Entries from: dicembre 2009

«E’ vero, il governo può darci di più»

Conferenza stampa di fine anno di Ugo Cappellacci. La crisi viene da lontano, ha detto il presidente della regione sarda

Conferenza stampa di fine anno di Ugo Cappellacci. "La crisi viene da lontano", ha detto il presidente della regione sarda

CAGLIARI ( Filippo Peretti per la Nuova Sardegna ).Ugo Cappellacci ha fatto una premessa: «E’ ingiusto assegnare le responsabilità della crisi a questa giunta, la crisi viene da lontano. Non ci interessa cercare le responsabilità antiche, siamo impegnati a contrastare le emergenze, governare la fase di transizione e preparare le condizioni per intercettare la ripresa e avviare un nuovo modello di sviluppo». Così il presidente della Regione ha sintetizzato ai giornalisti il bilancio dei nove mesi e mezzo di governo. Rispondendo a una domanda sulle mancate risposte e gli «scippi» del governo Berlusconi, Cappellacci ha riconosciuto che «il governo, è vero, poteva e può fare di più, e siamo pronti a impegnarci a prescindere dal colore politico». Ma ha smentito che il trasferimento del G8 sia stato un danno: «Non avrebbe portato vantaggi, abbiamo avuto ugualmente le contropartite che sono le infrastrutture a La Maddalena. E per la Sassari-Olbia, prima finanziata solo con fondi regionali, abbiamo avuto 162 milioni, ed è l’inizio, ma di fondi statali». E quando arriveranno alla Sardegna tutti i fondi Fas, invece già concessi alla Sicilia? «La Sicilia – ha risposto – ha avuto la delibera ma non i fondi, perché sono bloccati per tutti a causa della crisi finanziaria. Non siamo stati avvantaggiati, ma neanche discriminati».

Cappellacci ha innanzitutto ricordato le basi di partenza, segnate da una «doppia crisi» legata, da un lato alla congiuntura internazionale e, dall’altro, agli effetti sul sistema produttivo sardo della mancata soluzione di molti nodi dello sviluppo («scelte sbagliate o inefficaci negli ultimi trent’anni, risposte mancate anche nella passata legislatura») che hanno lasciato un’«eredità pesantissima».

Il presidente ha ha tracciato le linee di un programma che si è concretizzato in una serie di interventi significativi con l’approvazione, nel 2009, di due Finanziarie e del Piano regionale di sviluppo, più la legge sul Piano Casa («i cittadini devono sapere che è in vigore e le modifiche all’attenzione del Consiglio riguardano essenzialmente formalità interpretative»). Ha citato «la creazione di un fondo di garanzia a favore del sistema delle piccole e medie imprese che è stato ora portato a 230 milioni di euro, una cifra superiore a quella delle altre Regioni messe insieme». Movimentare circa 2,3 miliardi di euro. E’ in arrivo il progetto Sardegna digitale che sarà firmato col governo all’inizio del 2010 e che assegna all’isola il ruolo di Regione-pilota, un centro di eccellenza a livello europeo nel campo dell’innovazione tecnologica: una copertura totale del territorio. per l’uso della banda larga a 20 Mbit. In questo piano «si inserisce la vera rivoluzione della scuola sarda con il Progetto Lavagna interattiva multimediale (Lim) che prevede la fornitura di questi strumenti a 3.786 classi della scuola primaria, 2.308 delle medie e 3.858 della superiori; inoltre, 200 mila studenti avranno in dotazione dei netbook e oltre 22 mila docenti parteciperanno a corsi di formazione insieme a 500 dirigenti scolastici.

