Non è un mistero che il ministro Gelmini stia giocando una partita molto dura per la riforma della università italiana. Ci siamo soffermati a lungo sul perché fosse necessaria una drastica inversione di marcia, criticando il carattere contradditorio e conservatore delle manifestazioni invernali dell’ Onda.

Oggi, per la prima volta, un criterio di premialità è stato applicato a quelli che il ministero ha giudicato le università migliori. In parole povere: più fondi a chi è bravo, meno a chi non garantisce decenti standard qualitativi.

Il dato che fa discutere è -ahimè -un altro. Le università sarde sono sotto gli standard che ti fanno recuperare più risorse. Meno 2,08 per Cagliari e meno 2,95 per Sassari. Duro lavoro per i due nuovi rettori. La crisi dell’istruzione superiore sarda fa il paio con la necessità che nell’Isola si investa maggiormente in conoscenza e cultura. Lo ripeto anche adesso e lo ripeterò fino alla noia: meno chimica, più istruzione, cultura e turismo.

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