Sanità: il Pdl Nuorese non ci sta
CAGLIARI. Potrebbe scattare oggi il cambiamento del sistema sanitario sardo. La giunta Cappellacci si riunisce stamani: l’ordine del giorno dei lavori è molto fitto ma l’attesa è per la nomina dei commissari delle Asl. «Sa die de sa sanità», la rivincita che il Centrodestra ha covato negli anni in cui alla Sanità comandava Nerina Dirindin, prevede lo spoils system, il cambio degli uomini nominati dalla giunta Soru. E naturalmente una riforma del settore.
In realtà all’ordine del giorno dei lavori dell’esecutivo, non figura quella che l’assessore Antonello Liori ha definito «l’emergenza sanità». Ma, come accade in questi casi, le nomine sono un argomento che viene inserito «fuori sacco». Il provvedimento arriva alla conclusione dell’iter, (dopo che era stato approvato lo schema e che i partiti avevano consegnato i nomi al presidente Cappellacci), in piena bufera. Dopo il malcontento denunciato in Gallura sulla trattativa all’interno del Pdl, con l’assegnazione dell’Asl di Olbia all’Udc, ieri è esplosa la rabbia nel Centrodestra del Nuorese, in rivolta dopo la determinazione di assegnare al Psd’Az il commissario della Asl locale. La levata di scudi da parte dei rappresentanti del Pdl locale, Antonello Gallisai, del deputato Bruno Murgia e dei consiglieri regionali Pietro Pittalis e Silvestro Ladu, è stata immediata. Per il vicecapogruppo Pittalis: «Nella sanità barbaricina si sta riproponendo la stessa logica che ha penalizzato il Pdl nuorese al momento della formazione della giunta regionale».
Gli elettori e i simpatizzanti del centrodestra nuorese – scrive il gruppo nella nota – sembrano avvertire una «condizione di abbandono» e iniziano a manifestare «perplessità sulle politiche della Giunta. In particolare quelle che riguardano la provincia di Nuoro. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente della giunta e i massimi esponenti regionali del Pdl – si legge nel documento – per discutere e capire quali siano i criteri e metodi utilizzati nelle scelte importati che riguardano il nostro territorio perché riteniamo sia necessaria una gestione partecipata e condivisa. Ci batteremo in tutte le sedi affinché al Nuorese e agli uomini e alle donne del popolo della libertà – concludono gli esponenti del Pdl – sia riconosciuto il giusto ruolo di rappresentatività sociale, economica e politica». In precedenza la Gallura si era sentita penalizzata denunciando l’invadenza «di un possibile asse Cagliari-Sassari».
Critiche, mugugni, malcontento che l’Udc di Giorgio Oppi cerca di superare: «C’era un criterio e noi ci siamo attenuti a quello. Capisco anche i mugugni e dico che possiamo ancora confrontarci se ce ne sarà bisogno. Qui si stanno nominando i commissari che dovranno preparare il terreno per i futuri direttori generali, non stiamo quindi scegliendo i manager».
Cgil-Cisl e Uil, preoccupati e in stato di agitazione, chiedono un incontro all’assessore Antonello Liori per capire in che modo cambierà il comparto: «La mancata convocazione», affermano i segretari di categoria, «determinerà l’indizione di una giornata di mobilitazione dell’intero comparto sanitario e socio sanitario, pubblico e privato. Tutto questo mentre il segretario Ugl, Lino Marroccu, e della Fials, Paolo Cugliara, chiedevano ieri il commissariamento dell’azienda Brotzu.
(tratto da La Nuova Sardegna, articolo di Alfredo Franchini e Nino Bandinu)
Comments
Giorgio Giovanni Gaias
Io certe cose a una persona le avevo dette a marzo e mi ero sentito dire che ero fuori di melone e adx?? ma come mai si sta diventando realtà tutto??? Una cosa se continua così il PdL a Nuoro ha gia perso l’elezioni comunali e provinciali in partenza la gente non sente quella presenza promessa. ciao ciao
Antoni su Longu
GGG a me sembra che tutto è realtà da tempo. Fai la cronistoria a partire dalla campagna elettorale e ricorda le opinioni, non solo quelle dei “compagni”, che per ragioni ovvie dovevano andare “contro”, ma anche quelle dei simpatizzanti, votanti, militanti del CDX. I nodi vengono al pettine, nodi nazionali e,per conseguenza logica, anche nodi regionali.
Si metta il punto e si ripensi a tutto, per il bene di tutti. Ammettere di poter sbagliare non è indice di debolezza, semmai il contrario. CORAGGIO
Giorgio Giovanni Gaias
Ma il primo a sbagliare sono stato io pur avendo sempre contestato la scelta di Cappellacci le ragioni dei dissapori sono chiari, a livello nazionale si prospetta un ctaclisma interno al Pdl a breve sarà mandata la lettera degli ex AN o AN che a quanto pare non è morta e queste cose si percepiranno anche nei piccoli territori, il PdL rischia e rischia tanto in Sardegna ha vinto in maniera straordinaria ma la fiducia dei sardi non è stata rippagata in più le continue beghe interne non fanno che indebolire una struttura mai nata che si basa su quella della ex forza italia. Nuoro è dimenticata da tutti la crisi avanza, ad Ottana si rischia il crollo totale dell’industria, il rischio chiusura dell’università e chiusura Banca d’Italia, disoccupazione che aumenta cioè Ugo se ci sei batti un colpo.. bisogna riconoscere che Bruno, Antonello e gli altri stanno facendo sentire la loro voce e stanno cercando di portare l’attenzione verso il nuorese ma non possono fare miracoli, una domanda mi nasce spontane che diavolo fa il buon Tonino Tilocca che è il segretario provinciale del PdL questo è li per nomina di Cappellacci perchè è suo grande amico mi spiaga qualcuno perchè Tilocca non va a scassare le balle in regione in virtù del suo ruolo di segretario e potendo sfruttare tutta questa amicizia con Ugo.. o vale anche qui la storia del governo amico che non c’è????? Poi Tilocca che diavolo sta facendo per Nuoro??? Attenzione che qui si mette male per provinciali e comunali.