Cinepanettone:la prosecuzione della lotta tra Fini e Berlusconi con altri mezzi

Christian De Sica

Cinepanettoni: la prosecuzione della lotta tra Fini e Berlusconi con altri mezzi. Come è noto Fare futuro attacca Bondi per i finanziamenti all’ ultimo successo in sala del film di De Sica. Libero e il Giornale ovviamente a difendere il cinema italiano di serie b, così popolare e anti-snob. Sono intervenuti tutti su tutti i giornali con precisazioni varie. Perdonatemi: il canovaccio ormai è straconosciuto. Fare futuro in difesa dell’italian-chic,i giornali di destra a difendere il fortino del politicamente scorretto.Vi abbiamo sgamati. Il paradosso è che la spalla di De Sica è quel Massimo Ghini, veltroniano attore romano, che con il cinepanettone mette a sicuro il proprio futuro. Come la penso? Come Sgarbi, ieri sul Giornale: siamo consumatori di cose diverse, alte e basse, pregiate e da spazzatura. Questa è la cultura contemporanea. L’unica cosa: è giusto dare i soldi al film natalizio che comunque -per la trama,per la leggerezza – avrà sempre grandi incassi? Ribatte De Sica: hanno finanziato film con incassi penosi. E’vero: bisogna superare una certa soglia di biglietti staccati, ma non può essere l’unico criterio.

Come sta il cinema italiano? Ho visto Il Divo di Sorrentino sulla vita di Andreotti: splendida fotografia, ma mi è parso, ad un certo punto, un fumettone. Concordavano con me i miei amici si sinistra, accasciati sul divano il giorno di Santo Stefano. Se il cinepanettone è l’italiano medio, l’altro cinema ( tutto sommato anche Caos calmo) è il ritratto di un’Italia che forse neanche esiste.

UPDATE. Intanto a Teheran si combatte per la libertà. Internet prezioso alleato. Non ha funzionato la “mano tesa” di Obama.


Sardegna: la realtà costa meno dei sogni

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

In teoria, la Sardegna avrebbe tutto per essere come la Catalogna, la Scozia o l’Irlanda. Un forte senso dell’autonomia, una ricchezza del paesaggio invidiabile, una prospettiva di sviluppo interessante, in linea con le nuove tendenze dell’economia.

Sempre in teoria, i partiti votati all’indipendenza dovrebbero avere una grossa capacità di raccogliere voti e di imporre un’agenda politica fatta di rapporti conflittuali con lo stato nazionale.

Così non è. Forse perché i sardi non hanno maturato una sufficiente cultura dell’ autonomia, se non come orgogliosa affermazione della propria insularità sempre e ovunque (quelle bandiere dei quattro mori che sventolano in ogni concerto…), ma tutto sommato fine a se stessa. In sostanza ci siamo impigliati in una discussione che parte dall’identità sarda (chi siamo noi, dove andiamo?) tout-court, per confondersi tra desiderio di maggiore autonomia e di indipendenza.

Alcuni commentatori di questo blog sono intervenuti dicendo che la via è quella dell’indipendenza. Come si direbbe oggi, con un linguaggio piuttosto povero: senza se e senza ma.

Personalmente non mi sento un indipendentista, nel senso che sono prima di tutto uno concreto, realista, con i piedi per terra. E finchè non imporremo al mondo un modello di sviluppo funzionante e da copiare, con una cultura contemporanea e aperta, ogni discorso sarà difficile.
Direte voi: bella storia, senza sogni non si cambia il mondo.

Il fatto è che i sardi, almeno credo, non abbiano molto tempo da perdere – con una crisi incalzante – con questi discorsi. Vogliono sapere da chi li governa (e non solo la politica, direi, ma anche il sindacato, le imprese, il sistema della comunicazione e delle associazioni) come costruire un modello Sardegna. Capisco anche l’obiezione indipendentista: senza sovranità avremmo imposte tutte le scelte dallo stato nazionale.

E’un cane che si morde la coda. Faccio un’altra domanda. A che punto è il discorso sull’indipendenza dei popoli europei? Mi pare ad un punto morto. In Catalogna, infatti, i movimenti indipendentisti hanno promosso un referendum con il quale si chiedeva ai cittadini se fossero favorevoli a staccarsi dalla Spagna, con la creazione di uno stato sovrano integrato nella Ue.

