11 settembre
Come un fermalibro ha caratterizzato questo primo decennio che volge quasi al termine. La generazione dell’11 settembre penso abbia visto le cose con maggior consapevolezza, anche qui da noi in Italia. All’inizio erano solo disagi in volo, poi ci sono state le guerre, gli attacchi terroristici di risposta, a Londra, Madrid, Bali, Sharm El Sheik, Istanbul, e ci sono stati i morti, nostri e degli altri, e c’è ancora una guerra, quella afghana, che ormai dura da 8 anni, mentre faticosamente si tenta di portare un paese fuori dalle secche. Con tutti gli errori che si possono commettere, strategici, culturali, di mera valutazione e opportunità.
In America la società è profondamente cambiata. O meglio: ha messo in discussione qualche pilastro sul quale si fonda non tanto la civile convivenza, che è esagerato, ma il tradizionale rapporto tra cittadino e istituzione. Bush ha pagato pesantemente le scelte post-11 settembre e Obama è un presidente figlio dell’11 settembre. Senza l’attacco probabilmente si sarebbe prolungata l’era dell’estate clintoniana, anche se i segni di una certa decadenza erano già visibili.
Durante la Guerra in Vietnam, soprattutto nella recrudescenza degli ultimi anni della presidenza Johnson e nei primi di quella Nixon, gli Americani medi scoprirono che combattere il nemico ideologico, servire la Patria, avere fiducia nel progresso del mercato e della democrazia aveva uno spaventoso costo. Morirono oltre 50.000 giovani, su quasi 600 mila soldati schierati. Una follia, un dato pazzesco, come terribile è il bilancio dell’11 settembre 2001, più simile a una rinnovata Pearl Harbour, almeno nell’immaginario collettivo.
Tra le innumerevoli conseguenze una la paghiamo ancora oggi: la Crisi Economica. Per riportare in alto l’economia americana, rovinata dall’attacco, si accettò una sostanziale deregolamentazione: la parola d’ordine era rilanciare, in una prospettiva a posteriori ancora corretta, anche se gli effetti sono stati pesanti (e pagati a duro prezzo dagli Americani). Ecco, l’11 settembre introduce un periodo di grave Crisi, dal quale si sta uscendo a fatica, magari rivedendo qualche coordinata.
Oltre il cumulo di macerie rimane salda la speranza e la certezza che l’attacco abbia colpito la migliore delle nazioni, quella che può sempre risollevarsi e che sa pagare per le proprie debolezze, uscendone più forte di prima. Oggi come ieri un ricordo commosso di tutte le vittime di quell’assurda barbarie.
Comments
serpe
Ciao Brono
so bene di essere fuori tema (proprio io!?) ma l’11/09/2001 è passato: a quando un tuo intervento sul precariato della scuola?
marialuisa
Ciao Bruno anch’io sto aspettando un tuo intervento sulla scuola ,il mio ruolo è genitore,ti garantisco che la mia preoccupazione è maggiore di quella dei precari,sai c’è solo in gioco l’avvenire dei nostri figli , mi sbaglio o saranno loro l’Italia di domani ?