E apriamolo,’sto dibattito !
1)IL DIBATTITO. «Serve un Pdl davvero sardo per contare nel governo e per il federalismo interno»
CAGLIARI. I parlamentari sardi del Pdl vivono una difficoltà politica a Roma? «Sì» ha onestamente risposto il deputato Bruno Murgia. La provocazione era stata fatta due giorni fa dal sardista Paolo Maninchedda con la denuncia sul suo blog. Murgia, anch’egli usando il blog personale, ha deciso di «accettare la sfida». La difficoltà romana, spiega, deriva innanzitutto «dalla organizzazione dei lavori parlamentari». Difficoltà che «non ci hanno però impedito di intervenire su tanti temi». La verità è che «abbiamo necessità di una maggiore forza nel governo, almeno un uomo in più con deleghe pesanti». Altrimenti contro la Lega e contro Miccichè «è come andare alla guerra con la fionda». La questione centrale («Maninchedda ha ragione») è che la Sardegna dipende «troppo» da Roma. Occorre, anche nel partito, «un lavoro di affrancamento prima di tutto culturale». Riferendosi ai giochi correntizi: «Ognuno può avere dei leader di riferimento ma deve essere chiaro che le scelte locali sono di pertinenza esclusiva della classe dirigente del territorio». Ecco perché «la vera svolta sta nella creazione di un Pdl sardo, non un partito nuovo, che non serve, né un partito che si balocchi con l’indipendenza, ma una grande forza dell’autonomia, con uno statuto federato, con spazi e regole fatte in casa». Invece «abbiamo un partito che aspetta mesi per avere l’ok da Roma per i propri organi interni». Infine (è il cuore del convegno di Olbia) secondo Bruno Murgia «reclamare quote di potere a Roma significa applicare anche il federalismo interno nell’isola, mentre oggi io riscontro dalle decine di persone di Nuoro, Oristano, Olbia e Sassari che incontro, la sensazione che tutto resti a Cagliari». (filippo peretti, la nuova sardegna)
2)Il presidente del Consiglio deve convincere sulla bonta’ di questa linea soprattutto Fini, che ieri sera, intervenendo alla trasmissione televisiva ”Che tempo che fa”, ha ribadito le proprie perplessita’: ”Il Pdl cosi’ com’e’ organizzato non mi soddisfa al cento per cento. E la caserma che non mi piace”. Fini conferma la non identita’ di vedute con il premier: ”Non ho difficolta’ a dire che su alcune questioni con Berlusconi abbiamo opinioni diverse. Quando non condivido alcuni obiettivi non lo mando a dire, lo dico. Quando si e’ leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si e’ leali, si e’ supini”(Agenzia Asca )
Comments
Antoni su Longu
E’ forse giunta l’ora della verità e del coraggio delle idee? Dovremo riuscire a dimostrare, rinunciando se necessario alle divisioni politiche preconcette, di essere popolo e di esprimere le nostre necessità di popolo che vive in un isola. Ricordare a chi (LUI), che venne a convincerci della bontà del suo sentimento di PADRE e AMICO, capace di trasformare la nostra innata tristezza in un grande sorriso, che la festa è finita e che la pazienza ha un limite….quasi raggiunto.
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Autonomia. Parola magica. Si dev’essere autonomi nelle scelte. Porre una grande questione nazionale sarda all’attenzione dello Stato Italiano.
Soru, per esempio, l’ha fatto con la vertenza delle tasse. Ma è un buco nell’acqua fino a che non si (ri)costruiscono le basi culturali.
Ciascun partito sardo può essere espressione o affiliazione dei partiti romani, ma deve avere in mente l’aumento dei poteri autonomistici, chiedere sempre più autonomia, nel rispetto dei patti.
Altrimenti di che federalismo parliamo?
A parte il fatto che il Federalismo è un sistema di creazione dell’ordinamento statuale basato sulla reciproca fides, direi che siamo giunti al culmine delle contraddizioni leghiste, accettate supinamente da Forza Italia e AN a causa della mancanza di una loro riflessione culturale sul tema.
Se si vuol essere federalisti, e non semplicemente settentrionalisti e razzisti, lo si deve essere fino in fondo, ammettendo che anche i partiti, almeno dove ha un senso storico e culturale e farlo, riflettano questa maggiore autonomia.
