Perchè penso a mio nonno quando leggo Repubblica
Qualcuno dice che ho sangue di sinistra nelle vene. E’ vero. Mio nonno materno era comunista. Faceva il muratore, poi il capo-cantiere. Tentò l’avventura dell’impresa nel campo dell’edilizia: gli andò male.
Era un uomo severo. Dopo pranzo si chiudeva in un salotto e leggeva l’Unità da cima a fondo. Poi ritornava al cantiere con, ahimè, uno stuzzicadenti piazzato tra i denti.
Negli anni ’80 detestava Craxi, come tutti i compagni che non ne capivano le evoluzioni moderniste. La domenica era dedicata alla vendita dell’Unità: cascasse il mondo.
Era un’ altra sinistra. Solida, bisogna dire. Chiara. Popolare, non indulgente. Giusta. Noiosa, mi viene da dire oggi, ma rispettabile.
Perchè penso a mio nonno quando leggo Repubblica ?
Forse perchè non riesco a capire quale sinistra si celi dietro il glorioso quotidiano fondato da Scalfari. Leggo Rep ogni giorno ma sempre più spesso volo alle pagine della cultura e degli spettacoli. Leggo Rampini, casomai, e Flores D’Arcais e il mio ottimo amico Gianpaolo Cadalanu. Ma tralascio la politica. Me ne frego altamente: non sopporto queste dieci domande a Berlusconi, questo scavare continuo nella spazzatura, questa presunzione di superiorità. Mi sembra un giornale diverso dagli albori, quando dava conto di un’ altra Italia che nasceva, di nuove pulsioni ed era effettivamente un giornale della nuova classe dirigente.
Da ragazzino me lo compravo e lo nascondevo in un cassetto. Temevo che mio padre, un rautiano duro e puro, si scocciasse. Invece, una volta scoperta la raccolta, mi disse che Rep era un giornale intelligente e diverso.
(Fu allora che mi resi conto che i fascisti di sinistra erano veramente un’ altra specie di intellettuali e politici e mi fa veramente ridere chi oggi critica Fini).
Dopotutto,allora il Giornale di Montanelli – insomma, lo dico, eh – era palloso, rigido, conservatore. A me interessava il nuovo, il diverso, il cinema e il rock e la letteratura americana.
Oggi siamo finiti nel sottoscala del giornalismo. Tra evasioni fiscali, festini, direttori-molestatori che fanno la morale agli altri, con questa perenne ossessione berlusconiana.
Forse Rep risente del fatto che la sinistra italiana non ha più leader e non ha più innovatori in cui credere. Forse li deve costruire. Se abbandonasse le escort e tutto il resto, questo campionario moraleggiante, potrei ritornare a leggere le pagine della politica.
Comments
Giorgio Giovanni Gaias
perchè ti fa ridere chi critica Fini?? Quindi ti fa ridere Gasparri??
Giorgio Giovanni Gaias
Ti faccio una domanda semplice semplice cosa avrebbe pensato tuo padre di questo Fini??
Giorgio Giovanni Gaias
Almirante, Fini e Gasparri
Sembrava un fiume in piena Maurizio Gasparri, che non aspettava altro che il momento giusto per rompere gli argini. A Villa Tuscolana, dove da oggi e per sette giorni 75 studenti di centrodestra parteciperanno alla scuola di formazione politica di Magna Carta e Italia protagonista, il presidente dei senatori del Pdl ha parlato ai cuori e alle menti dei giovani pidiellini. Ma non solo. Sembrava esser venuto con la precisa intenzione di rinfocolare gli animi, di tirare fuori la passione della politica e tutto il peso di un passato che non merita di essere rinnegato. Ha usato parole forti, inequivocabili, è tornato a parlare un linguaggio antico e appassionato. Senza strascichi nostalgici ha semplicemente raccontato ad una giovane e alquanto attonita platea che i valori in cui per anni ha creduto e combattuto e rischiato nel nome del ferro e del sangue come molti suoi compagni di lotta politica non sono scomparsi con un colpo di spugna istituzionale, ma sono lì sempre presenti a ricordare quanto conta da dove si viene per decidere dove si va.
