Ecco gli effetti della Grosse Koalition: chi governa si magna chi appoggia in un sol boccone. E’ questo, in sintesi, l’effetto prodotto dallo strano ma non troppo accordo di governo che ha guidato l’esecutivo tedesco in questi anni. C’è da dire che l’ingovernabilità e la disillusione stavano alla base di questo accordo: i sistemi perfetti alla fine annoiano, perché l’elettore sente che non ci potranno essere gravi conseguenze o grandissimi vantaggi nel votare l’uno o l’altro. Il sistema tedesco è perfezionato dallo sbarramento, non è bipolare, anche se una sorta di bipolarismo tende a configurarsi, osservando la storia delle alleanze di governo.

Sergio Romano parla di toni, sfumature, linguaggio, ma la storia dei due partiti storici tedeschi non è la storia di due partiti nuovi come il PD e il PDL. E se in Italia gli avversari si detestano (dipende da caso a caso) ciò non è dovuto a una parte sola, ma a un concorso di questioni nelle quali parlare di odio è difficile. C’è molta acrimonia e una smania di fare a botte a destra e a manca, con l’immancabile voglia di mostrare i muscoli (lo fanno i sindacati, pure quando non serve).

E’ vero che il sistema politico tedesco è più maturo del nostro, così come quello americano e quello britannico. La vera differenza sta nel concetto di Stato: benché minimo, per gli americani il Governo Federale è una cosa seria, e più in considerazione è tenuta la Repubblica, come la Federazione in Germania e il Regno in Gran Bretagna. E’ una questione di rispetto: lo Stato Italiano nel corso dei suoi 150 anni di vita non è stato in grado di meritarsi appieno il rispetto della sua comunità. E’ come un consiglio di amministrazione di cazzeggioni che capeggiano un popolo stimabile, criticone, geniale, che aspira a diventare tendenzialmente cazzeggione (e chi ci va contro ci lascia la pelle, soprattutto se sbaglia i modi e poi tende comunque a “svaccare”). Questo visto da fuori, se si pensa ai mai risolti problemi (ogni settore ne ha uno).

Io credo che la più grande conquista della politica italiana sarebbe quella di meritarsi il rispetto dello Stato. I Tedeschi e gli Americani hanno rispetto delle loro istituzioni principali, perché se lo sono guadagnato sul campo. Il vero malcostume della politica non è l’insulto, la polemica continua, la diatriba e l’accanimento. Il vero malcostume della nostra politica è la mancanza di una politica per i cittadini, seria, funzionale, capace. Alla fine gli elettori sono lo specchio dei governanti e viceversa.

Rispetto al dato politico, in Italia chi governa viene sempre sconfitto, tant’è che si parla si di regime, ma dell’alternanza. QUesto è un dato di maturità che ci avvicina alle altre democrazie occidentali, ma noi non sappiamo ancora convertire del tutto questa maturità in efficienza.

I rimedi? Secondo alcuni lo Stato è lento, farragginoso, elefantiaco. Servirebbero meno parlamentari, più poteri, maggior sveltezza nelle decisioni. Altri preferiscono puntare l’indice contro l’eccesso di parlamentarismo o contro l’inettitudine generica dei governanti. Probabilmente si può sempre fare meglio, anche con gli strumenti attuali, pur se ci vorrebbe uno slancio ideale.  Il mio pensiero è che lo Stato per guadagnarsi il rispetto e raggiungere un equilibrio come quello americano o tedesco (equilibrio che consente governabilità reale, non foraggiata solo dalle leggi elettorali) debba gestire poche cose fondamentali, ma in modo univoco, efficiente: la sicurezza, la politica delle grandi opere, la difesa, la scuola, la sanità (attraverso le regioni) mettendosi in concorrenza nei settori intermedi, dove è necessario l’apporto privato (la ricerca, i trasporti aerei e navali), mollando settori inutili e costosi, contrassegnati da scarsa efficienza.

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