Entries from: giugno 2009

Urge giallista della scuola sarda, farei scrivere Elias Mandreu, Marcello Fois o Francesco Abate

Costa Smeralda, corpo di una 39enne estone trovato in una piscina

OLBIA - Il corpo di una donna di nazionalità estone è stato trovato sul fondo della piscina a forma di cuore di una villa a Porto Rotondo, in Costa Smeralda. La donna, Natalia Vinogradova, estone, 39 anni, è annegata. L’allarme è scattato attorno alle 7.30. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la polizia. Le circostanze del decesso non sono chiare, anche perché qualcuno dei vicini ha riferito di aver sentito urla provenire dal luogo dove il cadavere è stato trovato. Sul corpo, però, non appaiono segni di violenza. Per recuperare il cadavere della donna è iniziato lo svuotamento della piscina. Il corpo è infatti adagiato sul fondo della vasca, da qui l’ipotesi che la morte sia superiore alle 10 ore). La donna, in costume da bagno, potrebbe essere un’ospite dell’abitazione, ma il proprietario della lussuosa villa, un noto commercialista di Roma che non si trova in Sardegna, contattato dagli inquirenti avrebbe detto di non saper nulla e di non aver dato ospitalità ad alcuna donna.

INDAGINI - Sono aperte tutte le ipotesi, compresa quello dell’omicidio. Sul luogo dell’omicidio, Villa Allegra sono arrivati il procuratore capo della procura di Tempio Pausania, Mario D’Onofrio, e il sostituto Elisabetta Caligaris.

 UPDATE. Ho aderito alla manifestazione organizzata dal Riformista e Radio radicale a sostegno dei ragazzi di Teheran. L’incontrò si terrà alle 19 in piazza Farnese a Roma.

Dalla parte della rivoluzione verde di Teheran

 

La folla a Teheran chiede democrazia

La folla a Teheran chiede democrazia

Film di Stato… e di Regione

Sonetaula di Mereu

Sonetaula di Mereu

In questi giorni in Commissione Cultura si discute delle proposte di legge di Carlucci (Pdl, n. 136) e Barbareschi, recanti il titolo “Legge quadro per lo spettacolo dal vivo”. Un aspetto decisamente positivo della proposta è quello riguardante la tutela prevideziale degli artisti e degli operatori del settore. Oltre a indicare in concreto le linee di intervento generale per la promozione e lo sviluppo dello spettacolo. Tuttavia è bene ribadire un concetto: l’eccesso di statalizzazione, conseguente all’interesse della politica e degli enti locali nella promozione e nella tutela dello spettacolo, può avere un brutto rovescio della medaglia: la pratica tutta italiana di utilizzare i fondi per scambiarsi favori politici, finanziare sterili opere viziate da un fervore ideologico estraneo al metodo meritocratico, sistemare gli amici degli amici nei settori nevralgici riguardanti l’amministrazione degli enti lirici, dei teatri e via discorrendo.

In particolare, è difficile discernere tra diverse sensibilità, fermo restando che un’opera di scarso valore artistico si riconosce subito. Per quanto riguarda il ruolo dello Stato e degli enti locali voglio ripetere, senza stancarmi, che dobbiamo evitare l’eccesso di statalizzazione. Lo Stato può anche promuovere dei progetti di sostegno per la ricerca di nuovi talenti nel campo della musica leggera, ma una volta che ha definito questi progetti, prima di erogare i finanziamenti deve essere scrupoloso nell’accertarsi che i soldi finiscano in mani giuste e – aggiungerei – fruttifere. E non mi riferisco ai musicisti, ma alle personalità che si dovranno occupare della promozione. In questi casi l’onestà, il merito e la chiara fama artistica hanno la preminenza. Lo stato e gli enti locali devono impegnarsi per promuovere e sostenere le manifestazioni dal vivo, supportare i talenti. Di sicuro non devono aprire scuole regionali per veline o organizzare concorsi di bellezza spacciati per “arte”.

