Entries from: ottobre 2009

Brunetta e la questione meridionale

1. Il Sud e Brunetta – Il ministro Brunetta è – insieme a Fini e Tremonti – il più forte stimolante all’interno del PDL. Anche con lui si creano dibattiti. L’ultima sua provocazione, nemmeno tanto forte a leggervi tra le righe, è una rilettura dell’annoso problema del sottosviluppo del Meridione, visto dalla parte di chi ha in mano le redini dell’elefantiaca pubblica amministrazione italiana.

1.1 L’occasione è la presentazione del suo libro dedicato all’annosa questione meridionale “Sud, un sogno possibile” (Donzelli); in un’epoca in cui si parla quasi ogni giorno di “Partito del Sud” (con la convinzione che in problemi del Sud evidentemente risiedano nell’assenza di un partito che lo rappresenti…) Brunetta oppone una visione differente, che coglie nel segno perchè è provocatoria, ma non troppo difforme dalla realtà dei fatti:

«La qualità di un territorio la fa la sua gen­te », dice. Auspicando un «program­ma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno». Tene­tevi forte: «Detto in altri termini», pro­voca il ministro, «serve una nuova spedizione dei Mille». Una invasione che dovrà puntare, come fece Garibal­di, sugli insorti locali. Stavolta nella pubblica amministrazione. «Mentre si cercheranno al Nord funzionari e di­rigenti pubblici esperti e capaci da in­viare al Sud», dovrà scattare quella che Brunetta chiama l’«Operazione Rosolino Pilo», dal nome del patriota siciliano che nel 1860, a prezzo della vita, spianò la strada alla conquista di Palermo, per «la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fat­ta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».

La visione dell’inadeguatezza della pubblica amministrazione meridionale non può essere scissa dalle conseguenze che ha sul piano dello sviluppo economico, sono d’accordo. Ma aspettando di leggere il libro, visto che col Ministro scambio qualche opinione ogni tanto, provo a formulare la mia.

2. Non bisogna fare discorsi totalizzanti. Se lo sviluppo fosse legato alla qualità della classe dirigente, bisognerebbe affermare, al contrario, che al NORD questa classe dirigente è di qualità elevatissima. Ma se andassimo a controllare i dati dei reati contro la pubblica amministrazione, illeciti e quant’altro, si scoprirà che non c’è grande differenza tra Nord e Sud. Se mai al SUD la condizione di sotto-sviluppo diventa fonte di ulteriore corruzione, malaffare e criminalità. Al Nord le grandi organizzazioni mafiose esistono quanto al SUD e fanno moltissimi affari e inquinano l’economia reale, riciclando i proventi delle attività criminali. Questi fatti sono ormai accertati da tantissime indagini e rapporti della Direziona Nazionale Antimafia, pertanto la dimensione geografica tutta meridionale delle cosche è ormai superata. Anche perchè se dipendesse dal solo controllo del territorio, basterebbe mandare molte forze dell’ordine e il problema sarebbe risolto, ma sappiamo che non è così. E se il sottosviluppo del SUD aiuta a foraggiare le mafie (non in termini sociologici, ma di convenienza economica), l’iper-sviluppato NORD consente loro di riciclare i denari (perchè i soldi circolano più velocemente, ci sono maggiori investimenti, è possibile movimentare denaro usando semplicemente degli intermediari, spesso professionisti al di sopra di ogni sospetto).

Fare chiarezza sulle centrali eoliche in Sardegna

(AGI) – Cagliari, 27 ott. – Il vicepresidente della commissione bicamerale Antimafia Fabio Granata e i deputati sardi Mauro Pili e Bruno Murgia (Pdl) sollecitano un’indagine della commissione sul proliferare di richieste di concessione per parchi eolici off-shore in Sardegna.

“Sottoporro’ al presidente dell’ Antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu”, ha precisato Granata, dopo un incontro con gli altri parlamentari per definire i documenti da sottoporre all’organismo parlamentare, “la necessita’ di affrontare nella commissione la questione che assieme ai colleghi sardi ho valutato come rilevante e urgente”.

“Ci sono molte analogie tra quello che sta accadendo in Sicilia e quanto si preannuncia in Sardegna – sostengono i parlamentari – per non sottoporre il caso alla commissione competente cosi’ che si possa far chiarezza su una escalation eolica senza precedenti”.

“I troppi segreti di queste societa’, senza nome e cognome, con indirizzi puntualmente in paradisi fiscali esteri, da Montecarlo al Lussemburgo, incroci societari palesemente tesi a celare i veri finanziatori di queste operazioni”, proseguono i promotori dell’iniziativa, “rendono improcrastinabile una puntuale indagine conoscitiva su quanto sta accadendo in molte regione italiane, con particolare riferimento alla Sardegna e alla Sicilia”.