Massimiliano
Questa scelta pro Sardisti, se comprensibile su base regionale, è intollerabile su base locale perché:
1 – il PDL di Nuoro non ha leve nel comune, nella provincia, nella camera di commercio, nell’associazione industriali, nelle varie zone industriali, nei patronati, nell’ente foreste, all’università…
2 – siamo alla vigilia di competizioni importanti e ci tocca combattere con le pietre focaie.
3 – il PDL di Nuoro aveva bisogno di dimostrare di saper gestire la asl per candidarsi alla guida del territorio.
La verità è che dal momento che non sono state considerate queste priorità politiche e Nuoro è stato “utilizzato” come territorio di “compensazione”, è fin troppo chiaro che sono prevalse le logiche squisitamente egoistiche di chi era presente alla contrattazione…
Dispiace.
Speriamo di recuperare la situazione in qualche modo.
Massimiliano
Comunque complimenti ai rappresentanti PDL:
Bruno – Pietro – Silvestro
avete almeno dimostrato di non accettare queste logiche fin troppo piccine.
Vi sosteniamo e ci è piaciuta la reazione congiunta.
Giorgio Giovanni Gaias
>Massimiliano ha ragione nel passato non si è creata una fitta rete di rappresentanti del centro-destra nuorese nelle varie istituzioni o vari enti in parte solo la “povera” Alleanza Nazionale negli anni ha portato avanti uomini nelle istituzioni penso a Pietro Corrias in provincia che comunque non basta, va datto merito a Bruno che sta portando avanti le battaglie ed è l’unico parlamentare ma il più grande sforzo lo sta facendo Antonello Gallisai che tiene in vita la baracca e dovrebbe essere nominato segretario e non vice dato che fa da segretario da vice e da tutto quello bisogna fare.. giusto una punta di orgoglio la voglio mettere tutti uomini che vengono da An.
Saluti.
Enzo Cumpostu, Nuoro
La realtà snche se potrà sembrare fastidiosa e per alcuni odiosa è che la politica dalla gestione di una cosa così delicata come la sanità ergo una ASL o un azienda ospedaliera “dovrebbe” stare alla larga mille miglia; facile dirlo e bello teorizzarlo, più difficile metterlo in pratica.
La sanità richiede conoscenze non indifferenti che spesso mettono in difficoltà le persone stesdse che ci lavorano figuriamoci un manager, un direttore amministrativo, un direttore sanitario…
Giorgio Giovanni Gaias
>Enzo quoto in pieno.. :)
Massimiliano
La politica serve per governare la società, cioè per indicare la direzione possibilmente pensando ai prossimi 20 anni. La sanità è indiscutibilmente una parte fondamentale della società. La politica, pertanto, ha il dovere di assumersi la responsabilità di guidare il futuro sanitario del proprio bacino di cittadini. Faccio un esempio:
- vogliamo più assistenza territoriale o assistenza ospedaliera?
- siamo in grado di guidare una riduzione dei tempi di attesa nelle prestazioni sanitarie?
- gli ospedali “montani” sono da chiudere perchè inefficienti; da tenere aperti per difendere certi territori; da vedere in un’ottica completamente diversa e moderna guardando ad altre esperienze simili?
Tutto ciò E’ POLITICA, la più alta… quella che risponde alle esigenze delle persone… di tutti noi.
Il PDL a Nuoro dovrà rincorrere, salvo correzioni future, le scelte operate da altri soggetti politici che deterranno il joy stick in mano.
E questo potrebbe essere un problema politico… o no?
Massimiliano
NOMINE
se poi Enzo ti riferisci alle nomine, la mia considerazione è la seguente.
- se la nomina serve a dare più soldi ai sodali di partito, pur essendo pratica frequente e diffusa in modo bipartisan, non è un investimento. Ed è dannosa quando porta alla rimozione di certe persone di qualità.
- se la nomina serve per consentire alla politica di incidere con forza, coerenza ed efficacia sul perseguimento degli obiettivi strategici e a dare risposte a tutti i cittadini, allora è uno “strumento” più che legittimo.
Bobbore
Almeno Gumirato ed Harris non erano lottizzati. Se ce ne fosse bisogno di ricordare che tutta l’operazione spartizione ASL è una gran porcata.
Bobbore
E’ questa cosa tutta italiana del considerare NORMALE la divisione partitica delle direzioni delle asl che è un ABOMINIO.
Massimiliano
Bobore
Ti accorgi degli “abomini” solo adesso?
Confermare i manager per cinque anni ad elezioni perse non è un abominio?
I manager uscenti ti risulta siano stati scelti in modo tecnico e apolitico?
Massimiliano
Gumirato ed harris erano forse i più lottizzati di tutti: Si dice fossero i lottizzati da Roma!
