Sette studenti sardi al master in “Urban Strategies”
(ANSA) – CAGLIARI, 11 NOV – Sono sette gli studenti sardi che parteciperanno al nuovo master in ‘Urban strategies’ che mette a disposizioni 15 posti per analizzare l’area metropolitana di Cagliari. Il via al corso universitario e’ stato dato dall’incontro di ieri fra il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, l’assessore regionale degli Enti Locali, Gabriele Asunis, ed il promotore del master, Wolf Prix, direttore del Dipartimento di Architettura dell’Universita’ delle arti apllicative di Vienna.
I principali obiettivi del master, illustrati oggi in una conferenza stampa, riguardano la progettazione urbana improntata allo sviluppo della sostenibilita’ e la massimazione dell’utilizzo delle risorse naturali per la promozione di energie alternative: sole, vento e acqua. Il corso si articola secondo un diverso tema che sara’ proposto ogni anno e dara’ le basi al supporto che la Regione vuole dare ai singoli Comuni nella progettazione della pianificazione comunale ed intercomunale. L’Universita’ di Cagliari, con la direzione del Dipartimento di Architettura della facolta’ (Darch) ha aderito all’accordo che prevede uno scambio di ricerche multidisciplinari svolte in parallelo alle attivita’ dell’istituto viennese
Cosa ve ne pare? Che idee avete in merito a questi progetti (non siate distruttivi, non si parla di Berlusconi qui). La mia opinione ? La strada da percorrere è esattamente questa.
Comments
Giorgio Giovanni Gaias
Cioè l’ultima frase è stupenda :)
No buona iniziativa e spero che queste iniziative continuino ieri ho letto l’agenzia stampa in cui chiedevi alla Gelimini alcune cose hai fatto bene cose giuste speriamo ti ascoltino.. Ciao..
Marcello Desole
E’ una buona cosa che i master pagati con i soldi pubblici abbiano un indirizzo strategico, che siano mirati, e quello della sostenibilità urbana è un tema fondamentale. Quindi buon lavoro ai nostri conterranei. Non è comunque il primo master che nasce su questi temi e di gente preparata anche in Sardegna c’è ne è già.
Non bastano poi 7 scienziati sardi a fare quello che dovrebbe fare già da ora il sistema “università-ricerca applicata-distretti industriali-realtà produttive-sistema della certificazione e delle competenze professionali-enti regionali e locali attraverso i loro indirizzi e protocolli”.
Se nel frattempo non si creano i presupposti socio-economici-culturali affinchè possano nascere imprese innovative che realizzino i cambiamenti “facendo sistema” con le piafinicazioni strategiche, non si innescherebbero anche in terra sarda quei meccanismi che possono creare sostenibilità ambientale, ricchezza, lavoro e benessere. Non ci vuole granchè a fare i verdi comperando tecnologie dall’esterno e impiantandole, al massimo si conquista una firma su un progetto e gloria per i referenti politici, ben altra cosa è costruire un sistema socio-economico-culturale alla base.
Sistema economico: avere la Cassa delle Entrate Sarda e lavorare sulla leva fiscale, non aspettando le promesse da problemi di insularità del federalismo italiano come è stato proposto.
Il tema merita approfondimenti.
Bobbore
Non conosco personalmente il master, si presenta bene…e credo che sotto la linea gotica sia quanto di più si può avvicinare a competere con Venezia e Milano (roocaforti della pianificazione urbanistica in Italia). Bene bene bene. Sopratutto il partenariato europeo, è questop ciò di cui maggiormente hanno bisogno gli atenei italiani. E sempre su questo piano, gli ateni sardi dovrebbero provare a entrare nel programma Erasmus Mundi, che mette in rete le università europee con quelle mediorientali (Palestina, Giordania, Libano, Siria)…vista la nostra adoratà mediterraneità, non solo geografica.
