Noi, tra partito del Sud e Sicilia

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile
IL PARTITO DEL SUD A TRAZIONE SICILIANA. Sento parlare di Partito del Sud da almeno tre mesi. I miei compagni di banco sono quasi tutti siciliani. Alla mia sinistra siede Fabio Granata, alla mia destra Nino Minardo. Di fianco a Minardo c’è Enzo Garofalo. In fondo alla fila c’è Pippo Scalia. Nei banchi sotto ci sono Germanà e Gibiino. Più giù, ma sale spesso, c’è il mio vecchio amico Carmelo Briguglio.
Ho imparato un po’ a conoscerli: non è vero però che i siciliani siano così uniti. Nella loro terra il Pdl è in guerra, con Schifani e Alfano contro Miccichè e Prestigiacomo. Non so se tutto nasce per questioni interne di potere. So però che l’ idea del partito del Sud ha sponsor, pubblicitari e strategie di espansione. Oggi, con le promesse di Berlusconi, si è fermato. Domani non so. Intanto un gruppo che fa capo a Fabio Granata (ok di Gianfranco Fini) parla di Pdl siciliano.
Alla base di tutto c’è il fatto che la Lega sta vincendo molte battaglie culturali. Ha un organizzazione formidabile, è chiara e “cattiva”. Fa pochi passi indietro, ma non molla l’osso. Una parte dei siciliani ha intuito questo, ma quella che poteva essere una opportunità si è trasformata nella solita triste richiesta di quattrini. La Sicilia è il rovescio della medaglia di questa situazione. Se si dà la sensazione che basti alzare la voce, chiedere soldi non è difficile se si hanno voti e molti milioni di abitanti alle spalle…
LA SARDEGNA. Noi abbiamo poco peso politico. Un solo sottosegretario, Peppino Cossiga, nel governo nazionale. Poco e nulla, nonostante le indubbie capacità di Peppino. Ma non esistiamo nei dicasteri chiave, quelli di spesa: economia, infrastrutture, lavoro, cultura, turismo. Siamo costretti ad inseguire, sempre. Con interrogazioni, risoluzioni, comunicati stampa. Cerchiamo disperatamente ministri e uomini chiave per avere lumi, spiegazioni: così non puo’ andare avanti. Per me ci vogliono uno o due uomini forti al governo per le battaglie che riguardano l’Isola. Detto questo, la Sicilia ha molti soldi promessi e noi poca roba: non è tollerabile. Dobbiamo chiedere quello che occorre e dimostrare che sappiamo concretamente fare. Altrimenti finiamo in questa assurda gara per la quale più soldi uguale sviluppo, è la logica della vecchia Cassa del Mezzogiorno, alla faccia della modernizzazione. E’ certificato invece che al Sud e nelle Isole i soldi sono stati sprecati in clientele e poi volatilizzati nel nulla. Sono totalmente d’accordo con quanto ha scritto l’altro giorno su La Nuova il prof. Pigliaru, probabilmente il più autorevole economista sardo.
Il fatto è che noi Sardi non avremo mai il peso politico ed economico dei Lombardi e dei Siciliani. Che la questione venga posta in termini regionali la dice lunga sulla capacità della Lega di dettare alcuni punti dell’agenda politica. Noi Sardi però dobbiamo essere in grado di uscire dalla doppia logica governo amico / governo nemico, che ci contraddistingue, nonostante questo sia indubbiamente un governo “amico” della giunta regionale. Capisco che alcuni possano chiedersi come sarebbe stata con un governo “nemico”, il fatto è che la logica è proprio sbagliata. Noi Sardi dobbiamo imparare a comportarci da Sardi, anzitutto di fronte al popolo sardo. Ci sono 2 considerazioni che volgono a favore della mia visione del PDL sardo.
1) Il PDL nazionale rischia di essere un grosso partito vuoto, privo di gambe, cervello e fiato, dal quale è possibile fuggire (prendendosi l’argenteria) ogni qualvolta si decida che farsi un “partito del Sud” è meglio. Un PDL localizzato, fondato su “base regionale” può fornire uomini e idee, molto adatti alla risoluzione dei problemi locali, così da riporre nella giusta dimensione la sana competizione interna con la Lega e con tutti i localismi, è probabilmente il modo migliore per avere un futuro al di là del collante Berlusconi.
2) In Sardegna più che mai questa esigenza è sentita. Non c’è bisogno di scimmiottare la Lega. Il popolo sardo è abbastanza sardo da sapere di essere esistenzialmente diverso dal resto del continente. Ci sono le peculiarità necessarie per provare qualcosa di diverso, avendo come riferimento la grande famiglia popolare europea, e quindi – in mezzo – anche il neonato PDL.
UN PDL SARDO. Ribadisco una proposta pratica che spinga la classe dirigente di centrodestra sarda a fare qualcosa di più da sola.
A) Un Pdl sardo, federato con il partito nazionale ma autonomo nelle scelte interne, nella selezione degli organismi, nella proposta politica. Un partito che rispetta e crede nell’Unità nazionale ma che sa di essere portatore di una lunghissima cultura autonomista inserita nel contesto europeo. Un partito che sia luogo di discussione e di partecipazione di giovani e di intellettuali liberi.