La risposta, qui sta forse la sorpresa, è stata nella non partecipazione al voto:circa il 28% degli aventi diritto. Certo: era un referendum senza valore, con la ovvia vittoria del sì, ma i catalani probabilmente si sentono autonomisti, hanno una economia forte, producono da soli il 25% del pil spagnolo, ma non hanno voglia di staccarsi dalla Spagna per un’avventura dai mille dubbi.
Morale della favola: la strada è l’autonomia, sono le quote di potere complessivo che dall’Italia (o dalla Spagna, in questo caso) ritornano nell’Isola.

Ora mi domando: se Irs – movimento politico che ha tutta la mia stima – o lo stesso Partito Sardo promuovessero un referendum di quel tipo, come si pronuncerebbe la società sarda?
Che cosa direbbero i nostri rettori, i professori universitari, il mondo dell’economia, i semplici cittadini? La mia idea è che sarebbero poche le persone che si recherebbero alle urne. Tutto sommato siamo più conservatori di quello che pensiamo.

ANTICONFORMISMI

1)Roberto Saviano, autore del celebre Gomorra, in un’intervista a Pietrangelo Buttafuoco su Panorama ha dichiarato di apprezzare molto l’ attività di Roberto Maroni contro la Mafia. Parlano i risultati, le numerose catture di boss di primo livello e i beni sequestrati alle cosche. Eppure la Lega giudica non sempre con simpatia lo scrittore napoletano, attualmente sotto scorta per le minacce della camorra.

2)Gianfranco Fini si è regalato il cronografo della X Mas, il corpo d’elite della Repubblica sociale. E meno male che il presidente della Camera era rosso… Anche se la carta di Verona era piuttosto rossa… Ma, come si diece, questa è un’altra storia

3)Giovanni Sartori ha scritto il 20 sul Corriere della Sera che un milione e mezzo di immigrati di fede islamica non sono integrabili nella nostra Italia. Sartori,normalmente antiberlusconiano, parla come un leghista delle valli.

Una legge salva-librai

I libri non sono fustini di detersivo: svenderli a prezzi da grossista nei megamarket non danneggia solo i librai, ma tutto il tessuto culturale di un Paese. È la premessa della proposta di legge che sta prendendo forma per sostenere le librerie indipendenti italiane, sull’esempio di quanto già fatto nella Francia di Jack Lang quasi trent’anni fa e in seguito in Spagna.

Una legge per salvare le librerie

Una legge per salvare le librerie

L’iniziativa è sarda e bipartisan, visto che la proposta è firmata dai deputati Bruno Murgia (nuorese, Pdl versante destra sociale) e Caterina Pes (oristanese, Pd di ascendenza Progetto Sardegna). L’idea è semplice: congeliamo i prezzi dei libri e riduciamo al minimo la possibilità di praticare sconti e ribassi. Il motivo è altrettanto evidente: le librerie di catena (Mondadori e Feltrinelli, giusto per fare due grandi esempi) possono vendere i libri a prezzi notevolmente ribassati rispetto alle librerie indipendenti (cioè quelle classiche, gestite da un singolo o comunque non da una grande azienda). Alla imbattibile concorrenza delle librerie di catena va aggiunta quella dei market: chi di noi facendo la spesa non si è imbattuto nel blu-Sellerio dell’ultimo Camilleri e nei titoli severi di Gianantonio Stella?