Non dico che i gruppi regionali di parlamentari debbano comportarsi come dei SVP, ma parlare di autonomia ha un senso solo se si spinge in quella direzione.
Il PDL poi è un caso cronico di mancanza di dibattito interno. In Sardegna si è dovuto attendere l’arrivo di Berlusconi per nominare principe Cappellacci, quando sarebbe meglio accogliere le sfide che lo stesso Verdini – a parole – aveva lanciato. Solo che a parole siamo bravi tutti.
Bomboi Adriano
Per Watergate ed il signor Peretti (nel caso ci seguisse): I Parlamentari Sardi infatti non possono comportarsi come quelli dell’SVP se fanno parte di un partito centralista. O si fa un vero partito territoriale oppure un PDL “Sardo” (secondo me, poi Murgia ha un’altra opinione) non sarà che il PDL attuale con una parola in più sotto al simbolo… Un PDL Sardo non potrà mai essere come la Lega che ha un suo preciso DNA, né come il finto PDL Siciliano (il cui potere in realtà è dato da ben altri fattori tutt’altro che politici). Cosa sarebbe il PIL italiano in fin dei conti senza il fatturato del crimine organizzato che reinveste nei grandi gruppi? (Parole di Luca Barbareschi). Peretti, si informi meglio sull’indipendentismo prima di sparare sentenze, in tutto il consesso internazionale i VERI partiti territoriali (dal nord’america passando per l’Europa fino all’Asia) non sono replicazioni di quelli centralisti. Forse i Parlamentari Sardi oggi hanno bisogno di modificare qualche articolo ed aggiungere una denominazione al proprio partito per sentirsi più Sardi e difendere gli interessi collettivi del territorio? Se un PDL Sardo si realizzerà, farò i complimenti a Bruno Murgia se saprà smentirmi con i fatti rispetto alla corrente situazione.
Antoni su Longu
Ho avuto notizia di un’intervista recente fatta al nostro on. Barbareschi; nostro grande rappresentante eletto in Sardegna. Forse è il caso, per il futuro almeno, scegliere in casa nostra i nostri rappresentanti, anche se poco avvezzi a stare seduti in Parlamento. In questo caso la scelta chi l’ha fatta? Certo il 40% circa di indice di presenza in Parlamento non è l’unico parametro di valutazione….ma Barbareschi conosce i nostri problemi?….spero che almeno qualche nostro conterraneo spieghi all’on, Barbareschi (Viceperesidente Commissione Trasporti?) come si viaggia in Sardegna (treni – strade….ecc..). Di che cosa ci lamentiamo? Sarebbe idea bislacca chiedere all’on Barbareschi di farsi da parte per lasciare il posto a chi ha tempo e attidudine a ricoprire quel ruolo?
Giorgio Giovanni Gaias
Stendiamo un velo pietoso su Barbareschi che è meglio….
Adriano Bomboi
Appunto, noi ci siamo dovuti sorbire Barbareschi…
Roberto Seri
Catturiamo la “BESTIA IMPONENTE”
Autonomia, Indipendenza, libertà, farsi sentire, ottenere aiuti: devo aggiungere altro?
Il problema che puntualmente ritorna nelle discussioni politiche isolane è sempre lo stesso e sempre peggio, perché peggiorando la situazione economica i problemi possono solo aumentare.
Non è possibile poi lamentarsi quando non si ottengono i numeri, si i numeri elettorali, quelli che determinano il peso delle persone, perché in certi ambienti sono influenti e possono portare dei vantaggi.
Cerco di descrivere meglio il mio pensiero: la Sardegna è una grande e bellissima isola, popolata da persone che si ostinano a non confrontarsi e se possibile indebolire il vicino o paesano.
Con tale base di partenza poi non si può pensare di voler fare dibattiti o discussioni, quando la maggior parte delle persone è molto distante dal voler trovare delle soluzioni.
Questa non è libertà di pensiero, perché se così fosse la Sardegna ha un milione di linee di pensiero, una diversa dall’altra.
Tutto questo non è positivo per l’isola; come è possibile che in Sardegna ci siano addirittura quattro partiti di orientamento “Sardista” o comunque “Indipendentista”, questa non è libertà di esprimersi, questo è SUICIDIO POLITICO per l’idea che ci si era proposti.