L’unica pecca dei master di altissimo livello è che non esistono borse di studio in grado di coprirne interamente i costi, nello specifico non so neanche se il -pur potentissimo- master&back sia sufficente per uno studente senza un ghello. Questo, nello specifico, non è certo un master per studenti lavoratori, visto l’impegno che comporta e costa la bellezza di 15mila eurini.
Potrebbe sembrare il voler cercare sempre e a tutti i costi il pelo nell’uovo, ma continuo a pensare che l’altissima formazione debba iniziare ad essere accessibile anche ai meritevoli poveracci…altrimenti l’Italia non si schioda.
Bomboi Adriano
Per Desole: La cassa Sarda delle entrate non la avremo mai con i partiti territoriali attuali, le risse non sono solo esterne ma interne ai singoli movimenti. Che fare?
Marcello Desole
Bomboi non saprei, non ho ricette ma solo aspirazioni e desideri, sulle risse non condivido totalmente perchè sono contro i partiti territoriali che giocano sporco come quelli italiani, ovvero che cooptano persone ad essi vicini nei posti di sottogoverno per acquisire controllo e ottenere benefini all’organizzazione stessa. Se la scusa è la formazione della classe dirigente sul campo si può agire gratuitamente e inserendo invece nelle macchine amministrative persone valutate in maniera trasparente. Questo è uno dei motivi – ma ce ne sono altri – che mi fanno dire che per adesso non vedo quel che vorrei. Non credo però all’ipotesi che spesso hai citato di un partito nazionale sardo che inglobi tutti gli attuali movimenti o partiti indipendentisti, penso sia maggiormente praticabile una federazione lavorando innanzi tutto a livello locale sui problemi concreti e creando dei canali di confronto paritetico ed elaborativo continuo, alla fine molte divisioni dovute a visioni ideologiche verrebbero meno e magari ciascuno metterebbe a disposizione le persone migliori che ha.
La sostenibilità dei sistemi socio-territoriali della nostra terra comunque e il modo con il quale il Pdl sardo vuol realizzarla è un tema altrettanto importante che non voglio passi in secondo piano. Se vogliono lanciare la sfida dimostrino nel concreto come intendono agire perchè un master in sè non vuol dire nulla, il tempo degli spot è finito e se non si hanno idee si tornerà presto a casa.
Bomboi Adriano
Non lo so Desole, i presupposti che oggi tengono in piedi le divisioni (specie tra le sigle strettamente indipendentiste) sono alquanto vacui e si muovono sul perno della non-collaborazione. Una federazione (e quindi una collaborazione) sarebbe il sintomo dell’assenza di questa mancata coordinazione e propositività tra sigle. Il ché aprirebbe l’ipotesi di un PNS. Il senso è che le ragioni (talvolta molto grossolane) che fin’ora hanno impedito reciproca collaborazione sono le stesse sia nell’ottica di una federazione, sia nell’ottica di ridurre la frammentazione politica per la formazione di una maggiore sigla territoriale (anche se non tutti i movimenti vi parteciperebbero). Cooptazione e rissa sono due elementi distinti che esistono nel primo caso in chi governa, nel secondo in chi non governa: La cooptazione nell’ambito di governo in Sardegna l’abbiamo sempre avuta, è un triste fenomeno che ci portiamo dietro e mi sono spesso interrogato sulla sua eziologia: Uno dei motivi da un punto di vista sociologico potrebbe essere proprio l’assenza di un disegno collettivo sulle finalità del proprio partito da parte dei membri stessi. Ovvero, le persone che ne fanno parte, sono state anch’esse assimilate nel tempo alla “cultura italica” ed alle tipiche consorterie italiane ed una volta giunte in qualche ambito amministrativo proseguono la normale amministrazione senza conseguire alcun risultato rispetto alla destinazione del proprio statuto di partito. Così ognuno finisce per curare il suo “giro” di amicizie e voti ma senza articolare alcuna proposta come ad esempio quella da te promossa nel PSD’AZ. Non c’è insomma l’humus entro il quale un input può essere recepito. E credo purtroppo che servirà ancora molto tempo per fertilizzare il terreno. Ma non è un lavoro impossibile.