Bobbore
Il meraviglioso mondo del “nacchi” …
Maralai
caro Enzino Cumpostu, cosa vuol dire “la poltica deve restare alla larga dalla sanità”? La politica è anche governo del Paese, governo delle cose, governo della gente e dei suoi bisogni. Noi votiamo perchè i nostri rappresentanti governino le ns istituzioni e di conseguenza scelgano i migliori commissari e managers perchè le scelte della politica siano più rispondenti ai bisogni di tutti noi. La sinistra ha “ragione”(faccia di…) di strillare contro lo spoyl sytem della giunta Cappellacci. La sinistra difatti queste cose non le fa maiepoimai. Adesso però, visto che sei stato quotato da Gaias, l’amico di Storace, vi voglio mettere di buonumore con la lettura (se vi pare) di un mio post sulla querela di Fini a Feltri. Se la pensate diversamente da me, sarò comunque soddisfatto di avervi fatto pensare.
con amicizia
M
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Fini e la querela a Feltri, tra boomerang e colossale errore
Rimane incomprensibile che i consiglieri di Fini non siano riusciti a portare il presidente della camera ad un giudizio più sereno sul “famigerato” editoriale del direttore del Giornale. In questi casi servono consiglieri, e non istigatori. La querela a Feltri è un gigantesco errore, una macroscopica sciocchezza, un passo falso della politica di Gianfranco Fini.
L’editoriale contestato, a ns avviso, non contiene neppure una virgola di diffamazione o di offesa al presidente della camera; peraltro Feltri si rivolge a Gianfranco Fini e non alla terza carica dello Stato. In buona sostanza Feltri dice (“traduco”): guarda (amico mio) che se non mettiamo le radici a principi soprattutto in tema di giustizia…continua a http://www.maralai.ilcannocchiale.it
Antoni su Longu
Mi permetto immodestamente di segnalare questo articolo….forse troppo lungo, ma vorrei risparmiarvi la ricerca sul web. A me sembra interessante….sopratutto attualissimo.
Siccome il post scade tra poche ore, chiedo a Bruno se cortesemente e se sopratutto lo ritiene opportuno di riportarlo come tema principale. Chiedo scusa a Bruno per la mia “impertinenza”.
di Valerio Morucci
In una scena clou de “La vita difficile”, altro amarissimo squarcio capolavoro di Dino Risi, l’Alberto Sordi ex partigiano, comunista, idealista a nome Silvio Magnozzi, trafitto infine da quella vita, dice alla moglie nella verità di una ubriacatura da sconfitta: “Elena, vogliamo esaminare freddamente il nostro matrimonio? Io e te chi siamo? Siamo parenti? No, siamo due estranei. Tu sei una sconosciuta che ho incontrato in un mulino.” Marito e moglie non sono parenti; due estranei che si sono occasionalmente incontrati nella vita. Nessun legame profondo, radici, che vada oltre un pezzo di quella vita, e quell’insieme di occasioni o casualità.
‘Condivisione’ rimanda socialmente – quindi per gli animali sociali, compreso, suo malgrado, anche l’uomo – alla comunità, comunanza, solidarietà, identità di regole e principi, fini. E’ già sempre stato arduo condividere la memoria anche in un agglomerato politico definibile come una ‘comunità’, figuriamoci al di fuori di essa. E poi quella presunta ‘comunità’ è quasi sempre definita tale dal suo esterno. Cioè da un punto di vista ‘nemico’ che azzera le differenze interne; per un assommarsi di semplificazione identificatoria, cioè di bersaglio, e di ignoranza. Perché al suo interno ci sono ‘sempre’ guerre assai spietate. Combattute contro i peggiori nemici: i ‘traditori della causa’. Per dire, a esempio e senza accedere alla tragedia, che noi operaisti avremmo grande difficoltà a ‘condividere memoria’ con i comunisti maoisti dell’Unione-Servire il Popolo. I quali, oltre a perseguire una rivoluzione contadina al Sud nel momento della robotizzazione delle fabbriche, e purtroppo non sbarcando a Sapri, facevano lavaggio del cervello ai propri militanti inculcandogli le massime del Presidente nuotatore, al punto che parlavano solo tramite quelle. Ma, non bastasse, gli imponevano direttive sulla loro vita sessuale, tra cui il tassativo divieto del pompino. Pratica depravata della lasciva borghesia. E, ovviamente, per fare sesso dovevano essere sposati. Uniti in matrimonio comunista da un loro dirigente, che gli faceva giungere le mani sul ‘libretto rosso’ dopo avergliene letto un qualche passo illuminantemente appropriato.
Quindi con i fascisti non c’è da condividere alcuna memoria. Ognuno con la propria. E qui sta un primo problema. Perché se ognuno coltiva la propria, vuol dire che non ci si può più esercitare esclusivamente sulla memoria degli altri. Cioè che bisogna fare i conti con se stessi. Compito arduo, appositamente aggirato facendo agiografia della propria e dedicandosi alla memoria altrui, cioè prosaicamente alle malefatte altrui.
E’ stato detto: “Non possiamo condividere memoria con gli stragisti fascisti”. Ora benché non ce ne siano di condannati, escludendo Bertoli e la sentenza ‘comunista’ e di Stato per la stazione di Bologna, ci sono più che sufficienti elementi per ritenere che un qualche gruppo – non di oggi ma di allora, cioè nei cascami della Guerra Fredda finita da un pezzo – abbia avuto le mani in pasta nello stragismo ‘atlantico’ anticomunista. (Non anti-rivoluzionario, anti-picista. Cioè teso a impedire che il PCI arrivasse al governo.
