Azione Gelmini, primi frutti
Non è un mistero che il ministro Gelmini stia giocando una partita molto dura per la riforma della università italiana. Ci siamo soffermati a lungo sul perché fosse necessaria una drastica inversione di marcia, criticando il carattere contradditorio e conservatore delle manifestazioni invernali dell’ Onda.
Oggi, per la prima volta, un criterio di premialità è stato applicato a quelli che il ministero ha giudicato le università migliori. In parole povere: più fondi a chi è bravo, meno a chi non garantisce decenti standard qualitativi.
Il dato che fa discutere è -ahimè -un altro. Le università sarde sono sotto gli standard che ti fanno recuperare più risorse. Meno 2,08 per Cagliari e meno 2,95 per Sassari. Duro lavoro per i due nuovi rettori. La crisi dell’istruzione superiore sarda fa il paio con la necessità che nell’Isola si investa maggiormente in conoscenza e cultura. Lo ripeto anche adesso e lo ripeterò fino alla noia: meno chimica, più istruzione, cultura e turismo.
Comments
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Meno chimica, più istruzione, cultura e turismo complimenti BRUNO!
serpe
L’università migliore non si vede solo dalla classifica tipo campionato di calcio. I problemi dell’università italiana nascono da molto lontano: docenti incapaci, amministratori incapaci, ministri incapaci, studenti incapaci… non si può dire solo basta ai finanziamenti a pioggia all’università XY, bisogna “fare le pulci” sul fronte dei risultati veri non numerici e basta: risultati scientifici e professionali, non solo numero di laureati, ma anche abbandono di carriera o lunghe “degenze”. Da parte del ministero – e di questa ministra in particolare che ha superato l’esame di avvocato in una sede “facile”, lei che è così intelligente e in gamba – vi è un approccio solo strumentale e non curativo della situazione: un corpo si cura partendo dall’individuazione degli organi più malati, poi si rafforzano il resto delle strutture.
In Sardegna le cose non vanno peggio che altrove: hai ragione sul turismo, la cultura, ma perché la chimica no? Nuove tecnologie d’avanguardia, sviluppo sostenibile, energie pulite, terziariato avanzato… su questi campi bisogna investire e pretendere che si producano risultati così che sia l’università stessa volano per la ripresa e per la crescita della nostra, non pretendendo che tutto da subito porti “denaro”, ma, ribadisco, risultati in crescita. Altro che mattone!
Daniele
Alla premialitá dovrebbe essere aggiunta maggiore libertá, nel senso che, secondo me, va data la prioritá alla ricerca ed alle collaborazioni con l’industria, ossia il peso maggiore nell’assegnazione dei fondi lo devono avere le pubblicazioni internazionali (e sottolineo internazionali) e i brevetti, ma ai professori va data la libertá di scegliere i collaboratori che vogliono loro. I concorsi per il dottorato oper diventare ricercatori vanno eliminati nel momento in cui si tiene conto del merito. Se un professore si vuole scegliere il figlio o un qualsiasi altro parente o amico, che lo faccia pure, ma a suo rischio e pericolo… se non produce nulla di rilevante dal punto di vista scientifico allora vedrá molti meno soldi.
Una riforma che premia il merito, ma non dá maggiore libertá è una riforma zoppa e difficilmente dará grossi risultati.
francesco murru
meno chimica, più istruzione, cultura e turismo.
ma risparmiatele per la campagna elettorale queste facezie che tanto nel tuo collegio te le puoi spendere senza irritare dei padri di famiglia che non sanno più che pesci prendere per arrivare a fine mese.
Bobbore
Io inizierei a pretendere un’epurazione degli inetti che in regione hanno gestito e stanno gestendo i fondi assegni di merito…
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Murru il tuo essere così arrogante mi fa capire che appartieni a quella categoria che ancora si riconosce in quel simbolo famoso………………………………. non sai fare differenza tra una frase semplice perfetta e diretta con un ricco significato da uno slogan elettorale??? Sei messo bene…