Lo sciopero del 10 luglio? Inutile, vecchio e furbetto
UPDATE: FORSE LO SCIOPERO NON BASTA PROPRIO -
“La chiusura del petrolchimico di Porto Torres è un atto grave e irresponsabile, che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica. Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico irragionevole, sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo”, lo afferma il parlamentare sardo del PDL Bruno Murgia, all’annuncio che l’ENI chiuderà lo stabilimento di Porto Torres per due mesi, decisione che a lascia a casa centinaia di lavoratori.
“La chimica è in crisi da tempo, ma la Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di niente. Un fatto grave e soprattutto incomprensibile, al quale la Regione deve dare risposta. Oltre a progettare un futuro diverso, senza la chimica, che ormai è una zavorra per la Sardegna e per i suoi lavoratori”.
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UPDATE BIS: Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.
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A volte mi chiedo se non sia il solo a credere che la Sardegna meriti una nuova visione complessiva del proprio sviluppo economico. Io lo dico da mesi: oltrepassare la chimica significa dire addio a un settore in crisi già da 25 anni. Salvando il salvabile ovviamente, ma evitando di trasmettere ai figli i disastri subiti dai padri.
Ecco perchè sono palesemente, convintamente d’accordo con il NO allo sciopero “generale” dei sindacati previsto per il 10 luglio (ai quali si affianca la sinistra, notizia di oggi) espresso dalla Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda :
1) Lo sciopero si basa su una piattaforma vecchia, con un settore notoriamente in crisi da tempo… dove sono le proposte di riforma reale?
2) E’ rivolto solo al settore chimico, che ha assorbito la fetta più grande delle ingenti risorse pubbliche. Alla fine siamo sempre al punto di partenza: la crisi non consente di mantenere i livelli occupazionali, mentre tutti facciamo promesse che sappiamo di non poter mantenere
3) Non è uno sciopero generale – in ogni caso non è strumento adatto per riproporre la nota Vertenza Generale sulle Entrate con lo Stato.
4) Attenzione, che se si tenta solo di salvare il salvabile, chi ne paga in termini di salute e sicurezza sono i lavoratori.
A questi punti salienti che faccio miei e sintetizzo, affianco l’idea dello sviluppo integrato.
Il problema va risolto in altro in modo: riconvertire le attività e riformare i lavoratori sono le uniche strade da percorrere. Ci vorranno anni, ma se non si inverte la tendenza, fra 20 anni le organizzazioni sindacali riproporranno lo stesso sciopero, immutabile e uguale a se stesso.
Basta con l’industria pesante, la Sardegna si concentri su farm ad alta tecnologia e basso impatto ambientale, che riguardino anche la trasformazione dei prodotti della nostra terra. Si amplino le possibilità offerte dal turismo, si dia una concreta speranza alle generazioni future.
Comments
Daniele
“Se i gravi, gravissimi problemi della nostra Isola, possiamo risolverli anche chiedendo aiuto al Governo nazionale, sarò sempre in prima linea perché ciò avvenga. Non è pensabile che migliaia di famiglie debbano fare i conti con la povertà. E non è accettabile che la crisi industriale sarda ci stia mettendo in ginocchio. Dobbiamo reagire, è necessario trovare soluzioni immediate. È un nostro dovere dialogare con tutti: da Roma a Bruxelles, per riuscire a dare risposte concrete alle numerose vertenze che stanno affossando la Sardegna”.
Ugo Cappellacci durante l’indegna campagna elettorale impostata sul “governo amico”.
Ora Ugo va da Berlusconi a chiedere lumi, ma quando è che si deciderá a tirare fuori gli attributi ed a battersi per la propria terra? Persino Maninchedda forse l’ha capito e sta cercando di far capire al povero Ughetto come si dovrebbe comportare un govenatore capace.
Pur non negando tutte le cavolate fatte da Soru, non si puó non considerare il fatto che la Sardegna sino a pochi mesi fa godesse di ben altra considerazione. Ora è tornata ad essere una remota provincia del reame italico, trattata in un modo semplicemente VERGOGNOSO con la complicitá dei suoi rappresentanti politici.
Che vergogna.
andrea
“L’ENI chiude ma poteva andarci peggio”, direbbe a questo punto l’imperturbabile Paolo Figus nei suoi “tiratissimi” editoriali. E aggiungerebbe: d’altronde nella scorsa legislatura Dio ci ha punito severamente con scarsità di acqua piovana costringendoci a regolarne per decreto il flusso.