Aggiungiamo le superofferte che corrono in rete: i bookshop di internet sono fornitissimi e offrono i testi a prezzi molto competitivi. Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori, su 100 euro spesi in testi solo 75 vanno ai librai tradizionali, mentre 18 vanno agli ipermercati e 4 finiscono ai negozi digitali come maremagnum.com o ibs.it

È evidente che il “vecchio” venditore è condannato in partenza: non potrà mai vendere i libri pubblicati dalla casa editrice “Ypsilon” allo stesso prezzo delle librerie “Ypsilon”. Né potrà fare le economie di scala di un megamercato che vende sugli stessi scaffali la pasta e “La casta”.
Certo, a differenza di altri operatori il libraio classico sa dare sempre o quasi un consiglio, conosce i clienti che serve e i libri che vende, organizza incontri, reading, presentazioni e in alcuni casi addirittura festival. E soprattutto con i suoi scaffali presidia un quartiere, un rione o una borgata che altrimenti non avrebbero lampadine culturali che brillano nella nebbia. Non solo, ma l’operatore indipendente dà spazio anche alla piccola e alla piccolissima editoria, marchi irrilevanti a livello nazionale che però sul territorio hanno una funzione significativa. Per capirci: quanta della vivace e celebratissima nuova narrativa sarda esisterebbe se le librerie fossero tutte in mano ai soliti tre o quattro editori nazionali, che per fare business puntano sul bestseller di Vespa e non certo sul giovane romanziere esordiente, più o meno “etnico”, più o meno criptico?

Per dirla con Murgia e Pes, in Italia «la grande e grandissima distribuzione sta operando una concorrenza alle librerie con sconti e supersconti (il 20 per cento normalmente sul prezzo di copertina, talora anche il 30 per cento). Le leggi sul prezzo fisso del libro favoriscono invece il pluralismo delle imprese editoriali, tutelando anche quelle minori e minime, le più impegnate spesso nella ricerca di nuovi autori e nella riscoperta di opere dimenticate, mantenendo quelle stesse imprese indipendenti le une dalle altre, libere comunque da catene editoriali. Favoriscono, inoltre, il mantenimento di quella distribuzione tutta speciale costituita dalle librerie, essenziali sia per gli editori meno potenti che per gli acquirenti, i quali trovano in esse un servizio insostituibile, un luogo tradizionale di incontro e di scambio culturale, tanto più importante per i quartieri delle grandi città e per i centri di provincia».

Ecco perché i due parlamentari propongono per i libri un prezzo di vendita bloccato o al massimo oscillante tra il 100 e il 95 per cento, con poche e mirate eccezioni per i testi venduti nelle fiere e nelle Giornate del libro, per i testi usati e per quelli di interesse bibliofilo.
Misure che non possono che piacere – e molto – ai librai indipendenti. Lo conferma la terza voce sarda di questa vicenda: quella di Aldo Addis, libraio sassarese (“Koinè”) e vicepresidente nazionale dell’Associazione Librai Italiani, che sottoscrive in pieno l’iniziativa dei due deputati. Con un suggerimento: mentre si cerca di addensare consensi attorno alla proposta Murgia-Pes, perché non modificare – come già voleva Franco Levi nella passata legislatura – l’articolo 11 della legge sull’editoria, che regola il prezzo dei libri?

«Già questa modifica – ribadisce Addis – metterebbe fine ad una stortura tutta italiana: da noi il prezzo dei libri è fissato dall’editore, ma lo stesso editore può venderli con sconti tutti diversi, consentendo alla grande distribuzione e alle catene editoriali di librerie di praticare condizioni e sconti che gli indipendenti non sono in grado di applicare. Questa mancanza di regole ha causato uno spostamento di fatturati dalle librerie tradizionali ai grandi magazzini e soprattutto alle catene editoriali, arricchendo dunque pochi gruppi e portando alla chiusura tantissime piccole e medie librerie, impoverendo tante realtà di provincia e di periferia, perché è venuto a mancare quel servizio che solo il libraio è in grado di fornire. La trasformazione del libro in oggetto di consumo, che per qualche dirigente editoriale sembrava essere un modo per moltiplicare le vendite, si è rivelato un boomerang clamoroso: per garantire gli altissimi sconti ai grandi gruppi si è aumentato il prezzo medio dei libri, vanificando quindi quei vantaggi per i lettori, considerati consumatori stupidi da imbrogliare con campagne promozionali fasulle». (di Celestino Tabasso, Unione Sarda)

UPDATE. Qui il mio intervento sulla lettera dei rettori ai parlamentari sardi.

