Entries from: agosto 2009

C’è ancora tempo per cambiare il paese

Se questo governo Berlusconi arriverà alla fine della Legislatura, come penso, il 2013 sarà l’anno della grande retrospettiva sulla Rivoluzione Liberale promessa nel 1994. Per adesso si può dire che siamo nei termini di una grande rivoluzione liberale Mancata.

Il paese è sostanzialmente uguale a quello trovato nel 1994, modellato prima da trent’anni di consociativsmo e disfunzioni, un paese avversato da tutta la destra allora esistente che rigettava l’idea del nuovo consociativismo presentato da Occhetto e D’Alema.

E’ tutto come ieri o quasi: siamo un paese con una scarsa propensione per l’osservanza delle leggi, con una sottocultura anti-statale che blocca l’amministrazione pubblica, dove il merito è soffocato ancora dal clientelismo, dove le scuole hanno addirittura perso colpi per via di modelli sbagliati perpetrati nel tempo, lo stesso vale per l’Università, la ricerca, i trasporti (Alitalia ha praticamente fallito), i treni sono sempre in ritardo, la digitalizzazione è indietro rispetto ai concorrenti, si tengono in galera le persone sbagliate, le galere sono piene e si fa carità cristiana per svuotarle, il problema dell’immigrazione non è stato gestito correttamente et cet et cet.

Insomma, questo governo, questa maggioranza… hanno numeri a sufficienza per provare a cambiare il volto del paese, avendo un’idea in mente. Invece siamo sempre costretti a governare l’emergenza, che non è nient’altro che la conseguenza di passati governi.

La sfida del Governo Berlusconi è sempre questa: fare la rivoluzione liberale, non riempirsi la bocca di parole e promesse. Il PDL dev’essere regolato per questa rivoluzione, altrimenti diventerà una nuova ingessata DC.

Turismo: serve una rivoluzione copernicana

Per Bruno Murgia, deputato sardo del PDL, “questa è stata un’estate particolare per la Sardegna turistica”. Il Parlamentare sottolinea il paradosso sardo, un’isola bellissima che non riceve la pubblicità che merita: “Quando si finisce sulle prime pagine dei giornali è per qualche rissa tra vip ubriachi o per i topless di fine stagione. Quando non è per le vicende dei vip ci si va per i problemi sulle spiagge, i liquami, la mancata pulizia dei litorali e sullo sfondo la grande incognita della chimica. Credo che i Sardi meritino di più, che tutti noi dobbiamo darci da fare per far emergere i giudizi positivi della gente comune sulla nostra isola e i suoi servizi”.

“Non serve fare più alberghi se non riusciamo nell’intento di pubblicizzare ciò che abbiamo”, aggiunge Murgia. “Il punto non è costruire di più, ma costruire meglio, assicurandoci che ciò che abbiamo venga presentato nel miglior modo possibile”.

Commentando l’inchiesta dell’Unione Sarda odierna, che mostra molte discariche abusive sparse nelle strade sul mare, il parlamentare sardo afferma: “Manca la cultura del turismo, dell’ospitalità e anche una certa mentalità manageriale che dovrebbe far risaltare quanto sia anti-economico lasciare che si deturpi l’ambiente in così malo modo”.

“Penso che siamo all’anno-zero. Passata la crisi si deve ripensare l’intero settore, attuare una rivoluzione completa. Per fare il salto di qualità occorre formazione, investimenti e grande capacità di leggere il futuro, di guidarlo nelle nostre scelte con indirizzi consapevoli, di lunga durata”.

“Il turismo – conclude Murgia – va supportato da una visione complessiva dello stato dei problemi che tenga conto del deficit delle infrastrutture e dei trasporti, della tutt’ora scarsa sensibilità ambientale, della capacità di innovare profondamente il tessuto economico sardo, avendo ben in mente che non è possibile andare avanti con industrie ad alto impatto ambientale, dalla necessità di aiutare un’intera generazione a far ripartire l’isola, nell’impresa e nell’artigianato, mettendola nelle condizioni di imparare a gestire il proprio patrimonio naturalistico”.

Da una nota di agenzia.

UPDATE. Stamattina questo comunicato stampa non ha trovato alcuno spazio nei giornali sardi. In vacanza o poca voglia di affrontare il dibattito?

Fernanda Pivano, l’ ultimo mito

 

Abbiamo conosciuto l' America attraverso gli occhi straordinari di questa donna

Abbiamo conosciuto l' America attraverso gli occhi straordinari di questa donna

 

Fernanda Pivano è morta ieri a Milano. Aveva 92 anni e una vita leggendaria.