Recentemente, per quanto riguarda il cinema, ci sono stati film che non sarebbero mai esistiti se non fossero stati finanziati dallo Stato: faccio un esempio. Nel periodo 2001-2005 lo Stato ha finanziato 243 film, di cui 155 hanno visto la luce nelle sale cinematografiche, contribuendo al 14.3% degli spettatori presenti nei cinema. Rimangono quasi 100 opere finanziate che non trovano sbocco: un fallimento sul quale Piero Sansonetti ha invitato a riflettere con argomentazioni convincenti.

Anche in Sardegna Andrea Massidda, su La Nuova Sardegna, si è chiesto che fine ha fatto la nouvelle vague dei registi sardi e punta il dito contro la classe politica rea di voler mettere le mani dappertutto. Per mio conto, quanto già detto sopra vale su tutto il discorso, in orizzontale e in verticale, dalla regione allo stato.

Scrive Massidda dei classici vizi della politica e dei conflitti di interesse nelle commissioni che devono decidere i finanziamenti: “Per esempio Gianluca Arcopinto, produttore di «Sonetaula» di Salvatore Mereu e di «Tutto torna» di Enrico Pitzianti, opere sostenute dal ministero per i Beni culturali, ma realizzate anche grazie a un discusso contributo elargito arbitrariamente dall’ex governatore Renato Soru con i fondi della presidenza

L’aspetto più generale della faccenda è che lo Stato produce brutti film, che non verrebbero mai alla luce se non fosse per il finanziamento. Insomma, non c’è la giustificazione artistica, ammesso che tale possa ritrovarsi in un film chiaramente di cassetta. Lo scarso successo delle opera finanziate dallo Stato mette in difficoltà le maestranze, riconosciute come di alto valore (come dimostrano i numerosi Academy Award del settore), in quanto continuare a produrre film inutili risulta essere più un palliativo che una soluzione che alla lunga non paga. La proposta di legge in discussione in questi giorni, a tutti i livelli dello spettacolo, dalla musica al teatro, mi sembra meritoria, soprattutto per la questione previdenziale.

Sul cinema e i finanziamenti: http://www.cineconomy.com/

Tra Gheddafi e Ahmadinejad

Bisogna dire che quando Berlusconi si muove si crea un casino indefinibile. Gente che vuole fare autografi, scattare foto, stringere la mano. Berlusconi è circondato da odio e amore, più il secondo a dire il vero, anche se genera un odio viscerale difficile da contenere (soprattutto in chi ha l’onere di dover riempire un foglio di giornale o vendere libri).

Sarà stato sorpreso dell’accoglienza riservata a Gheddafi? Ho come la sensazione che il leader libico si sia abbandonato al non proprio scontato successo personale, godendosi il pomeriggio romano e snobbando il presidente della Camera, che ha fatto benissimo a cancellare l’incontro. Abbiamo trattato Gheddafi come se fosse un grande leader morale: invece anch’egli ha molto da farsi perdonare. Quando gli USA lo attaccarono direttamente a Tripoli, lui rispose lanciando missili contro l’Italia. Un paese serio può chiedere scusa per le atrocità commesse al tempo del colonialismo, ma non può nemmeno far finta di niente.

Intanto Ahmadinejad ha preso oltre il 60% dei voti – la politica di contrapposizione paga, al netto dei denunciati brogli elettorali. Il mondo arabo e mussulmano è difficile da capire, anche se suscita estrema curiosità e spesso giusta ammirazione per la ricchezza della cultura. Il Mediterraneo è come una cerniera, che può stringersi e unirsi oppure scollarsi definitivamente. I nostri dirimpettai non accettano più la retorica del Mare Nostrum, che non è nostrum da tempo immemorabile. Certo che per l’Italia, nanopotenza diplomatica, esso risulta l’unico sbocco credibile per una politica estera che sappia farsi valere.

Intanto, sarebbero almeno cento i riformisti iraniani arrestati nella notte tra ieri e oggi. Tra loro ci sarebbe anche il fratello dell’ex presidente Mohammed Khatami. Lo ha dichiarato Mohammed Ali Abtahi, che fa parte del gruppo dei riformisti. “Sono stati portati via dalle loro case nella notte”, ha detto Abtahi, aggiungendo di aspettarsi che nelle prossime ore vengano effettuati altri arresti. Spero che il governo italiano muova la propria diplomazia in sostegno dell’ opposizione al leader iraniano uscito vincente – si fa per dire- dalle urne. Giustamente Frattini aveva annullato una visita nei giorni scorsi, proprio per non legittimare il governo uscente.

