Con Bersani un po’ di chiarezza
1. Il primo effetto dell’elezione di Pierluigi Bersani alla guida del PD è l’abbandono di Rutelli, che cambia partito per la nona o decima volta (in verità ne ha cambiati 2 rimanendo fermo nello stesso posto). L’ex sindaco di Roma fa un discorso tutto sommato condivisibile, anche se non capisco la sua denuncia dello spostamento a sinistra del PD. Se la sinistra non la fa il PD chi può farla? Se denuncia il ritardo del PD sulla questione socialismo, vuol lasciare i temi di sinistra a Giordano, Vendola e Diliberto? Sarebbe un altro suicidio politico.
2. Il primo è stato quello di fondare il partito unico del PD. La decisione di eleggere Bersani, che dovrebbe aprire il PD e non chiuderlo nel sogno maggioritario, è un mezzo riconoscimento della strategia fallita. Ci aveva visto bene Marini qualche anno fa quando proclamava che senza la Margherita riconoscibile e distaccata dai DS, il centrosinistra perdeva capacità attrattiva al centro. Puntualmente Rutelli va via. Perchè la capacità attrattiva del centro cattolico, moderato e popolare è caduta nella mani di Pier Ferdinando Casini.
3. Bersani però potrebbe ricostituire un’attrattiva per la sinistra. Se il PD vuol vincere deve attuare due strategie non complementari. O conquista tutto il centro, o conquista tutta la sinistra. Il suo essere un po’ di centro e un po’ di sinistra, lasciandosi molto spazio a centro e a sinistra, è in qualche modo la sua condanna.