(Ci risentiamo presto)

Tutti su internet, tranne noi italiani

Svolta sul web per Sarkò

Svolta sul web per Sarkò

La notizia che anche Nicolas Sarkozy andrà su Facebook non può coglierci di sorpresa. Aggiungiamo che monsieur le Président ha annunciato un completo restyling del sito dell’Eliseo, che vedrà impegnati giovani ragazzi sui venticinque anni. Ve la immaginate una scena simile in Italia?

Da noi funzionerebbe così: un ministro decide di rinnovare il sito del suo dicastero. Per prima cosa decide a chi affidare l’incarico. Cercherà prima tra la cerchia degli amici, dei conoscenti e degli aderenti al partito. Se non troverà nessuno che a livello professionale possa accontentarlo, immancabilmente sceglierà la soluzione più inutile e costosa, col risultato che entro 6 mesi sarà tornato al punto di partenza. L’unica cosa che si è mossa è la nota spese.

Perchè questo? Per l’ignoranza di fondo del politico italiano che non sa nulla di internet, la rete, i suoi contenuti e la sua flessibilità. Il modello comunicativo di internet, ripeto il mio adagio da tempo, richiede fantasia, sincerità, piglio. La nostra classe politica, al contrario, preferisce cullarsi nella bambagia di una carta stampata e di una televisione servizievoli.

Questa situazione coinvolge anche i giornalisti, che sapendo che i mezzi preferiti dai politici italiani sono quelli tradizionali, finiscono per ignorare l’informazione che passa esclusivamente sugli altri media. Ci sono ovviamenti quelli più avvertiti e più interessati, ma sono eccezioni. Quella proposta dal web è informazione certo più caotica, ma più libera, meno filtrata, irreggimentata. Un vero peccato che in Italia si sia così indietro su entrambi i versanti. Io sono appassionato dei Celtics come sapete. La notizia dell’acquisto di Rasheed Wallace è stata data in anteprima da un columnist della ESPN, sul proprio Twitter… è un atteggiamento mentale totalmente differente.

Un’informazione globalmente meno ingessata costringerebbe tutti a migliorare la comunicazione nel web, facendola crescere anche a livello culturale, perchè volente o nolente è sulla rete che si sposterà la maggior parte dei contenuti multimediali. Spesso, sui giornali e nelle tv italiani, c’è la sensazione che si parli di cose poco serie, anche se i giornalisti ci dicono che sono cose serissime. Posso essere d’accordo: ma la sensazione di generale degrado coinvolge tutti, in quanto tutti hanno il proprio orticello televisivo dove zappare, e la gente lo percepisce.

Non mi sorprende che altrove sia realtà ciò che da noi è al massimo un auspicio estivo, espresso  in un blog che da oggi, e per le prossime 2 settimane, metterà in moderazione tutti i commenti. La misura è necessaria per evitare il classico spam. I commenti verranno comunque sbloccati quasi subito o dopo poche ore.

Noi, tra partito del Sud e Sicilia

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

IL PARTITO DEL SUD A TRAZIONE SICILIANA. Sento parlare di Partito del Sud da almeno tre mesi. I miei compagni di banco sono quasi tutti siciliani. Alla mia sinistra siede Fabio Granata, alla mia destra Nino Minardo. Di fianco a Minardo c’è Enzo Garofalo. In fondo alla fila c’è Pippo Scalia. Nei banchi sotto ci sono Germanà e Gibiino. Più giù, ma sale spesso, c’è il mio vecchio amico Carmelo Briguglio.

Ho imparato un po’ a conoscerli: non è vero però che i siciliani siano così uniti. Nella loro terra il Pdl è in guerra, con Schifani e Alfano contro Miccichè e Prestigiacomo. Non so se tutto nasce per questioni interne di potere. So però che l’ idea del partito del Sud ha sponsor, pubblicitari e strategie di espansione. Oggi, con le promesse di Berlusconi, si è fermato. Domani non so. Intanto un gruppo che fa capo a Fabio Granata (ok di Gianfranco Fini) parla di Pdl siciliano.

Alla base di tutto c’è il fatto che la Lega sta vincendo molte battaglie culturali. Ha un organizzazione formidabile, è chiara e “cattiva”. Fa pochi passi indietro, ma non molla l’osso. Una parte dei siciliani ha intuito questo, ma quella che poteva essere una opportunità si è trasformata nella solita triste richiesta di quattrini. La Sicilia è il rovescio della medaglia di questa situazione. Se si dà la sensazione che basti alzare la voce, chiedere soldi non è difficile se si hanno voti e molti milioni di abitanti alle spalle…