Sardegna rialzati! Ma cos’era? un auspicio rivoluzionario?
Bruno
>daniele e andrea, non ho mai creduto al rilancio della chimica e all’ impegno dell’ eni. vecchia storia. ciò che succede non mi soprende e in campagna elettorale ho sempre parlato di sviluppo alternativo, come si evince da decine di post e dai documenti. br
Su Presidenti
Mi succede un fatto strano.
Ne stanno succedendo tante e non riesco quasi più neanche ad essere ironico.
Il fatto che tutto stia diventando così fatale e reale mi sta portando al punto di essere sempre più serio e riflessivo.
E la mia “serietà” e la mia voglia di contemplazione mi stanno portando alla considerazione che la Sardegna da un po di tempo in qua conta quanto il 2 di picche. D’altra parte era un po scontato visto che la follia padana ha forze preponderanti e per alimentarle e per foraggiarla sempre di più da qualche parte bisogna pure togliere ma c’è da rimanere senza parole e muti.
Qui non si tratta di chimica, di G8 o di quant’altro ma della presa d’atto che stiamo per diventare una colonia padana e che fra un po, oltre ai cori contro i Napoletani, cominceranno i cori contro chiunque non sia padano e tutti, compresi i romani che piacchiano i ragazzi extracomunitari perchè neri, sono pronti ad unirsi al coro di “Roma Ladrona e viva la Cassa del Settentrione di Malpensa”.
E tutto ciò con l’assordante silenzio e la pelosa compiacenza di tutti quanti “in sonno” perchè l’informaziose sta diventando merce rara e peggio del consumo del territorio: a forza di utilizzarlo male si sta consumendo in maniera irreversibile e la gente sa solo quando viene toccata individualmente. Altrimenti tutto sta nella norma e, in fondo… fino a quando tocca al vicini, dispiace ma si continua a vivacchiare.
Dove sei RRRRRRRRombodiUGO? ARROGATOTTUUUUU!!!!
Daniele
Lo so che Lei, giustamente, non ha mai creduto al rilancio della chimica. Non ci crede praticamente piú nessuno in Sardegna e praticamente tutti vogliono un sviluppo alternativo. Il problema è che, a parte i tanti discorsi pieni di buone intenzioni, non si sta facendo assolutamente nulla per lanciare questo “sviluppo alternativo”.
Che diamine di sviluppo alternativo si vuole lanciare senza la sovranitá? Se si permette allo stato italiano di continuare ad impugnare le nostre leggi ed a dire cosa possiamo o non possiamo fare con i nostri soldi; se non si ESIGE la restituzione di quanto ci è stato RUBATO (l’intera somma!!!) e anzi ci si indebita tranquillamente perché lo STATO non ci da il permesso di mettere a bilancio quanto ci ha rubato.
Ogni volta che sento Cappellacci parlare di dialogo con il governo per risolvere i problemi mi ribolle il sangue! Ma che vuole dialogare a fare? Lui non deve contrattare ció che ci è dovuto, lui lo deve esigere in nome dei suoi elettori e dei sardi che rappresenta. Con le rassicurazioni del governo italiano (a prescindere che sia di cdx o csx) ci si puó benissimo pulire il deretano per quanto valgono.
Per fargli alzare un pochino la voce si è dovuto aspettare lo smantellamento della chimica e lui dove va a convocare la Giunta per affrontare la crisi? La convoca a Cagliari? La convoca a Porto Torres? A Sassari? A Nuoro? La convoca a Roma, logico, no?
Miriam
Sta andando tutto per aria… povera Sardegna, come stai cadendo in basso…
Bruno
>daniele, a roma hai maggiori possibilità di visibilità. credo che il motivo sia solo quello. br
Daniele
“a roma hai maggiori possibilità di visibilità. credo che il motivo sia solo quello.”
Esatto, il motivo è SOLO quello. Il motivo è che non si è nemmeno preso in considerazione cosa i sardi possano fare per sé stessi (usare questo “brutto colpo” come occasione per lanciare un modello di sviluppo alternativo), ma, come al solito, si è preferito andare a Roma per chiedere al governo di intervenire.
Come al solito si chiede (implora!?!) e non si fa nulla di concreto.
