CELLI SNOBBEGGIA MA L’ITALIA E’INGESSATA

L'uscita polemica di Celli è fastidiosa ma non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità
Forse con un briciolo di artificio polemico il direttore generale della Luiss Pierluigi Celli scrive una lettera aperta al figlio nella quale gli consiglia di andarsene via dall’Italia. Il Belpaese, osserva il manager, non offre alcun futuro ai giovani.
Molte polemiche: chi a favore e chi, soprattutto, contro.
La prima reazione:fastidio. Come si permette un uomo che ha sempre lavorato ai massimi livelli, che non si è mai fatto da parte, che ha sempre fatto il manager di successo sostanzialmente legato alla sinistra politica, a impartirci una lezione così snob? In più il destinatario della missiva non avrà alcun problema a trovarsi un posto di lavoro ben remunerato in una grande organizzazione estera.
Dunque, sì: la lettera colpisce. Ma al contrario. Ti fa venire voglia di restare in Italia e di combattere -come si diceva una volta- il sistema.
Lasciamo stare ciò che dice Daniela Santanchè: vattene via tu!, con quel corollario politicamente scorretto ma ovvio. A partire da lei:sarebbe interessante avere in tv opinionisti seri e giovani, oltre che freschi, piuttosto di chi bivacca nei salotti televisivi.
Il tema vero è la società bloccata. L’assenza totale di meritocrazia, il trucco nei concorsi, la selezione fatta dagli amici degli amici. Questo è il grande dramma italiano e non importa che Celli lo distrugga dopo averlo magari alimentato. E’ comunque vero che combattere da soli non è facile: succede in tutti i campi della vita. Nell’economia, nell’università, nella politica.
Basta vedere come vengono fatte certe nomine: dai ministri agli assessori regionali, compresi i gabinetti che rappresentano un potere reale e operativo. A scorrere gli elenchi c’è da inorridire: poi ci lamentiamo della scarsa qualità nella gestione della cosa pubblica.
Morale: Celli snobeggia, l’economista liberal-riformista Tito Boeri lo sfida sul versante delle riforme da fare per aiutare i giovani, l’Italia appare ingessata. Dobbiamo cambiarla.
Comments
Bobbore
Eggià, sarà un casino la vita del figlio di Celli. Poverino, immagino che dopo la laurea dovrà lavorare in una pizzeria dei docks di Londra per pagarsi il master a Oxford.
Sono daccordo con te Bruno, la sua lettera da più fastidio che altro. Poteva chiuderla ricordando al figlio che non ci sono più le mezze stagione, ma lui non può farci niente, e consigliargli di trasferirisi su Marte.
Bruno
>bob, però quello che dice è la realtà. solo che detta da lui infastidisce: ha ruolo, responsabilità. credimi: molto più di un semplice parlamentare. resta il dato: italia immobile, ascensore sociale bloccato, con la destra, la sinistra e il centro. un saluto. br
salvatore
e bravo celli. si è abboffato di soldi e incarichi grazie allo stato italiano. adesso si vede che non è riuscito grazie alle sue entrature a sistemare il pupetto (magari alla rai o in parlamento o in qualche altro ente inutile) e quindi si è un pò incavolato e si è sfogato:
MA COME..IL MIO FIGLIOLETTO SENZA INCARICHI DI LIVELLO ?! EPPURE è MIO FIGLIO !
caro celli non voglio mandarti a quel paese ma sappi che il sottoscritto ,come migliaia di persone come me ,hanno passato la vita su un treno di seconda classe per fare su e giù per l’italia per lavorare senza rompere le balle a nessuno perchè non ci avevano dato la pappa pronta. vergognati celli.
Bobbore
Che tutto quello che dice Celli sia vero lo so bene perchè lo vivo sulla mia pelle. Io non sopporto le paternali dai salotti radical chic. Ma chi è Celli per venirmi a raccontare quello che io vivo e combatto tutti i giorni, non avendo mai pensato di espatriare e non avendo il culo sempre parato come suo figlio? Io non dico che i ricchi non possano dire la loro sull’italica decadenza. E’ il tono paternalistico che a me mi sfianca, perchè lui e suo figlio non hanno la minima idea di che cosa voglia dire stare quaggiù. E Celli piuttosto che consigliare a suo figlio di andarsene all’estero dovrebbe ammettere le colpe sue e della sua generazione, e invitare suo figlio a buttarsi nella mischia a testa bassa e iniziare a ricostruire questo paese da zero, perchè zero è quello che la Celli generation ci ha lasciato. La volontà politica di mettere in sicurezza i concorsi nel pubblico in Italia non c’è mai stata, dov’era Celli, che faceva per cambiare le cose? Ha fatto qualcosa? E chi lo sa…io sono andato a cercare chi era questo signor Celli su google, chi lo conosce. E se non si è mai messo in sicurezza l’accesso ai posti pubblici, dai ministri agli usceri comunali, come si può pretendere che addirittura sia il privato (che ne ha anche tutto il diritto) ad accollarsi di scegliere il migliore fra i suoi aspiranti collaboratori, anzichè il migliore fra i suoi aspiranti collaboratori figlio di amici. E’ questo il paradosso. Se in Italia non c’è volontà politica non si cambia il nepotismo (che è italico carattere culturale). Tolto questo, si è fatto il primo indispensabile passo per sbloccarci e riprendere quel tocco dinamico che il mondo ci ha sempre invidiato, e che faceva si che bene o male ci si perdonasse sempre la nostra napoletaneria (senza offesa per i lettori partenopei).