Vero terrore di quegli anni. Con noi agit-prop al servizio di Mosca). Con quelli che hanno messo bombe ammazzando gente a grappolo – uomini, donne, vecchi, bambini – sarebbe arduo anche solo pensare di poter mutuare qualche parola. L’affermazione sembra sacrosanta nel suo rigore morale. Ma siamo ancora nella memoria altrui, cioè nelle altrui malefatte. Se passiamo alla nostra di memoria vediamo che, tanto per fare un paio di esempi, l’abbiamo condivisa, fino a essere parte delle nostre radici (“La battaglia di Algeri”), con i combattenti del FLN che però piazzavano cestini esplosivi nei bar della città. Uccidendo anch’essi a caso uomini donne vecchi e bambini. Francesi pied-noirs, ma anche gli algerini che ci lavoravano o ci passavano. Così come, più
che le nostre radici, abbiamo condiviso le lotte, i sogni, l’afflato rivoluzionario con i viet-cong che però facevano esplodere i locali di Saigon frequentati dagli americani. Bombe che uccidevano anche i vietnamiti che ci lavoravano o passavano. E anche qui uomini donne vecchi e bambini. Cioè strage. Se un discrimine per l’enunciata condivisione è dato dall’atrocità dell’atto, la strage bombarola, come possiamo affermarlo per i fascisti stragisti e negarlo qui?
Messo di fronte ai pari orrori del regime nazista e di quello comunista, uno dei maestri non del pensiero comunista ma di quello socialista, disse che, pur tuttavia, rimaneva una differenza ‘morale’. E’ sicuramente arduo rintracciare una differenza ‘morale’ tra lo sterminio di milioni di ebrei, sinti, polacchi, oppositori, omosessuali, malati di mente attuata dal regime nazista, e quella di milioni di contadini ucraini morti per fame, tra il 1932 e il 1933, in una carestia portata alle estreme conseguenze dalla confisca alimentare e dalla quarantena armata, accompagnate da migliaia di fucilazioni nonché purghe nel partito comunista ucraino, per rimuovere gli ‘ostacoli’ alla collettivizzazione dell’agricoltura e piegare il nazionalismo ucraino. Se la differenza ‘morale’ non è negli atti, allora non può che essere nelle intenzioni, nei fini. Cioè che i comunisti avrebbero compiuto quegli orrori per la libertà dei popoli mentre i nazisti, e i fascisti, per la loro oppressione.
Per noi comunisti una affermazione apodittica. Non fosse che ha lo stesso fondamento ‘filosofico-morale’ di quella di Nixon che se un atto illegale è compiuto del Presidente, cioè da lui, non può essere illegale. Vale a dire che l’atto illegale, o l’orrore, cambia valenza non in base alla sua natura ma a quella di chi lo compie. Per definizione, nostra ovviamente, i comunisti compiono qualsiasi atto con intenzioni ‘buone’, mentre i fascisti con intenzioni ‘cattive’. Ma se i fatti sono parimenti esecrabili, la differenza data dalle intenzioni è una differenza di parole, discorsi. Prendendola dai discorsi però i fascisti hanno sempre detto apertamente di essere contro le libertà borghesi, contro il permissivismo democratico che fa di libertà licenza, fautori di uno Stato etico responsabile della guida morale dei cittadini.. Noi comunisti, con evidenti risultati di ipocrisia, ci siamo invece sempre detti amanti della libertà, della democrazia realizzata nella sua pienezza, del diritto individuale a scegliere e gestire la propria vita, mettendo però poi mano a regimi totalitari che controllavano ogni aspetto della vita dei cittadini tanto quanto il regime nazista, e molto più di quello fascista. Ma dato che per troppi la differenza è soprattutto nelle parole, queste vengono anche qui in soccorso. Noi comunisti non c’entriamo niente con i regimi comunisti, quelli sono stati una pessima realizzazione del Comunismo. Noi aspiriamo ad altro. La “vera libertà”.
Peccato che a chi dica questo possa anche capitare di affermare che i fascisti sono ‘il male’, che vanno banditi dalla società, che sono antropologicamente incompatibili con noi, cioè per nostra naturale estensione con il resto dell’umanità. Ma queste distinzioni, queste esclusioni, queste dannazioni, queste salvaguardie dai ‘nemici del popolo’, sono fondate su quei principi morali propri dello Stato etico che separa il male dal bene, e la cui aspirazione o meno dovrebbe distinguere noi comunisti dai fascisti. Il problema, e arriviamo alla memoria come Potere, è che i comunisti – stranamente tutti i comunisti, di qualsiasi sottorazza pur in odio tra loro – vogliono mantenere bloccata la memoria sulla sconfitta del Fascismo. Non vogliono in alcun modo riconoscere il ‘nemico’. Non concedergli null’altro che la dannazione eterna, l’esclusione. Dice Erri de Luca – recriminando sul destino della nostra generazione, la più carcerata della storia d’Italia, aggiunge –] che senza la pietà per il nemico vinto non ci sarebbe l’Iliade. Ma anche non rifacendosi alla poetica epica, possiamo trovare questa pietà per il nemico vinto anche in monumenti ‘ufficiali’ come la colonna Traiana. E questa pietà per il nemico, valoroso ma battuto, non è la pietà della misericordia cristiana per le vittime, ma quella del rispetto per chi ha tenacemente contrastato credendo nella sua parte.