B) La convocazione, a ottobre, degli Stati generali della società sarda per scrivere 5 punti chiave che ridisegnano il rapporto con Roma soprattutto nelle politiche di sviluppo e precisano le idee nell’Isola. Immaginare la Sardegna dei prossimi venti anni, tenendo conto della crisi attuale e della necessità di accompagnare le politiche di solidarietà con quelle urgentemente riformiste. E poi: non dare la sensazione che le costanti fondamentali dello sviluppo siano sempre quelle dell’industria (pesante), rivelatasi fallimentare. Sui temi forti bisogna essere intransigenti, con la richiesta di bonifica dei siti inquinati e con l’obbligo di trattenere il gettito fiscale delle grandi aziende continentali.
c) Almeno uno (o due) sardi in più nel governo nazionale. Le buone idee non bastano se non si ha forza politica vera. Questa terza proposizione avrà un senso soprattutto nell’avvenuta riforma federale dello Stato, dalla quale una regione, un’isola autonomista per vocazione ed istinto non può non uscire rafforzata. Altrimenti, lo dico ora, saremo sempre di fronte al fallimento.
Questa mi sembra una terza via che racchiude una visione concreta dello stato delle cose: cosa siamo e cosa dovremmo essere un domani.
Documenti: 9 punti per il Pdl sardo.
Comments
Bomboi Adriano
Sono scettico Bruno sul PDL in salsa Sarda: Nella pratica (oltre al fatto che prevedibilmente la sua realizzazione sarebbe osteggiata dai vertici) non si tradurrebbe comunque in un maggior peso politico (elettorale) nell’ambito dei ministeri chiave attraverso i quali far sentire di più la nostra voce. Il correntismo inoltre, ripiegato sul centralismo romano, è qualcosa che si è già visto nel passato della DC senza produrre alcunché se non nuovo caos e anzi, fu proprio quello ad intensificare la meccanica assistenziale arcinota al sud. Un PDL Sardo insomma rischia di essere qualcosa che aggiunge solo la dicitura “Sardo” sotto al logo del PDL e magari nuovi problemi. Io credo che si debba iniziare dal Parlamento a dare dei segnali forti, penso che deputati e senatori nostrani debbano anche saper votare nò nel momento in cui le nostre istanze non vengono ascoltate. La maggioranza dovrebbe tenerne conto ben più dell’esistenza di “partiti federati” di varia natura. Inoltre è altrettanto ovvio che un vero Partito dei Sardi non potrà mai essere qualcosa che porta il bagaglio culturale ed il nome di un partito centrale, che territorialismo sarebbe? in Sardegna per l’appunto, abbiamo bisogno di un vero Partito Nazionale Sardo, che poi a limite si allei con il PDL oppure nò. Diversamente penso che la musica purtroppo non cambierà. I Siciliani saranno anche divisi, ma sempre sulle modalità di intervento a favore della loro terra ed anche a scapito del cosidetto “gioco di squadra”. Noi invece non sappiamo mai dire nò, non capiamo che solo staccandoci proprio dal centralismo possiamo ottenere più dell’elemosina di cui ci accontentiamo. Tutto ciò non significa scimmiottare la Lega, in tutto il mondo le minoranze che hanno forti fattori di specificità culturale oltre che gap di sviluppo si sono attrezzate o si stanno attrezzando con veri partiti territoriali contro il centralismo. Tutto il resto rischia di divenire solo un palliativo. Non si possono tenere i piedi in due staffe sperando di avere la botte piena e la moglie ubriaca in un periodo di crisi in cui l’Italia non ha neppure soldi per se stessa e quei soldi li destina a chi ha più peso, senza se e senza ma. Sarà cinismo e non lo condividerai, ma il discorso diventa “o noi o loro”. Spero che farete valere di più il vostro peso parlamentare non tanto nelle interrogazioni ma all’atto del voto, che è il banco di prova di ogni maggioranza.
Bruno
>adriano, finchè giochiamo sulla difensiva perderemo sempre. votiamo no al dpef, va bene. e poi ? io parlo di un partito, il mio, che abbia una vera coscienza autonomista, che si ponga il problema di conquistare la società nella battaglia delle idee e che abbia una organizzazione adatta al compito. in sardegna esiste il partito sardo, è vero. ma non si è formata una maggioranza di tipo autonomista che non è solo anelito all’ indipendenza ma missione che riguarda tutti.
non mi piace poi l’ idea della vecchia dc: io non ho scritto quello e sono convinto che quelle politiche hanno devastato la sardegna, con la complicità ora dei comunisti, spesso dei socialisti e in alcuni casi dei sardisti. quindi il voto è solo un aspetto di una battaglia più grande e inoltre i provvedimenti di spesa non sempre passano per il parlamento.