Per capire qualcosa di più sull’ Iran attuale e soprattutto sui movimenti che non si riconoscono nel presidente Ahmadinejad suggerisco: Azar Nafisi “Leggere Lolita a Teheran” (Adelphi ) e Tirdad Zolghdar “Softcore” (Isbn)

Cultura e incultura

Continuo a ribadire la mia contrarietà riguardo alla laurea honoris causa al colonnello Gheddafi. E’ vero: per anni il mito degli “italiani brava gente” ha gettato una coltre di nebbia sulla colonizzazione italiana della Libia. Gli italiani non si sono solo comportati male, cioè da colonialisti nella media, ma hanno fatto di peggio, soprattutto quando si è trattato di reprimere l’indipendenza libica. Fatte le scuse, non credo che si possa considerare Gheddafi meritevole di una laurea in giurisprudenza. L’Italia con la Libia sta pagando ed è giusto che paghi. Questa laurea però, da un ateneo sardo, è una contraddizione pazzesca. Le lauree ad honorem in diritto, per quanto mi riguarda, dovrebbero essere sempre attinenti a un concetto chiaro: democrazia.

Sempre sul tema cultura: ho appena presentato una interrogazione a risposta in Commissione sulla Biblioteca Nazionale di Firenze, chiedendo che il Governo si faccia carico della situazione: non abolire i prestiti pomeridiani, tenere nel giusto conto gli istituti di cultura come quello di Firenze e di Roma.

Intanto viene scoperto che si volevano fare degli attentati al G8 de La Maddalena. Al di là dell’ingiusto spostamento, il problema della sicurezza, in un luogo del genere, è stato quasi sempre insormontabile.

Un italiano ferito gravemente in Afghanistan. A volte mi chiedo perché le nostre missioni non ricevano adeguata copertura mediatica. Ce ne ricordiamo solo in questi momenti molto gravi.

Scalfarotto, quando buone idee e web non bastano

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Non ci crederete ma, dopo i risultati della mia Sardegna, ho cercato di capire se Ivan Scalfarotto ce l’avesse fatta o meno.

Scalfarotto era candidato in un difficile collegio del nord. Ha preso circa 23 mila preferenze, il Pd ha dato ordine di votare gli uomini di partito e non è stato eletto. Un po’ come succede ovunque. Controllo del partito uguale elezione quasi sicura.

Mi spiace, sinceramente. Non conosco Scalfarotto ma credo che potesse portare elementi di chiarezza in un Partito Democratico che non si capisce che cosa cavolo sia. Un po’ laico, un po’ cattolico, appena appena riformista, intransigente o debole con gli immigrati e così via: confusione. Ma ho tifato per Scalfarotto anche per capire quanta influenza elettorale potesse avere il web. E, mi pare di poterlo dire con una certa sicurezza, in Italia poca o nessuna. O meglio: ti aiuta a far circolare le buone idee di base, crea una corrente tranquilla di aficionados, ma poi alla lunga non costruisce i consensi necessari per le elezioni.

L’America di Obama è lontana e qui da noi, in questa strana Italia del 2009, valgono sempre le vecchie regole. Se sei fuori dal circuito del partito ti segano. Come già scrissi: a Obama internet servì a rinforzare la pubblicità negli altri media, a finanziarla, ma soprattutto a imporre un personaggio presso strati di voto che potevano influire.

Il fatto è che da noi bisogna andare in tv. Senza Floris, Vespa o Matrix sei poca cosa. Il tuo blog super partecipato non è in condizione di competere alla pari. Se i giornali e le tv spingono la Serracchiani stiamo certi che diventerà un fenomeno anche se le cose che dice non sono per niente trascendentali.