Con un ingombrante convitato di pietra che a tutti è sembrato fin troppo evidente, Gasparri ha toccato tutti i temi di più scottante attualità politica. È tornato a parlare di impegno, militanza e identità, di orgoglio nazionale e di laicità, di reducismo ed esperienza e ancora di cultura, energia, forza e decisione, che poi sono i caratteri della politica come la intende lui. “A volte bisogna decidere, prendere posizione. Non si può fare la media ponderata delle opinioni altrui” – ha detto Gasparri – “Bisogna assumersi responsabilità. Compiere scelte. Con il rischio di fare qualche errore. Ma questo modo di essere è per me l’unico che può scegliere chi vuol essere un punto di riferimento”. Poi l’ex colonnello di An comincia a sferrare i primi colpi: di uomini a caccia di celebrità giornalistica “ce ne sono diversi in giro a destra, soprattutto tra chi venendo da An soffre ancora della sindrome da “polo escluso” e quindi spara sciocchezze per la gioia dei giornaloni impegnati nella caccia al fesso del giorno che balza agli onori della cronaca … se tutti balbettano e cercano l’applauso della parte avversa la situazione scivola verso il degrado e scelte inaccettabili diventano possibili, perché non contrastate con la forza necessaria. È vero che bisogna conquistare il centro per vincere, ma non bisogna perdere quella vasta destra che finalmente è emersa”.
Quella vasta destra che finalmente è emersa e che Gasparri non ci sta ad immolare sull’altare di una visione del mondo fatta di compromessi e mezze misure, perché per lui la politica vera “è fatta di dedizione, fatica, sacrificio, apprendimento, relazioni umane, viaggi all’alba e a notte fonda, capacità di trovare risposte anche quando sembrerebbero non essercene, dare coraggio e indicare la linea anche quando sembra che non ci sia via d’uscita e la sconfitta sia permanente”. In una parola è fatta di militanza, per convinzione e non per convenienza, quella convenienza che troppe volte riecheggia nelle parole di chi la destra l’ha fatta e poi l’ha rinnegata.
E allora la domanda torna ad essere sempre la stessa, ricorrente fino alla noia e alla retorica: chi siamo e che cosa vogliamo? “Non possiamo certo trascurare la questione dell’identità – dice Gasparri – se ne è discusso molto in An in questi anni. Molti, temendo la perdita di posizione di rendita, frenavano il cammino verso il partito unitario del centrodestra, eccependo presunte crisi di identità. In realtà erano tutte fesserie”. In troppi, secondo Gasparri, hanno ceduto all’idea del partito di plastica. Lui no: “Ci sono turisti dell’identità in libera uscita, che dopo aver esitato di fronte al cammino unitario, buttano dentro il PdL radicalismi e laicismi che poco servono, se non a creare confusione”.
Poi il presidente parla dell’Italia, di unità e centocinquantenari, di Patria con la P maiuscola e di quel protagonismo di cui Gasparri, con la sua Associazione, ha fatto un punto di orgoglio e forza, contro i tentennamenti di alcuni suoi ex compagni di partito: “Da Dante ai giorni nostri, la storia e la cultura italiane sono piene di protagonisti e di contenuti; nella letteratura, nella scienza, nelle arti, anche le più recenti dell’immagine e della multimedialità. Nessuna sudditanza, aperti al mondo ma orgogliosamente italiani. E non dobbiamo farci dare lezione di amor patrio, in vista dei 150 anni di unità dell’Italia, da chi, se avesse vinto sessant’anni fa la sua parte politica comunista, avrebbe fatto tabula rasa della storia e dell’orgoglio nazionale. La Patria non è morta, ha vissuto come tutte le comunità momenti alti, forse non troppi, momenti drammatici, non pochi. Siamo arrivati all’unità dopo altri grandi Stati europei, tra molti problemi”. Vi è, secondo l’ex di An, una grande missione per il PdL e per i suoi giovani: costruire il futuro ma scavando a piene mani nella storia e nella grandezza italiana.
Ma Gasparri mette i giovani in guardia dal rischio più elevato per chi fa politica: essere colpiti dalla sindrome del politicamente corretto. “Cinguettare le cose che piacciono alla sinistra, per avere, se si è in prima fila, il favore dei giornali “giusti” è una forma di provincialismo, mista a un senso di inferiorità che nasce dall’insicurezza e dall’ignoranza. Per molti è impossibile mettersi contro vento. Meglio assecondare il pensiero prevalente, ma il politicamente corretto è il cancro delle idee, la resa alle banalità e ai luoghi comuni. I laudatori rilasciano patenti di presentabilità sociale, ma ovviamente continuano a votare per i loro campioni di sinistra. Il soggetto politicamente corretto come massimo beneficio va incontro al destino di un cagnolino da borsetta, stile chihuahua orrendamente agghindato in modo innaturale ma tale da poterlo mostrare in salotto come un gioiellino da passeggio. Ma guai ad abbaiare”.
