Se questo governo Berlusconi arriverà alla fine della Legislatura, come penso, il 2013 sarà l’anno della grande retrospettiva sulla Rivoluzione Liberale promessa nel 1994. Per adesso si può dire che siamo nei termini di una grande rivoluzione liberale Mancata.

Il paese è sostanzialmente uguale a quello trovato nel 1994, modellato prima da trent’anni di consociativsmo e disfunzioni, un paese avversato da tutta la destra allora esistente che rigettava l’idea del nuovo consociativismo presentato da Occhetto e D’Alema.

E’ tutto come ieri o quasi: siamo un paese con una scarsa propensione per l’osservanza delle leggi, con una sottocultura anti-statale che blocca l’amministrazione pubblica, dove il merito è soffocato ancora dal clientelismo, dove le scuole hanno addirittura perso colpi per via di modelli sbagliati perpetrati nel tempo, lo stesso vale per l’Università, la ricerca, i trasporti (Alitalia ha praticamente fallito), i treni sono sempre in ritardo, la digitalizzazione è indietro rispetto ai concorrenti, si tengono in galera le persone sbagliate, le galere sono piene e si fa carità cristiana per svuotarle, il problema dell’immigrazione non è stato gestito correttamente et cet et cet.

Insomma, questo governo, questa maggioranza… hanno numeri a sufficienza per provare a cambiare il volto del paese, avendo un’idea in mente. Invece siamo sempre costretti a governare l’emergenza, che non è nient’altro che la conseguenza di passati governi.

La sfida del Governo Berlusconi è sempre questa: fare la rivoluzione liberale, non riempirsi la bocca di parole e promesse. Il PDL dev’essere regolato per questa rivoluzione, altrimenti diventerà una nuova ingessata DC.