detto questo, la conformazione del nostro partito attuale è tale per cui non vi è alcuna discussione interna su come votare i singoli provvedimenti ma un libero atteggiamento dei singoli parlamentari. senza l’ interrogazione non avremo avuto i quattro punti nella risoluzione finale. con questi documenti mi pongo il problema di proporre idee per il dibattito, insomma un’ ambizione che va oltre il “o noi o loro”. in più, sono d’accordo con francesco pigliaru che sulla nuova dell’altro giorno spiegava benissimo come il problema non fosse solo di risorse. un saluto ! br
Bomboi Adriano
Ci sono delle congetture di fondo ineluttabili: Chi dovrebbe rappresentare il PDL sardo in salsa autonomista? Alla fin fine ci sarebbero i soliti soggetti. Che mai potrebbe cambiare in termini di peso, partecipazione e risultato elettorale? Credo poco. Anche Soru del resto ha già prospettato un PD in salsa federale a seguito della sconfitta elettorale. Ci ritroveremo a specchio delle strutture gemelle dei medesimi problemi centralisti? Cambierebbero solo le etichette ma non la sostanza. Spero non si arrivi a ciò. E’ chiaro che tu ti ponga problemi relativi al tuo partito, ma anche la controparte non starebbe a guardare. Nell’isola abbiamo abusato politicamente del termine autonomismo senza nei fatti costruirlo veramente, l’elettorato è stanco e non credo muterebbe atteggiamento ad un ennesimo cambio di pelle dei soliti partiti (perché di questo si tratta). In Sardegna quanto dicevi è vero: DC, anche PCI, PSI e vecchio sardismo sono stati organici ad una visione delle problematiche che ha trovato in discutibili ricette la chiave per perpetuare un sistema suicida (per lo sviluppo) e fideistico. E la verità è che non disponiamo ancora di un vero soggetto politico territoriale capace di stimolare l’interesse non dico a Roma (cosa numericamente oggi non plausibile) ma neppure a Cagliari, lo stesso PSD’AZ odierno infatti non ha alcun peso politico in sede regionale ed ancora meno gode di larga credibilità negli elettori. Siamo ancora all’anno zero in tal senso ma si sta generando un piccolo nuovo dibattito che porta in quella direzione. Il cammino sarà lungo ma ci sono diversi segnali per cui nei prossimi tempi potrebbero esserci positive sorprese. Sul dibattito pubblico seguito al DPEF, è stato utile porre dei punti attorno a cui sviluppare l’attenzione della maggioranza su alcune opere dell’isola, ma se non erro per la Sicilia ci sono in cantiere non 4 ma circa 138 interventi infrastrutturali. Mi pare una bella differenza. Correa è anche la classe politica regionale nel non aver individuato con il PAR per tempo una piattaforma programmatica delle iniziative da avviare. Ed anche se fosse stato avviato, niente ci garantisce che il superiore peso politico della Sicilia sarebbe stato ridimensionato dall’esecutivo Berlusconi. Un PDL Sardo ed un PD federale avrebbero sbrogliato prima la matassa? In coscienza, non lo penso affatto. Infine purtroppo una constatazione: Nella tua idea di PDL Sardo c’è un implicito riconoscimento che l’attuale struttura partitica centralista si è rivelata inadeguata ed impotente a trattare i problemi del nostro territorio. E’ questa è la spia di un problema politico che autonomisti, indipendentisti e nazionalisti vari Sardi da tempo sostengono. Ovviamente nei confronti della partitocrazia italiana nel suo complesso. Un saluto.
Corrado
Avviso l’on Murgia che il simbolo posto in calce a questo post è da aggiornare. Infatti quello è il logo della regione scelto dalla precedente giunta Soru, in cui i mori avevano la benda in fronte. Successivamente la giunta Cappellacci ha ritenuto con estrema urgenza e prioritariamente ad altri problemi da risolvere, di sostituire tale logo con quello in stile spagnoleggiante, con la benda nuovamente calata sugli occhi dei quattro mori (quasi a voler dare un messaggio a tutti sardi circa la necessità di tapparsi gli occhi e magari anche il naso).
Bruno
>corrado, mica è male quel simbolo, no? fatto da gente che se ne intende…
>adriano, puoi aver ragione… un recente libro discuteva dei “no, che aiutano a crescere”, in quel senso un no ben detto può scuotere. ma io mi pongo un altro problema, francamente. da un lato: impedire che l’ idea di autonomismo, se le cose continuano così, ritorni saldamente nelle mani dei soriani. dopotutto la gente ha votato contro soru e perchè le cose cambiassero: sulla strada ha incontrato cappellacci e ha sentito dei molti impegni presi dal premier. oggi molta gente è delusa o in attesa. ora, la forza nella contrattazione e nelle richieste ( che brutto termine )è nelle mani di un grande movimento popolare autonomista. non bastano i sardisti o le mille schegge impazzite di movimenti più o meno piccoli. ci vuole una coscienza che la coalizione di governo non ha ancora elaborato. immagina un pdl sardo e federato: sarebbe una novità storica. il cittadino lo percepisce e pensa: stanno muovendosi, stanno costruendo una dignità e un orgoglio partendo dalla base. immagina che sarebbe successo se il pdl sardo avesse detto a tutti i parlamentari di votare no e avesse ritirato i propri rappresentanti in seno al governo. ma ci siamo abituati a chiedere sempre ai nostri capi a roma. la strada è molto lunga. br
Bobbore
Infatti. Io veramente non mi capacito di come possa essergli venuto in mente, davvero…altro che pdl sardo e autonomista…vedete che governatore starato ci avete appioppato.