Quattro giorni a Natale

Ma voi li leggete i giornali italiani? ne avete voglia ? Io no. Accidenti. Un piccolissimo dramma per me. Ero un drogato di carta stampata: oggi non più. Mi è passata la voglia.Li giudico noiosi, ripetitivi, inutili. Basta internet: trovi tutto ciò che cerchi. In più stavo facendo la collezione dei film italiani con l’Espresso ma mi toccava comprare anche il settimanale e provare pure a leggerlo. Ma è talmente, ossessivamente, ridicolmente antiberlusconiano che vai direttamente agli articoli sui consigli per i regali di Natale.

Oddio, anche Feltri non molla. Manco adesso, che dovremmo essere più buoni… e quindi di leggere il Giornale se ne parla all’anno prossimo. Oggi, per esempio, tutti a scrivere delle parole di Casini pronunciate ieri in un’assemblea di partito. Vabbè, il solito attacco a Berlusconi per scaldare la platea e poi la coraggiosissima scelta di fare alleanze regionali dove conviene di più.

Sbircio il sito del Secolo d’Italia – qui in Sardegna il quotidiano di Flavia Perina non arriva – e mi convinco che sono loro i veri interpreti del finismo, non certi altri. (Vabbè, cose interne, le capiamo solo noi). Trovo nel Secolo, più che da altre parti,una leggerezza profonda, un approfondimento che non è mai cerebrale ma di spessore.

E’ anche vero che con le ultime vicende, gli ultimi scontri, non sapevi bene dove nasconderti. Di chi sei amico? Quante volte me lo hanno chiesto? Rispondo: sono amico di Alemanno. ma Fini è il nostro leader da una vita. E Berlusconi? Il Berlusconi gladiatorio insanguinato sul predellino a chi lo lasci? Non l’abbiamo ammirato? Non era un vero leader?

Immaginate la novità del dibattio interno in casa Bersani (in D’Alema): inciuciare con Berlusconi o no? Parlare con il premier incerottato e ammaccato o stare sulla linea della guerra, chè Scalfari ha già lanciato l’anatema! Cacchio, ma siete ancora lì, compagni della sinistra ? Ancora a farvi queste pippe? Dai che è Natale e tutti siamo più buoni…

Lungo la strada incontri sempre i vecchi e veri amici

La Destra di Antonio Piu ha organizzato l incontro con Francesco Storace a Nuoro.

La Destra di Antonio Piu ha organizzato l' incontro con Francesco Storace a Nuoro

Le strade si sono divise…Chissà. Resta sempre un grande amico con il quale ho un vero debito di riconoscenza e un insuperabile oratore.

La rete di sinistra? Una barzelletta niente male

Mario Adinolfi ci sa fare, col suo blog intendo. E’ provocatorio, intelligente, coraggioso, un personaggio che merita insomma di avere lo spazio che da anni va giustamente cercando, a livello politico. E’ tutto questo e anche di più magari, ma quando scrive che la rete è di sinistra prende una di quelle cantonate così colossali che è inutile rimarcarle, in lui sono fondata convinzione (scrisse pure che bloggare è di sinistra, forse non voleva scrivere che facebookare è de sinistra).

L’idea che ciò che è di sinistra è democratico e ciò che è di destra è autoritario è un’idea retrograda, figlia di una cultura ideologica, che è proprio fuori dal mondo. Ci sono diversi fatti che fanno saltare questa misera impostazione ideologica e non sarebbe nemmeno il caso di scomodarli, se non fosse che Mario Adinolfi, in tono come sempre apodittico, ci da la sua spiegazione del perchè la rete è di sinistra:

Gli stati totalitari non sono di sinistra o di destra – sono totalitari e basta – sinistra è uguaglianza e uguaglianza è democrazia e democrazia è libertà – internet è uguaglianza che si fa libertà

Messa così sembra una raccolta delle massime del Grande Fratello di 1984, un romanzo anti-totalitario scritto da un uomo di sinistra. Tra tutte le cose che non doveva scrivere è che UGUAGLIANZA è uguale a DEMOCRAZIA. La democrazia in realtà è semplicemente la libertà di essere come si vuole e di poter sviluppare questa diversità come si vuole, senza che nessuno arrivi a dirci che dobbiamo essere UGUALI a qualcun altro. Perchè a forza di pigiare sull’uguaglianza si arriva definitivamente allo stato totalitario, che esprime una totalità e non l’insieme degli individui.

