Il Caso Sardegna
Nei giorni scorsi ho firmato una interrogazione del collega Pili sul fatto che nel Dpef vi fosse un divario incredibile tra i fondi per le infrastrutture siciliane (5 miliardi) e quelli destinanti alla nostra Isola: 18 milioni di euro per il triennio che va dal 2010 al 2013. Non facendo parte della commissione di merito quei dati mi erano sfuggiti.
Ieri i colleghi Cicu e Testoni (con Paolo Fadda del Pd) hanno avuto rassicurazioni dal governo, concertando l’ azione con il presidente della Regione Cappellacci. Berlusconi in persona avrebbe garantito il suo impegno personale per riaprire la partita. Ora: mi pare che la sproporzione tra Sicilia e Sardegna sia incredibile, allucinante. E’ pur vero che il Dpef è un documento che non ha più alcun valore concreto e che probabilmente andrebbe abolito perché le sue tabelle non vengono mai rispettate.
Ma ciò che non seguo più è l’atteggiamento ondivago del governo che ci mette sempre nelle condizioni di rincorrere in mezzo alla confusione, tra voci e controvoci.
Per me si apre ufficialmente un “caso Sardegna”, cominciato con lo scippo del G8 (anche se L’Aquila è stato un grande successo) e tutto il resto.
Penso anche che sia il momento di strutturare il Pdl come una vera forza autonomista, federata ovviamente al Pdl nazionale, con un’ ampia possibilità di azione e di scelta. E’ un discorso che si fa largo in Sicilia e nelle altre regioni con forte vocazione identitaria.
Senza fare il solito piagnisteo, senza rivendicare soldi inutili ma portando avanti progetti concreti, chiari e soprattutto con impegni nero su bianco.
UPDATE: «L’inserimento di quattro opere per la Sardegna nella risoluzione approvata dalla Camera sul Dpef-Infrastrutture è un primo segnale che accoglie le nostre richieste». Lo hanno detto i deputati del Pdl Mauro Pili, Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella che avevano criticato il governo Berlusconi perché alla Sardegna, nel Dpef, erano state riservate solo le briciole: 18 milioni di euro contro i 5 miliardi alla Sicilia. Il deputato del Pd Giulio Calvisi, che aveva apprezzato il «sussulto di dignità» dei colleghi del centrodestra, si è però detto di diverso avviso: «Le strade non si realizzano con le risoluzioni, servono atti concreti e le risorse finanziarie: per la Sardegna c’erano 18 milioni e 18 milioni sono rimasti».
Le quattro opere sarde indicate nella risoluzione (dovranno però essere ripescate nel Bilancio dello Stato) sono la strada Sassari-Olbia, il completamento della 131, la Dorsale sarda e il tunnel di Cagliari. (LA NUOVA SARDEGNA)
UPDATE. Stamattina alla Camera, in un informativa sugli incendi, il capo della Protezione civile Bertolaso ha attaccato “le strutture locali” dell’ antincendio sarde. Gli aerei hanno impiegato il tempo necessario ed è profondamente sbagliato credere che gli incendi si spengano dall’ alto. Dunque secondo Bertolaso l’ Ente unico delle foreste, con gli uomini anti-incendio e l’ Ispettorato forestale non hanno fatto il proprio dovere per disorganizzazione.
Comments
Gianni Mulas
La verità è che la Lega sta portando a compimento il suo delirante piano di trasformare l’ Italia in un incerto assemblaggio macroregionale, con velocità e prospettive diverse, difficilmente sincronizzabili. Frutto di una lettura miope e bottegaia, che è incapace di focalizzare il tessuto connettivo di medie, piccole e piccolissime imprese che tiene in piedi tutto il paese. Questa che a parole viene definita una ‘stimolazione’ rivolta a smuovere le ataviche resistenze del Sud, genererà invece lacerazioni, amplificate dalla contingente crisi economica globale che è semplicemente assurdo non considerare mentre si promuovono certe politiche.
Intanto in seno alla PDL nessuno va oltre il malumori e le proteste sterili.
L’ Italia sta tramontando. Le parole e i gesti simbolici, non bastano più.
Addio povera patria.
andrea
Onorevole,
non mi prenda per pazzo o peggio ingenuo ma ho fatto un sogno:
Ho sognato gli Illuminati di Sardegna, svegliatisi improvvisamente da un torpore durato millenni, riunirsi in Assembela Plenaria Costituente a Milis, nel bel mezzo di ciò che siamo.
C’era anche lei. Un’assembela molto partecipata, nonostante il sole bianco d’agosto. Non le sto a raccontare le disamistadi e i certusu e i croposi e conca per stabilire ordini del giorno, presidenza, e altre questioncelle di questo tipo. Sale contro Maninchedda, Maninchedda contro Soru, Soru contro tutti, ecc., ecc.. Tutti i più grandi intellettuali chiedevano pazienza e rigore verso la propria gente, la quale attendeva fiduciosa, a mò di minaccia però..