Quirico Sanna
Caro Bruno, se queste sono le condizioni…….. PRESENTE!!!!!!!!!!!
P.S.
Una di queste sere passerò a trovarti, a presto!!!
Pietro
La verità è che questo progetto non piacerà mai ai tanti (troppi) independentisti da salotto (e autonomisti da soggiorno), per ovvie ragioni.
E non piacerà a quelli di sinistra e agli anti-berlusconiani, perché sono scocciati dal fatto che idee semplici e buone provengano dall’altra parte.
Vai avanti Bruno.
Bruno
>quir, ok….
Bruno
>bob, ma tu sei un osservatore intelligente,dai ! ok, non ti piace il governatore ma noi qui siamo una fucina di idee :-)
Salvatore Tedde
Commento del 10 Giugno 2009 – ore 16.04 sul post di Bruno Murgia <>
ad Urne Europee ancora calde, Bruno aveva sviluppato una riflessione che costituiva una sorta di abbrivio rispetto al tema che affronta nel post odierno.
Io avevo a mia volta commentato e siccome credo tale commento sia sfuggito a Bruno lo voglio riproporre oggi tale e quale… (magari, adesso, “maramaldeggiando” un pò…; questo sì):
Ecco cosa scrivevo nel commento:
Ti vedo in difficoltà Bruno….; e siccome per carattere detesto maramaldeggiare e sono portato invece sempre verso chi è in difficoltà, sappi che – dagli antipodi cultural-politici in cui mi trovo rispetto a te – ti sono vicino e capisco la tua difficoltà.
Perchè è evidente (basta leggere i tuoi post e quelli dei tuoi frequentatori più assidui), che, a parte la nottata di bisboccia succeduta alla dipartita del Tiranno_Soru Rex, …. a parte quello, dopo, è stato un autentico Calvario.
Veramente il Calvario per te e per molti di coloro che si identificavano nel tuo pensiero politico nella destra sarda, è iniziato con la nascita della PDL…; e, come avevate temuto e previsto, continua.
Anche in questo tuo post intitolato “astensionismo ed identità” trovo una palese difficoltà tua nel dire ciò che vorresti realmente esprimere; ses a “frenu a manu tiradu” insomma!
Perchè magari il titolo fa intendere che volevi dire qualcosa di più… che alla fine però non dici perchè parli molto di astensionismo ma, francamente, non trovo molto sull’identità.
A meno che tu non ti riferisca alla identità che dovrà/dovrebbe per te, avere, la PDL sarda. E, scusa di nuovo la franchezza, mi pare di capire che su questa cosa tu sia già molto preoccupato, oltrechè scettico.
Credi a me (perchè sento che la pensi allo stesso modo..): il G8, la Sassari-Olbia, le Noemi e gli avvocati Mills sono stronzate; di più…; rispetto all’astensionismo sardo, anche la storia del Collegio unico e della rappresentanza – vista in termini di dignità e parità politica con le altre aree dell’Italia sono secondarie.
La cosa triste che – forse – ti preoccupa (preoccupa me, di sicuro), è che ormai… si vota solo con la “pancia”; le viscere insomma…; nè con la testa e nemmeno, col cuore o al limite (sarebbe il massimo) con entrambi.
“Papi” che (non ti piace lo so..) ma è il tuo Capo politico, avantieri in due ore, davanti a Culatello e Oltrepò pavese, ha deciso con Bossi che la legge elettorale italiana va bene com’è; va bene perchè questo va bene alla pancia; quella pancia che guarda, al massimo, ai prossimi 10 gg: i ballottagi delle Province del Nord.
Fini (who is Fini? where and what also…) abbozza, e dice che invece lui voterà il referendum e voterà “si”…
Tu, tu Bruno Murgia…. , che voti col cuore e con la testa a destra… non sei preoccupato per tutto questo quanto il sottoscritto che ha votato e vota ancora con altro cuore e altra testa all’opposto?
Altrochè le 10 domande Brunè…; una te ne faccio.
Con rispetto e stima .
P.S.: a propoasito di “identità” …. da un’altra parte ho scritto queste parole:
“Mi vengono i brividi quando vedo la Lega volare oltre il 10% … e immediatamente il Clown di Arcore (al quale buona parte di nostri conterranei leccano la mano comente sos canes de istèrzu, non mi sfugge…), va a cena con Bossi e in due ore decide che in cambio dell’accordo per i ballottaggi nelle Province del Nord, non appoggerà più il Referendum del 21 Giugno!
Ma perchè non ci rendiamo conto che questi fra un pò ci cacceranno dalla ormai “loro” ITALIA , (consentitemi la rima) a calci in culo?
