Brunetta e la questione meridionale
1. Il Sud e Brunetta – Il ministro Brunetta è – insieme a Fini e Tremonti – il più forte stimolante all’interno del PDL. Anche con lui si creano dibattiti. L’ultima sua provocazione, nemmeno tanto forte a leggervi tra le righe, è una rilettura dell’annoso problema del sottosviluppo del Meridione, visto dalla parte di chi ha in mano le redini dell’elefantiaca pubblica amministrazione italiana.
1.1 L’occasione è la presentazione del suo libro dedicato all’annosa questione meridionale “Sud, un sogno possibile” (Donzelli); in un’epoca in cui si parla quasi ogni giorno di “Partito del Sud” (con la convinzione che in problemi del Sud evidentemente risiedano nell’assenza di un partito che lo rappresenti…) Brunetta oppone una visione differente, che coglie nel segno perchè è provocatoria, ma non troppo difforme dalla realtà dei fatti:
«La qualità di un territorio la fa la sua gente », dice. Auspicando un «programma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno». Tenetevi forte: «Detto in altri termini», provoca il ministro, «serve una nuova spedizione dei Mille». Una invasione che dovrà puntare, come fece Garibaldi, sugli insorti locali. Stavolta nella pubblica amministrazione. «Mentre si cercheranno al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare al Sud», dovrà scattare quella che Brunetta chiama l’«Operazione Rosolino Pilo», dal nome del patriota siciliano che nel 1860, a prezzo della vita, spianò la strada alla conquista di Palermo, per «la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».
La visione dell’inadeguatezza della pubblica amministrazione meridionale non può essere scissa dalle conseguenze che ha sul piano dello sviluppo economico, sono d’accordo. Ma aspettando di leggere il libro, visto che col Ministro scambio qualche opinione ogni tanto, provo a formulare la mia.
2. Non bisogna fare discorsi totalizzanti. Se lo sviluppo fosse legato alla qualità della classe dirigente, bisognerebbe affermare, al contrario, che al NORD questa classe dirigente è di qualità elevatissima. Ma se andassimo a controllare i dati dei reati contro la pubblica amministrazione, illeciti e quant’altro, si scoprirà che non c’è grande differenza tra Nord e Sud. Se mai al SUD la condizione di sotto-sviluppo diventa fonte di ulteriore corruzione, malaffare e criminalità. Al Nord le grandi organizzazioni mafiose esistono quanto al SUD e fanno moltissimi affari e inquinano l’economia reale, riciclando i proventi delle attività criminali. Questi fatti sono ormai accertati da tantissime indagini e rapporti della Direziona Nazionale Antimafia, pertanto la dimensione geografica tutta meridionale delle cosche è ormai superata. Anche perchè se dipendesse dal solo controllo del territorio, basterebbe mandare molte forze dell’ordine e il problema sarebbe risolto, ma sappiamo che non è così. E se il sottosviluppo del SUD aiuta a foraggiare le mafie (non in termini sociologici, ma di convenienza economica), l’iper-sviluppato NORD consente loro di riciclare i denari (perchè i soldi circolano più velocemente, ci sono maggiori investimenti, è possibile movimentare denaro usando semplicemente degli intermediari, spesso professionisti al di sopra di ogni sospetto).
Comments
Daniele
E per Brunetta la Sardegna fa parte del sud o no? A giudicare dalle boiate che spara credo di si, ma si sa se nel suo libro dice qualcosa di dettagliato a proposito?
Comunque, partendo dal presupposto che la Sardegna non è Sud Italia (a meno che uno non sia cieco o terribilmente ignorante che non ci arriva nemmeno con una cartina davanti), se fossi un cittadino del Sud mi incacchierei non poco con lo sproloquiante ministro. Già il fatto di tirare in ballo una seconda spedizione dei mille dopo i danni fatti dalla prima dice molto sulle sue intenzioni tutt’altro che amichevoli, e se sono amichevoli allora è semplicemente un demente. Lei dice che è una provocazione? Bene, consideriamola “solo” una provocazione, ma, nel caso in cui non lo fosse, allora è proprio cretino nel prospettare la discesa dei 1000 superesperti dal nord per istruire l’arretrato sud.
Dopo 150 anni di fallimenti arriva l’ultimo dei moi-cani che ci annuncia di aver trovato la soluzione: una nuova calata di barbari in doppiopetto. In Italia si ha sempre avuto paura di applicare un serio decentramento per paura che, essendo stata attaccata con lo sputo e tenuta insieme con la violenza, si sfaldasse nuovamente. La nuova proposta di federalismo fiscale continua a riflettere questa paura: l’unità d’Italia è più importante del benessere degli italiani, o quanto meno del benessere del sud Italia. Mi vien da vomitare a sentire questi illustri professoroni che continuano a sparare le loro boiate.