Infine, l’affondo su una malintesa quanto pretestuosa concezione di laicità: “Essere il Pdl non vuol dire garantire a ciascuno la possibilità di fare ciò che vuole, con il solo limite di non crear danno ad altri. È ben difficile lasciare al singolo la decisione sul limite alla libertà. Occorrono regole per far vivere insieme la libertà delle persone con il bene comune. Ci sono insomma dei princìpi etici che devono caratterizzare l’azione politica”. Il riferimento allo Stato etico non lascia margini di dubbio. Gasparri ce l’ha con chi ha gridato al pericolo dello Stato etico, come rischio di nuovi totalitarismi. In realtà, secondo il senatore pidiellino, uno Stato senza un’etica non può esistere, così come non può essere vietata un’etica pubblica. Altrimenti la politica si ridurrebbe a mera gestione di affari correnti, aliquote Iva, Pil, Dpef, commi e cavilli sulle quote latte o date e strade. Ma “la politica deve governare le comunità, confrontare e attuare progetti. Deve quindi avere un’etica, altrimenti è amministrazione, nella migliore delle ipotesi, senza valori e prospettiva”. E affermare ciò non vuol dire certo – come qualcuno continua a sostenere – contrapporre i cosiddetti laici a oscuri clericali, significa piuttosto restituire ad ognuno il suo ruolo e la sua posizione, laicisti e atei compresi.
Come devono essere dunque i giovani che si candidano a diventare le nuove leve della classe dirigente di questo paese? “Veri. Militanti. Liberi. Scorretti se necessario. Cosi saremo e sarete responsabili, forti di passione, costruttori del futuro. Dobbiamo agire come se il mondo dipendesse da noi, solo così avremo coraggio e responsabilità invece di fatalismo e resa a idee sbagliate”. Quelle idee che troppo spesso sentiamo invece pontificare come il nuovo verbo della destra italiana.
IoMe
Gasparri che fa ridereeee? Non sia mai!
Giorgio Giovanni Gaias
Gasparri ha ragione invece in questo caso..
Non ti va Gasparri ecco l’articolo di Marcello Veneziani uno tra gli scrittori più in luce nella cultura di Destra..
Lungamente sospirato, arrivò in un pomeriggio d’agosto all’altare della sinistra perduta, la Sposa del Partito Democratico, al secolo Gianfranco Fini. Due ali di folla che si allargano per far passare il Presidente della Camera con il suo velo invisibile che suscita tra i compagni commossi invisibili lanci di riso. Un tifo caloroso in platea dopo giorni di marcia nuziale su la Repubblica e le sue sorelle, in attesa euforica del Convertito, salutato come antifascista, anticlericale ma soprattutto antiberlusconiano. Poi la Sposa firma autografi ai compagni e si ferma a parlare con loro, come evita di fare negli incontri con il Popolo della libertà. Articolesse di elogi, attestati di ammirazione e fiumi di paragoni in suo onore con l’Orco feroce Umberto Bossi, con l’Assatanato Silvio Berlusconi, e con i sette nani del suo vecchio partito, i suoi luogotenenti costretti a un’indecorosa difesa del cadavere, la destra buonanima. Loro le bestie, lui la Vergine Rifatta, venuta a Genova, città tremenda per chi viene dal Msi, a miracol mostrare. Un tifo della madonna per la nuova sposa che non ha tradito le premesse, limitandosi a tradire i suoi elettori e il suo passato anche più recente. Stimolato da Mario Orfeo, nuovo direttore del Tg2, a lui assai caro e non a caso venuto da la Repubblica e da sinistra, Fini ha parlato da prete progressista della legge Bossi-Fini, quel suo omonimo bestiale e razzista di qualche anno fa. Poi ha parlato da laicista progressista del testamento biologico, con implicito disprezzo della pessima accozzaglia cattolico-conservatrice-tradizionalista che fino a pochi anni fa un suo omonimo cercava di rappresentare. Infine ha parlato da leader della sinistra soffusa contro la Lega, Berlusconi e la destra italiana. Con toni misurati, come s’addice al personaggio. Ma a Genova Fini ha perfezionato il suo lungo viaggio da Almirante a ET, l’extraterrestre. Non lasciamoci trasportare dall’euforia dei compagni, ricomponiamoci. Dunque, per cominciare, Fini ha fatto bene ad andare alla festa del Partito Democratico. È il presidente del Parlamento, ha un ruolo bipartisan e non può seguire la decisione, discutibile, di Berlusconi e del suo governo di disertare la festa perché i democratici hanno perfidamente alluso ai suoi festini. Fini ha fatto bene