Al Giornale ironizzano sul Secolo, ma Perina & C. producono idee
Sì, lo so, Maurizio Gasparri non lo legge… ma non toccatemi il Secolo diretto da Flavia Perina e Luciano Lanna. Se il quotidiano una volta di An può permettersi di mettere il Boss in prima pagina, vuol dire che la svolta politica e culturale della destra italiana è compiuta. E’ non c’è più niente da dire e da dichiarare, specie per il nostro Maurizio.
Soprattutto, c’è da ignorare un pezzullo velenosetto del Giornale di Mario Giordano, che insinua che il Secolo venda solo 700 copie. Non è così e se anche fosse? Quale sarebbe il problema? Che non ci si occupa di legge e ordine? Che non si è abbastanza con la bava alla bocca o che magari, ogni tanto, si prova a pensare con la propria testa? Il Giornale è percepito più come un quotidiano di partito che come quello strumento di rivolta anticonformista che era stato ideato da Montanelli. E’ come passare da Echoes dei Pink Floyd a Esatto di Francesco Salvi…
Mi pare invece che il Secolo abbia scelto la via difficile dell’analisi non sempre a favore di vento, magari pagando un prezzo di immediata popolarità, ma facendoci immergere in una sorta di laboratorio che ricorda molto quello fecondo degli anni ’70: una prospettiva sul nuovo mondo, la meta politica, il cinema, la letteratura e il fumetto.
Chiavi di lettura che tornano oggi, nel racconto quotidiano della politica e della società. Niente di scontato, insomma. Magari occorrerebbe un po’ più di cattiveria certe volte e lasciare una certa nostalgia “radical-’70” ai ricordi delle battaglie passate.
Se insistiamo sulla cultura popolare e giovanile, dobbiamo sapere che dopo Bruce c’erano gli U2, poi è arrivato Kurt Cobain e poi ancora i Killers e i Franz Ferdinand. Se il terreno dell’analisi del tempo contemporaneo è anche questo, allora che sia. Fino in fondo. Amici del Secolo, perdonate l’insolenza e la bestemmia: meno De Andrè e più Cesare Cremonini.
Non sono idee che vanno per la maggiore ? Ne riparliamo tra quattro anni.