“Le inchieste siciliane”, affermano Granata, Pili e Murgia, “che hanno portato a diversi arresti sul versante dell’eolico, prospettano legami che appaiono sospetti con almeno due iniziative avanzate sull’off shore in Sardegna. Societa’ e fiduciari che si affiancano e si sovrappongono in societa’ anonime registrate come tali nei piu’ lontani paradisi fiscali”.

“Occorre con urgenza valutare tutti i possibili collegamenti societari e mettere in luce tutte le reali partecipazioni finanziarie a questi progetti”, sostengono i parlamentari. “In questa direzione sara’ necessario proporre anche un intervento normativo per impedire che capitali occulti possano insinuarsi nel settore delle energie alternative come l’eolico”.

Fonte: AGI

La successione al Cavaliere. Si tratta di fiction ?

Anno imprecisato, il Partito della Patria, evoluzione del Pdl, ha deciso di scegliere il proprio candidato alla carica di premier attraverso le elezioni primarie.

Berlusconi, stanco delle lotte interne, lascia fare. Ha in mente l’arcipelago delle Bermuda.

Sono in campo i migliori staff della comunicazione politica. La battaglia si gioca soprattutto su internet. Ecco i candidati: Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Guido Barilla, Gianni Alemanno, Stefania Prestigiacomo.

La selezione è durissima, il sistema di controllo del voto rigoroso. La legge richiama le primarie americane. La lotta è dura, senza esclusione di colpi. Gianfranco Fini è a Roma. Chiude la sua campagna elettorale nella città che rappresenta l’ Unità d’Italia. Rilancia il patriottismo repubblicano, punta alle politiche di integrazione e fa appello a tutti gli immigrati regolari al voto. “Con voi posso farcela”. Un messaggio di David Cameron: “Gianfranco, sono con te”.

Giulio Tremonti è a Napoli. Al nord lavora per lui il più tosto degli alleati, Umberto Bossi. Tremonti rivendica il successo della Banca per il Mezzogiorno, i conti in ordine, il solido rapporto con il mondo produttivo del nord e promette al sud livelli di crescita europei.

Gianni Alemanno è sfinito. Ha macinato migliaia e migliaia di chilometri. E’ reduce dalla buona perfomance come sindaco di Roma ma sceglie Bari per il suo comizio di chiusura.” Con il dialogo sociale, con i valori, con l’alleanza tra lavoratori e imprenditori possiamo mettere in moto l’Italia”. La curia romana, si sussurra, ha speso più di una parola in suo favore nei circoli ecclesiastici che contano.

Ed ecco Renato Brunetta. Ha fatto tutto con successo, di corsa e con mille provocazioni. Ha scosso la macchina burocratica statale, ha fatto il sindaco di Venezia, si è battuto per ottenere le Olimpiadi nella città lagunare. Con lui, sulla chiatta ancorata di fronte piazza San Marco, in stile Pink Floyd, c’è Daniele Capezzone, il Karl Rove cantilenante della situazione. I temi sono quelli esattamente contrari alle enunciazioni tremontiane.

Infine gli outsiders. Il primo è Guido Barilla. Dicono che il Cav, dalla sua “parrocchia” delle Bermuda, speri molto in un suo grande risultato. Ha immagine, garbo, famiglia, ricchezza e messaggio convincente. Potrebbe essere la sopresa. Barilla non va in piazza, gioca su un altro campo. Affida a Gavino Sanna, il noto pubblicitario sardo, il messaggio di fine campagna. E’ un sogno ad occhi aperti: la rivelazione di una visione la chiamerebbero gli esperti, che sperano di non trovarsi di fronte a un bluff.

Si chiude con Stefania Prestigiacomo. Bella e tosta, ha vinto due dei quattro match televisivi con i candidati. Preparata a dovere dal guru Luigi Crespi propone un partito aggressivo. Con lei, sul palco di Palermo Miccichè, Raffaele Lombardo e l’ ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.

 

 

 
 

Con Bersani un po’ di chiarezza

1. Il primo effetto dell’elezione di Pierluigi Bersani alla guida del PD è l’abbandono di Rutelli, che cambia partito per la nona o decima volta (in verità ne ha cambiati 2 rimanendo fermo nello stesso posto). L’ex sindaco di Roma fa un discorso tutto sommato condivisibile, anche se non capisco la sua denuncia dello spostamento a sinistra del PD. Se la sinistra non la fa il PD chi può farla? Se denuncia il ritardo del PD sulla questione socialismo, vuol lasciare i temi di sinistra a Giordano, Vendola e Diliberto? Sarebbe un altro suicidio politico.