ad andarci, come farà bene ad andarci l’altra figura istituzionale, Schifani. Ha fatto bene Fini a mazzolare alcune posizioni radicali della Lega, l’infelice battuta – poi rientrata – sul ripensamento del Concordato con la Chiesa, insomma alcune cadute nel rozzismo. Fa bene Fini a difendere l’unità d’Italia, anche se lo fa in modo assai più moscio di Napolitano e Ciampi, con cadute nell’internazionalismo catto-progressista. E fa bene, dal suo punto di vista, a smarcarsi da posizioni di partito, fa bene a dialogare… Però che volete, a me fa qualche impressione vederlo ridotto al ruolo di Cristoforo Colombo della sinistra, scopritore genovese di un Partito che non c’è più. E mi fa impressione pensare che pochi anni fa parlai pubblicamente assieme a Fini proprio lì, a Genova, in quei luoghi precisi dove è riapparso dopo il lifting mentale. Era una festa di Alleanza nazionale e quel Fini lì mi scavalcò, come era ovvio, a destra. Sui temi classici della destra, immigrazione inclusa. O magari sulla legge anti droga, che Fini firmò con Giovanardi; ma evidentemente Giovanardi falsificò la sua firma, perché lui ora dice cose opposte. E così vale per il presidenzialismo, che piaceva da matti a Fini e alla sua destra, fino a pochi anni fa: ma ora il decisionismo è sparito e quel che conta per il Fini bis è il Parlamento. Fa impressione incontrare uno che gli somiglia tanto, persino con lo stesso cognome, che ora ti scavalca a sinistra e dice cose opposte a quelle che diceva, non da ragazzo, non da missino, ma da leader della destra moderna italiana del terzo millennio. Era vice di Berlusconi all’epoca in cui parlammo insieme al pubblico di Genova; ora ha fatto carriera e fa il vice di Napolitano o il fratello maggiore di Franceschini che è la sua versione parrocchiale, un Fini minore che ha studiato dalle monache.Sono contento che la sinistra abbia finalmente trovato un leader su cui non si divide ma che elogia compatta. È un buon auspicio per le primarie. Fino a ieri ero convinto che Pdl volesse dire semplicemente Partito del Leader, inteso come Berlusconi; e Pd volesse invece dire Partito del, ma non si sapeva di che cosa. Ora finalmente viaggia in Pdf, come Partito di Fini. Sono contento per loro, anche se le posizioni di Fini non sono nemmeno di sinistra, sono neutre come il sapone dei bambini; forse terziste, cerchiobottiste, e approdano nella terra di nessuno. Ma sono contento per la sinistra che ha trovato finalmente un leader con cui condivide l’assenza di idee. Meno contento sono per la destra, lo dico ormai da turista curioso e disinteressato. Ecco, vorrei chiedervi: chi è il leader della destra oggi in Italia? Non riesco a trovare una risposta. Mi arrampico e deliro: Ratzinger? Calderoli? Arisa? Non so, non mi sovviene nessun leader della destra, nuova, vecchia, surgelata. Intanto, auguri a Fini l’astronauta per il suo lungo viaggio verso Marte. Come i fascisti di una celebre satira di Corrado Guzzanti…
Adriano Bomboi
Giorgio, dicci qualcosa che abbia a che vedere con la Sardegna! Sei Sardo! Lascia stare il pattume italiano.
Giorgio Giovanni Gaias
Una cosa ci sarebbe riguardante la Sardegna… dobbiamo chiamare Chi la visto per sentir parlare il nostro Presidente della Regione?? Quel Soru parlava troppo e non diceva niente questo non gioca alle tre scimmie non vedo non sento e non parlo e mi dispiace perchè ci credevo in Cappellacci… e l’ho sostenuto con passione..
Giorgio Giovanni Gaias
pardon Chi l’ha visto.. se oggi nn mi calmo :) mi fa inc. Fini a me..
Giorgio Giovanni Gaias
La vedova di Giorgio Almirante Donna Assunta Almirante sul “delfino” del marito Gianfranco Fini
Donna Assunta, che pensa delle ultime esternazioni di Fini?
“Vaneggia, delira, dice cose che non stanno in cielo e neppure in terra”.
Ma lui si definisce cattolico.
“Ma davvero? Che strano cattolico. Io credo invece che sia ateo, non ci creda più. In questo senso lo trovo in ottima compagnia, ormai i cattolici veri sono pochi, si contano sulle punta delle dita, ne vedo pochissimi coerenti in circolazione. Basti considerare come è stato vilmente aggredito il Papa Benedetto XVI durante il suo viaggio in Africa con il quasi totale silenzio della classe politica italiana”.
Torniamo al suo Fini.
“Ora le chiudo il telefono. Non è mio, sono miei solo i miei figli, mai Fini”.
Però continua a parlare.