Ma perchè non ce ne andiamo prima noi, se abbiamo un minimo di dignità? Quelli che abbiamo la dignità, almeno, abbiamo il diritto-dovere di tentarci; almeno per guardare in faccia, domani, i nostri figli e nipoti; almeno.
P.S.:
l’Italia “Crassa e bagassa” mi è venuto bene…; lo rileggo e devo dire che funziona; come slogan…suona bene. Purtroppo.
Bobbore
E’ proprio perchè mi ritengo un osservatore mediamente attento che ritengo la questione del “brand” della Sardegna una cosa molto importante. E la corsa a ripristinare il gonfalone coi mori bendati che gaurdano il pennone mi sembra non tanto una cosa di malafede, quanto proprio indice di inettitudine.
Bobbore
E poi l’ho detto altre volte qui…ben venga una destra come quella che tu descrivi, pensi e -forse- costruisci. Davvero la accoglierei a braccia aperte (quasi…) . Ma non si rispecchia certo in Cappellacci, nè nella sua candidatura, ecc. ecc. ecc. abbiamo consumato i tasti su queste cose.
zirogna
L’idea è sostanzialmente buona.. poi uno pensa al governo amico che Lei appoggia, al presidente della regione fantoccio che Lei ha supportato (e supporta tuttora), e tutto si ridimensiona alla solita intenzione d’iniziativa di marketing politico!
Basta parole, più fatti.. concreti! Riunisca i suoi colleghi di partito e fate qualcosa.. le ragioni non vi mancherebbero: sassari-olbia, g8, euroalluminia, ottana, macomer, tirrenia, vertenza entrate, etc..
PS: sbaglio o al di là delle mosse per rispondere ai leghisti ed ai Suoi colleghi siculi, c’è anche un timore di perdere posizioni nei confronti degli indipendentisti in salsa nostrana?
saluti
Bomboi Adriano
E’ vero, c’è un malessere diffuso nella percezione delle capacità di questa classe politica e l’autonomismo/indipendentismo è ancora ben lontano dal saper cavalcare ed assecondare programmaticamente (ed elettoralmente) questo sentimento. Soru ha impersonato per molti Sardi quel criterio di difesa territoriale che mi auguro, in futuro abbia invece un soggetto nazionalista sardo. Datosi che nè Soru, nè ovviamente il PD avrebbero ovviamente potuto svolgere quel ruolo ed infatti la Sardegna non ha fatto notevoli passi avanti. Ma Cappellacci è stato votato in chiave anti-Soru, non perché rappresentasse un’icona “autonomista” come invece Soru ha saputo proporsi. PD e PDL insomma cercano di ricoprire un ruolo che per loro stessa natura non possono assolvere, perché sono emanazione del centralismo. Ecco perché rimango scettico sulle ipotesi di PD e PDL Sardo. E perché un PDL Sardo avrebbe dovuto dire ai suoi deputati di votare nò in Parlamento? I nostri deputati odierni non sanno dire nò e necessitano di una nuova etichetta per sentirsi autonomisti? Ne converrai che la cosa lascia perplessi.
andrea
I soriani avevano ragione e lei, con quest’ultima proposta, dimostra ancora una volta di aver avuto torto. Non va per niente bene, niente va come avrebbe dovuto, ecco perchè c’è bisogno di nuove idee. Chi segue questo blog è conscio del fatto che in molti autorevoli osservatori, come ad esempio Marcello Fois, vi era, durante l’ultima campagna elettorale, la netta sensazione che lei fosse il meno entusiasta di tutti sulla scelta di Cappellacci: chissà se un giorno potrà confermare o meno. Sarebbe interessante scoprire come si possa pensare un pdl sardo in una condizione nella quale una scelta decisivamente strategica come quella di un candidato governatore viene fatta sopra e sulla testa di tutti da un padre-padrone in odor di cesarismo colonialista. E questa non è retorica: è soltanto un piccolo sunto dei fatti. Soltanto pochi giorni fa un esponente dell’attuale maggioranza regionale ha dichiarato: “ancora una volta Berlusconi ha dimostrato il suo attaccamento alla Sardegna”, una cosa talmente patetica e meschina che non val la pena commentare.
I soriani non sono autonomisti, come candidamente afferma Bomboi: il 90% del movimento nato prima e dopo le elezioni si è espresso a favore dell’idea/le indipendentista e molti di questi invocano quotidiamente e lavorano per l’avvio di un contatto con Irs e con quelli che ci stanno. Lo stesso Soru ha sostenuto: il “patto è rotto”: e, cioè, abbiamo le mani libere. Naturalmente i duri e puri storceranno il naso, in quanto unici depositari della Verità: lo sappiamo tutti, nel Limbo Celeste la vita è più facile. Qui all’inferno, invece, abbiamo un partito organico alla maggioranza di governo, un governo nato contro il popolo, che produce mozioni sull’indipendentismo ma si schiera, quando arriva il momento di perseverare e di mostrare le palle, col Barone CONTRO i sardi: Se Soru doveva andar via, lo dovevano decidere i Sardi tra Sardi in un dibattito Sardo. Invece, manco le palle per affrontarlo a facce e pari.
