E’un cane che si morde la coda. Faccio un’altra domanda. A che punto è il discorso sull’indipendenza dei popoli europei? Mi pare ad un punto morto. In Catalogna, infatti, i movimenti indipendentisti hanno promosso un referendum con il quale si chiedeva ai cittadini se fossero favorevoli a staccarsi dalla Spagna, con la creazione di uno stato sovrano integrato nella Ue.

La risposta, qui sta forse la sorpresa, è stata nella non partecipazione al voto:circa il 28% degli aventi diritto. Certo: era un referendum senza valore, con la ovvia vittoria del sì, ma i catalani probabilmente si sentono autonomisti, hanno una economia forte, producono da soli il 25% del pil spagnolo, ma non hanno voglia di staccarsi dalla Spagna per un’avventura dai mille dubbi.
Morale della favola: la strada è l’autonomia, sono le quote di potere complessivo che dall’Italia (o dalla Spagna, in questo caso) ritornano nell’Isola.

Ora mi domando: se Irs – movimento politico che ha tutta la mia stima – o lo stesso Partito Sardo promuovessero un referendum di quel tipo, come si pronuncerebbe la società sarda?
Che cosa direbbero i nostri rettori, i professori universitari, il mondo dell’economia, i semplici cittadini? La mia idea è che sarebbero poche le persone che si recherebbero alle urne. Tutto sommato siamo più conservatori di quello che pensiamo.