“A straparlare. La colpa, me lo permetta, è di voi giornalisti. Se lo prendete sul serio, se gli date tanto spazio è logico che si senta incoraggiato a dire certe cose, una al giorno e finisce con il dire cose inesatte. Storicamente non mi sembra un’ arca di scienza, dovrebbe studiare di più. Nel senso letterale del termine è un colossale ignorante”.
Fini si definisce cattolico, ma poi parla di stato etico e inneggia alla Consulta.
“Guardi, uno che si definisce cattolico, dunque obbediente al Magistero e alla Tradizione della Chiesa e poi afferma certi svarioni non è normale”.
In che senso?
“Fini ha bisogno di uno psichiatra ed anche bravo. Cambia bandiera e idee con preoccupante continuità, segno che non sta bene. Ma, lo ripeto, non è il solo, lo vedo in eccellente compagnia e da questo punto di vista sono addolorata. Io non lo prenderei sul serio, magari vuole fare il capo di un partito politico, forse comunista”.
Il Presidente Cossiga ha detto, parlando di lui, che è pronto ad iscriversi all’associazione partigiani.
“Ha ragione, ha rinnegato il suo passato e la tradizione cattolica. Lo scriva pure, ormai è ateo, non ci crede più. Dunque è bene che la gente lo valuti per quello che è”.
Ma si tratta del Presidente della Camera.
“Quella carica l’ha avuta dal Palazzo, ma in sé non ha mai avuto niente. Viene da popolo come lei e come me. Ormai pochi lo prendono in considerazione”.
Ma Berlusconi non ha contestato le sue valutazioni sullo stato etico.
“Anche lui suona la stessa canzone, è il padrone dell’Italia e An ha venduto i gioielli di famiglia a quattro soldi”.
E la Chiesa?
“La ritengo affidabile e buona. Basta con gli attacchi al Papa e alla Chiesa. Bisogna ricordarsi che se qualche indigente in assenza dello Stato che latita, mangia un pasto caldo, lo si deve alla Caritas o altre istituzioni, altro che Stato etico. Ma Fini non lo sa o lo vuole ignorare. Un consiglio, ignoratelo e non prendetelo sul serio”.
Adriano Bomboi
Ti lamenti di Cappellacci Giorgio? E cosa credevi? Che PD e PDL lavorino per la Sardegna? Fintanto che non ci sarà un serio e moderato Partito Nazionale Sardo a combattere il centralismo italiano non cambierà nulla. Ai Sardi interessa veramente poco di Fini, di Assunta Almirante, di Franceschini e compagnia bella…
Giorgio Giovanni Gaias
>Bomboi mamma che stress con sta storia del PNS!!
Adriano Bomboi
Le cose in Sardegna non rimarranno sempre le stesse per la politica territoriale. Ti garantisco che i movimenti troveranno un’intesa e molte persone allora troveranno inutile e stressante perdere tempo con le stupidaggini dei vertici politici italiani ed il gossip su questa o quell’ideologia ammuffita nel tempo. Ma prima di allora persino La Destra di Storace sarà solo un ricordo….Di cosa parla La Destra a parte gli organigrammi e i presunti bei tempi che furono del ventennio?
Bruno
giorgio, molte cose che dice fini le sosteneva la nuova destra negli anni ’70. leggiti l’ intervista di marco tarchi sulla stampa. leggiti molte altre cose, poi ne riparliamo. br
Bruno
comunque, sono costretto a chiedere di parlare degli argomenti dei post. se scrivo di pere non devo parlare ogni volta di fini. curatevi l’ ossessione di fini. l’ argomento era repubblica, i giornali italiani, la sinistra italiana.
Giorgio Giovanni Gaias
Leggo subito l’intervista però l’hai scritto tu che chi critica Fini ti fa ridere..
Giorgio Giovanni Gaias
Ho letto l’intervista allora questo fa buon viso a cattivo gioco?? dice di essere antifascista poi manda la lettera.. che Fini fosse tutto a cavoli suoi l’avevo capito da molto ma la coerenza è una cosa preziosa comunque sia il mio giudizio su Fini rimane negativo.. nn si possono fare ste danze..
Daniele
La Repubblica la trovo francamente illeggibile, dalla prima all’ultima pagina. L’ho avuta per anni in casa e ho fatto piú volte lo sforzo di leggerla. Sempre di sforzo si è trattato, quasi mai di piacere.
Ora preferisco leggere i giornali on-line, in particolare “Il Giornale”. Mi dá piú sicurezza leggere un giornale i cui giornalisti sono cosí apertamente e gioiosamente intenti a fare l’interesse del proprio padrone. Ogni tanto riescono anche ad introdurre un qualche ragionameto interessante. Facci è interessante a piacevole da leggere (a lui di Berlusconi frega poco o niente, si scaglia contro chiunque osi avercela con Craxi, altri fanno proprio cascare le braccia invece. Anche Porro non mi dispiace.
