1. Tremonti dice “credo nel posto fisso“. Novità? Altra provocazione intelligente? Punto di svolta? Una cosa di sinistra? Non siamo superficiali dai: nella critica della globalizzazione non può non rientrare la grande questione della mobilità, della flessibilità, della disumanizzazione.

2. Infatti… un lavoro per ogni persona. Penso che ci debba essere una cosa che ciascuno di noi debba poter fare, per vivere, sopravvivere o tentare di svilupparsi nel corso dell’esistenza. Le sovrastrutture del mercato, che sono ancorate a concetti come la libertà, la democrazia, l’impresa privata, se vengono poste in frizione con altri capisaldi del vivere civile, da cittadini dico, necessariamente o vanno in crisi o prendono il sopravvento. In soldoni: se la vita familiare dipende da un mutuo bancario e se un mutuo bancario dipende dalla stabilità professionale, è chiaro come il sole che il lavoro incide sulla totalità del benessere sociale di ciascuno di noi. Non si può essere costretti al peggio possibile, dobbiamo essere pronti a tutto, per istinto di sopravvivenza, ma come base dobbiamo affermare la centralità della persona, la sua capacità di evolversi e di essere in ogni istante libera, anche se le condizioni del mercato non glielo consentono.

3. E’ una questione di punti di vista. Dieci anni fa D’Alema disse che i giovani di oggi avrebbero dovuto smetterla di pensare al posto fisso e vivevamo in un’epoca di grande sviluppo (quando Clinton e Blair traevano benefici dalle liberalizzazioni reaganiane e thatcheriane).

4. A proposito di economia: abbiamo firmato una risoluzione per far risparmiare soldi all’economia sarda: ss. 131 e dintorni.

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