Nel complicato rapporto tra Stato e Regione, il tema dell’Autonomia entra quasi sempre di sbieco, perchè ogni rivendicazione è una richiesta di autonomia di per sé stessa. Il problema è che viviamo in un’epoca di grande crisi, nella quale le richieste sembrano piagnistei e le soluzioni sono semplicemente dei fazzolettini passati per asciugare le lacrime, non interrompere il pianto.

Concordo che la richiesta di maggiore autonomia della Sardegna, a causa della sua specificità, debba passare da quattro fattori “economici”, la cui mancata applicazione porterebbe a risultati esiziali. Il federalismo è una questione di risorse, prima ancora di buon governo (fermo restando che nel patto federativo si dovrebbe consacrare l’unione di intenti, piuttosto che la separazione):

1) Continuità territoriale per i passeggeri e per le merci
2) Minor Costo dell’Energia
3) Politica Fiscale di Sgravi basata sull’Insularità
4) Insularità Europea: in termini di contributi permanenti alla Sardegna

Questi 4 passaggi sono fondamentali. O ci sono o non se ne fa nulla. L’autonomia è negoziabile solo per le sfumature, per il resto vanno riconosciute queste condizioni e posti adeguati rimedi.

Al di là di questo, io dico che prima di essere Sardi fuori, bisogna esserlo convintamente dentro. La mia idea è che i grandi partiti sardi espressione dei partiti nazionali in una dimensione per l’appunto sarda. Ho già prefigurato l’ideale percorso del PDL, solo in questo modo, dando forza e pressione a questo sentire, riusciremo a imprimere la reale svolta autonomistica di cui abbiamo bisogno.

UPDATE. Un’interrogazione sui problemi del tribunale di Nuoro

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