La stampa italiana in generale È in condizioni penose e quella isolana la segue a ruota. Si riportano sempre i comunicati degli stessi, oramai fungono da veline di partito.
Le attivitá principali sono gli attacchi ad personam, da Berlusconi a Di Pietro passando per Fini, Boffo e via dicendo. Tutto è funzionale ad interessi di potere evidenti.
La colpa è dei giornalisti che hanno deciso che fare il proprio mestiere non vale piú la pena, è molto meglio assecondare il pensiero del proprio editore. È una cosa automatica, l’editore non ha assolutamente bisogno di chiederlo apertamente, i giornalisti fanno tutto da soli. Credo che, anzi, a volte gli editori stessi ne siano irritati, persino Berlusconi che mi immagino leggere il suo Giornale e dire “Eh, ma caxxo, mica c’era bisogno di questo!”
Il caso di Boffo di questi giorni è esemplare. Cosa si deduce da questo?
Che un uomo condannato per molestia nel 2004 non puó dirigere un giornale? Puó eccome, lo ha fatto per altri 5 anni da allora e senza alcun problema. Puó fare tutto, tranne che criticare il potere. Nel momento in cui lo fa viene distrutto. Nessuno si è ovviamente lamentato del fatto che quello stesso direttore si sia erto a moralista svariate volte prima di queste ultime occasioni, eppure era sempre un molestatore! Quante volte ha firmato editoriali contro i diritti dei gay? Quante volte ha criticato la sinistra ed anche in quelle occasioni ha fatto la morale? Prima poteva e ora non puó piú, come mai?
Bruno
daniele, condivido molte delle cose che sostieni. la stampa italiana è ormai asservita al potere. il suo livello è mediamente basso, escluse poche eccezioni. faccio fatica, la mattina, a divertirmi, a pensare che le notizie siano totalemnte attendibili. vedo le cose che avvengono. vedo i giornalisti amici dei politici. vedo gli scambi. di boffo avevo sentito dire che fosse omosessuale. vero ? non vero? boh. però lo si diceva.
però io ti faccio una domanda: feltri avrebbe dovuto evitare di dare la notizia relativa al direttore dell’ avvenire ? è giusto, a quei livelli ( fare il direttore del giornale dei vescovi significa avere potere e la stampa è pur sempre il quarto potere )fare la morale non essendo – al contrario – immacolati?
siamo poi passati dai giornali contenitori anche di notizie di costume, secondo la formula di mieli, ai fogli pieni di tutto lo schifo. io leggo il foglio di ferrara ogni giorno. ci sono analisi di qualità, grandi firme, ottimi articoli. hanno fatto una campagna su ignazio marino, dicendo che era stato allontanato da una università americana per strani motivi. uno scoop, dunque. ma senza odio. oggi il problema non è feltri: sono tutti i giornali. e repubblica mi pare abbia dato un bel contributo alle campagne d’odio. e, assicuro, neanche tutti i giornalisti della testata scalfariana sono d’accordo con quel modo di fare il giornale. br
Quirico Sanna
Caro Bruno,
mi dispiace dissentire, il Giornale di Montanelli no era PALLOSO !!!!
Durante il mio periodo di studi universitari a Milano, ho avuto la fortuna di frequentare la redazione del Giornale e ti posso assicurare che c’erano dei Signori Giornalisti ( con la G maiuscola) e vi erano financo dei bravissimi giovani “praticanti” ( purtroppo qualche giovane amico non c’è più). Certo in quegli anni era più ” figo” leggera La Repubblica ove si osannava Ciriaco De Mita (il Filosofo di Nusco )! Ma dai.. Bruno, il vero coraggio era leggere l’unico giornale Liberale d’Italia….. il mitico Gionale di Montanelli….. di quel vecchio Montanelli di quello vero!!!!!
Giorgio Giovanni Gaias
Io leggo Libero è un po’ un eredità quella per il resto preferisco riviste d’area il Borghese la Destra della Libertà… Il Giornale non mi è mai piaciuto anche se in questa ultima settimana lo scossone di Feltri ha fatto aumentare le visite.. io farei una testata di soli Telese,Veneziani Buttafuoco e qualche altro quello sarebbe un giornale..
freedom
Scusi onorevole, premettendo che questo è un bel post e che non so cosa avrebbe fatto Suo Nonno a Giorgio se se lo fosse trovato davanti, Se leggendo repubblica pensa a Suo Nonno, quando invece vede e sente berluconi, a cosa pensa?