In Sardegna non si hanno i numeri, in CONTINENTE ancor meno; certamente come fanno i deputati Sardi a farsi sentire, quando sono tutti esponenti di correnti e pensieri diversi, o peggio ancora eletti in Sardegna senza averla mai vista se non in vacanza?
La Sardegna non può permettersi di avere i suoi esponenti divisi: per attaccare una “BESTIA IMPONENTE” occorre coordinazione, unità di intenti, forza, coraggio e astuzia; credo che i nostri Deputati, con tutto il rispetto che sinceramente provo, non siano sicuramente in tali condizioni.
Il confronto politico è bello, ma se alla fine non si trova una unica linea di pensiero e di intenti è la fine. Ricordo che il nostro ultimo rappresentante, cui è stato dato un ruolo prominente come Ministro dell’Interno nel precedente governo, alla fine è stato scaricato e lasciato solo, sopratutto in Sardegna.
Se la situazione in parlamento è drammatica, in Regione la musica non cambia molto, addirittura i vertici sono stati nominati dall’alto, non perché sia persone scorrette, ma questo dimostra come viene vista la Sardegna, neanche in grado di trovarsi un Leader forte e legittimato.
La candidatura è scesa dall’alto, ma siete sicuri che se la scelta fosse stata libera, i politici Sardi (del Pdl) avrebbero trovato il Leader comune giusto?
Forse è questo il problema, occorre trovare o creare una figura dominante, un CAPOCACCIA, che riesca ha mettere d’accordo le persone su come riuscire a catturare la “BESTIA IMPONENTE”.
Certamente mai e poi mai la Sardegna ha bisogno di figure come quella del precedente Governatore, che hanno soltanto indebolito l’Isola agli occhi della Nazione, rendendola ancora più simile ad una riserva indiana, con l’ostinazione di pretendere per tutti i Sardi di voler rivendicare delle libertà territoriali, senza avere la benché minima idea del dopo e volersi distaccare culturalmente dall’Italia; se credeva di avere l’appoggio dei Sardi in questo cammino, forse l’ha capito adesso.
Il compito che ci vogliamo dare è tale che se non si ha la massima aggregazione possibile, non si potrà ottenere nulla.
Oggi stanno festeggiando in Germania (e nel mondo) i vent’anni dalla caduta del MURO; in Sardegna il muro non c’è, è nella nostra testa solo perché siamo talmente disuniti che non accettiamo (almeno una gran parte) neanche la possibilità di poter cambiare le cose fattivamente.
Metaforicamente, alla Sardegna il muro intorno non lo fa nessuno, tanto sanno che non scappano e non creano problemi.
Spero solo di aver toccato qualche nervo scoperto, in maniera tale da poter iniziare a far qualcosa per cambiare il corso del fiume.
Non con le sole parole ci si deve confrontare, ma con i fatti quotidiani, con i cittadini si deve creare un fronte comune di intenti, le possibilità ci sono, occorre la Volontà, non la fortuna come quella che ebbe Davide contro Golia, ma la determinazione che ebbero i successori di Romolo che con ostinazione crearono una super potenza.
Il paragone è forte ma la Sardegna non ha neanche il coraggio di sfidare la “BESTIA” che conosciamo.
Per prima cosa: Aggregazione, Fratellanza, Coordinazione, Astuzia e Coraggio nel studiare come catturare la nostra “BESTIA”.
Giorgio Giovanni Gaias
Giuseppe Pisanu sta per lasciare il Popolo della Libertà. Destinazione…
Pochi giorni fa, subito dopo la vittoria di Bersani alle primarie del Pd e la minaccia di addio di Rutelli, ha dichiarato: “Ora può nascere una terza forza moderata”. Ecco il segno della svolta. Giuseppe Pisanu, senatore della maggioranza, ex ministro dell’Interno ed ex vicesegretario della Democrazia Cristiana, si prepara ad abbandonare il Popolo della Libertà. Le indiscrezioni raccolte da Affaritaliani.it raccontano di un passaggio diretto alla Costituente di Centro lanciata dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
<Bruno quasta cosa è vera?? Se Pisanu lascia il PdL sopratutto lascia il PdL Sardo si perde una grande testa, un grande uomo, un grande politico sarebbe un danno per l’intera coalizione sai con il senno del poi anche se io lo dicevo a gennaio non sarebbe stato meglio lui come Presidente della Regione?? Adesso perdere Pisanu con tutti questi casini sarebbe una specie di colpo di grazia..