Con la Seconda Guerra Mondiale, guerra di annientamento – di militari, ma anche e scientificamente di civili –, vengono definitivamente spazzati via questi ormai anacronistici retaggi del mondo classico scampati al manicheismo. Hiroshima e Norimberga codificano le nuove regole. Il nemico è il Male, nessuna pietà per i vinti, ai vincitori gloria eterna per aver liberato il mondo.. E questa logica dei Vincitori copre ancora oggi le carneficine. Su questo codice viene definita la memoria del Potere, la memoria condivisa, e quindi, con leggero spostamento semantico e totale scarto politico, la memoria del paese, la memoria collettiva. Ma cosa ha a che spartire chi si definisce comunista con la memoria del Potere? Qualcosa sì, evidentemente. Oltre alle belle chiacchiere, e ai comodi obnubilamenti della memoria, permane nel fondo dell’anima comunista la vocazione totalitaria data dalla convinzione di essere il sale della terra, gli eletti, i soli in grado di portare la, ‘vera’, libertà.
Un’Avanguardia, per le masse e con le masse, ma un tantino “più oltre”.. Il deprecato “individualismo”, la cui apoteosi sarebbe dei fascisti, cacciato dalla porta dei fini e rientrato dalla finestra dei mezzi. Anche qui se loro lo rivendicano apertamente, noi comunisti lo neghiamo ipocritamente. Il loro individualismo è una perversione del pensiero, per noi una necessità del momento. Prima di affrontare il problema della condivisione della memoria, o meglio del suo rifiuto sarebbe allora forse il caso di affrontare prima quello che può nascondere. O almeno iniziare. Poi, dopo, si potrà provare a riparlare di ‘memoria condivisa’.
La prima ‘differenza’ da evidenziare sarebbe quella che i fascisti – così come i comunisti, gli italiani, gli omosessuali, i negri, i cinesi, etc – non sono tutti uguali. Come per il nostro mondo comunista – si veda, per dire, la sempiterna setta di Lotta Comunista o il guazzabuglio trotzko-stalinista della ex rifondazione – ce ne sono di patetici, macchiette che fanno di tutto per aderire alle caricature della propaganda avversa. Ce ne sono altri con una vocazione squadristica da pulizia etnica. E ce ne sono altri che fanno attività politica sociale, anticapitalisti e antimperialisti. Se non è molto intelligente farli rientrare tutti nella categoria risparmia-fatiche del Male, sarebbe forse il caso di capirci qualcosa di più.
Andrebbe poi notato, lambendo la cronaca del presente, che i più accaniti e rumorosi seminatori di odio xenofobo, omofobo, misogino, razzista sono quelli del popolo leghista. Un qualche milione di italiani. Ma dato che del ‘fascista’ si può dare a chiunque, andrebbero forse ricordati la persecuzione degli omosessuali in URRS, con deportazioni nei Gulag (50.000 dal 1934), il radicato antisemitismo nonché il razzismo e oppressione in danno delle popolazioni non russe. Fascisti? E’ probabile che sul problema del violento degrado sociale, frutto avvelenato della disgregazione e dell’arrembaggio liberista tutti contro tutti, quella dell’antifascismo sia un’arma assai spuntata. Mentre invece tra ‘noi’ e ‘loro’ la differenza discriminante non può essere, risibilmente, negli intenti a monte ‘buoni’ o ‘cattivi’. Semmai entrare nel merito di quegli intenti per distinguere ciò che ‘per noi’ può essere giusto o sbagliato, accettabile o no. A cosa mettono mano quegli intenti. Quale il motore che li muove. Quali le risposte di fondo all’impasse del presente. Se preconfezionate o tutte da scoprire.
Una possibile risposta può essere quella di accettare la sfida posta dall’implosione del modello occidentale, e avventurarsi oltre i suoi> confini, quindi oltre il mondo finora conosciuto, per affermare una diversa misura delle cose nello sviluppo esponenziale delle libertà di creare saperi, conoscenze, abilità, intrecci, esperienze, rotture e ricomposizioni. Cioè di produrre ricchezza producendo libertà oltre gli ormai intralcianti vincoli, materiali e culturali, del (lavoro per il) profitto. Accettabile, a saperne di più.
Una risposta agli antipodi è quella di credere possibile il recupero nel passato del mondo occidentale di un paradigma di civiltà precedente all’avvio verso il tracollo. Bloccarlo nel tempo, fissare i suoi ‘valori’ ritenuti immuni dalla perdizione materialista, e trasformare questi valori ‘puri’ in un’Etica che lo Stato dovrà diffondere e difendere, e cui tutti i cittadini dovranno necessariamente uniformarsi. Non accettabile, se ne sa già abbastanza. Il ‘900 ha conosciuto totalitarismi di tutte le razze.