Per farla breve, hanno stilato in mezzo a liti furibone (Mauro Pili ha dovuto lasciare per i troppi insulti ricevuti, ma tutti erano d’accordo sul fatto che non si trattasse poi di una grandissima perdita) un paio di articoli sui diritti dei popoli oppressi e hanno dato le dimissioni irrevocabili da cittadini italiani. Poi hanno estratto a sorte qualcuno che ha proclamato con effetto immediato l’indipendenza da questo becero paese malsano di nani e puttane.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Non ti permetto di parlare in questo modo dell’Italia della mia Patria e anche della tua che ti piacia o no, non mi stancherò mai di lottare e di sostenere che la Sardegna è Italia e questo modo di parlare tuo e di qualche altro in questo blog infanga la memoria di migliaia di soldati sardi che sono morti per l’onore e l’indipendenza dell’Italia. La mia bandiera è il tricolore e non mi stancherò mai di onorarla.
Giorgio
Pietro
Esagerato GGGS.
Non c’è cosa peggiore, per me, dei sardi che dimenticano di essere sardi.
Noi per la madrepatria…. (sabauda) abbiamo speso troppo, ricevendo in cambio poco. Molti appunto si sono sacrificati, perchè eravamo carne da macello.
Poi siamo parte dell’italia e pazienza ed è ironico che l’Unificazione sia partita da un regno chiamato di Sardegna… ma gli italiani avrebbero dovuto meritarsi la Sardegna, come noi meritarci altre cose.
Daniele
Sei tu che infanghi la memoria di tanti sardi costretti ad arruolarsi ed a morire per una patria che non faceva altro che opprimerne la libertá, la lingua e la cultura. In guerra la scelta era tra il morire uccisi da nemico o il morire uccisi dai carabinieri che non permettevano la ritirata.
Sei liberissimo di onorare il tricolore. Io lo rispetto come rispetto le bandiere di tutte le nazioni, ma non mi ci riconosco.
andrea
Carissimo Giorgio,
Per il rispetto che nutro verso questo prezioso spazio libero ho deciso mal volontieri di non risponderti come meriteresti.
Ti basti sapere, tuttavia, che io tutti i giorni ho a che fare con degli esseri bianchicci figli di papà, ignoranti e ingrati, che giocano a fare i duri ma soltanto in branco, e tutti i giorni mi trovo costretto a scansare o prendere a calci in culo la loro pomposissimo e sguaiata scompostezza.
Usando il tuo gergo potrei tranquillamente affermare: caro Giorgio, io dell’onore che millanti insito nella bandiera italiana me ne fotto. O meglio, ME NE FREGO!
Quirico Sanna
Caro Bruno………… il vecchio progetto! …..Si penso che questa sia la strada da seguire……. diversamente, ci saranno tanti By By
Daniele
Ah, per rimanere in topic,
auguro all’onorevole Murgia le migliori fortune per il percorso che sembra abbia deciso di intraprendere, spero che lo seguano in tanti nel suo partito e che il PD sardo ne tragga esempio (tanto quelli ci arrivano sempre dopo).
Vorrei anche che si imparasse a non aver paura della parola “indipendenza”, anche se si è autonomisti. Andiamo infatti a vedere in cosa si differenziano queste due visioni:
Indipendenza: si sostiene che il miglior modo per garantire il benessere del proprio popolo sia quello di gestirsi da soli in piena libertá (che non significa isolarsi, ma semplicemente non riconoscere autoritá superiori di altre nazioni);
Autonomia: si accetta di sacrificare un po’ di libertá in virtú del fatto che si considera piú vantaggiosa la cooperazione tra popoli (di solito confinanti in quanto condividono strade, ferrovie ed altre infrastrutture) e riconosce un’autoritá garante al di sopra di sé stessa che giudica se quanto fatto sia conforme a tale cooperazione.
Le autonomie si distinguono in FORTI e DEBOLI:
Autonomia FORTE: ritiene che il proprio paese potrebbe vivere benissimo da indipendente, ma crede anche che si possano tratte maggiori vantaggi unendo le forze con altri popoli, sotto un’autoritá comune che incanali queste forze. Il fatto di non temere per nulla l’indipendenza la mette in una posizione di forza per cui l’autoritá centrale si guarda bene dal danneggiarla o violarla;
Autonomia DEBOLE: Ahimé, la conosciamo benissimo, è quella che ci accompagna da almeno 70 anni. Si ritiene che l’indipendenza sarebbe una disgrazia immane, quindi si è disposti a subire torti piú o meno grandi da parte dell’autoritá centrale piuttosto che tirarla in ballo. In casi come questo l’autonomia è solo sulla carta in quanto l’autoritá centrale spadroneggia e fa quello che vuole, forte di questo timore.