Temo che sia inutile esprimere altri giudizi, perchè chi scrive queste cose con quel tono, evidentemente ha una chiusura mentale irriducibile, che nemmeno la rete – così aperta – riesce a schiudere. Il tentativo ridicolo di applicare categorie antiche a sistemi di comunicazione moderni è poi aberrante. Pensate se Henry Ford – l’ideatore della catena di montaggio e della produzione in serie di un prodotto elitario, nonché antisemita – se ne fosse uscito con una frase del tipo: “le automobili sono futuriste, i conservatori continuino con le diligenze!” L’avrebbero scambiato per un pazzo o per uno fuori dal mondo.

Il fatto comico è che Mario Adinolfi non riesce a cogliere la contraddizione insita nella sua spiegazione: gli stati totalitari non sono di destra e di sinistra. Appunto: come non lo sono il contrario degli stati totalitari, cioè le società aperte e democratiche. A meno di non considerare che gli stati di sinistra sono sempre democratici e quelli di destra sempre autoritari. In questo caso si sarebbe contraddetto una decina di volte in 3 righe.

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FACEBOOK E SCHIFANI
Ho massimo rispetto della seconda carica dello Stato, ma la sua affermazione che accomuna Facebook ai gruppi terroristici degli anni ’70, mi pare quantomeno singolare.

Uso internet tutti i giorni e nella rete ci sono i cretini, i millantatori e i violenti. Tuttavia ci sono leggi che già ne regolano il funzionamento come per gli altri mezzi di comunicazione, non serve una legislazione speciale. La rete è uno strumento di comunicazione moderno e aperto, che va semplicemente affrontato senza paura. Altrimenti si rischia l’estinzione del proprio messaggio politico.

Il presidente Schifani apra un profilo personale su Facebook  così avvicinerà ancora di più le istituzioni alla gente e noterà che non c’è tutto questo male nei social network.

UPDATE.Maninchedda risponde a Marcello F sul suo blog.Tra i commenti anche quello del mio pugnace amico Peppe Montesu. Dite la verità: è quasi più divertente stare sui blog che leggere i giornali !

Burp

Stamattina la dottoressa che mi ha fatto l’iniezione di antibiotico aveva sul tavolino Repubblica, il Fatto e l’Unità.  Il funzionario del centro studi della Camera aveva Il Giornale e Libero. Io in tasca ho piegato il Foglio, il Clandestino e il Corriere della Sera. Sui banchi parlamentari giornali e carta e siti web per tutti i gusti. Diluvi di parole, da stamattina presto. Immancabile Di Pietro.Filippo Facci che accusa Storace di aver spento una cicca sul braccio del suo migliore amico Luca Josi, molti anni fa.Storax che lo minaccia di querela ( ma non siete amici ? ) e insinua qualcosa che Feltri direbbe del succitato ( per me ottimo) giornalista. Il nuovo clima. La colpa-le colpe.Terroristi, ritorno degli anni’70. Travaglio che frigna. Nuovi mattinali in vista? Quanto sono incazzati i berlusc ? Riunioni della ex An. Tutti parlano del clima. C’è un clima strano. Non si sa che pensare.

Ho lasciato i giornali piegati. Non leggerò una riga. Mi faccio una minestra, me ne vado a dormire presto.

