Sul suo blog Paolo Maninchedda dedica ai parlamentari sardi del Pdl un articolo al vetriolo. La tesi: si occupano delle cose sarde, incidono poco a Roma. Qualche collega, leggendolo, mi ha detto: “Pensi ai fatti di casa sardista”.

A me piace invece raccogliere la sfida.

1)Una difficoltà nostra a Roma? Risposta: sì. Deriva dalla organizzazione dei lavori parlamentari, dalle lungaggini e dal sistema burocratico che impedisce di poter operare concretamente. Ma siamo intervenuti su tanti temi, specie su trasposti e continuità territoriale, per non parlare dell’ assalto alle coste con l’ eolico. Basta controllare: comunicati, ordini del giorno, interventi e interrogazioni.

2)Abbiamo necessità di una maggiore forza dentro il governo. E’ fondamentale. Tradotto: almeno un uomo in più che abbia deleghe pesanti, attraverso le quali incidere direttamente nelle politiche dell’Isola. Attualmente, sui diversi temi, dobbiamo “chiedere” a questo o a quell’ altro, come se non fossero cose dovute. I siciliani hanno diversi tra ministri e sottosegretari per non parlare della Lega nord. E noi: come combattiamo?

3) Non siamo uniti né a Roma né in Sardegna.Tra noi: diverse visioni, diverse attitudini. E’ al politica, è la vita, non bisogna farsene un cruccio più di tanto. Però: la Sicilia, anche se profondamente disunita al proprio interno, riesce incredibilmente a lucrare di tutto. Ma ha anche Miccichè che gestisce i fondi per le aree disagiate. La Lega pone ossessivamente la questione settentrionale, mettendo sul piatto milioni di voti. Con queste basi, partita quasi impossibile: come andare alla guerra con la fionda. Se ci fosse almeno un sardo in più in quella posizione i giochi potrebbero cambierebbero. Ma non c’è e dobbiamo fare di necessità virtù.

4)Ognuno di noi ha un personaggio di riferimento a Roma. Come tutti sanno, il mio è il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Sono cresciuto in quella scuola che è piuttosto rigida e disciplinata. Ho imparato, confrontandomi, che la Sardegna non è l’ ombelico del mondo, ma gira e rigira, ce l’ abbiamo sempre nel cuore. Ovunque si vada. Ha ragione Maninchedda: dipendiamo troppo da Roma. Poi c’è chi ne è quasi schiavo e chi no.

5)So però che per essere più forti nel rapporto con i vertici e con il sistema romano bisogna cominciare un lavoro di affrancamento che definirei prima di tutto culturale. Ognuno può avere dei leader di riferimento ma deve essere chiaro che le scelte nella propria terra sono di pertinenza esclusiva della classe dirigente del territorio. Dunque, di noi sardi.

6)Ecco perchè la vera svolta sta nella creazione di un Pdl sardo. Non un partito nuovo, che non serve, ma una grande forza dell’ autonomia, con uno statuto federato, con spazi e regole fatte in casa. Pensate da noi, decise da noi, scritte da noi. Il paradosso è che nella terra dell’ autonomia diciamo di voler riscrivere lo Statuto ma poi abbiamo un partito che aspetta mesi per avere l’ ok da Roma per i propri organi interni. Chiarisco: parlo di un Pdl sardo con il concorso di tutti. Non è ipotizzabile un Pdl sardo che divida in due il partito, come avviene in Sicilia. Sarebbe un sucidio.

7) In Sardegna manca il grande partito dell’ autonomia. Penso ad un soggetto del 40% in grado di contrattare sulle cose di importanza decisiva sapendo che ha dietro una forza enorme compatta, con una spinta culturale e politica. Non mi interessa, chiarisco, un partito che si balocchi con l’ indipendenza, tante sigle e pochi voti. Ma un grande soggettoche lavori e sostenga la Sardegna quale Isola che compete in Europa. Che è appetibile per gli imprenditori, che accoglie gli studenti, che è luogo che forma nuovi talenti identitari e globali.

8)Da ultimo. Reclamare quote di potere a Roma significa applicare anche il federalismo interno nell’ Isola. Oggi, lo riscontro dalle decine di persone di Nuoro, Oristano, Olbia e Sassari che incontro, la sensazione è che tutto resti a Cagliari. Non va per niente bene. Per non parlare della annosa questione delle zone interne. Merita un articolo a parte.

( Ho parlato di Pdl sardo qui, qui e qui. Stamattina, il direttore dell’ Unione Figus ne scrive sul suo editoriale domenicale).

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