Io sono indipendentista perché penso che la Sardegna, data la sua posizione geografica, avrebbe maggiori vantaggi dalla collaborazione diretta con gli stati e le nazioni che la circondano, oltre che con il resto d’Europa. Una Sardegna che non delega Roma o chi o altri per ottenere qualcosa dall’Europa o per vigilare di modo che i propri interessi non siano danneggiati, peró sarei anche disposto a cambiare idea se mi si dimostra che l’autonomia porta maggiori vantaggi. Questa autonomia debole ha giá ampiamente fallito, rimane quella forte.
Non sono fanatico dell’indipendentismo e credo che un’autonomia forte (con meno aiuti e maggiori poteri e responsabilitá) sarebbe la soluzione migliore per il Sud Italia rispetto all’indipendenza, anche per tutta una serie di vantaggi derivanti dal non dover pagare tasse o dazi nell’obbligato attraversamento di un altro paese (Italia del nord mettiamo) per andare in Nord Europa.
Qualcosa comunque si sta muovendo, vediamo quel che succederá, se sará la solita fuffa all’italiana o se si arriverá, finalmente, a qualcosa di concreto.
Saluti
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Daniele sei libero di onorare qualsiasi bandiere e quella sarda è la mia bandiera unita a quella italiana.
>Pietro l’Italia non sono i Savoia, l’Italia è la terra dei nostri padri e dei nostri nonni, la terra dei romani, la terra della cristianità,la terra meravigliosa delle opere d’arte dei paesaggi splendidi, la terra del mare più bello del mondo, la terra ammirata e invidiata da tutti, è semplicemente la mia e la vostra PATRIA e non la cambierei per niente al mondo.
>Andrea non ti rispondo per rispetto del Popolo d’Italia.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bruno i miei complimenti a voi tutti e a all’On. Mauro Pili per questa battaglia… è ora che la Sardegna venga messa al pari di tutte le regioni italiane…
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Contro l’umiliazione dell’elemosina di 18 milioni di euro dati alla Sardegna, TUTTI i parlamentari SARDI si dimettano, come segno di protesta….la dignità del popolo sardo non ha prezzo….Facciamoci sentire…come i siciliani (a loro oltre 5 miliardi di €).
Bobbore
certo, nei 5 mld alla Sicilia ci sono anche i soldi per il ponte sullo stretto di messina immagino. Potreste, cari parlamentari sardi, lanciare l’idea del ponte Olbia-Civitavecchia, così qualche soldo possiamo farlo sparire anche noi in ciclopiche opere di fantasia. Con la mia solita mandronia gugolare non riesco a trovare riferimenti del DPEF triennale…se qualcuno per caso ha un link funzionale… :)
GGGS, se l’Italia è la nostra terra patria dei romani, francamente preferisco sentirmi libanese patria dei fenici …che erano più simpatici…
Pietro
Hey GGGS, vuoi darmi una lezione sull’antica Roma? :-)
“la terra dei romani, la terra della cristianità”
Questa stringa è di una contraddizione più unica che rara, la Sardegna tra le altre cose offre una cultura che più di altre unisce elementi pagani a elementi cristiani.
I Sardi hanno una cultura propria, una identità che trascende dalle religioni. La tua è solo retorica senza un filo di appiglio con la storia.
Inoltre così facendo non fai altro che esaltare le gesta di popoli che la Sardegna l’hanno occupata e vessata. Ora passi per i Romani, che erano un popolo per certi versi da ammirare, ma questa Sardegna è la diretta discendente dello sfruttamento Sabaudo. Che abbia fatto pochi passi in avanti dipende anche dalla politica dei giorni nostri, ma di sicuro noi non ci abbiamo mai guadagnato.
Per anni la Sardegna è stata sinonimo di supercarcere, per i continentali, di colonia penale. Negli ultimi decenni è sinonimo di vacanze dorate, sempre dei continentali. Io non ho niente contro nessuno. Ma almeno i Sardi dovrebbero avere la dignità di riconoscersi in loro stessi, prima che in altre bandiere.
Corrado
TUTTI i parlamentari SARDI si dimettano, come segno di protesta….la dignità del popolo sardo non ha prezzo…. ..ahahaha….. Vaglielo a dire a quelli del centro-destra che dopo aver fatto finta di sbraitare hanno votato a favore del DPEF.
Bobbore
La dignità del popolo sardo. 5 euro al mese, con mastercard.
Bobbore
a testa eh…per 3 anni…
Bobbore
neanche, così farebbe circa 270 milioni…scusate, la matematica non è mai stata il mio forte…
Bobbore
[33 cent. al mese cadasardo, arrotondando per difetto i sardi a 1.5oo.ooo]
Ad ogni modo, se una cosa dovrebbe insegnare lo sguardo alla cultura sarda, è che le culture sono meticce e nessuna unica e specifica. In quanto isola al centro del mediterraneo siamo un fulgido esempio di meticciato, e le nostre tanto amate tradizioni sono un melting pot che dai misteri dionisiaci ci portano alla venerazione di santi mai santificati. Cattolicissimamente pagani, sardissimamente sabaudi.