LA SARDEGNA. Noi abbiamo poco peso politico. Un solo sottosegretario, Peppino Cossiga, nel governo nazionale. Poco e nulla, nonostante le indubbie capacità di Peppino. Ma non esistiamo nei dicasteri chiave, quelli di spesa: economia, infrastrutture, lavoro, cultura, turismo. Siamo costretti ad inseguire, sempre. Con interrogazioni, risoluzioni, comunicati stampa. Cerchiamo disperatamente ministri e uomini chiave per avere lumi, spiegazioni: così non puo’ andare avanti. Per me ci vogliono uno o due uomini forti al governo per le battaglie che riguardano l’Isola. Detto questo, la Sicilia ha molti soldi promessi e noi poca roba: non è tollerabile. Dobbiamo chiedere quello che occorre e dimostrare che sappiamo concretamente fare. Altrimenti finiamo in questa assurda gara per la quale più soldi uguale sviluppo, è la logica della vecchia Cassa del Mezzogiorno, alla faccia della modernizzazione. E’ certificato invece che al Sud e nelle Isole i soldi sono stati sprecati in clientele e poi volatilizzati nel nulla. Sono totalmente d’accordo con quanto ha scritto l’altro giorno su La Nuova il prof. Pigliaru, probabilmente il più autorevole economista sardo.

Il fatto è che noi Sardi non avremo mai il peso politico ed economico dei Lombardi e dei Siciliani. Che la questione venga posta in termini regionali la dice lunga sulla capacità della Lega di dettare alcuni punti dell’agenda politica. Noi Sardi però dobbiamo essere in grado di uscire dalla doppia logica governo amico / governo nemico, che ci contraddistingue, nonostante questo sia indubbiamente un governo “amico” della giunta regionale. Capisco che alcuni possano chiedersi come sarebbe stata con un governo “nemico”, il fatto è che la logica è proprio sbagliata. Noi Sardi dobbiamo imparare a comportarci da Sardi, anzitutto di fronte al popolo sardo. Ci sono 2 considerazioni che volgono a favore della mia visione del PDL sardo.

1) Il PDL nazionale rischia di essere un grosso partito vuoto, privo di gambe, cervello e fiato, dal quale è possibile fuggire (prendendosi l’argenteria) ogni qualvolta si decida che farsi un “partito del Sud” è meglio. Un PDL localizzato, fondato su “base regionale” può fornire uomini e idee, molto adatti alla risoluzione dei problemi locali, così da riporre nella giusta dimensione la sana competizione interna con la Lega e con tutti i localismi, è probabilmente il modo migliore per avere un futuro al di là del collante Berlusconi.

2) In Sardegna più che mai questa esigenza è sentita. Non c’è bisogno di scimmiottare la Lega. Il popolo sardo è abbastanza sardo da sapere di essere esistenzialmente diverso dal resto del continente. Ci sono le peculiarità necessarie per provare qualcosa di diverso, avendo come riferimento la grande famiglia popolare europea, e quindi – in mezzo – anche il neonato PDL.

UN PDL SARDO. Ribadisco una proposta pratica che spinga la classe dirigente di centrodestra sarda a fare qualcosa di più da sola.

A) Un Pdl sardo, federato con il partito nazionale ma autonomo nelle scelte interne, nella selezione degli organismi, nella proposta politica. Un partito che rispetta e crede nell’Unità nazionale ma che sa di essere portatore di una lunghissima cultura autonomista inserita nel contesto europeo. Un partito che sia luogo di discussione e di partecipazione di giovani e di intellettuali liberi.

B) La convocazione, a ottobre, degli Stati generali della società sarda per scrivere 5 punti chiave che ridisegnano il rapporto con Roma soprattutto nelle politiche di sviluppo e precisano le idee nell’Isola. Immaginare la Sardegna dei prossimi venti anni, tenendo conto della crisi attuale e della necessità di accompagnare le politiche di solidarietà con quelle urgentemente riformiste. E poi: non dare la sensazione che le costanti fondamentali dello sviluppo siano sempre quelle dell’industria (pesante), rivelatasi fallimentare. Sui temi forti bisogna essere intransigenti, con la richiesta di bonifica dei siti inquinati e con l’obbligo di trattenere il gettito fiscale delle grandi aziende continentali.

c) Almeno uno (o due) sardi in più nel governo nazionale. Le buone idee non bastano se non si ha forza politica vera. Questa terza proposizione avrà un senso soprattutto nell’avvenuta riforma federale dello Stato, dalla quale una regione, un’isola autonomista per vocazione ed istinto non può non uscire rafforzata. Altrimenti, lo dico ora, saremo sempre di fronte al fallimento.

Questa mi sembra una terza via che racchiude una visione concreta dello stato delle cose: cosa siamo e cosa dovremmo essere un domani.

Documenti: 9 punti per il Pdl sardo.