Ben venga un pdl sardo, dunque!
andrea
Chiedo scusa,
mia nipotina si è impadronita del pc..
Bobbore
Andrea, direi che con 10 pp di scarto sono stati i sardi tra sardi a defenestrare Soru.
Bomboi Adriano
Soru indipendentista? Ci vuole fantasia. Se è vero, lo dimostri e faccia un nuovo partito estraneo al PD ed a tutte le melensaggini idoelogiche di destra e sinistra. Autonomisti ed indipendentisti lo seguiranno. Diversamente, non perda tempo anche Soru nel fare “partiti federati”, i Sardi non vedranno alcuna differenza in un PD e PDL con una bandierina sarda sotto al loro simbolo. Anche perché poi vi sarebbe più o meno la medesima classe dirigente.
Bomboi Adriano
Bobbore, però i 10 punti di scarto sono dovuti a Riformatori Sardi, PSD’AZ e altro, PD e PDL senza le sigle autonomiste ormai non mettono in piedi una maggioranza l’uno nei confronti dell’altro.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Bruno ha avuto la lucida follia in senso assolutamente buone di fare questo post che non fa altro che dare più convinzione alla mia idea cioè che Bruno è l’unico politico sardo che ha capito una cosa cioè che l’autonomismo o indipendentismo non sono una priorità privata della sinistra, questa tua mossa amico mio può essere la grande strada per il futuro, può aprire scenari nuovi e imprevedibili fino ad adesso, quando io dicevo che dovevi essere tu il coordinatore regionale del PdL evidentemente non avevo tutti i torti e anche se ho 17 anni avevo capito da tempo le tue idee dal giorno che avevi scritto il post sull’alleanza con i sardisti per le regionali. Mi sono allontanato dal PdL in questi mesi per come suol dire rientrare nella casa del padre cioè La Destra e sono orgoglioso di questa scelta però riconosco che se questa tua visione di PdL Sardo avrà seguito sarà una grande intuizione e allora i valori della exAN avranno un peso maggiore…
Caro Bruno non resta che farti i complimenti per questo post che potrebbe scrivere la storia della Sardegna..
Ciao un saluto cameratesco ;)
andrea
Bomboi,
io sono nato in periferia e provengo da generazioni di cantieranti, dalla culla alla tomba. Tutto ciò non aiuta la mia fantasia, anzi, mi espone costantemente al rigido raziocinio dei fatti.
Stando ai fatti, ad esempio, mi risulta che Renato Soru, e non altri, sia stato l’unico Presidente di Regione a tenere contatti istituzionali con gli indipendentisti – con Irs in particolare – ad inviare loro relazioni sull’operato della giunta, ad essere invitato e andare ai loro convegni, a chiedere loro sostegno elettorale. Mi risulta che, alle ultime elezioni, molti giovani e simpatizzanti di Irs – che tutti benedicono a parole – abbiano praticato il voto disgiunto appoggiando in un modo o nell’altro il presidente uscente. Altri voti Soru ha perso nel processo inverso.
Stando ai fatti, ad esempio, mi risulta che Soru sia stato l’unico Presidente Sardo ad utilizzare apertamente il termine “colonialista” nel riferirsi al Presidente del Consiglio, mentre altri hanno consegnato allo stesso la bandiera dei mori.
Forse si sarebbe potuta avere una giunta con un Gavino Sale in qualche assessorato strategico, a cambiare il mondo e non a sognarlo. Potrei continuare, magari con la lotta sulle entrate, fatti non pugnette, ma sto già abbondantemente andando fuori tema.
Bobbore, io parlavo ovviamente di voto consapevole. Che non c’è stato perchè si è preferita la scorciaotia populista
Bomboi Adriano
Sì, nel nostro Portale pubblicammo anche un articolo sull’incontro di IRS e Soru attorno al settembre 2006. L’obiettivo di Soru era sviluppare consenso attorno al suo operato mentre Progetto Sardegna crollava per diluirsi nei DS/Margherita, poi PD. Molti indipendentisti di IRS rimasero affascinati da Soru e proseguirono a seguirlo anche quando la sua opera nel PD si ridusse unicamente non più a fatti ma a trovate propagandistiche. Perché infatti il PD era ed è incompatibile con l’autonomismo. La vertenza entrate? Ne parlarono gli indipendentisti fin da gli anni ’80 basandosi su uno studio della Fondazione Agnelli…Dovrei avere in archivio qualche documento. Furono ignorati da tutti, anche perché molti erano corresponsabili e consci di quanto accadeva sui conti. Lo Stato ci rapinava risorse con cui avremmo potuto fare investimenti mirati allo sviluppo. Ma cosa vuole? L’Italia è