Bobbore
E con sardissimamente sabaudi intendo anche dire che la Sardegna non ha dato all’Italia solo carne da macello, ma anche la spina dorsale della sua classe politica repubblicana…per cui poche lamentele su italiche vessazioni.
Daniele
Bobbore, fa circa 0,31 euro al mese a sardo per 3 anni… hanno inserito 4 opere in piú, ma non hanno aumentato i soldi, molto peggio di quanto mi aspettassi. Io credevo che il ragionamento del governo fosse stato questo: “Fissiamo una cifra ridicola che piú ridicola non si puó, poi gliela decuplichiamo e li facciamo fessi e contenti”. Mi sono sbagliato, la presa per i fondelli è stata ben superiore alle mie aspettative: non hanno aumentato i soldi, hanno aumentato le opere da fare con quei soldi!!! Non so se siano geniali loro oppure…. mah
Daniele
Macché italiche vessazioni? Qua si tratta di sardissimo autolesionismo.
Pietro
Bobbore, invece che guardare ai Cossiga e ai Berlinguer (intelligenze sarde da esportazione), vatti a leggere i dati delle tassazioni imposta dai Savoia, il generale sottosviluppo del territorio in due secoli e passa di dominazione praticamente privata…
Noi Sardi vedo che siamo bravi a vantarci dei Cossiga, dei Tazenda, dei Zola e dei migliori uomini e delle migliori donne che abbiamo espresso… in teoria… ma non abbiamo mai tempo di analizzare bene la nostra storia, che è propriamente quella di un popolo vessato da condizioni inique. Poi ci sta che il 50% delle responsabilità siano nostre, ma insomma… io appartengo comunque al partito della reazione, non certo del piagnisteo. Vessati si, ma bisogna saper reagire e produrre idee, progetti, uomini e donne. Per adesso esportiamo veline.
Bobbore
Io non mi vanto di nessuno, tantomeno di Cossiga. Dico solo che lamentarsi in continuazione del trattamento che noi poveri sardi riceviamo da roma ladrona, quando siamo la regione che a Roma ha dato 2,5 presidenti della repubblica e camionate di ministri mi sembra un piagnisteo fine a se stesso.
Bobbore
Siamo un popolo che vai a capire perchè, sembrerebbe essersi autovessato. Vedi le ultime elezioni regionali.
andrea
Bhè, nella pratica non è cambi molto: è nato prima l’uovo o la gallina? Siamo autolesionisti e siamo vessati dall’esterno? Andiamo oltre
Il nucleo centrale della faccenda è: c’è qualcosa di sbagliato, di STORICAMENTE sbagliato o addirittura orrendo, nel nostro rapporto con l’Italia e con noi stessi? Una volta mi ero avvicinato alla pscologia, ero molto turbato, e avevo scovato un libretto che esponeva la seguenti tesi (che sintetizzo per sommi capi): i popoli, al pari degli individui, sono collettivamente portati ad eseguire una sorta di COPIONE CULTURALE, un copione al quale sono incosciamente portati a obbedire. Gli americani hanno il loro copione, così come i cinesi e gli italiani: anche gli indiani d’america, i quali avrebbero un copione culturale non molto dissimile da quello dei sardi, come c’insegnava un sardo-ligure a me molto caro. Ci possono essere dei copioni positivi, gratificanti, o copioni negativi, potenzialmente autodistruttivi per chi lo compie. In quest’ultimi, è caratteristica comune – secondo gli autori – il riproponimento di modelli comportamentali che, considerati nel loro insieme, portano al conseguimento del copione culturale ATAVICAMENTE prescritto, che ognuno di noi compie in maniera quasi automatica, pur lottando in ogni modo per evitarlo. Se non avete visto il film OIL, bhè fatelo: la nostra gente sta morendo e non siamo su scherzi a parte. Dobbiamo LIBERARCI, e qui do ragione a Bobbore, prima di tutto di noi stessi e della nostra indole alla dipendenza: si può fare, bisogna volerlo.
Bomboi Adriano
Salve a tutti!
E’ vero, ci lamentiamo, ma finiamo puntualmente per collaborare alla nostra rovina. I parlamentari Sardi del centrodestra hanno votato il DPEF. In Sicilia si scannano per tutelare i loro interessi ed i nostri deputati invece concorrono alla rovina della nostra terra mentre a chiacchiere dicono il contrario.
C’è qualcosa che non funziona, credo si tratti di una mentalità provinciale. Molti deputati Sardi, afflitti da misteriosi complessi di inferiorità, ritengono che l’essere parte di una squadra che gode della maggioranza parlamentare significhi piegarsi sempre al gioco di squadra senza porsi il problema del luogo da cui arrivano i voti che li hanno eletti. E’ un problema culturale che affligge i nostri deputati. Credono che l’aver conquistato una seggiola di potere implichi il mettersi costantemente in posizione equivoca nei confronti della Sardegna. C’è quindi anche un manifesto problema di dignità. E se poi una benedetta 4 corsie non si fa e rischiano essi stessi la vita in strade inadeguate nell’isola? La cosa ci fa presupporre che tali deputati forse non sono neppure delle cime in quanto ad avvedutezza….
