Miracolo a Gavoi

L'esempio di Gavoi
Un festival letterario non fa primavera, ma che abisso tra la proposta economica e culturale passata per le migliaia di presenze a Gavoi e i vecchi riti impolverati della politica ufficiale. Innanzitutto complimenti veri a Marcello Fois e a tutti i componenti dell’ Isola delle Storie: il successo della manifestazione ci dice un paio di cose.
La prima. E’ intorno alla cultura, al turismo e al valorizzazione delle cose che si hanno e che si producono con amore che può rinascere l’Isola.
La seconda. Un festival letterario non può durare solo lo spazio di tre o quattro giorni. Vanno messe in moto tutte le associazioni, gli operatori culturali, le biblioteche e gli istituti che dovrebbero produrre idee. Ce lo siamo detti tante volte: lo scopo è lavorare per 12 mesi l’anno. E se possibile, tirare fuori qualche buona opportunità di lavoro.
Ragazzi, lasciate perdere il posticino al comune o alla provincia: ci sono spazi incredibili se solo volessimo crederci.
E a margine di ciò, nella serata inaugurale del festival, con il Marcello che si aggirava vestito di nero con un buon bicchiere di vino rosso in mano, ho potuto conoscere il maestro Ermanno Olmi, innamorato della Sardegna. Un notabile nuorese non sapeva chi fosse: risparmio le cose esilaranti che ho sentito!
Infine ho chiuso l’aspra polemica con Michela Murgia. Mezz’oretta di chiacchiere con una scrittrice piena di verve e – in fondo – con più cose in comune del semplice cognome.
Comments
Daniele
“Infine ho chiuso l’aspra polemica con Michela Murgia. Mezz’oretta di chiacchiere con una scrittrice piena di verve e – in fondo – con più cose in comune del semplice cognome.”
Di questo sono molto contento. A parte la diversa fede politica infatti non vi sentivo poi cosí distanti .
Per quanto riguarda il festival… il suo collega Massidda l’ha definito “una gioiosa Festa dell’Unità, più che un festival letterario” con l’aggravante di essere finanziato dalla regione. L’”anonima indignati” (come Massidda l’ha definita) le ha permesso di girare liberamente per il festival?
Ora poi mi sorge il dubbio: l’onorevole Massidda c’era al festival? Se si sembra che abbiate assistito a cose completamente diverse.
Come è andato poi la storia dei fischi alla Baire quando ha portato i saluti di Cappellacci? Sono stati molti o sono venuti solo da uno sparuto gruppo di persone?
andrea
Onorevole,
Il suo entusiasmo è fottutamente contagioso!
Manuel
A me pare che siano già messe ben in moto “le associazioni, gli operatori culturali, le biblioteche e gli istituti che dovrebbero produrre idee” e che sian venute fuori opportunità di lavoro. Ovviamente ogni suggerimento per migliorare penso che sia sempre bene accolto.
La “storia dei fischi” direi che se l’è cercata con l’ipocrisia sui saluti del presidentre che si poteva intelligentemente risparmiare…
Massidda?? chi è? boh…
Bruno
>tutti, non conoscevo la dichiarazione di massidda. mah ! continuo a dire:il centrodestra al governo della regione ha la straordinaria opportunità di proporre idee. detto questo: destra o sinistra mi apiono categorie superate… br
Daniele
“destra o sinistra mi apiono categorie superate…”
pure a me
Fabrizio Mureddu
Caro Bruno,
leggendo (e condividendo…) le tue parole (“E’ intorno alla cultura, al turismo e al valorizzazione delle cose che si hanno e che si producono con amore che può rinascere l’Isola”) mi viene da farti una domanda.
Il nuovo programma master and back prevede la spesa di 6,5 milioni di euro.
Il vecchio bando 55 milioni.
cosa ne pensi?
Fabrizio
MARCELLO FOIS
No Bruno, Destra e Sinistra non sono affatto categorie superate, solo artatamente svuotate di senso. E’ consolatorio e qualunquista affermare il contrario. Certo ci si può, anzi si deve incontrarsi intorno a un tavolo, ma solo portando ognuno la propria visione e la propria differenza, perché la cultura è fatta di differenze, di punti di vista, di senso critico. Io credo che gli interlocutori portatori sani di cultura siano quelli disposti a cambiare idea, ma anche a difenderla a dispetto di tutto. La melassa “destra e sinistra sono la stessa cosa” giustifica, non è certo il tuo caso Bruno, posizioni di medietà in cui prima si vede come gira il vento e poi si parla. Io sono decisamente uno di sinistra, ma discuto con te, e mi piace farlo, proprio perché so che c’è differenza tra noi, che lo sguardo che tu proponi non fa parte della mia cultura, ma da esso ho comunque qualcosa da imparare. Ecco perché sorrido quando fai il tuo “sporco” lavoro di politicante che qualche volta deve sostenere l’insostenibile: è quello che devi fare, è la tua natura, è la tua differente specificità è la vita che ti sei scelto. In questa chiarezza si instaura il rispetto, senza quest’ultima c’è solo il pregiudizio. Senza una cultura della differenza ci sono giornali locali che arrancano per accontentare tutti, dove i giornalisti si trasformano in opinionisti. Senza la cultura della differenza ci sono intellettuali pusillanimi che parlano a comando e si rifugiano nei salotti buoni in attesa che passi la buriana; senza la cultura della differenza la parola “servizio” alla società, diventa “servizietto” al signore di turno. Molti ne avete accolto nella vostra nuova grande casa della Destra di questi figuri e molti di loro abitavano già a casa nostra quando eravamo noi a governare. Io dico che non avete fatto un buon affare perché cambiare idee ad ogni legislatura non significa
certo che “tanto destra e sinistra sono la stessa cosa” ma che di idea ce n’è una sola: Francia o Alemagna purché se magna. Allora almeno la Cultura la teniamo fuori da questi luoghi comuni?