Giorgio Giovanni Gaias
Caro Freedom sarei andato a molto d’accordo con il padre di Bruno xD :) cn il nonno penso che ci sarebbero stati dei disguidi tecnici diciamo.
freedom
Per Giorgio.
Ora ti ofendo!
questo “diciamo” è molto Dalemiano!
freedom.
freedom
Aggiungere una “effe”
Grazie.
IoMe
Bruno, ha ragione quando dice che a certi livelli non è giusto tacere tanto più se si tratta di persone che a mezzo giornale fanno la morale al prossimo. Non fa una piega.
Ciò che lascia perplessi è la tempistica dato che la ‘notizia’ pare fosse conosciuta ai più,da molto.
E’ come se si fosse aspettato il momento giusto per fare la propria mossa e, guarda a caso, i tempi sono maturati quando l’Avvenire ha osato criticare il Nostro e non , che so, durante la campagna del giornale della Cei sui Dico e affini.
Il Giornale fa informazione, diamolo per buono, Repubblica campagna d’odio. Francamente non mi suona benissimo . Le faccio una domanda:
Repubblica avrebbe dovuto evitare di dare la notizia relativa al presidente del consiglio ? è giusto, a quei livelli ( fare il capo del governo significa avere potere (ma anche di più ) fare leva sulla morale non essendo – al contrario – immacolati?
E ancora, abbiano noi diritto di avere delle risposte?
Ps: Giorgio Giovanni Gaias anche in versione Cenerentolo ( com’è che ti sei perso Scarpa?) ma quanto mi sei tornato vecchio dalle vacanze?
Giorgio Giovanni Gaias
>freedom non posso usare i termini filosofici di baffino?? :)
>Iome mi sono rotto ogni volta troppo lungo :) vecchio io?? sn più giovane che mai!!
Daniele
Feltri e altri giornalisti avrebbero dovuto darla molto prima la notizia della condanna di Boffo, tipo nel 2004. Tutto questo affare non mi infastidisce per nulla, mi fa solo ridere, oramai non mi arrabbio piú per queste cose. L’ipocrisia la fa da padrona, da destra a sinistra e non riesco a leggere nemmeno un articolo senza pensare “cosa mi sta nascondendo questo qua? come sta rigirando la frittata questa volta per portare acqua al mulino del proprio editore e soldi alla proprie tasche?”
Io a Feltri sono grato perché si è sacrificato tuffandosi nella sporcizia della stampa italiana e diventandone un campione, un fuoriclasse nel rimestare nel torbido. Dice benissimo che il problema non è solo Feltri, ma non per questo lui si salva, del problema è parte integrante ed è felicissimo di esserlo e di guadagnarci.
La ringrazio di avermi ricordato di Ignazio Marino, me ne ero quasi dimenticato. Lo definisce uno scoop senza odio…. :lol: non ci sará odio, ma io ci ho visto parecchia malafede. Giá il fatto che Lei dica che Marino è stato “allontanato” dall’universitá dimostra che il Foglio lo scopo, oltre allo scoop, l’ha ottenuto. Certo che è strano che sia stato allontanato e giá in mano aveva un contratto con un altro ospedale molto importante :D
Vede, Marino non lo conosco come politico, ma giá il fatto che sia nel PD non me lo fa apprezzare particolarmente. Peró come ricercatore e professore è un altro paio di maniche. Si tratta di un grande professionista e scienziato. In America si fa tutto con i contratti ed i legali che cercano di tutelare le diverse parti. Quando un rapporto di lavoro finisce puó capitare che si verifichino degli screzi tra le parti, quindi i rispettivi avvocati cercano di trarre il massimo vantaggio o minima perdita per il proprio cliente. In questo caso è capitato che il direttore dell’istituto era anche venuto a sapere che Marino, a sua insaputa, aveva preso contatti con un altro istituto ed ha tirato fuori la storia dei rimborsi. Romoff è anche noto per non essere uno dal carattere facile, quindi niente di strano che non andasse d’Accordo con Marino. Di rapporti di lavoro che finiscono in questo modo, se non peggio, ce ne sono migliaia, specialmente in america. Trattarlo come un caso anomalo riguardante un mariuolo italiano che si fa la cresta sui rimborsi di viaggio È tipico del Foglio e della stampa italiana.