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Forse è meglio dire che la pensiamo in modo diverso e che ogni opinione va bene nel rispetto di tutti io rimango orgoglioso di essere italiano e lo sarò sempre.
Bomboi Adriano
Salve Scarpa, ho visitato il suo blog. Rispetto le sue opinioni, da Nazionalista Sardo quale sono però non ho potuto fare a meno di notare che il suo spazio afferma di trattare dei temi del territorio ma tuttavia si trovano in prima pagina solo cose relative a Mussolini, a Storace ed alle mosse politiche delle prossime tornate elettorali. Si ricordi che lei vive a Nuoro, io ci sono nato e le dirò…penso che in Barbagia abbiamo tanti altri problemi più concreti a cui DOVREMMO dare la precedenza. Un saluto.
Francesca Frau
News ansa 29-7-2009 23,23 dal titoli:
BERLUSCONI, PRIORITA’ ALLA SICILIA
Nell’approvare il DPF alla Sicilia vengono destinanti 4 miliardi di Euro alla Sardegna l’incredibile somma di 18 milioni di Euro.
Scorrendo il lancio ansa si Legge; ” Il Premier ha puntualizzato: “E’ l’unica regione che ha presentato progetti”. I fondi, sempre secondo le parole di Berlusconi, dovranno essere destinati a infrastrutture e investimenti che non gravino sulla spesa corrente. (RCD)”
On. Murgia dalle parole del premier risulta che la Sardegna non abbia presentato progetti.
Non lo trova offensivo verso i nostri politici sardi soprattutto di quelli che sono stati eletti nel PDL?
Pietro
“Siamo un popolo che vai a capire perchè, sembrerebbe essersi autovessato. Vedi le ultime elezioni regionali.”
Parlavo di cose leggermente più serie e passate alla prova dei fatti.
Bobbore
se e meniamocela ancora per la colonizzazione fenicia o greca. Ti pensi che il sud italia è stato meglio? o il nord italia sotto gli austriaci? suvvia….parliamo degli ultimi sessantanni di sardegna nell’italia repubblicana, che già son tanti, e di occasioni ne abbiamo bruciate tante, ribadisco, fra segretari di partito, ministri, presidenti della repubblica e gran maestri venerabili abbiamo praticamente costruito la classe politica italiana. E non è servito a niente. Evidentemente il problema non è la politica italiana soffocante.
Bobbore
visto che la politica italiana è stata fatta da tanti sardi di spessore. O vogliamo ancora lamentarci delle chiedende e dell’imposizione del taglio della barba, o di quando volevano radere al suolo aggius per mettere fine alla faida?
Daniele
No, il problema sono i sardi che godono nel farsi schiavizzare dalla politica italiana.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Caro Andrea mi pare ci siano dei post relativi alla bufera in corso nel Pd a Bolotana, dei post relativi agli incendi, giustamente ci sono i post relativi alla vita di partito e il post che riguarda Benito Mussolini è di ieri ed è un semplice ricordo per un anniversario come quello della nascita niente di più il blog si interessa dei problemi del territorio ma svaria su tutto della questione Sardegna-Sicilia ne parlerò lunedi in un post che sto scrivendo in questi giorni.
Arrivederci.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Ps. Andrea ho visitato il tuo sito internet rispetto le tue idee ma io sono un nazionalista italiano, il tuo sito può trattare solo di Sardegna io ho fatto una scelta di occuparmi di tutto, come hai visto mi sto occupando della crisi del Pd a Bolotana poichè molti in questo paese fanno finta di non vedere le porcherie di questa sinistra che non sta cobinando un tubo per la nostra comunità, se torni indietro troverai i post relativi agli incendi dei giorni scorsi.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Per Andrea: http://giorgiogaias92.blogspot.com/2009/07/briatore-chiede-maxi-risarcimenti.html allucinante..