Bomboi Adriano
Mah…da queste parti faranno il grande Partito Autonomista Sardo dei centristi cristiani. Vado a prendermi un succo d’ananas dal freezer…
Roberto Seri
Se la notizia data da Gaias, dovesse essere corretta, la cosa non sarebbe buona ne per il Pdl ne per la Sardegna.
Nonostante il malcontento all’interno del Pdl, in questo momento è il solo Polo aggregante esistente.
Una fuoriuscita di Pisanu potrebbe mettere in evidenza le difficoltà, ma la cosa che ci riguarda è che la Sardegna sarebbe ancora più indebolita da tale passaggio.
Ora, abbiamo una situazione di continuo movimento e frazionamento, questo creerà solo lacerazioni e difficoltà nel seguire una strada maestra, altro che unione.
Il dibattito: come è possibile continuare con queste ostilità e diversità, i nostri politici, devono anche capire che devono rappresentare gli Isolani, trovare alleanze per raggiungere risultati, non trovare divisioni per calcoli politici personali.
In questo momento, la prima voce deve essere il popolo tutto ad essere tutelato, non i soliti voltafaccia, è finita l’epoca dell’inciucio, sono finiti i soldi e i giochi; se continuiamo con questa falsariga, la questione si farà molto pesante.
Quando c’erano i soldi e il lavoro, se qualcosa spariva o qualcuno veniva aiutato, al massimo dei mugugni, ma oggi no, si devono trovare soluzioni reali, le persone sono in grande difficoltà.
Poi, con tutte queste sigle e siglette, basta non se ne può più.
Certo, era decisamente meglio avere prima un Pisanu in Regione, ma qualcuno non lo ha voluto, non è stato sicuramente solo il Premier a decidere, ma anche i politici LOCALI.
Sicuramente la forza aggregante per la Sardegna non può essere un Pdl, perché si sta vedendo, l’orientamento è solo per l’Italia, ma neanche un partito Sardo, poi quale?
Devono trovare l’elemento di unione (che ancora non cercano) e lasciare i personalismi a casa.
Morale: si devono sedere allo stesso tavolo quantomeno le linee politiche vicine per aggregarsi e iniziare a pensare insieme.
I politici di oggi non possono più fare come quelli di ieri, per le questioni che ho detto in precedenza, ecco che devono anche loro malgrado cambiare modo di fare politica e pensare al popolo tutto.
Questo non è solo un consiglio è anche un augurio.
Vediamo se qualcuno in SARDEGNA è in grado di organizzare questo TAVOLO, naturalmente non deve essere fatto di nascosto, anzi, per creare fiducia sarà importante pubblicizzarlo anche per creare delle forti aspettative, non solo per il popolo ma anche per i partecipanti stessi che devono sentire il PESO DELLA RESPONSABILITA’, per prodigarsi poi al raggiungimento di risultati all’altezza della situazione.
Giorgio Giovanni Gaias
Ecco un altra bomba…Silvio con Storace contro Fini: urne in arrivo?
Ufficialmente è andato tutto bene. Ma l’incontro tra il premier e il presidente della Camera lascia aperti i fronti tra i due. E allora Berlusconi potrebbe giocarsi un’altra carta. Aprire il partito a destra per esautorare l’alleato.
Il premier è deciso a riformare la giustizia a tappe forzate e mal digerisce i se e i ma provenienti dall’ area di Gianfranco Fini che, se negli ultimi tempi da un lato si era mostrato conciliante e dall’altro aveva usato la fondazione Fare Futuro e il giornale Secolo d’Italia per tirare stoccate ben assestate ai piani del premier, oggi non si esime dal farlo in maniera diretta. Le crepe nella maggioranza non sono più un segreto per nessuno anche se in molti ritengono che siano causate delle imminenti elezioni regionali che segnano una data importante per la spartizione del potere sul territorio.