Tutti i ‘comunisti’ che pensano sia ancora oggi necessaria una ‘transizione’ etico/totalitaria alla libertà – anche solo, per cominciare, del tipo “ostracizziamo i fascisti” – possono quindi fare un passo avanti per essere ricollocati tra le fila degli aderenti a quella che loro credevano essere ideologia fascista. Mentre è ideologia totalitaria. Perché tra totalitarismo reazionario, fascista, e totalitarismo ‘rivoluzionario’, comunista, non c’è, per chi vi è sottoposto, alcuna differenza. Possono questi comunisti continuare a dire di non voler condividere alcunché con i fascisti (più o meno come i moralisti della domenica), possono continuare a identificare per comodità di condanna, esecrazione, ostracismo, gli stragisti con tutti i fascisti. Possono continuare a rigirarsi tra le mani i ferri vecchi della retorica antifascista dei Vincitori sull’Italia nata dalla Resistenza. Nel mentre che, tanto per dire della cecità, i fascisti ‘sociali’ anti banche e multinazionali, impegnati per il diritto alla casa e al reddito sociale, ma pur sempre con la finalità dello Stato Etico, continuano a fare proseliti tra i giovani. Giovani infuriati per lo smarrimento di senso della propria vita ma che – dato che da incazzati non gli va di stare dalla parte dei Vincitori – trovano un rafforzamento alla loro scelta proprio nel rifiuto del ‘senso antifascista della Storia’. Questi fascisti potrebbero essere, per i comunisti affrancati dalla vocazione totalitaria e dalla resistenziale arteriosclerosi del pensiero, avversari politici con cui forse scambiare brani di memoria, scoprendo magari inattese comunanze – che possano stimolare oltre nella ricerca/definizione della differenza – o vicende su cui sarebbe doverosa una ammenda. A meno che (potremmo augurarcelo) la crisi (di civiltà) non sia produttrice di un radicale rimescolamento dei presupposti dell’agire, è certo che, anche raggiunto un equilibrio di antagonismo e rispetto, si arriverà poi allo scontro. Per le diverse spinte al totalitarismo da una parte e al suo rifiuto libertario dall’altra. Ma si saprà così con chi e perché. Non pulizia etnica ‘antifascista’, e non guerra santa. Antagonisti politici, non scarto dell’umanità. Riaffermando la politica e mettendo da parte l’antropologia comunisto-centrica, il riciclo dei dettami antisatanici di Santa Romana Chiesa, e la logica di sopraffazione dei Vincitori.
Antoni su Longu
Se è vero che i DG rimossi o in rimozione costeranno 8 milioni di euro, se è vero che molti DG ricorreranno al TAR per il reintegro e probabilmente avranno ragione in sede giudiziaria, se è vero che nella situazione di stasi amministrativa e programmatica che si potrà creare, è IL CITTADINO che paga…..allora forse bisognava agire in modo diverso. La spartizione delle fette della torta non ha accontetato tutti ma forse non solo per il non riconoscimento delle diverse realtà politiche di governo, ma anche e sopratutto per mancanza di un programma di riordino del settore sanitario degno di questo nome.
Massimiliano
be, di certo Bobbore non te lo scrivono sul curricula…
Massimiliano
Antoni, L’intento è quello di migliorare una sanità migliorabile…
Al cittadino di chi è il DG non glienefreganiente… conta chi e come gli cura la bua.
Per i conti e budget delle ASL (e per l’Assessore) è importante il DG… che poi controlla e coordina chi cura le bue.
Massimiliano
Antoni…
gli 8 milioni di eventuali risarcimenti ai DG sono colpa di Miss Dirindin e Mr Soru che hanno fatto in modo di ipotecare la sanità ben oltre il loro mandato politico (con contratti che prima erano abitualmente quinquennali – guarda caso la durata di una legislatura – e che poi con loro diventano triennali, quadriennali, rinnovabili dolosamente sei mesi prima delle elezioni), con una arroganza, presunzione e furbizia (occupare il futuro) poco comprese, vedo, dalla gente.
Antoni su Longu
Caro massimiliano gli 8 milioni non sono risarcimento ma sono gli stipendi che avrebbero dovuto prendere e che prenderanno comunque + eventuale risarcimento.
Controlla le sentenze del TAR lazio E SICILIA, della consulta e della corte costituzionale, dove è ben spiegato che l’azione amministrativa (garanzia delle prestazioni sanitarie) non sono legate temporalmente alle amministrazioni politiche. Non ho tempo per darti i riferimenti ma basta che digiti su google “sentenze su commissariamento Direttori Generali” e troverai documenti utili alla comprensione. PENSA DA CITTADINO LIBERO DA PRECONCETTI, VEDRAI PUOI FARCELA ANCHE TU.
Antoni su Longu
Carissimo Massimiliano per agevolare i tuoi approfondimenti ti rimando alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2007…..mi sa che non è sufficiente asserire che per una “nuova” sanità ci vogliono nuovi manager…..bisogna dimostrare con numeri e con dati oggettivi che quelli con la targa SORU-DIRINDIN, NON HANNO RAGGIUNTO GLI OBIETTIVI (economici, ma non solo) assegnati.
Se si riesce a dimostrare questo, dimostrare con evidenze non con giudizi privi di sostegno di prova, allora tutti a casa. Diversamente si dimostra o si crea il sospetto che la sostituzione ha altri scopi.
NOI DELLA SPONDA DI DESTRA SIAMO PER IL MERITO, MICA POCO. EVITIAMO DI DARE L’IMPRESSIONE CONTRARIA.
IoMe
Massimiliano, il rapporto di lavoro dei direttori generale, sanitario , amministrativo non può essere inferiore a tre anni e superiore a cinque e sono rinnovabili.
Lo dice la legge ( dlgs 502/92) non Soru e Dirindin.
Antoni su Longu
Maralai per la questione Fini Feltri: forse per arrampicarti negli specchi ti servono le ventose….sennò sugli specchi si scivola. Fini si è fatto strumentalizzare dalla sinistra???? BELLA QUESTA!!!! E Feltri da chi è strumentalizzato? Nooo LUI è un UOMO LIBERO!!!! Con cospiquo stipendio ma LIBERO.