Bruno
>daniele, io ho visto cappellacci un’ora fa. lui dice questo, in soldoni: cerchiamo di salvare il salvabile, coinvolgo parlamentari di maggioranza e opposizione, poi lancio un progetto da scrivere insieme sul nuovo sviluppo. se lo fa in fretta, tanto meglio. br
andea
La questione, caro on. Murgia, non era quella di salvare il salvabile, ma di creare NUOVI 100 mila posti (!) di lavoro. La questione è che bisognerebbe stare 100 mila volte attenti ad importare modelli comunicativi da sperimentare in modo spregiudicato qui da noi: è vero che il centrosinistra è stato sonoramente sconfitto, ma è anche vero quel che diceva Cossiga e, cioè, che la Sardegna non l’Abruzzo; e se il popolo comincia ad incazzarsi, e a incazzarsi di brutto, le responsabilità di un potenziale scollamento sociale saranno TUTTE del centrodestra isolano.
Si è presa la gente per fame, e questo è un atto vile che meriterebbe maggiore riflessione e che grida vendetta. L’ENI ha deciso di andare? Bene, paghi i disastri ambientali come prescrivono le leggi e si levi per sempre dalle balle: con Soru sarebbe accaduto lo stesso e, se fosse acccaduto lo stesso, si sarebbero presto udite le carampane al grido di “Disastro!”, “Fallimento!” ecc., ecc. Invece di questo bel teatrino, siamo stati costretti a sorbirci le processioni last-mimute dei ministri in carica, le telefonate a Putin e quelle fatte al direttore dell’ENI. In poco meno di 120 giorni, 120 GIORNI, la Sardegna ha perso tutto ciò che poteva perdere in termini di pudore, dignità, futuro, vergogna e FACCIA. Il comportamento spietato e terroristico dei dirigenti ENI è soltanto l’ultimo atto di questa maldestra sceneggiata.
Di fronte a tutto questo l’unica parola d’ordine che mi viene da dire, in culo al pragmatismo, è una sola: INDIPENDENZA.
Daniele
cerchiamo di salvare il salvabile… lancio un progetto… non so, mi cadono le braccia. C’è una leggerissima crisi internazionale che si sta abbattendo in particolar modo sull’isola e lui vuole “parlare”. Ho capito che non vuole correre il rischio di essere paragonato a Soru, ma ditegli che neanche l’esatto opposto va bene.
Il progetto di rilancio sarebbe dovuto essere giá bello che pronto da prima delle elezioni. In questo momento non si ha bisogno di chiacchiere e promesse, si ha bisogno di sovranitá e di persone capaci. Non mi pare che il governatore si stia prodigando troppo per ottenere questa sovranitá, ma dopo tutto lui è quello che “non ha paura di chiedere aiuto al governo amico”.
Quello che fa rabbia è che i sardi, con la recente forte astensione dal voto, un chiaro segnale lo hanno lanciato al governatore e non mi è sembrato che fosse di approvazione del suo operato o modo di fare.
Secondo lui i sardi che stanno perdendo il lavoro o che giá non lo avevano dovrebbero sedersi ad aspettare che parli con gli altri e che scriva un progetto sul nuovo sviluppo?
Per favore, ditegli di iniziare a farsi rispettare, se non per lui, per i sardi che rappresenta.
Ah, ovviamente concordo con la parola d’ordine di Andrea: INDIPENDENZA… anche se per quanto mi riguarda l’incapacitá del governo regionale o nazionale c’entra ben poco: la trovo solamente la cosa migliore per la Sardegna e oltretutto non penso che gli italiani ci perderebbero nulla, anzi, avrebbero solo da guadagnarci.
