In giro si sente nostalgia del 1994, il berlusconismo allo stato nascente

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia
1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.
2) Dentro il Pdl - nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.
3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.
Comments
Giorgio Giovanni Gaias
>Bruno ho qualche perplessità sul fatto che Tremonti e Almanno tolto il problema di Roma Capitale sarebbero sulla stessa linea, credo che Tremonti abbia una linea tutta sua che nel PdL non condivide nessuno, Berlusconi ha una sua linea che peraltro non è male quando dice di abolire finalmente dico finalmente l’irap, secondo me sarebbe una boccata d’ossigeno alla industrie e all’economia italiana in generale, stamattina ho parlato con una persona laureata in economia avrai anche capito chi dato che è amico tuo Bachiso :) e mi ha spiegato per bene cosa ha in mete il Premier e credo veramente che sia una grande cosa. Per il resto parli di terza via quella finiana che tu definisci destra post-ideologica io chiamerei destra snaturata nel senso che certe cose non si possono sentire, ieri ho comprato il Secolo dopo aver fatto salti mortali per trovarlo però mi hai fatto venire un minimo di curiosità con il post di ieri, devo dire che certe cose non sono male, certo vedere quella scritta quotidiano nel PdL non è una meraviglia, il Secolo è stato il quotidiano di tante generazioni che hanno cercato il riscatto dopo tutte le vicende storiche che tutti conosciamo. Credo che il Secolo comunque sia rimanga un quotidiano di destra nel senso profondo del termine la così detta post-idiologia non è un male di per se ma deve essere accompagnata a una forte azione di destra, non faccio altro che sentire serve più destra in questo governo, serve una forza che posso arginare in qualche modo la lega che possa riportare i voti missini del nord a un partito che abbia nelle vene una vera azione politica di destra ma che allo stesso tempo sappia pensare e guardare al futuro della nazione. Sto lavorando sodo per un partito quale La Destra ho creduto in questo progetto, ho imparato a conoscere Storace tu lo conosci più di me di sicuro, sono sicuro che se nel governo ci fosse stato lui ci sarebbe un’azione più di destra. Le vicende del lazio tralasciando le vicende private che poco me ne importa credo che possa essere l’inizio vero di una seria collaborazione tra il PdL e la Destra, il Lazio può essere il laboratorio di un nuovo centro-destra come penso lo saranno le prox elezioni provinciali a Nuoro e le comunali è ora di iniziare a pensarci seriamente.. ciao
Giorgio
Bruno
>giorgio, continuo a pensare che molte delle cose che fini dice siano prese direttamente dal bagaglio della nuova destra degli anni ’70 e ’80. un giorno ti farò vedere dei libri e ti ricrederai. quanto ad alemanno e tremonti: beh, io credo che un minimo di alleanze dentro il pdl debbano essere fatte e dunque penso a quelle più natuali. un saluto ! br
Giorgio Giovanni Gaias
>Bruno aspetto il giorno.. giustamente sono qua per imparare e se così sarà non avrò problemi a ricredermi.. per l’asse Tremonti vs Alemanno ho capito cosa vuoi dire adesso prima sembrava una cosa fatta nel senso loro due contro Fini e l’altra asse cioè quella berlusconiana.. ok..
ciao :) salutami il pupo xD
Manolo Mureddu
In giro si ha nostalgia di un VERO partito… dove ci si confronti all’interno, possibilmente con strutture organizzate e rappresentanti eletti direttamente dalla base.
Un saluto Manolo
Massimiliano
ciao Bruno
L’Italia ha una pressione fiscale eccessiva e ciò è dovuto soprattutto ai 70 mld di euro che “ogni anno” dobbiamo tirare fuori per gli “interessi” sul debito pubblico. Nel 2013 dovremo cacciare una quota straordinaria di oltre 100 mld (per BTP emessi 10 anni prima). Le tasse potranno scendere solo quando riusciremo a ridurre l’onerosità del debito… quindi la situazione è comunque grave. L’unica nota positiva è che l’Italia nei prossimi anni dovrà confrontarsi con altre economie che grazie a questa crisi si sono indebitate tantissimo e quindi non potranno più usare l’Italia come bersaglio delle politiche restrittive dell’UE.
Ciao
Massimiliano
PDL al BIVIO
Bruno, un pò mi spiace per la situazione Draghi – Tremonti.
TREMONTI – sarà pure un bismarkiano, ma con la vittoria di Bersani del PD (che diventa più un grande DS) possiamo combatterli sul loro terreno più storico e focalizzarci anche sull’economia sociale e sulla difesa della famiglia e della dignità delle persone…
DRAGHI – Cossiga ha fatto capire diverse volte che Draghi rappresenta uno degli uomini di riferimento per l’Italia di una certa finanza internazionale (da Cossiga ricordata come quelli del “Britannia” – yacht della famiglia reale inglese) che ha, peraltro, pilotato le privatizzazioni italiane dopo mani pulite… con grandi guadagni di alcune famiglie capitalistiche italiane (di area radical shick – finto sinistra).
Ora tra i due preferisco di gran lunga Tremonti. Basta imporgli di allargare un pò il portafoglio e ricordargli che lui è un “amministratore” per conto di un’area politica… non può essere autoreferenziale.
Roberto Seri
Situazione di stallo politico e caduta economica.
La situazione che si è venuta ha creare ne Pdl, altro non è che il riflesso delle aspettative di chi lavora ed ha un’attività.
Tolta la popolazione che comunque vada ha ancora uno stipendio, il resto si trova in condizioni critiche, per dire poco vicine al collasso.
Nel giro di poco tempo anche quelle attività che comunque veleggiavano in un mare tranquillo, oggi si ritrovano in piena burrasca senza trovare un porto dove attraccare.
Da questo punto bisogna partire per analizzare gli eventi politici del Pdl, la figura di Tremonti, che stimo molto, comunque, con l’intero governo, non sta trovando soluzioni alla situazione economica.
A dire il vero fino ad adesso, non si è visto nessun provvedimento che possa dare un veloce impulso.
Alla fine diventa stiamo aspettando che qualcosa cambi, ma cosa.
Certo dal 94 in poi sono cambiate molte cose, allora c’erano i sogni di un grande rinnovamento, oggi tristemente nonostante i numeri in favore del Pdl non è cambiato granché.
Comunque è incredibile, siamo vicini al 2010, il Pdl (Berlusconi) ha un consenso molto alto, la sinistra è sparita e non riusciamo a cambiare l’Italia.
Non basta il consenso, occorre il decisionismo, farsi valere anche in campo europeo, iniziare un programma ITALIANO di sviluppo; se continuiamo a guardare altrove e rispettare delle regole che altri ci hanno imposto, lentamente scivoleremmo a condizioni di totale sudditanza e depressione economica.
Non possiamo competere con nessuno se non ci tuteliamo un po.
Per quanto riguarda la linea di Fini, sinceramente non riesco a capire la sua “terza via”, probabilmente solo istituzionale e non reale sulla nostra economia.
Avrei piacere di capire alla fine, dove realmente stiamo andando.