 
 

PDL: FINI, GRUPPO FINIANI LEGGENDA COME COCCODRILLI IN FOGNE

(ANSA) – ROMA, 16 DIC – Una corrente dei deputati ‘finiani’ all’interno del Pdl e’ ‘una leggenda metropolitana. E’ un po’ come i coccodrilli che girano nelle fogne di New York’. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, cita una battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ed esclude che all’interno del Popolo della Liberta’ si sia formata una corrente di parlamentari provenienti prevalentemente da An.

Marcello Fois: “Caro Bruno, tu, Maninchedda e questa nostra città…”

Marcello Fois evita di parlare della sinistra nuorese, colpevole, secondo me, di aver portato nuoro sull orlo del baratro

Marcello Fois. Il suo ultimo libro è "Stirpe"(Einaudi).

Bruno caro, l’hai detto tu: la campagna elettorale per Nuoro è cominciata. Come accade ormai da varie consultazioni elettorali ci troveremo, con rispetto reciproco, su fronti opposti. Ora su quali siano le mie posizioni riguardo a Nuoro e alla Nuoresità, vera o presunta, non credo ci siano dubbi. Per lo meno, considerata la mia posizione estremamente schierata , spero tu non ne abbia. Comunque parto dalla frase iniziale del tuo ultimo post: la campagna elettorale è iniziata, quindi? Si deve mettere da parte il savoir faire per cominciare a picchiare come fabbri?
Facciamolo, in guerra, in amore, in campagna elettorale tutto è permesso, persino agitare lo spauracchio di Paolo Maninchedda che a Nuoro ha tentato penetrazioni di vario genere e soprattutto con varie giacchette. Quando era soriano era addirittura il referente di Progetto Sardegna per il nuorese, prima ancora era sodale della maggior parte di coloro che oggi definisce “aderenti a poteri massoni deviati”. Evidentemente ne sa qualcosa.

Per quanto mi riguarda, e non sono illazioni, i Massoni Sardi in modo nemmeno tanto occulto hanno votato “in massa” contro Soru. Quindi mi pare davvero paradossale che lo stesso potere che ha contribuito a tenerlo nel consiglio regionale, e presidente della commissione bilancio, nonostante l’ennesimo cambio di fronte, ora, magari limitatamente alle logge nuoresi, diventi lo strapotere contro il quale eroicamente ha combattuto per un posto alla ASL di Nuoro. Silente sul nucleare, silente sulla Sassari Olbia, silente sul G8 scippato alla Maddalena, schiamazza per una poltrona. Che novità. Silenti tutti sulla drammatica gestione, o non gestione, di Cappellacci, perché sarebbe imbarazzante anche solo parlarne, tuttavia vi scagliate ciecamente, e quindi senza distinguo su Nuoro e la “questione nuorese”.

Nella tua disamina manca un fattore importantissimo che da sempre denuncio e sarebbe la perifericità in cui Nuoro e il nuorese sono stati tenuti in questi decenni. Eppure Nuoro, e i sacrifici che ha fatto, anche col tuo assenso Bruno, ha contribuito non poco a fare di Cagliari quella città europea che tutti millantano. Facciamo una botta di conti, come si dice in gergo, e magari viene fuori che, con tutte le contraddizioni e luci e ombre del caso, a Nuoro sono stati fatti miracoli. Se poi vogliamo discutere nel “particolare” facciamolo: Nuoro è brutta, ma forse perché troppo spesso territorio di coltura di terzisti e voltagabbana o di politici nuoresi che una volta arrivati a Cagliari erano troppo “arrivati” per fare la politica del territorio. Ne ho parlato in tempi non sospetti e sono sicuro che tu te ne ricordi bene. Comunque hai un alleato informatissimo in questo senso. Il professor Paolo Maninchedda governava quando c’era Soru e governa con Cappellacci, è un Giano bifronte che deve pretendere da se stesso gran parte delle domande che pone. E tu Bruno lo sai bene, ma siamo in campagna elettorale, quando sarà finita ci diremo a vicenda che avevamo ragione, ma che quando si tratta di elezioni non si può andare troppo per il sottile. Ci è già successo… Abbracci, baci al giovanotto, Marcello.