tiago
Il peggio deve ancora venire e con grandi uomini come questi, di esclusiva ossessiva cultura cementizia e mattonara, arriverà inesorabilmente. La deriva verso la nuova, definitiva colonizzazione, è inarrestabile. Una prefigurazione, fra non molti anni, si è avuta dalla spocchia, boria e arroganza di un Briatore che riempie di autorizzati gazebo la spiaggia ex magica di Capriccioli. Un tempo aperta alle passeggiata di Karim e della matrigna Begum, dei Guinness e dei Mentasti, dell’aristocrazia inglese, della principessa Margaret, di grandi nomi della cultura e dell’arte internazionale e ora “berlusconizzata” nella versione cafonal e pacchiana briatoresca e santanchesca. Il boschetto di ginepri protetti e la macchia che era da sempre il rifugio delle famiglie di Arzachena sono stati spazzati via per far posto ai gazebo. Un pacifica contestazione, cui si sono uniti tanti “continentali” e stranieri (“protestate ora, dopo che avete bocciato Soru”), ha avuto come replica la denuncia di Briatore contro un operaio che aveva poggiato la sua borsa da mare nel sacro recinto tra i gazebo e la battigia. Ecco, saremo trattati così, espulsi dalle nostre ex spiagge, ospiti nella ex casa nostra, al massimo camerieri nelle ville, villaggi e alberghi che gli ascari nostrani fanatici del “dio cemento” faranno costruire sulle spiagge ai vecchi e prossimi dominatori-colonizzatori. Non c’è più niente da fare, in questa Sardegna tribale e gregaria. Sempre prona a “chie venit dae su mare”, entusiasticamente vocata alla violenza sacrificale contro chiunque pretenda di darle dignità e rappresentanza in posizione apicale, inaccettabile nell’incultura dell’invidia autolesionistica. E’ bene dirlo forte e chiaro: la Sardegna si è autocastrata, si è scelta ed ha come coerente e imbarazzante rappresentante Ugo-Pasquale e se lo terrà. Sotto questo Cappellacci, niente di testa, cuore e coglioni
tiago
Ecco cosa dichiarava il nostro Governatore il 13 Febbraio scorso:
“L’accordo raggiunto questa mattina dal Governo Berlusconi sulla filiera del cloro è un grande TRAGUARDO per l’industria chimica in Sardegna. Ci permetterà di salvaguardare un patrimonio economico molto importante per la nostra Isola, soprattutto per il difficile periodo di crisi che stiamo attraversando.
L’impegno costante del Ministro Claudio Scajola, che in tutti questi mesi ha gestito le trattative con Ineos, Safi ed ENI, per la salvezza del comparto e per la salvaguardia dei lavoratori sardi, è il modello di Governo che auspichiamo per il raggiungimento degli obiettivi di cui la Sardegna necessita”.
Ed ecco il commento entusiastico di Laura Piroddi:
sabato 14 febbraio 2009 ore: 14.52
Laura Piroddi:
“Grazie Ugo e grazie al governo di Silvio..avete SALVATO 1.100 DIPENDENTI, compreso mio padre!!! Ve ne sarò sempre grata!!!!”
tiago
Ugo, ora incatenati con loro.Condividi
Ieri alle 15.13
Breve rassegna degli spot che il presidente Ugo Cappellacci ha rilasciato a 4 colonne sui giornali amici riguardo la crisi del comparto chimico di Porto Torres.
Per mesi lavoratori e sindacati sono stati illusi dalle promesse del Presidente (e del governo nazionale “amico”) sulla possibilità di salvataggio del polo industriale turritano.
Il compito della politica deve essere quello di fornire risposte e risolvere problemi. Gli annunci trionfali, le promesse da marinaio, gli amici Ministri a Roma, i titoli ottimisti in prima pagina sull’Unione Sarda fanno solo aumentare la rabbia di chi, dopo essere stato illuso, si ritrova a fare i conti con uno spettro che per mesi la Giunta regionale sembrava aver scongiurato.
Il G8 scippato e la Sassari Olbia, il collegio Sardegna per le Europee, il dimezzamento delle liste d’attesa nella Sanità e l’assegno per i disoccupati da fare entro i primi 100 giorni, la chiusura dell’Eurallumina e la serrata del Petrolchimico di Porto Torres.
In tutti i questi casi si sono registrati solo dei clamorosi fallimenti della Giunta regionale, per di più farciti da promesse e rassicurazioni puntualmente smentite dai fatti.
Ugo, ora fai come hai promesso il 16 maggio 2009 a Porto Torres: Incatenati insieme agli operai. Lucchetto e catene li portiamo noi.
2 gennaio 2009. Cappellacci: «Ci batteremo con determinazione – ha aggiunto Cappellacci – per difendere e tutelare le oltre 6.000 buste paga».
18 marzo 2009. Chimica, tremila buste paga in salvo. Ugo Cappellacci, sorride all’accordo: «Siamo soddisfatti e non avevamo dubbi sul fatto che gli impegni che erano stati assunti dal governo e in particolare dal ministro sarebbero stati rispettati. Speriamo», prosegue Cappellacci, «che questa notizia sia di buon auspicio per altre che riguardano le situazioni di sofferenza dell’apparato produttivo isolano».
28 marzo 2009. Sartor lascia, colpo mortale per la chimica.