Magari, ma non ne ho la controprova, al posto di Scalfarotto avrebbe potuto farcela un Luca Sofri. Non entro nel campo del merito ma parlo della pura e semplice notorietà. Se hai passato la vita in tv come David Sassoli sei eletto sicuro, partito o non partito.

L’Italia è indietro. Internet, checché se ne dica, è affare per pochi. Vogliamo rinnovamento, buona politica, idee fresche: poi la gran parte dei cittadini se ne frega e vota i vecchi tromboni.

(Oddio, ho pure pensato che il futuro di Scalfarotto fosse dentro Fare Futuro. Non sono stato il solo).

Astensionismo e identità

L’astensione l’ha fatta da padrona, è il principale partito sardo e se io avevo pronosticato che ci sarebbe stata, non avevo comunque previsto i motivi. O meglio, mi sbagliavo. Calcolavo infatti che in tanti si sarebbero astenuti per confermare la situazione politica attuale, un’astensione matura, come dire: ci sta bene la situazione attuale, le Europee non ci servono per scomodare il premier.

Invece penso di aver sbagliato, per quanto riguarda la Sardegna: come detto nel comunicato, la Sardegna ha fatto un po’ pagare lo spostamento del G8 a La Maddalena, voluto per motivi economici e di solidarietà e penso anche la vicenda della Sassari-Olbia. Una vicenda dolorosa sotto tutti gli aspetti.

Il capogruppo in consiglio regionale del Pdl Mario Diana si mostra preoccupato: sono d’accordo con lui. Il Pdl sardo non è ancora nato e se ne sente un gran bisogno. Ci vuole organizzazione, buone idee, capacità di rinnovare. Altrimenti la vittoria delle regionali rimane monca e in giro comincio a sentire che almeno Soru procedeva senza alcun timore. Nei prossimi giorni proverò a proporre qualche idea, senza che questa possa essere scambiata per polemica. Ci sono molte cose da fare: nell’urbanistica, nell’impresa, nella cultura.

Dobbiamo collegarci con i settori innovativi della società sarda e abbandonare vecchie strade improduttive. Il governo regionale è molto concentrato sulla chimica: bisogna salvare i posti di lavoro. Ma quel genere di industria non rappresenta il futuro dell’Isola. Non è lì che si gioca il futuro. Ci sono, lo ha annunciato Giorgio La Spisa, 6 miliardi di euro di fondi europei da spendere. Che idee abbiamo?

A livello nazionale il PDL sconta la sua giovane età e il deserto dietro Berlusconi: attenzione, deserto apparente. Bisognerebbe innaffiare la terra per far germogliare i semi. E’ che ancora non sono stati del tutto piantati, a volte manca l’acqua, a volte ci sono cattive radici da estirpare. Ma questo processo va visto con animo positivo, il PDL ha perso due punti e mezzo a livello nazionale e credo di essere d’accordo col prof. Campi, quando afferma che il Governo ha pagato la cattiva pubblicità del “caso Noemi”, che Berlusconi considera alla stregua di un attacco personale, peraltro molto violento. Per Campi la sconfitta non è eclatante ma mette il premier nella situazione di doversi immediatamente riscattare nel G8 de L’Aquila.

Ecco perché, alla luce del grande risultato della Lega, è importante supportare l’azione di Fini. Il presidente della Camera apre dibattito e si preoccupa di quello che potrà succedere tra quattro anni, con una società cambiata e con un premier magari con altre ambizioni. Un partito che discute, meno ingessato, più corsaro nella battaglia delle idee, meno incline a pensare che Berlusconi possa risolvere per sempre tutti i problemi è quanto di meglio possa esserci.

Europee, prime valutazioni

E’ l’una di notte, proiezioni su dati parziali dunque possibilità di essere smentiti clamorosamente. Sbagliato e fuorviante comparare politiche con europee. Pathos e interessi completamenti diversi. Ancora: l’ astensionismo in tutta Europa dice che i cittadini non credono in una istituzione che continuano a vedere lontana e inutile. In ogni caso il vecchio continente vira decisamente a destra.

1) Il Pdl non sfonda e perde un punto e mezzo-due. Gli astenuti, moltissimi, sono soprattutto di centrodestra. Qualcosa non quadra anche se l’alleanza di governo tiene e può andare tranquillamente avanti.