Bruno
>francesca frau, progetti o meno, nella interrogazione presentata chiediamo 4 fondamentali opere infrastrutturali. ci torneremo nei prossimi giorni. un saluto. br
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
azzzz ;) mi riferivo ad adriano non andrea ufff… ciao Bru ;)
Bomboi Adriano
Caro Giorgio Scarpa, non ci credo che sei un nazionalista italiano doc: nell’articolo sul PD di Bolotana hai storpiato la lingua di Dante scrivendo “bufera” con doppia f. Vuoi vedere che dentro di te si cela un futuro Nazionalista Sardo? Scherzo ovviamente, può succedere. Però, perché su U Erre Enne dovremmo parlare solo di Sardegna? Si parla anche degli sconquassi italiani ed anche di politica estera. Viviamo in uno stato in cui spaghetti e calcio fungono da collante sociale ad un impianto istituzionale in cui si aggira il vilipendio dell’ordine, si promuove il caos e la corruzione e ci si atteggia da grande potenza pur non essendolo. Si tratta di un mostro che si ciba di ricchezza al posto di produrla. Noi Sardi purtroppo non abbiamo lo stesso peso politico di altri territori che possono far valere i loro interessi ed i nostri politici sono sempre stati organici a qualcosa che spesso non coincide con i bisogni del territorio: Si chiama centralismo. E’ il nostro avversario. Purtroppo in Sardegna non sappiamo ancora che cosa sia il vero autonomismo, figurarsi l’indipendentismo. Sono certo che darai un contributo positivo nella tua comunità perché in Sardegna abbiamo bisogno di giovani dai saldi principi morali e di giustizia sociale che purtroppo non si riscontrano nelle nuove generazioni.
Giorgio Giovanni Gaias
>che la società di oggi sia un po` confusa nel senso che le stronzate sembrano essere le cose più importanti é il danno più grande per la nostra Patria valori cultura e tradizioni non esistono più, la Sardegna é ricca di tutte queste cose e bisogna cercare di farle riemergere in questo tempo di sbandamento, io sono convinto che se tutti ci crediamo e iniziamo dalla famiglia alla scuola a cambiare le cose la nostra Patria ce la fa!
Bobbore
In Sardegna abbiamo una decina di partiti sedicenti autonomisti/indipendentisti … forse qualcuno dovrebbe iniziare a pensare di fare un passo indietro. La densità di partitini sardisti e indipendentisti mi sembra un po’ troppo altina per poter arrivare da qualche parte.
Giorgio Giovanni Gaias
>bobbore ha ragione non condido le idee dei partiti indipendentisti sardi ma, é chiaro che un grande e unico partito sarebbe più utile di tutti questi movimentini é lo stesso discorso per la destra fiamma tricolore e forza nuova.
Bobbore
già…è lo stesso problema di destra e sinistra sociali…sono bacini di voti che si allargano con molta fatica e molta lentezza, per cui la frammentazione porta solo all’esclusione della possibilità di trovare rappresentanza (a tutti i livelli). A parte che, kentu concas kentu berrittas, sono per lo più formazioni inconcludenti…che però intercettano voti.
Bomboi Adriano
E’ per questo che nel 2005 è nato il nostro Gruppo di U.R.N. Sardinnya, dai nostri spazi online ci siamo orientati verso le dirigenze indipendentiste e sardiste (non avendo finanze per divulgare le nostre opinioni a livello popolare). Abbiamo trattato temi come Europeismo, riforme, revisione dell’immagine e della comunicazione pubblica, nuova classe dirigente, recupero della credibilità, superamento del Marxismo, approccio gradualista nella trattazione delle istanze indipendentiste, unità tra sigle, ecc. Nel 2005 non c’era Maninchedda nel nuovo corso del Partito Sardo d’Azione ed IRS con Sardigna Natzione erano la fotocopia l’uno dell’altro, ancora rivolti a pescare nel solito bacino della sinistra isolana. Qualcosa dunque è stata prodotta con la nostra critica mirata, costante e senza sconti. Ma il cammino è lungo e siamo ancora all’anno zero, presto diventeremo associazione. Noi riteniamo che in Sardegna serva un Partito Nazionale Sardo, idea più volte sfiorata da tanti nell’isola ma mai realizzata poiché svuotata del principio nazionalistico che dovrebbe muovere un vero “partito dei Sardi”. L’errore in cui incorrono spesso diversi autonomisti, gli stessi che a parole difendono la Sardegna ma nei fatti dei voti parlamentari vanno in direzione opposta. Abbiamo online un prototipo di PNS, anche se non aggiornato: http://www.partitosardo.org All’interno troverete pure alcuni link di riferimento come ad esempio l’SNP (Scottish National Party). Giorgio, noi Sardi siamo una minoranza dello stato italiano. Questo è un dato di fatto storico che non può essere posto in secondo piano rispetto ad ideologie di stampo prettamente nazionalista ed accentratore quale quella italiana. Abbiamo scelto di non fondare un nuovo partito perché sarebbe la solita ridicolaggine da 1% che si sarebbe aggiunta al caos già presente. Bisogna piuttosto iniziare un percorso che durerà anni ma che punti ad unire sotto un tetto programmatico e soprattutto RIFORMISTA le varie anime del nazionalismo Sardo, lasciando alle spalle ideologie del secolo scorso. Ci sono molti buoni segnali e si tratta di un panorama in crescita, esiste dunque un enorme potenziale di sviluppo. Nella scuola bisogna iniziare ad introdurre la nostra storia, i Sardi devono sapere che la nostra identità non inizia certo con il Regno Sardo-Piemontese.