31 marzo 2009. Chimica, accordo Salvi tremila operai. L’accordo mette in salvo oltre tremila lavoratori del polo petrolchimico isolano, fino a ieri in bilico. Soddisfatta la Regione: «È il risultato di un lavoro di squadra», ha detto il governatore Cappellacci.
«Siamo molto soddisfatti», commenta il governatore, Ugo Cappellacci, «siamo arrivati all’obiettivo grazie soprattutto al lavoro del presidente Berlusconi e del ministro Scajola».
2 aprile 2009. «Entro sei mesi il Piano di sviluppo».Cappellacci ha annunciato di aver chiesto «al Governo che attivi presto il tavolo nazionale sulla chimica, vigileremo sul ruolo dell’Eni», ha detto, «perché disimpegnarsi dall’industria chimica non è più accettabile».
30 aprile 2009. Cappellacci incontra Scajola: il rilancio di Porto Torres e Assemini è strategico. Scajola ha spiegato a Cappellacci che è in contatto costante con i vertici dell’Eni “per trovare una soluzione congrua che soddisfi tutte le esigenze, da quelle di carattere imprenditoriale a quelle dei lavoratori e dei territori”.
14 maggio 2009. Ore 9: blitz di Cappellacci al petrolchimico. <Abbiamo dato al presidente elementi utili per comprendere la gravità della situazione. Ho proposto una moratoria di due mesi sulle procedure di fermata degli impianti e dei licenziamenti, per creare quel tavolo tecnico utile per risolvere l’emergenza».
15 maggio 2009. Cappellacci: ”oggi stesso il ministro dello Sviluppo Economico Scajola per chiedergli che entro questo mese l’Eni presenti il piano di sviluppo della chimica’.
15 maggio 2009. Cappellacci: «La Sardegna non perderà la chimica».
16 maggio 2009. «Il petrolchimico resterà in Sardegna» Ho chiesto al governo di avviare l’iter di commissariamento della Vinyls: l’amministrazione straordinaria consentirebbe di salvare le buste paga e di pensare al rilancio del ciclo del clorosoda.
16 maggio 2009. Nella partita con Sartor, ha assunto un atteggiamento inaccettabile», tuona il governatore. Il messaggio è diretto ai tremila sardi che rischiano il posto: «Sono pronto a incatenarmi con voi e a mettermi a capo della protesta nei confronti delle istituzioni nazionali e dell’Eni, se gli impegni assunti non verranno rispettati».
21 maggio 2009. “Io sono qui per confermarvi – ha dichiarato Cappellacci – che la Regione difenderà il petrolchimico. Ho chiesto formalmente al ministro Scajola di avviare l’iter di commissariamento di Vinyls e di attivare il processo che porti all’apertura di un tavolo di lavoro che riguardi tutte le problematiche industriali dell’isola”.
22 maggio 2009 Cappellacci: “chiamerò il ministro dello Sviluppo Economico Scajola per chiedergli che entro questo mese l’Eni presenti il Piano di sviluppo della chimica”.
4 giugno 2009. Chimica, salvataggio più vicino. La giunta cappellacci soddisfatta: «Risulta fondamentale che il Governo assuma un ruolo chiave per consentire l’ammissibilità della proposta Vinyls Italia alle procedure di amministrazione straordinaria».
7 giugno 2009.«Serve un tavolo con il Governo”.
18 giugno 2009. Eni, 700 milioni per salvare la chimica.
19 giugno 2009. «L’avevamo detto: stiamo lavorando con determinazione nell’interesse della struttura produttiva sarda. Siamo stati di parola»
25 giugno 2009. «Salviamo i posti della chimica» Cicu: il Governo abbasserà le tariffe energetiche.
8 luglio 2009 Chimica: Eni ferma Porto Torres dal primo agosto.L’ha annunciato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, spiegando di aver ricevuto la comunicazione con un brevissimo preavviso. Cappellacci: è inaccettabile.
Saverio di Senorbì
Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.
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Cicu, Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia : BRAVI! Cosi si fa!
Ora fate un ulteriore mossa e varate la Fondazione ” QUATTRO MORI e DUE DI PICCHE”.
Vi prenderete tanti bei finanziamenti e potrete continuare ad indignarvi e gettare la spugna con gran dignità.
Intanto la Sardegna continua ad andare a fondo. Ma anche questo, a ben vedere, è un fertile terreno di nuove opportunità elettoralistiche.