2) Migliora la Lega: le politiche di Bossi sono quelle riconoscibili. Federalismo e sicurezza cavalli di battaglia sicuri e il Pdl lascia fare. Ha ragione Fini dunque a contrastare con politiche di tipo diverso. E’ ipotizzabile che molti pidiellini abbiano votato per la Lega

3) Con una campagna ossessiva e priva di contenuti il Pd riesce tuttavia a salvare la ghirba. Surreale che gli esponenti del partito di Franceschini urlino vittoria: il risultato di Veltroni era più 6,8. Ma, ripeto, le politiche sono veramente un’altra cosa.

4)Di Pietro raddoppia e metterà un cappio al collo al Pd nel prossimo futuro.

5) Efficace ma senza sbocco politico se non fa alleanze il partito di Casini.

6) Sotto il 50% l’affluenza alle urne in Sardegna. La gran parte dei cittadini non ha sentito la competizione. Sono curioso di conoscere i risultati dei partiti e gli eletti per poi fare un commento approfondito.

UPDATE: Europee/Sardegna, Murgia: Centro-destra penalizzato da perdita G8 Parlamentare sardo Pdl: l’astensione l’ha fatta da padrona

Cagliari, 8 giu. (Apcom) – “In Sardegna l’astensione l’ha fatta da padrone”. Lo dichiara Bruno Murgia, parlamentare del Pdl, commentando il voto alle Europee nell’isola. “Il risultato del Pdl complessivamente soddisfa, ma oltre all’avanzata del Pd dobbiamo registrare un forte astensionismo che ci ha penalizzati.
Le cause? Direi che sono state elezioni poco sarde, mentre la Sardegna affronta gravi problemi. Hanno giocato un ruolo fondamentale la perdita del G8 e le promesse mancate sulla Sassari-Olbia, che i sardi hanno percepito proprio male”.

“Su temi del genere – insiste Murgia -  chiediamo più presenza al governo nazionale. Detto questo, il Pdl sardo non deve assolutamente smarrire la bussola del cambiamento, soprattutto nelle politiche di sviluppo che non possono rimanere ancorate ad un concetto fallimentare di industria”.

Perché il PD perderà definitivamente

1. Hanno perso tempo a inseguire il gossip e gli affari privati del premier. Sul caso dei voli fanno finta di non ricordare chi da ministro dell’Unione volava a guardarsi i gran premi di formula uno. Caso archiviato. Sarà archiviato anche Berlusconi.

2. Non si è capito bene cosa vuole il PD. Non si sa bene che gruppo parlamentare europeo sceglierà. Danno l’idea di temere più Di Pietro che Berlusconi.

3. Siamo tornati agli appelli simil-’48: o noi o il caos. Il fatto che accusino Berlusconi di fare lo stesso è relativo. Intanto ci sono molte amministrazioni in gioco. E’ questo quello che temono maggiormente.

4. Il PD non ha ancora trovato la formula vincente. Insegue Berlusconi, tra gaffes terribli (come Franceschini sui figli di Berlusconi) e desiderio di emulazione. Ma le Europee chiariranno una volta per tutte che è un progetto di medio corso perdente, nonostante l’idea originaria di Veltroni fosse vincente.

5. Il problema è sempre lo stesso: è difficile conciliare due storie troppo dissimili. Anche con la volontà e l’impegno profusi in questi anni, che meritano rispetto.

20 anni fa la fine del sogno comunista

Pechino, 20 anni fa

Pechino, 20 anni fa

Il socialismo reale non è morto definitivamente con la Caduta del Muro. Io penso che la Strage di Piazza Tiananmen, avvenuto proprio venti anni fa, rappresenti il punto focale del crollo di un sistema che prima di tutto era stato ideologia e per molti milioni di persone speranza.

A Pechino in quei giorni era presente l’allora capo dell’URSS, già agonizzante, Mikhail Gorbacev. Quanti ricordi legati al glamour perestrojkano della coppia presidenziale russa: Raissa più Mikhail, l’uomo della voglia e del dialogo. Non ne parlo con nostalgia, però anche la politica estera, con quei megavertici sul disarmo atomico, sembrava avere un altro senso.