costruita sull’imbroglio. Soru ha solo usato quanto già seminato da terzi ma senza coltivare nulla in termini di prodotto ottenuto. Non aggiungo altro. Sul voto disgiunto di alcuni giovani di IRS, molti altri indipendentisti ed anche autonomisti sono rimasti delusi: Immaginatevi se ad esempio nell’Eire lo Sinn Fein (se ci fosse la nostra stessa legge elettorale) invitasse a votare i Laburisti di Gordon Brown…cose che non stanno nè in cielo e nè in terra: L’avversario è il centralismo, che senso aveva dare un voto al PD centralista ed un’altro al suo antagonista che dovrebbe essere IRS? Gente che si lamentava giustamente del passato di Lussu dopo va a votare il neo-Lussu Soru. C’è molta confusione come vede, sarebbe stato più ovvio invece sostenere il PSD’AZ in quanto almeno con il centralismo aveva sviluppato un accordo programmatico. Allora magari oggi il PSD’AZ sarebbe stato meno impotente nel condizionare a nostro favore la Giunta Cappellacci. In tutto il pianeta l’accordo programmatico consente di appianare anche le divergenze elettorali tra forze territoriali e centrali. In Sardegna nò: Confusione, ritardi ideologici, personalismi ed altro, creano il caos che ho segnalato. Come vede dunque in quest’isola siamo ben lontani dal buonsenso e magari rischiamo pure di apparire ridicoli agli occhi di altri nazionalisti europei (scozzesi), nord’americani (Quebec) e persino Taiwanesi. La storia della bandiera data da Trincas a Berlusconi è una sciocchezza, a Roma è pieno di bandiere Sarde messe accanto a querce, falci con martello, croci celtiche e quant’altro…eppure nessuno si è mai scandalizzato…Mi ha preoccupato di più la spazzatura campana giunta in Sardegna con un Soru che informò i Sardi quando l’allora governo Prodi aveva già deciso tutto e fatto caricare il convoglio. Fatti, non pugnette: Sono d’accordo con lei. Marcello Fois è una grande scrittore ma il suo interesse per la politica è parziale e quindi ha meno autorità morale di quella che si potrebbe attribuirgli. Poi per carità, IRS e PSD’AZ potevano anche allearsi con Soru su base programmatica. Ma stavolta il panorama era diverso. Altrimenti avremmo sostenuto Soru. Purtroppo in Sardegna nessuno si mette d’accordo ed ancora meno si è capito da quale tipo di politica bisogna staccarsi. Forse IRS ci avrebbe davvero fatto più bella figura a coalizzarsi con Soru senza invece escludersi e votare col voto disgiunto il PD. Cose ridicole da indipendentisti della domenica.
andrea
Bomboi, la finiamo qui ma soltanto perchè non vorrei che l’onorevole Blogger ci cazzi (giustamente) per manifesta sfacciataggine off topic. Sarei veramente felice di dibattere con lei su questi temi in altri contesti, anche su queste frequenze.
Solo: perchè parla del pd? Io non ho mai votato pd in vita mia. Pensi che alle ultime elezioni come rappresentante di lista, o meglio di listino, mi sono dovuto scontrare a più riprese con i piddini mezzo rincoglioniti dal torpore che non smette di assalirli con effetti visibilmente deleteri. Progetto Sardegna non andava chiuso, un errore di inesperienza, direi, che ha deluso molti e disperso altro consenso. E’ nata Sd, a furor di popolo, e l’erroe è stato compreso e metabolizzato: come dicevo, buona parte di questo movimento non nutre particolari simpatie per il pd e c’è chi, come il sottoscritto, ritiene che esso sia sostanzialmente ostile al popolo sardo. Le cose che dice sul psdaz, mi perdoni, sono ridicole: io ho studiato per anni sia il colonialismo, sia i movimenti di liberazione nazionale, e non S’è MAI VISTO un mix tanto bizzarro di opportunismo e spregiudicatezza. Lasci perdere Taiwan, è una sorta di “padania” cinese. Quel territorio è territorio cinese, sottrato all’impero prima dagli Olandesi, poi dagli Inglesi, poi dai Giapponesi e infine dai reazionari in fuga. Certo, la colpa dei padri non può ricadere sui figli ed è passato del tempo, ma Pechino ha ragione e Taiwan torto marcio. La polemica sui rifiuti è pretestuosa: 4 sacchetti di immondizia bruciati più in fretta di quanto battano le malelingue. MI piacerebbe vedere gli squadristi armati e indignati ai cancelli della Saras.
Bene, come detto un pdl sardo: condivido, da osservatore esterno, i 9 punti programmatici. Solo: è un problema di idee o un problema di uomini? Chi dovrà attuare un programma tanto ambizioso?