2. Il primo è stato quello di fondare il partito unico del PD. La decisione di eleggere Bersani, che dovrebbe aprire il PD e non chiuderlo nel sogno maggioritario, è un mezzo riconoscimento della strategia fallita. Ci aveva visto bene Marini qualche anno fa quando proclamava che senza la Margherita riconoscibile e distaccata dai DS, il centrosinistra perdeva capacità attrattiva al centro. Puntualmente Rutelli va via. Perchè la capacità attrattiva del centro cattolico, moderato e popolare è caduta nella mani di Pier Ferdinando Casini.

3. Bersani però potrebbe ricostituire un’attrattiva per la sinistra. Se il PD vuol vincere deve attuare due strategie non complementari. O conquista tutto il centro, o conquista tutta la sinistra. Il suo essere un po’ di centro e un po’ di sinistra, lasciandosi molto spazio a centro e a sinistra, è in qualche modo la sua condanna.

In giro si sente nostalgia del 1994, il berlusconismo allo stato nascente

Tremonti ha guidato la politica economica dell Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere leconomia

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia

1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.

2) Dentro il Pdl -  nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.

3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.

Sul web, prove digitali post-ideologiche

La scommessa di Perina e Lanna si gioca sul web

Luciano Lanna e Flavia Perina, la coppia meglio affiatata e più anticonformista del giornalismo italiano, sbarca sul web. E’ il primo serio esperimento di una destra post-ideologica che si confronta nel vasto mare di internet. Inutile dirlo: buon lavoro, di cuore !

Facebook, minacce e primarie

1. Il caso Facebook “Uccidiamo Berlusconi” è solo l’ultimo di una scia che parte da lontano e che sta arrivando lentamente al dunque, ovvero non alla minaccia reale, ma a quella esplicita sì, senza pudore, quasi che la soluzione violenta sia accettabile.

2. Non bastano le condanne, nè la retorica. Non ci vuole nemmeno molta sociologia. Penso che questi esagitati, benché si dichiarino goliardici (ancora peggio, visto che si vuol far ridere su una questione gravissima), certifichino il fallimento della Sinistra come progetto per il governo del paese. Non c’è bisogno di fare paralleli storici. Ma se c’è gente disperata che ambisce a un gesto disperato, pur di averla vinta sull’avversario politico, vuol dire che prima di tutto non ha fiducia negli avversari politici di Berlusconi, quelli che dovrebbero sconfiggerlo alle elezioni. Se non c’è alternativa tutto diventa possibile nelle menti fragili.

3. In Europa la questione sull’informazione ha visto due fronti contrapposti. Gridare al tiranno significa accettare, anche non volendo, il tirannicidio, se il valore primario è quello della libertà. Ora, siccome di tutto abbiamo bisogno, fuorché di dare sponde a pochi esagitati, che potrebbero trasformarsi in violenti (e ci sono lettere minatorie mandate qua e là e scritte sui muri), bisognerebbe assumersi la responsabilità di ciò che si dice. Nel senso: attenziona a gridare al tiranno, perchè c’è chi potrebbe prendervi molto sul serio. Tra l’altro viviamo all’interno di una cornice costituzionale basata sull’anti-fascismo. In termini teorici affermare che Berlusconi vuole restaurare il fascismo, come ha fatto Di Pietro, significa  dire che Berlusconi è fuori dal sistema costituzionale… Quindi attenzione, perché i tempi che corriamo sono molto strani.

4. Il PD ci mette del suo. Il partito democratico ha scelto la modalità delle primarie per scegliere il proprio segretario. Direi che mantiene il vizio italico all’interno di una volontà rinnovatrice in salsa americana. Il fatto che al PD scelgano i cittadini è buono, ma l’impressione trasmessa è che si occupino di loro stessi e non badino a creare un’alternativa credibile al centrodestra. Io potrei dire che me ne frego, che per noi è meglio. Ma ricollegandomi a quanto detto sopra: è meglio avere un’opposizione che abbia prospettive di governo, sempre e comunque.

Tutta colpa del re di Ceppaloni

Clemente Mastella

Clemente Mastella

Mio Dio, quante assunzioni clientelari.Ma è veramente veramente possibile farle tutte? Quel numero assurdo? Bisogna essere dei maestri. E di certo Clemente Mastella lo è. A volte non lo si capisce nemmeno. Ha quel linguaggio pirotecnico, scivoloso, spesso incomprensibile. E valanghe di voti, però.

Ma mi chiedo: in un’Italia dove la norma è rivolgersi al politico, possibile che solo la famiglia Mastella rappresenti il peggio del peggio? In un mondo dove chiunque faccia politica è assediato quotidianamente da decine di richieste, anche le più disparate, possibile che venga pizzicato solo il re di Ceppaloni?