Antoni su Longu
Maralai il boomerang di cui parli è ancora in volo….aspetta che compia il suo percorso per identificare il bersaglio. L’obiettivo di chi lancia il boomerang è quello di colpire il bersaglio, non sempre il boomerang ritorna, nella sua traiettoria parabolica, al lanciatore. Se il lanciatore (cacciatore) è esperto, lo strumento di caccia (boomerang) colpisce il bersaglio (preda) e non ritorna pericolosamente nelle vicinanze di chi lo ha lanciato. Ho ragioni per credere che se il cacciatore con boomerang è FINI il bommerang andrà a bersaglio con buone possibilità di successo.
Massimiliano
Caro IoMe:
è chiaro che le durate contrattuali sono 3-5 anni secondo la 502, però è anche vero che gli incarichi sono sempre stati quinquennali per il bon ton di rispettare le legislature… Gli incarichi non sono mai stati dati per motivi squisitamente tecnici, o i precedenti lo sono? Vi è sempre stata una valenza fiduciaria (quindi politica). Ora Dirindin e Soru hanno dato incarichi ad alcuni triennali, ad altri quadriennali… tutti con un comune denominatore: le conferme dei contratti a settembre 2008 (per 3, 4, 5 anni), con “invadenza” di 2, 3, 4 anni sulla successiva legislatura… Mi pare che ciò, seppur legittimo, sia politicamente arrogante e scorretto.
Massimiliano
Caro Antoni
vedo che sei estremamente interessato ai commissariamenti… tanto da leggere le sentenze della corte costituzionale e parlare della cosa con dovizia di dettagli… come tutti i cittadini comuni “LIBERI DA PRECONCETTI”.
Caspiterina…
In secondo luogo, prendiamo la ASL ni nuoro: 18 mln di perdita su 268 mln tra assegnazione finanziaria regionale ed entrate proprie (circa 10 mln): ergo 6,71% di disavanzo. Il “grave disavanzo” è il 5%, fai un pò te… hanno raggiunto gli obiettivi?
Enzo Cumpostu, Nuoro
Ritornando sul tema della sanità, la politica ha sì il dovere di indirizzare la politica sanitaria, come dicevano alcune persone intervenute e come del resto avviene in ogni paese democratico, ma in questo caso parlo della gestione vera e propria sia delle asl che delle aziende ospedaliere: i politici dovrebbero sempre e comunque esprimere nominativi tecnici e profondi conoscitori dell’health service: non solo sul funzionamento delle aziende ospedaliere, delle problematiche di migrazione sanitaria, del chiudere o meno certi ospedali “montani”, delle problematiche del servizio di urgenza ed emergenza medica 118 ( la normativa attuale così come previsto dal Piano Sanitario prevede che i direttori generali delle ASL in questo senso partecipino a quello che è una sorta di comitato che valuta e dispone provvedimenti sulla operatività e il funzionamento delle Centrali Operative 118) delle difficoltà dei servizi di medicina sul territorio e relativamente alla prevenzione (che poi saranno le attività di quelle nuove ASL dove si assisterà alla scissione dagli ospedali creando appunto le aziende ospedaliere vedi Nuoro per esempio) ma anche di legislazione sanitaria nazionale e regionale, organizzazione dei servizi, rapporti, formazione e disciplina del personale dei diversi ruoli e chi più ne ha più ne metta.
Ma in questo momento di dolore reale per l’Italia intera a seguito dell’attentato computo dai criminali talebani ( che purtroppo pare abbiano dei supporter in Italia nell’ambiente dell’ultrasinistra) il nostro pensiero è rivolto verso questi ragazzi, ammazzati come cani tra le strade dell’infida capitale afghana.
Penso che questi assassini stavolta la pagheranno molto cara e parafrasando la frase che mi scrisse alcuni giorni fa un generale dell’esercito ” chi tocca la Folgore si fa molto male”.
Vi invito, inoltre, a leggere questo articolo:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=383517
saluti a tutti, in questa mattinata grigia e triste, meteorologicasmente ma non solo
Enzo Cumpostu, Nuoro
MARCELLO FOIS
Vorrei invitarvi a ragionare sul fatto che un riordino del Settore Sanitario non era stato fatto in Sardegna da trent’anni a questa parte. Ora Soru che, nel bene e nel male, l’ha fatto , l’ha anche salatamente pagato. I Medici sono stati, insieme alla Curia, ai Massoni, al partito trasversalissimo – destra, sinistra, centro– del Mattone, uno dei cardini principali della sua sconfitta. Quindi, come sempre avviene nelle democrazie concrete, non complete, può capitare che uno sia contemporaneamente veleno e controveleno. Infatti la situazione attuale non è nient’altro che tornare allo status quo che una legge di settore, o il tentativo di essa, aveva scardinato. Per paradosso direi che il grande elettore di Cappellacci è stato proprio Soru, perché la gente, o chi per lei, ha deciso che non gli piaceva la sua gestione di “dirigista” e ha deciso di cambiare “gestore”. Lo ripeto: succede così nelle democrazie. La crisi del PDL nuorese sul comparto della Sanità non ha niente a che vedere con i bizantinismi che leggo in questi post. E’ una crisi semplice, direi quasi endemicamente alla nuorese: a tal punto che Bruno l’ha giustamente rubricata come una «condizione di abbandono» manifestando «perplessità sulle politiche della Giunta. In particolare quelle che riguardano la provincia di Nuoro. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente della giunta e i massimi esponenti regionali del Pdl per discutere e capire quali siano i criteri e metodi utilizzati nelle scelte importati che riguardano il nostro territorio perché riteniamo sia necessaria una gestione partecipata e condivisa. Ci batteremo in tutte le sedi affinché al Nuorese e agli uomini e alle donne del popolo della libertà sia riconosciuto il giusto ruolo di rappresentatività sociale, economica e politica». I casi sono due: o la situazione è precipitata dopo Soru, che evidentemente così assente non è stato; o Cappellacci, quando vuole, è altrettanto “dirigista” del suo predecessore. Oppure, opzione non trascurabile, il nuorese è diventato la riserva indiana con cui si dà un contentino all’improvvisamente ridestato PS d’AZ. Certo, dico agli amici sardisti – qualcuno ce l’ho e molto caro – rientrare nella tenzone politica per una poltrona, dopo mesi di silenzio assenso, non è che sia proprio una bella figura.