Bomboi Adriano
Non siamo necessariamente off topic ma raccolgo l’invito a chiudere per non abusare della cortesia di questo spazio. Abbiamo toccato nel discorso un alleato del PDL in Regione e si sta parlando anche di manovre del panorama autonomista. Se conosce la storia del PSD’AZ allora saprà che in passato si alleò anche con la DC in diverse amministrazioni locali. Evidentemente alle ultime elezioni in area PD non si è ingoiato il rospo di aver perso la storica succursale autonomista e così han gridato allo scandalo ed al tradimento dei “valori di Lussu”. Lussu, lo stesso rispettabile signore che piantò in asso il PSD’AZ per finire nel socialismo italiano. Ecco come nascono i Rossomori…I numeri elettorali scaturiti dalle urne hanno dimostrato dove stava la democrazia e dove la spregiudicatezza: Tanto meglio, adesso chi aveva dei disturbi gastrici per ragioni ideologiche ammuffite nel secolo scorso (o forse anche da quelle parti per ragioni di poltrona) non avrà più di che lagnarsi dentro il PSD’AZ. E’ stato proprio il movimento IRS ad aver incrementato l’antisardismo ed al posto di coadiuvare l’azione del PSD’AZ, gli si è andati contro. Nei Rossomori adesso saranno liberi di inseguire il mito Lussiano che non esiste e non è mai esistito. – Conosco la situazione di Taiwan, più che Padania Cinese però direi che si è trattato per lungo tempo di avamposto occidentale in chiave di contenimento Russo-Cinese durante la guerra fredda. Ed in quanto tali sono stati finanziati. Oggi con nuovi obiettivi. Mi riferivo -più che alla storia dell’isola- all’operato di partiti territoriali come il DPP Taiwanese (Democratic Progressive Party). Però le nazioni nella storia possono anche nascere artificialmente oltre che spontaneamente nel tempo in base a canoni comuni socio-territoriali. Inoltre come lei saprà, la Cina stessa è un coacervo di miriadi di nazioni ed etnie assimilate dal centralismo del regime. Pertanto l’appartenenza di Taiwan alla Cina continentale potrebbe trovare molte opinabili motivazioni sotto il profilo culturale. Mi spiace andare contro la sua palese “minimizzazione” del caso spazzatura campana, ma quei “4 sacchetti” erano tonnellate, invio proseguito anche sotto il Governo Berlusconi. Alcune regioni hanno saputo dire nò ed i napoletani hanno ingaggiato guerriglia urbana al fine di portare altrove la loro feccia. Noi abbiamo raccolto senza fiatare i loro liquami, prodotti da inefficienze di centrodestra e centrosinistra oltre a manifeste collusioni con la camorra. Politicamente, dietro la retorica della “solidarietà nazionale”, abbiamo ignorato il criterio della Responsabilità. Quello per cui ogni territorio si deve sforzare di risolvere un problema senza accollarlo agli altri. Cosa ancora peggiore: Lo Stato ha pertanto nascosto dietro la “solidarietà nazionale” la sua assenza in Campania e soprattutto l’assenza della Giustizia di fronte allo strapotere dei clan collusi con la politica: Che se indagati sul serio, avrebbero magari potuto compromettere anche i vertici dei più grandi partiti. Con tutto il rispetto per i buoni napoletani ed avendo poco in comune con la Lega Nord, ho condiviso in questo caso le parole di Calderoli che definì Napoli una fogna. Non basterebbero 2 reggimenti militari per ripristinare la legalità da quelle parti. Un saluto.
Maralai
meglio tardi che mai. però scrivo di getto per un’altra questione letta adessoadesso: Soru accusa Cappellacci di essere il responsabile degli incendi che hanno devastato l’Isola nei giorni scorsi. mentre gli elettori hanno devastato soru. l’accusa di soru contro cappellacci è di aver sostituito il capo del corpo forestale e di v.a.-che bravo “sto” renato! dopo la dichiarazione è uscito dall’aula; credo che sia (politicamente parlando) uscito di testa. per quel che mi riguarda cappellacci non solo ha fatto bene nel sostituire il capo del corpo giuseppe delogu ma la sostituzione deve riguardare tutti i capi dei servizi (ispettorati) che s’ispiravano a delogu. se ho cognizione del problema? chiedetelo direttamente a delogu.
Maralai
Bomboi Adriano
Vorrei segnalare anche per i lettori indipendentisti che hanno seguito questa discussione un dettaglio su PDL e autonomismo per un errore macroscopico in cui incappano: Bruno Murgia ha proposto un PDL Sardo, quindi autonomista (su cui io ho manifestato riserve in quanto lo vedrei coma una replicazione della struttura regionale già esistente) e lo stesso Bruno Murgia con tale proposta ha pertanto ritenuto non adeguato l’attuale PDL centralista. L’indipendentismo di IRS invece definisce già autonomista il PDL corrente (od un eventuale futuro PDL Sardo). Perché dico questo? Perché anche in IRS vengono perpetuati i ritardi concettuali nel voler attribuire a forze centraliste una valenza autonomista che invece non hanno (il tutto per glorificare le loro teorie ed alimentare l’antisardismo con le divisioni). Qualsiasi elettore di una minoranza a caso del mondo rispetto a grandi partiti centrali chiamerebbe PD e PDL non autonomisti o “classe autonomista” come fa IRS, ma con il termine appropriato, ovvero centralisti. Il vero autonomismo nell’isola nei fatti non è mai stato applicato. La Regione dal 1948 ad oggi non ha mai modificato il suo status istituzionale, Pubblica Istruzione e media conservano una caratterizzazione centralista e le capacità di manovra su pertinenze fiscali oltre che amministrative sono limitate. Lo stesso Bruno infatti si è reso conto che esistono dei limiti in queste strutture verticistiche ed ha proposto la sua idea di PDL Sardo.
Franco M.
Per me è una buona idea.