Il fatto che non tutti i giornalisti di Repubblica siano d’accordo nel fare quella schifezza di giornale un po’ mi consola e un po’ mi fa pensare che forse il problema sono proprio loro, quelli che tacciono e fanno il loro sporco lavoro lo stesso, anche se non gli piace. Forse è per questo che Repubblica risulta cosí pallosa, perché chi ci lavora lo fa controvoglia. Al Giornale invece la gioia di sputare fango e di manipolare le notizie emana un’energia positiva che rende piú piacevole la lettura degli articoli.
andrea
Berlusconi credeva di essere, alla cinese, il “figlio del cielo” cui tutto è concesso, perfino la poligamia. Allora sì è messo in testa, forse coaudiuvato e rinforzato nelle sue convinzioni dai curatori dell’immagine raiset, di poter proporre sul pubblico palcoscenico la potenza del messaggio sessuale che, sopratutto in Italia, fa vendere le schifezze industriali e televisive più immonde, e il tutto nasce e si diffonde nelle reti madiaset e nelle riviste patinate, chi in testa, che fanno capo al biscione. Se ci pensate, tutta questo processo rappresenta la più naturale evoluzione dell’elaborazione culturale di Forza Italia (Forza Italia è uno slogan calcistico: ora unite la figa al calcio e avrete l’italiano medio o, più scientificamente, l’elettorato mediano). Si osa l’impossibile, come lo scambio di posizioni di potere legate a favori sessuali che nutrano l’ego dilatabile dell’Imperatore: nasce la mignottocrazia (Paolo Guzzanti) e Repubblica fa lo scoop. Berlusconi frequenta le minorenni, dicono. La Chiesa complice, conservatrice e reazionaria non può che sputare sul piatto in cui mangia: se Repubblica fa schifo, e io non sono d’accordo anche se non mi capita spesso di leggerlo, allora fanno schifo tutti i maggiori fogli internazionali che su questa storia stanno scatenando il finimondo. Nessuno può contrastare questa ondata di gossipaggine, anche se la Rai viene portata anacronisticamente fuori dal mondo. Urge un direttore d’assalto, non un omino che sul gossip tette e culi e altra immmondizia ha fatto le sue fortune: via Giordano (che torni al suo pseudo-tgiornale per dementi, e via libera a Feltri, il burbero colonello d’acciaio. La guerra è appena cominciata.
La destra, invece, non può recriminare proprio nulla sul dato di fatto. Sul gossip ha vinto le elezioni, dal 1994; sulle puttanate ha stravinto le elezioni in Sardegna. E’ semplicemente assurda la pretesa ad un giornalismo libero dopo che si votanole leggi per imbavagliare la stampa e la rete,come il dl sulle intercettazioni. Si critica Repubblica, quasi come fosse unico responsabile del testosterone del premierino, e non si dice MAI niente sull’Unione Sarda.
Il giornalismo è morto. Come la politica italiana.
andrea
non riesco più a postare
andrea
Ok. Volevo dire che se Repubblica fa schifo, allora fanno schifo tutti i maggiori giornali internazionali che su questa storia stanno facendo il finimondo.
La destra non può recriminare nulla sulla mignottocrazia (P. Guzzanti), visto che su questa ha elaborato la sua cultura politica post tangentopoli: pallone e figa, Forza Italia, italiano medio e elettore mediano. Perchè non si dice MAI niente sull’Unione Sarda? Forse che Repubblica ha influenzato in modo osceno tutta una legislatura e le ultime elezioni? No, non lo ha fatto. Ora c’è la guerra, per questo è stato promosso Feltri il Burbero e mandato a casa il Bambino Sciatto, che sul gossip e su tutto l’immondo retropalco del vippismo ha creato le sue fortune. Che si recrimina a fare? Non capisco.
Non capisco poi perchè gli indipendentisti, di destra e sinistra e centro, scrivono sull’Unione.. Mha.. Il giornalismo è marcio, la politica non sta meglio.
Antoni su Longu
I giornali, di qualunque genere e posizione politica, uno li legge se li compra. La scelta dell’acquisto è una libera scelta. Io personalmente se compro un giornale lo leggo e se non mi soddisfa non lo compro.
Diversa è invece la sitazione per le TV e relativi TG. Noi paghiamo il CANONE e comunque, a prescindere, non si può scegliere. Pago il canone per cosa? Per vedere S. Remo – Miss Italia… ecc…?
Adriano Bomboi
Il problema è che in Italia c’è anche scarsa lettura, buona parte dei cittadini in fin dei conti apre raramente un giornale e quando lo fa non si sofferma sull’angolo politico. Piuttosto, sono i restanti media (la tv in primis) a fare da grancassa ad una stampa che si combatte da sola all’ombra dei cittadini stessi e dei gruppi politico-editoriali che coordinano le porcherie che conosciamo. Se la classe politica si aprisse veramente a nuove forme di comunicazione (in questo posso ricollegarmi ad un’altro scritto di Bruno Murgia relativo ad internet) perderebbe buona parte del potere e dell’auto-contemplazione che oggi può facilmente costruirsi presso la Pubblica Opinione.