andrea
Gentile Bomboi,
Leggo con molto interesse tutto il dibattito svolto nei vostri siti di riferimento, a cominciare da S&L. Peccato mi sia preclusa, in questo sito, ogni possibiltà d’intervento in quanto i miei commenti vengono regolarmente cestinati. Evidentemente soffro di dogmatismo estremo e di fanatismo ideologico. E non è certo un bel segnale da parte di chi avanza rivendicazione in nome e per conto del popolo. Queste mie caratteristiche diciamo cognitive non mi permettono purtroppo di apprezzare nel merito la coerenza politica dell’on. Maninchedda, la cui ferocia contro la passata legislatura regionale è almeno proprorzionale alla tendenza giustificazionista per tutte gli ignomibili fattacci che da quattro mesi fanno della nostra isola un avamposto sperduto nel mediterraneo buono giusto per qualche serata etnica a base di nani, ballerini e puttane. Il benaltrismo dei critici dell’era Soru pare tramutarsi in rassegnazione e fatalismo, quando non di subdola connivenza mascherata da pretesuosi e inutili blablabla, Ho già avuto modo di osservare, visto il mio tumultuoso percorso di maturazione politica, che gli interessi della Sardegna non potranno essere perseguiti da un indipendentismo piaccione, salottiero, settario, sostanzialmente pronto, all’occasione, a farsi servo.
Dunque, mal tollero i logorroici teorici che dall’alto della loro purezza giudicano i fatti cercando comunque di starsene sempre col culo parato. Auspico che gli indipendentismi dell’ultima ora, come d’altronde sono anch’io, scendano tra noi misera plebaglia, qui all’inferno, possano riconoscere con occhi da Sardi, quando e se trovano il tempo, chi come e quanto loro, ha lottato duramente in buona fede per il benessere della propria terra.
saluti
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bomboi e Bobbore–capisco la vostra battaglia è la stessa mia per costruire un grande partito di Destra serio e identitario e comunque credo fortemente che gli indipendentisti non siano tutti di sinistra anzi il nazionalismo anche quello sardo può diventare un valore della destra, secondo me l’errore degli indipendentisti o della maggior parte sta nel fatto che si identificano troppo nella sinistra se aprite gli orrizzonti e guardate anche a destra sono sicuro che i risultati per voi saranno migliori fermo restando io sono per l’autonomia forte della Sardegna non per l’independenza anche se sono lati della stessa medaglia.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Ps. Questo Bruno l’ha capito prima di tutti ve lo dico io.
Bobbore
Io sono un internazionalista, condivido poco sia con te che con gli indipendentisti…e Bomboi, niente di personale, ma non si sentiva la mancanza dell’ennesimo partito nazionalista sardo appunto. La poltica è fatta di fini comuni da perseguire insieme, cooperando e lottando uniti. Non è che ognuno che si alza e non è daccordo con qualcunaltro si fa il suo partito.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bobbore la tua ultima frase è una massima ;) però ripeto io credo che gli indipendentisti o meglio i nazionalisti sardi debbano guardare anche a destra.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bomboi nel mio blog sono attivi da oggi i commenti se ti interessa ciao ;)
Bobbore
Per quel che penso, sono quasi tutti col naso puntato a destra i nazionalisti sardi…
Bomboi Adriano
Caro Andrea, non conosco personalmente Bruno, ma amici che hanno avuto modo di conoscerlo me ne hanno parlato molto bene. Non conosco i vostri eventuali attriti e quindi non entrerò nel merito. Sulle questioni Sarde, tutti abbiamo riserve per la giunta Cappellacci e per le recenti brutte notizie a carico dell’isola, ma questo non significa che la vecchia Giunta Soru operasse in maniera più brillante della presente. Per le altre cose, dovrebbe farle presenti all’On. Maninchedda. In quanto a noi, il 14 dicembre scorso, su gentile invito di Paolo Maninchedda, abbiamo preso parte al congresso di Macomer sull’indipendentismo, in cui tra l’altro hanno partecipato esponenti della Liga Fronte Veneto e del Sudtirolo. In quell’occasione nel nostro intervento non ci siamo dichiarati avversi ad un’alleanza con il PDL per le Regionali di febbraio (probabile alleanza che già circolava nell’aria), e le spiego il perchè: Il circuito identitario, non noto al grande pubblico, è in fermento da quasi un decennio. Noi non seguiamo logiche di partito o dovremmo schierarci con qualche sigla perdendo così la nostra capacità di critica sul loro operato. In questo passaggio storico si può fare ben poco, ma uno degli elementi su cui iniziare è stato certamente quella di ripulire da un eccessivo ambito ideologico e massimalista di sinistra le istanze del nazionalismo Sardo. L’avvio per il PSD’AZ di un percorso programmatico diverso dal classico allineamento di centro-sinistra si