Anno imprecisato, il Partito della Patria, evoluzione del Pdl, ha deciso di scegliere il proprio candidato alla carica di premier attraverso le elezioni primarie.

Berlusconi, stanco delle lotte interne, lascia fare. Ha in mente l’arcipelago delle Bermuda.

Sono in campo i migliori staff della comunicazione politica. La battaglia si gioca soprattutto su internet. Ecco i candidati: Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Guido Barilla, Gianni Alemanno, Stefania Prestigiacomo.

La selezione è durissima, il sistema di controllo del voto rigoroso. La legge richiama le primarie americane. La lotta è dura, senza esclusione di colpi. Gianfranco Fini è a Roma. Chiude la sua campagna elettorale nella città che rappresenta l’ Unità d’Italia. Rilancia il patriottismo repubblicano, punta alle politiche di integrazione e fa appello a tutti gli immigrati regolari al voto. “Con voi posso farcela”. Un messaggio di David Cameron: “Gianfranco, sono con te”.

Giulio Tremonti è a Napoli. Al nord lavora per lui il più tosto degli alleati, Umberto Bossi. Tremonti rivendica il successo della Banca per il Mezzogiorno, i conti in ordine, il solido rapporto con il mondo produttivo del nord e promette al sud livelli di crescita europei.

Gianni Alemanno è sfinito. Ha macinato migliaia e migliaia di chilometri. E’ reduce dalla buona perfomance come sindaco di Roma ma sceglie Bari per il suo comizio di chiusura.” Con il dialogo sociale, con i valori, con l’alleanza tra lavoratori e imprenditori possiamo mettere in moto l’Italia”. La curia romana, si sussurra, ha speso più di una parola in suo favore nei circoli ecclesiastici che contano.

Ed ecco Renato Brunetta. Ha fatto tutto con successo, di corsa e con mille provocazioni. Ha scosso la macchina burocratica statale, ha fatto il sindaco di Venezia, si è battuto per ottenere le Olimpiadi nella città lagunare. Con lui, sulla chiatta ancorata di fronte piazza San Marco, in stile Pink Floyd, c’è Daniele Capezzone, il Karl Rove cantilenante della situazione. I temi sono quelli esattamente contrari alle enunciazioni tremontiane.

Infine gli outsiders. Il primo è Guido Barilla. Dicono che il Cav, dalla sua “parrocchia” delle Bermuda, speri molto in un suo grande risultato. Ha immagine, garbo, famiglia, ricchezza e messaggio convincente. Potrebbe essere la sopresa. Barilla non va in piazza, gioca su un altro campo. Affida a Gavino Sanna, il noto pubblicitario sardo, il messaggio di fine campagna. E’ un sogno ad occhi aperti: la rivelazione di una visione la chiamerebbero gli esperti, che sperano di non trovarsi di fronte a un bluff.

Si chiude con Stefania Prestigiacomo. Bella e tosta, ha vinto due dei quattro match televisivi con i candidati. Preparata a dovere dal guru Luigi Crespi propone un partito aggressivo. Con lei, sul palco di Palermo Miccichè, Raffaele Lombardo e l’ ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.

 

 

 
 

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