Bruno
>daniele, non sono d’accordo con te. brunetta è uno dei personaggi della politica italiana che dice cose chiare e anche fastidiose, come in questo caso. br
J.S.
Un commento su questo: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2367497&yy=2009&mm=10&dd=28&title=sardegna_12_giornalisti_per_un ?
Daniele
Ma io sono d’accordo con Lei invece: Brunetta è fastidioso e le cose le ha dette chiaramente… e dal mio punto di vista sono chiaramente delle idiozie, almeno da quel che si intuisce da questi primi accenni. Di Sardegna ne parla?
Bruno
daniele, ho appena iniziato a leggerlo. comunque lo consiglio. br
Manolo Mureddu
Daniele, Brunetta non ha tutti i torti. Quanti “RAS locali” ci sono al sud che gestiscono la “cosa pubblica” in modo clientelare e al solo scopo di curare gli interessi dei soliti noti. Pensiamo alla gestione della sanità sarda negli ultimi 15/20 anni…
Daniele
1) Vorrei capire se Brunetta parla anche della sardegna per quanto riguarda il sud;
2) Chi sono i soliti noti (nomi e cognomi);
3) Al nord i “soliti noti” non esistono?
4) Non sarebbe ora di cominciare a prendere atto del fatto che prima dell’unitá d’Italia le casse del sudf erano di gran lunga piú piene di quelle del piemonte e regno annesso?
Manolo Mureddu
I soliti noti sono personaggi come Mastella, Cirino Pomicino, i “Cuffaristi” in Sicilia o gli “Oppi-accei” in sardegna… l’elenco è lunghissimo. Poi ovvio che esistono anche al nord simili personaggi, ma in misura notevolmente inferiore.
Daniele
Non conosco le peripezie del “Ras” Oppi, ma facciamo che ti credo sulla fiducia. Secondo te la soluzione sarebbe l’invio di efficienti Ras nordici per spodestare quelli nostrani? La linfa vitale di questi personaggi è l’assistenzialismo. Il loro compito è quello di procurare voti ai partiti di riferimento che sapranno poi come sdebitarsi. In questo giro il sud rimane povero (e la Sardegna, che non è sud, isolata) perché i fiumi di soldi che vi arrivano spariscono magicamente nelle tasche della coorte dei ras e dei ras stessi.
La vertenza entrate ci ha mostrato che nel caso della Sardegna peró le cose stanno un po’ diversamente perché lo stato da una parte passava i soldi ai ras di turno e dall’altro RUBAVA i soldi dei cittadini sardi. Non ostante questo il PIL pro capite sardo è superiore rispetto a quello delle altre regioni del nord.
L’appartenenza della Sardegna ad uno stato idiotamente centralista e corrotto come l’Italia è fuori da ogni logica, anche perché, come si è visto per la SS-OL, lo stato italiano è un ostacolo nei rapporti con l’Europa… non sarebbe infatti meglio che i fondi FAS ci arrivassero da Bruxelles senza passare da Roma?
Manolo Mureddu
Immagino allora che tu, vista la tua sicurezza, abbia una ricetta miracolosa per la risoluzione dei problemi del sud…
Adriano Bomboi
Signor Mureddu, Daniele in quest’ultimo intervento a mio avviso ha ragione. E nel sud c’è anche il problema del crimine organizzato che si innesta con la politica.
Daniele
Un enorme passo avanti si fará quando la gente smetterá di aspettare “ricette miracolose” per risolvere i propri problemi. Tali ricette non esistono, ci sono peró determinate strade che possono aprire maggiori possibilitá. Nell’UE conti se riesci a far sentire la tua voce e se detieni un certo grado di sovranitá. La dipendenza dallo stato italiano, oltre che trascinarc da 150 anni dietro alla sua idiozia politica, ci impedisce di avere un peso in Europa. Lo stato italiano continua a bloccarci fondi che sono assolutamente necessari per lo sviluppo ed i nostri rappresentanti non riescono a far di meglio di sporadiche interpellanze cosí possono dire “eh, ma io almeno ci ho provato”.
Un enorme passo avanti si fará quando i nostri rappresentanti a Roma finalmente diranno “Signori, è stato bello, ma non ha funzionato. Il popolo sardo d’ora in avanti si amministrerá da solo e non chiederá il permesso a Roma per alcunché!” Ma ai nostri rappresentanti piace pensare in piccolo.
Daniele
“Non ostante questo il PIL pro capite sardo è superiore rispetto a quello delle altre regioni del nord”
Ehm, magari! Volevo dire del sud…
Camminando Scalzi
L’ennesimo annuncio inutile per il Mezzogiorno..
..Brunetta & Digital Divide pure nell’articolo di oggi:
http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/web-burocrazia.html