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Caro Marcello, me la leggo e me la rileggo, questa tua lettera. E la trovo debole. C’è un nemico ex soriano, Paolo Maninchedda. Ci sono dei colpevoli. Ovviamente noi,sempre noi. C’è una sinistra nuorese che cerca fuori (a Cagliari, a Roma) la causa della sua inguaribile crisi.

Non c’è, vedo, la critica di un sistema che ha lottizzato anche l’aria, che non ha prodotto idee se non sterili lamentazioni fatte a pancia piena, con gli enti comunali e gli uffici pubblici riempiti degli amici degli amici. Magari spartiti dopo il solito spuntino notturno in una di quelle cucine rustiche di cui tu hai scritto tanto. Non c’è , e me ne rammarico, perché sei uno dei pochi intellettuali di rango che questa nostra Isola abbia prodotto negli ultimi anni.

Il Maninchedda che molla Soru ti spinge a passare sopra una sinistra nuorese in agonia. Dopotutto, mister Maninc ha motivato più e più volte le cause della rottura. E invece mi sarei aspettato una bella presa di posizione “moralistica”. Tipo un pagina sulla Nuova, una tua grande foto, una intervistona dal titolo “Non mi riconosco in questa sinistra”. Da aggiungerci pure un occhiello: “La città ha perso molte occasioni e si è sviluppata senza alcuna idea”.

Confermo e rilancio: con il Partito sardo (ma anche con altri partiti e liste civiche) facciamo un’alleanza politica che avrà contorni programmatici chiari. Capisco anche il retro pensiero: ma il Partito sardo vuole mani libere. Bene: non mi piace. Ma io parlo di Nuoro e a Nuoro c’è bisogno di fare un grande cambiamento, dunque o di qua o di là. E invariabilmente, anche in un’epoca così post-ideologica (so che tu non sei particolarmente d’accordo) ci divideremo.

Ma non metterti la maglietta del conservatore: non ti si addice. Hai detto con chiarezza, in quella urticante lettera pro-Man, che cosa non ti piacesse del sistema di potere nuorese. Ecco: rimani lì, quello sei tu. Il resto è cronaca: Università in agonia, campus e caserma splendide chimere con i soldi disponibili, Eliseo e Mercati generali restaurati nel più puro stile anonimo-sciatto, operatori di Prato trattati con fastidio. Potrei continuare per molto ma ti prego: non usare la lamentazione ziddiana. Cerchiamo di essere artefici, noi nuoresi, del nostro destino. E sai che lo dico a ragion veduta: non ho mai utilizzato il potere. Non lo so fare e comunque non lo farei.

Per contare bisogna avere idee e gestire il territorio in prima persona. Se poi mi chiedi che cosa ne sarà del partito, delle idee e delle persone che io – almeno per il ruolo che ho – rappresento ti tranquillizzo: ci saremo e saremo combattivi, proponendo nomi e cognomi di gente per bene e preparata. Sì, hai capito: anche alla carica di sindaco o di presidente della provincia. Ovvero sceglieremo qualcuno che possa avere chance e qualità per provare a tirare su la città e il suo territorio.

Da ultimo: perché questa grande agitazione sulla Asl? Abbiamo scoperchiato un fortino? Assaltato una residenza privata? Non credo proprio. Il commissario Antonio Succu non è solo un carissimo amico: è anche un eccellente professionista. Possibile che nei secoli dei secoli debba sempre sopravvivere il solito ceto politico? E bada bene, anche lì: mai utilizzato il potere. Chiedere a chiunque per avere conferma !

A presto, un saluto. Bruno.

UPDATE.Il commento-risposta di Tonino Tilocca, coordinatore provinciale del Pdl di Nuoro. Garbato ma di grande sostanza.Adesso Peppe Montesu, del coordinamento regionale del Pdl.