Se cerchi di ribellarti e se cerchi di fare le cose per bene sei quasi un ufo. Se mantieni l‘impegno di cambiare la politica e quindi di dedicarti solo alle cose concrete e alla battaglia di idee rischi persino di passare per coglione. O per bravo ragazzo, che è poi la variante addolcita.

Ne so qualcosa. Nel 2004 non venni rieletto per poche centinaia di voti. Dopo scoprii molte cose e capii i motivi di quella esclusione. Mi sono chiesto mille volte se effettivamente la”gente” ami davvero la nuova politica. Continuo a credere che ci sia spazio per il cambiamento. Ma, per favore, non venite a dirmi che solo a Ceppaloni il sistema funziona così.

Grazianeddu è un uomo libero, può fare quello che vuole

Mesina con Lucarelli, un'immagine che parla più di molte parole

Mesina con Lucarelli, un'immagine che parla più di molte parole

Graziano Mesina forse andrà all’Isola dei Famosi, uno dei programmi più trash dell’ultimo decennio. E allora? La notizia può destare scalpore, ma non deve scandalizzare.

Per me Grazianeddu non è un eroe e nemmeno un anti-eroe. Non mi è mai piaciuta quella lettura indulgente del banditismo che diventa nostalgico e figlio della dura terra, espressione del riscatto di una terra malandata. Non mi interessano molto le spiegazioni sociologiche, che specie a sinistra trovano modo di esaltare il cosiddetto brodo di coltura. Trovo il sequestro di persona un reato ripugnante, da punire sempre con l’ergastolo.

Non conosco personalmente il bandito più famoso della Sardegna, non ho il suo mito. Penso che il banditismo abbia prodotto danni irreparabili sulla cultura, la società e l’economia della nostra terra. Detto ciò: Mesina non è andato come i terroristi, i compagni che sbagliano, in tv a fare la morale, a dare spiegazioni e a giudicare. Ha scontato decine e decine di anni di carcere, infine ha ottenuto la grazia da Ciampi. Non mi pare abbia avuto l’ardire di impartirci qualche lezione. Ha pagato e ha diritto di fare ciò che crede della sua vita.

Un giudizio a parte merita la qualità della nostra televisione di stato (della nostra tv in generale, visto che l’Isola è perlomeno il programma migliore dei vari reality spacciati dalla tv generalista), che ha bisogno di personaggi con una storia, data l’impossibilità creativa di crearne di nuove. Quanta fatica deve costare agli autori scrivere nuovi programmi? Il format ha distrutto la creatività. Gli autori di oggi sono dei copioni, degli arruffoni, dei disperati che hanno bisogno di un signore anziano, con un passato alle spalle… sperando che qualche volta si incazzi e ostenti un po’ del suo caratteraccio, se ancora ne ha voglia. La televisione italiana è un tritatutto che mette insieme vittime e carnefici, eroi ed anti-eroi, donne finte e donne rifatte… en passant c’è pure qualche cervello, ma bisogna veramente sforzarsi per beccarlo.

Cose di questi giorni

1. Tremonti dice “credo nel posto fisso“. Novità? Altra provocazione intelligente? Punto di svolta? Una cosa di sinistra? Non siamo superficiali dai: nella critica della globalizzazione non può non rientrare la grande questione della mobilità, della flessibilità, della disumanizzazione.

2. Infatti… un lavoro per ogni persona. Penso che ci debba essere una cosa che ciascuno di noi debba poter fare, per vivere, sopravvivere o tentare di svilupparsi nel corso dell’esistenza. Le sovrastrutture del mercato, che sono ancorate a concetti come la libertà, la democrazia, l’impresa privata, se vengono poste in frizione con altri capisaldi del vivere civile, da cittadini dico, necessariamente o vanno in crisi o prendono il sopravvento. In soldoni: se la vita familiare dipende da un mutuo bancario e se un mutuo bancario dipende dalla stabilità professionale, è chiaro come il sole che il lavoro incide sulla totalità del benessere sociale di ciascuno di noi. Non si può essere costretti al peggio possibile, dobbiamo essere pronti a tutto, per istinto di sopravvivenza, ma come base dobbiamo affermare la centralità della persona, la sua capacità di evolversi e di essere in ogni istante libera, anche se le condizioni del mercato non glielo consentono.

3. E’ una questione di punti di vista. Dieci anni fa D’Alema disse che i giovani di oggi avrebbero dovuto smetterla di pensare al posto fisso e vivevamo in un’epoca di grande sviluppo (quando Clinton e Blair traevano benefici dalle liberalizzazioni reaganiane e thatcheriane).

4. A proposito di economia: abbiamo firmato una risoluzione per far risparmiare soldi all’economia sarda: ss. 131 e dintorni.