IL CONTRATTO – Dal fronte leghista, Bossi giura eterna fedeltà a Silvio ma non perde occasione per sottolineare che tale supporto prevede, da parte del Pdl, il pagamento di un prezzo altissimo (Veneto, Piemonte e vice presidenza della Lombardia o anche solo, e non è poco, la presidenza della prestigiosa Lombardia). Di Fini, insomma, fatte salve le apparenze, sono ormai in pochi a fidarsi ritenendolo capace di qualunque imboscata. Negli ultimi due mesi, infatti, dalle uscite sull’immigrazione fino alla presa di posizione netta sul caso-Cosentino in diretta a Che tempo che fa, i distinguo col Cavaliere son venuti giù a ripetizione. Il ddl sulla cittadinanza agli immigrati, la richiesta di un testo diverso sul fine vita, le aperture ai vari Casini, Rutelli e D’Alema, le sfrecciatine sul “clima da caserma”, sono una base di partenza sufficiente per lasciar presagire un confronto non facile tra il Presidente della Camera e Berlusconi sui temi che stanno più a cuore al Premier, quelli più scottanti: giustizia, processo penale, escamotage per uscire indenni dal processo Mills. Per evitare capricci e ricatti il premier è intenzionato, quindi, a far sottoscrivere ai propri alleati un vero e proprio “contratto”, un atto notarile in cui si formalizzi nero su bianco, l’impegno di tutti ad appoggiare la riforma tanto cara al premier: fonti ben informate ritengono che tale firma sia prevista entro mercoledì prossimo.
PIANO B – Se l’impegno non dovesse essere sottoscritto, Berlusconi è intenzionato, come preconizzato da tempo, ad andare subito alle urne per sfruttare il momento a lui più propizio in termini di consensi e puntare ad una affermazione personale di carattere assoluto. Una mossa che qualcuno aveva ipotizzato all’indomani del no al Lodo Alfano e che avrebbe stroncato sul nascere ogni tentativo di formazione di una nuova maggioranza parlamentare, trasversale ai due schieramenti e alternativa a Berlusconi. Maggioranza trasversale della quale, a dire il vero, non si vede traccia nemmeno oggi. A questo punto anche la voce di un “predellino due”, cioè una vera e propria rifondazione del Pdl, è sempre più concreta. La presenza e le parole del ministro La Russa , presente ieri all’assemblea programmatica de La Destra di Storace, comprovano una nuova attenzione verso quelle forze che potrebbero concorrere a rafforzare il Pdl proprio dalla parte più a destra in previsione di una defezione dei finiani “puri”. Il Ministro ha paragonato il Pdl ad una grande nave che viaggia sicura in mare aperto ma che è comunque esposta “ai tiri dalla costa”, dando corpo così ai timori (fondati) del Cavaliere.
TETTO SICURO – Un centrodestra ancor più nettamente schiacciato sulla figura di Berlusconi non avrebbe certamente alcun timore referenziale nell’abbandonare Fini e qualche suo seguace al loro destino. tanto più oggi, che Storace è pronto a rimpiazzarlo e a prendersi una sorta di rivincita attesa da quando era stato messo all’angolo sotto le insegne di Alleanza Nazionale. Di certo, con questo sistema elettorale anche con numeri un po’ meno consistenti il centrodestra di Silvio avrebbe vita facile contro un’alternativa alquanto disomogenea e poco organizzata. E chi rischia grosso son tutti coloro che provano a tirarsi fuori dalla comoda protezione berlusconiana.
Roberto Seri
L’ultima bomba di Gaias da poco aggiunta hai commenti, sarebbe la possibile soluzione politica “ideale” in questo momento di non decisionismo.
I polo moderato del Pdl ma sopratutto Fini, sono diventati veramente anacronistici, ora nel 2009 si mettono a fare vecchia politica di mediazione e non decisione; abbiamo bisogno di azioni importanti non di “VOLEMOCE BENE”, la vecchia politica ci ha consumato le teste e la nazione.
L’ITALIA oggi non ha più bisogno della vecchia politica, sopratutto “democristiana”.
Sarà quel che sarà Berlusconi, ma dobbiamo ammettere che è l’unico vero LEADER Italiano, se li riuscisse il colpo dimostrerebbe che è due spanne sopra a tutti.
Attendiamo il mutare degli eventi.
Giorgio Giovanni Gaias
Speriamo ci riescaaaaaaaaaaaaaaaaaaa prego ogni giorno :)
Giorgio Giovanni Gaias
http://giorgiogaias92.blogspot.com/2009/11/raggiunto-laccordo-tra-la-destra-e-il.html è fatta…