Maralai
x->antoni su longu; visto che hai ventose buone dimmi quali sono le espressioni diffamatorie di feltri su fini, ma soprattutto spiegami perchè fini anzichè adoperarsi per prendere gli applausi e la stima del centrodestraliberale, quindi anche i miei, si prodiga per prendere quelli della parte opposta. benchè, onestamente, reputo g.fini di diversa carattura politica di certi esponenti udc, però il suo comportamento mi ricorda (e non solo a me, che non viviamo all’estero) quello dei follini, tabacci e buttiglione. che come tu saprai, sono indigesti e urticanti.
M
Massimiliano
Marcello Fois
A me pare che il giusto intervento di Bruno riguardi le attenzioni della Giunta verso il PDL nuorese, non verso il nuorese.
A me pare che la risposta alla domanda di Marcello sia leggermente diversa dalle sue conclusioni.
Da venti anni oramai Nuoro ha perso una certa “centralità politica”. Gli anni ‘90 e 2000 segnano una perdita di peso progressiva, forse legata ad un declino dovuto all’abbandono degli interventi statali, ma anche all’evoluzione (forse involuzione) dei partiti, nessuno escluso, con logiche sempre più feudali.
La situazione è quindi precipitata da parecchio e per uscirne si dovrebbe fare un pò squadra… senza aspettare l’avvento, o il ritorno, di eroi capaci di dare risposte…
MARCELLO FOIS
Certo Massimiliano, tutto vero, ma dando a Cesare quel che è di Cesare, i dati, publici, che anche tu come qualunque cittadino può consultare, dicono che nel quadriennio Soru è stato investito nel nuorese e a Nuoro circa il triplo di quanto abbiamo fatto le altre giunte, anche quelle di sinistra… Ancora poco forse, ma pur sempre il triplo… Si collabora meglio e bene se si riconoscono anche i meriti degli avversari.
Bomboi Adriano
Nel frattempo un parente per una ricostruzione dentale è stato prenotato per il prossimo settembre 2010. Quando ci si occupa della guerra di posizione e dei meriti statistici da una parte all’altra…si perdono di vista le cose più importanti, come ad esempio il disagio degli utenti. Complimenti per l’ottimo lavoro svolto.
Giorgio Giovanni Gaias
>Adriano ha ragione Nuoro è una craneficina una macelleria umana e se parlo in questi termini è perchè ho le prove e ho visto nel dicembre 2007 cose inimmaginabili..poi perchè muiono le persone..
Enzo Cumpostu, Nuoro
Antoni su Longu
Per Maralai….evidentemente non ho competenza per stabilire se Feltri ha commesso reato di diffamazione….per fortuna esistono tribunali e giudici….per adesso è cosi’…in futuro chissa?
Massimiliano
Io sono ancora in attesa che Ente Foreste (o scuola forestale) e Abbanoa abbiano sede a Nuoro…
Nuoro non attira forti investimenti “veri” dai primi anni ‘80…
Antoni su Longu
Forse manca il Progetto, inteso come programma, per una Sardegna migliore: Strade – ferrovie – settori strategici (agricoltura – artigianato – cultura……). Un’idea nuova, alternativa sicuramente a quella del CSX, ma una idea…..basta che sia un’idea fattibile. Io all’orizzonte nulla vedo, almeno per adesso. E noi aspettiamo con speranza.
Bomboi Adriano
Purtroppo non c’è alcun Progetto e neppure il centro-sinistra ne ha uno. A parte disorganici provvedimenti isolati (comunque di valido principio) come la Salvacoste (tra i più noti).
Ma lo sviluppo a 360 gradi è un’altro paio di maniche e dovrebbe ruotare attorno alla costituzione di un nuovo statuto speciale per l’isola di cui attualmente si sa ben poco. Tutti ne parlano ma nessuno ha ben chiaro di cosa dovrebbe trattare. Vedremo cosa attiverà la proposta di Costituente rilanciata dal PSD’AZ. Io direi che la proposta presentata in Senato nel 2006 dal presidente emerito Cossiga http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf presenta ancora spunti molto utili, unitariamente alla proposta formulata dal Comitato per la riscrittura dello Statuto di qualche anno fa. Che poi partirono dallo stesso filone. Uno statuto deve riscrivere le competenze da affidare alla gestione amministrativa del territorio, solo così la legislazione ordinaria saprà in quale direzione poi muoversi. Dal generale al particolare. Attualmente abbiamo solo rari ed insufficienti provvedimenti su ogni settore svolti senza un piano organico e senza una chiara idea di cosa si vorrebbe produrre per garantire il progresso. Con questa classe politica di destra e sinistra l’isola ha già fallito.