I giovani di oggi sono un rebus irrisolto

I giovani di oggi sono un rebus irrisolto

C’è una saggistica che non va mai in crisi: si occupa dei giovani ma non offre mai letture definitive. Anzi: ognuna è diversa dall’ altra. Se negli anni ’90 la fine del mito del posto fisso e i contratti superflessibli erano una ricchezza, oggi le cose – sembrerebbe – non stanno più così.

Lasciamo stare per un attimo Giulio Tremonti e la sua dichiarazione (“torniamo al posto fisso”) e concentriamoci su due studi. Il primo, pubblicato dall’ Espresso, racconta l’Italia giovane che emerge dalle giornate internazionali di studio del Centro Pio Manzù. Un grande convegno tenutosi all’inizio di ottobre che descrive una “gioventù errante”. Un popolo nomade, spiega la ricerca, ma tutto sommato confuso e
felice. Un popolo figlio di questa Italia, dunque. Ventenni probabilmente meno bamboccioni perchè più grintosi e trentenni ancora chusi in casa, vittime dei genitori ma, allo stesso tempo, salvati dalla famiglia.

Voglio capire, allora.

Qual è la realtà, se poi una serie di articoli di Federico Pace di Repubblica danno conto di un mondo giovanile sull’orlo dell’abisso, senza alcuna tutela, garanzia e possibilità? Decine di mail a Repubblica nelle quali la condizone di precari emerge drammatica. Le risposte? Ammetto: silenzio sostanziale della politica, liti sulle ricette e sulle analisi.

Tema enorme che ci vede poco competitivi con gli altri paesi.

Poi i saggi pubblicati. Boeri e Galasso: “Contro i giovani”. Il professor Alessandro Rosina, “Non è un paese per i giovani”. Ma ognuno punta il dito in direzioni diverse. Boeri è concreto: innalzamento dell’età pensionabile e contratto unico a tempo indeterminato senza tutele dell’art.18 per i primi tre anni. Rosina attacca il sistema ma poi la colpa è dei bamboccioni. Io la vedo come Boeri: proporrei misure concrete e sfiderei il mondo giovanile, anche se penso che il tempo dei grandi movimenti liberi sia finito e che il ’68 sia preistoria pura.

Un fatto è certo: l’egoismo sociale dei padri ricade e ricadrà sui propri figli. Già oggi le pensioni che percepirà un trentenne saranno miseria rispetto al proprio genitore che ha goduto di anni di economia
sostanzalmente rassicurante. Il fatto è che tutti vogliono andare a riposo quanto prima: i costi per Stato diventano enormi con i rislutato che ci sono poche risorse per il sostegno all’ingresso nel mondo del lavoro.

Ciò che mi colpisce è che l’andazzo tutto italiano non viene constestato dai cosiddetti giovani. Se c’è poca meritocrazia, se i concorsi sono diventati una burla, se il sistema è bloccato la colpa è
sempre di qualcun altro. Vedo in giro gente molto poco ambiziosa con poca voglia di lavorare. Non ci sarà alcun uomo politico che potrà cancellare l’apatia che assale molti dei trentenni italiani.

UPDATE. Dal sito web del Secolo:” Abbiamo sciolto un partito che aveva una lunga e importante storia per partecipare a un grande progetto di trasformazione della realtà italiana: dove sta? Come si pensa di realizzarlo? E quando cominciamo a parlarne sul serio?”

Bene: sono TOTALMENTE d’accordo.