E’ proprio simbolico comunque che quella strage sia stata consumata facendo entrare Gorbacev dalla porta di servizio del palazzo presidenziale. La Cina voleva far vedere al mondo, o non far vedere all’alleato mai troppo amato, che il suo sistema di sviluppo funzionava meglio di quello di Mosca. Invece, entrambi erano giunti al capolinea.

I cinesi però sono stati camaleontici e non scontano quella divisione culturale ed etnica che attraversava il grande impero sovietico (con l’eccezione del Tibet e di altre province). L’Urss ha perso molte repubbliche che avevo conquistato. La Cina è granitica, ma ha dovuto iniettarsi molte dosi di libero mercato, per riuscire a registrare una crescita economica convincente, in grado di darle un ruolo internazionale. E’ un gigante comunista, totalitario, ma non rappresenta di certo il sogno utopistico realizzato.

Perchè il socialismo reale, il comunismo, la promessa della dittatura del proletariato è fallita? Io penso che sia in qualche modo congenita la proprietà privata nell’Uomo, un bisogno di dominio personale dei propri beni alquanto insopprimibile. Anche le famose terze vie hanno fallito: si pensi al Nazismo, al Fascismo. Sono tentativi di produrre un’economia di stato dalla parte della borghesia, mentre il Comunismo voleva portare in alto le classi operaie, nella visione tutto sommato fotografica dell’apparato industriale di allora.

Oggi la liberazione delle classi disagiate non partirebbe dagli operai, ma dai precari, ovvero da quei lavoratori sacrificati dall’uso imperante dell’automazione, soprattutto se tecnologica. Certo, la visione bucolica, anti-sistema, che piace tanto a destra quanto a sinistra, non può essere considerata realistica. Non è una risposta, come non era una risposta eliminare le classi, sovvertire i meccanismi di produzione, eliminare il capitale privato e controllare il potere. Lo schiavismo creato dal capitalismo, nelle sue forme più aggressive, soprattutto a partire dallo sviluppo delle grandi potenze mercantili, non è dissimile dallo schiavismo generato dal socialismo reale, che ha sempre avuto bisogno della forza bruta dei militari per tenersi in piedi. La strage di Piazza Tiananmen è solo la conferma di un andazzo che abbiamo vista ripetersi oltre il Danubio, o in certe repubbliche popolari africane, per non dire del Sud-Est asiatico.

Io penso che una forma di sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo sia in qualche modo irriducibile. La si può ovviamente superare con la forza delle proposte politiche, se queste hanno interesse a guardare il bene comune, che è una prospettiva molto più rassicurante del “bene comunitario”. L’Uomo è irrimediabilmente proprietario di sè stesso e delle sue ambizioni: il Capitalismo, per quanto bieco, aggressivo e sfacciato, tende ad assecondare questo istinto naturale, perché l’Uomo è anche un animale sociale per definizione. Crede cioè nel valore della società, nella condivisione di interessi, valori, tradizioni. Per questo sono nate le nazioni, per questo le religioni fungono da collante, per questo abbiamo anche la democrazia.

Il peggior difetto del Comunismo è stato quello di aver voluto mettere il piede sopra le libertà umane, sopra il desiderio di ambizione e sviluppo della personalità, così ben tracciato dalla nostra Costituzione repubblicana. Si può volere il bene comune, a patto di realizzarlo rispettando ciascun bene individuale, nell’accezione più spirituale possibile.

Venti anni dopo la Cina non è ancora una nazione libera, ma non è impossibile sperare che la lezione di Piazza Tiananmen sia servita a capire che la repressione non può vincere un istinto naturale. E che certo, i soldi non sono tutto, e il discrimine tra chi ne ha e chi non ne ha, rende la Cina una nazione fondamentalmente ingiusta. Ma al netto del capitale circolante, ciò che la rende definitivamente ingiusta è la mancanza della libertà di espressione.

* Sulla vita dello studente nella foto: leggi Rampini.