Il Fini pensiero in tag e parole

Il Muro, simbolo intangibile di chiusura mentale
In molti si cimenteranno nell’analisi del saggio di Gianfranco Fini da oggi in libreria. Saggio totalmente post-ideologico che chiude il cerchio: al di là della destra e della sinistra. Interessante l’accostamento al The Wall dei Pink Floyd, se non altro perchè a destra (accidenti, le etichette) nessuno ha mai usato la musica per leggere i grandi movimenti della società contemporanea.
Buona nuova per chi – come me – aveva vent’anni negli ’80 l’analisi di quell’epoca, fintamente superficiale e invece ricca di novità. Giusta rivalutazione, anche se la musica floydiana chiude i violenti ’70 tracciando una riga sulla incomunicabilità, l’alienazione della società industriale, in un’epoca di forti scioperi e disordini, preludio all’avvento della mano di ferro thatcheriana (che i Pink Floyd criticheranno nel successivo album del 1983).
Se qualcuno, da destra, volesse aprire un fronte polemico, potrebbe dire che gli anni Ottanta più che gli anni di Another Brick In The Wall sono il decennio di Bettino Craxi e delle canzonette disimpegnate (Vamos a La Playa oh oh oh oh)
Sono interessanti le parole che definiscono le idee. Ci sono quelle positive e quelle negative. Isolarle così, una dopo l’altra, ci aiuta a capire il Fini pensiero. Un fatto è certo: se Berlusconi è l’anomalia della politica, l’outsider impolitico totalmente diverso e persino pazzo (non a caso il Cav regala spesso “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam ), il Presidente della Camera si inserisce nell’alveo delle grandi destre europee, da Aznar a Sarkozy per finire al prossimo (giovane) leader britannico David Cameron (il quale alla vigilia dell’estate tradì letteralmente la sua ossessione per The Wall, citando Comfortably Numb in un discorso alla Camera dei Comuni, descrivendo lo stato mentale di Brown simile a quello tranquillamente insensibile del protagonista della canzone) . Ognuno di questi leaders possiede peculiarità diverse unite da una sfumatura di laicità positiva. Non il solo tratto unificante sia chiaro, ma possiedono un credo indefesso nelle virtù della civitas, se si può usare questo termine.
La vicenda finiana va vista come una lunga evoluzione, come un cammino intellettuale che gli amici del Cav (e attualmente il Giornale) giudicano sempre in chiave malevola, antigoverno, cosa che credo non sia, non almeno nei termini stretti nella quale viene e posta e descritta (l’ossessione berlusconiana è spesso ambivalente: dei suoi avversari, ma anche dei suoi più fanatici sostenitori).
Se potesse esprimersi in tag il libro di Fini apparirebbe così: ventenni, generazione F, stagione costituente, Shoa, totalitarismi, nemici, orrore, identità europea, generazione ’68, caduta, desiderio libertà,tramonto ideologie, mondo nuovo, mentalità, generazione x senza identità, paninari (apatici, invisibili, cinici, poco inclini all’impegno, Moncler, vespone), Muro di Berlino, baby boomers, et cet.
Le dure contrapposizioni, il gioco dei versus: spirito pubblico vs particolarismo, laicità vs dogmatismo, universalismo vs provincialismo, coesione vs divisione, ricomposizione vs frammentazione, rinnovamento vs conservazione, ipopolitica vs biopolitica.
Poi: stagione costituente, pulviscolo tossico, ideologie distrutte, condivisione, cittadinanza e integrazione immigrati, parole roboanti, regole uguali per tutti, patriottismo costituzionale, famiglia, trasmissione del sapere, Costituzione, biopotere, la nazione (lingua, territorio, usi comuni), evoluzione continua.
C’è tanto e mai troppo e comunque qualcosa che sa di sfida intellettuale e culturale: costruire un mondo nel quale vivere e crederci, tenendo bene a mente che non possiamo isolarci da un contesto europeo, nel quale la tipologia degli stati nazionali è venuta meno nel 1989 (e grazie al Cielo!). Non dunque sostituire vecchi valori inutilizzati, ma guardare con occhi nuovi al mondo nuovo, senza pregiudizi, senza paraocchi, senza pareti divisorie. Senza Muri. Dicendo no alle fabbriche di mattoni ideologiche.
Comments
antonello
Caro Bruno,
non ho ancora letto il libro di Gianfranco Fini e quindi non mi permetto di dare un giudizio.
Osservo e noto che in alcuni quotidiani di “ famiglia” si manifesta una certa agitazione su
quanto scritto da Fini.
Vorrei ricordare a costoro che “il nostro” percorso è stato già discusso e tracciato da tempo, probabilmente l’On.le Fini non fa altro che elaborare le idee più innovative della destra italiana.
Mi è tornata alla mente una frase detta da Beppe Niccolai in occasione di un comitato centrale del MSI-DN nel 1988
………… le fortune dei partiti dipendono dalla capacità di saper interpretare il tempo che vivono. Uscire, dunque, allo scoperto sulle scelte, sulle strategie, sul progetto, ……….
Ciao
Antonello
Francesco
Ciao Bruno, oltre il Fini pensiero, ci dici la tua su questo intervento sul forum del comune di Nuoro ?
http://www.comune.nuoro.it/Forum.php?forum=13&topic=986&offset=0&poffset=0&view=1
Bruno
>francesco, ci sono tre interventi sl forum. quale dei tre ? in generale: penso che soru per nuoro abbia fatto poco e niente e ha costruito il disastro dell’ università veicolando l’ idea che non fosse utile e affossandola con frasi tipo”meglio studiare a londra” che in città. poi c’è un passaggio sulle riunioni del pdl che-a quanto mi consta- sono aperte a tutti. piuttosto, non vedo tutta questa voglia di parteciapazione. io stesso lo verifico dai commenti. in generale vedo molta apatia e disinteresse. adesso mi aspetto che la giunta cappellacci faccia qualcosa per il territorio e che il nuorese rientri CONCRETAMENTE nei progetti della regione. al posto di cappellacci non avrei aperto alcun tavolo di consultazione con deriu e zidda. avrei fatto una proposta direttamente ai cittadini nuoresi e su quella avrei impostato la campagna elettorale contro la sinistra. sono convinto che si possa fare un uon lavoro provare a espugnare il comune o la provincia. un saluto. br
Francesco
Da quando sono rientrato dal “Continente” (tre anni e mezzo), ho chiesti ai giovani del pdl e ai “generali”, di invitarmi alle riunioni e agli incontri. Mai, e dico mai, successo….e non sono il solo a lamentarmi. Aggiungo che le riunioni non vengono mai pubblicizzate. Sicuramente si faranno sentire alle elezioni.Su questo non ho dubbi. In questo modo difficilmente si toglierà il monopolio alla sinistra. Inoltre : se io voglio partecipare alle riunioni del pd, degli independentisti, dei riformatori, vado su internet o pagine bianche e ho dei recapiti e mi metto in contatto con i referenti che con entusiasmo ti invitano a partecipare. Non mi pare succeda lo stesso per il pdl. Non è una critica, Bruno, è solo la verità. Un abbraccio , Francesco.
Bruno
>francesco, non so con chi abbia parlato. mandami una mail e approfondiamo il discorso. br
tiago
E grave quello che scrivi <>, un parlamentare che consiglia che due Istituzioni (Regione -Comune) non debbano aprire tavoli di trattative .
Siamo alla frutta caro Onorevole.
Francesco
Ciao Bruno,
mi dai la tua mail? Sul blog non l’ho trovata
Ciao
Francesco