inserisce per noi in quest’ottica, anche se ovviamente i dirigenti del Partito in se perseguono le finalità che meglio credono. A noi interessano le ricadute di tali scelte nel circuito identitario, in Sardegna non avremo mai un moderno soggetto politico territoriale se prima non spazziamo via le incrostazioni ideologiche accumulate negli anni, perché la base di taluni sigle spesso inibisce alle dirigenze (SNI ed IRS) di effettuare passi importanti ed impedisce loro la capacità di comunicare a grandi fette di elettorato che oggi sono completamente estranee persino al valore di un vero autonomismo. Questo non significa che U.R.N. Sardinnya sia automaticamente di “destra”. L’Italia è un Paese dai forti ritardi culturali i quali si sono proiettati persino nella Sardegna degli anni ’60, ambito ideologico che in quegli anni ha prodotto le correnti classi indipendentiste, ancora molto settariste e poco propense all’apertura verso i contemporanei sistemi liberaldemocratici. In Sardegna, in parte del sardismo ed in buona parte dell’indipendentismo il Muro di Berlino è caduto molto tardi. Lei capisce dunque che in un contesto di forte ideologizzazione è sempre stato impossibile avviare percorsi programmatici riformisti ed unitari tra sigle che, invece, per loro stessa natura, sono sempre state propense al frazionismo e ancora meno a sviluppare alleanze politiche. Questo ha limitato lo sviluppo di una cultura di governo. Da un lato si è prodotto un fasullo autonomismo che di Sardegna ha parlato ben poco ma ha contribuito a migliorare i redditi privati di pochi, dall’altra, in netta contrapposizione, un indipendentismo utopico e privo di successi elettorali degni di nota. Il centralismo italiano continuerà a fare danni in Sardegna fintanto che personalismi, ideologie e contrapposizione tra autonomismo ed indipendentismo inibiranno la formazione di un soggetto politico territoriale credibile. In altri contesti ciò è stato possibile farlo, quì, per i ritardi di cui facevo menzione, siamo ancora lontani.
Giorgio Giovanni Gaias
>non é così tranquillo la maggioranza punta verso sinistra solo perché credono che a destra non ci sia spazio per loro, io come ripeto sono un nazionalista italiano che ha un sogno vedere l’Italia potenza mondiale e leader in Europa e nel mondo ne abbiamo le capacità se vogliamo lo abbiamo dimostrato tante volte e se così sarà sono sicuro che anche potrete dire sono fiero e orgoglioso di essere italiano guardo il cielo azzurro e le colline verdi e su questa Patria giura e fai giurare i tuoi figli di essere sempre e ovunque comunque e in ogni momento prima di tutto ITALIANO. ;)
Bomboi Adriano
Nò nò Giorgio, condividi tu l’Italia con questi signori: http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_31/di_stefano_sotto_l_ombrellone_accanto_a_un_morto_aacd1e56-7d92-11de-9f17-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano Io so che abbiamo una storia e che bisogna battersi democraticamente per farla conoscere anche agli altri Sardi, ma prima c’è da risolvere i problemi delle persone che quì non si mettono d’accordo per farlo. L’Italia non sarà mai al livello di veri stati nazione come la Francia, e nega la nostra identità oltre che il nostro sviluppo. Anche l’esimio Mussolini vietò categoricamente la diffusione di storia e lingua Sarda. Lasciamoli perdere.
Bomboi Adriano
Per Bobbore: Non so se ha letto un mio precedente intervento, ho affermato chiaramente che nessuno intende fare nuovi partiti da 1%, non da parte nostra. Anche se ho notizia che ne stanno per nascere altri, autonomisti ed indipendentisti. Tutto questo succede perché ognuno vuole ritagliarsi i suoi spazi. Un Partito Nazionale Sardo, per sua stessa natura e denominazione, non potrebbe mai essere qualcosa che si contende le briciole di altre sigle dello stesso bacino a loro volta in guerra tra loro. Un PNS dovrebbe inglobare sardisti ed indipendentisti riformisti aprendo così anche la sua tradizionale piattaforma elettorale oggi alquanto ristretta (ma pur sempre in crescita). Sigle come IRS e SNI nel futuro potrebbero confluire in qualcosa che però non ripeterà alcuni errori attuali. Tale forza potrebbe essere determinante nel condizionare i lavori di un consiglio regionale indirizzandoli verso precise posizioni. Se guarda al PSD’AZ del 2009, non ha alcun peso contrattuale in sede amministrativa con gli alleati. Ma oggi è prematuro trattare questo argomento, abbiamo ancora indipendentisti nel presente che pensano di convincere i Sardi senza neppure fare prima vere riforme autonomiste. Come se si potessero fare certe cose nell’arco di due legislature e senza governare. Anche questo è un retaggio dei vari ritardi di cui ho fatto menzione nella replica ad Andrea. Adesso devo andare, un saluto.
Giorgio Giovanni Gaias
senza Mussolini ci sarebbe molto meno di quello che c’é!