Il caso Iran dimostra un fatto inequivocabile: Internet è lo strumento dei popoli.

150.000 iraniani iscritti su Facebook, consapevoli delle libertà estreme che una finestra sul mondo può regalare si sono messi d’accordo per protestare. Hanno ragione gli analisti, ha ragione Obama: in fin dei conti Moussavi non può essere tanto diverso da Ahmadinejad, perchè il potere è nelle mani degli Ayatollah e le forze politiche iraniane, benché chiamate riformatrici, sono espressione della Rivoluzione Islamica. Non dimentichiamolo mai. Ricordate le speranze riposte in Khatami e negli studenti in Teheran? Noi tutti in Occidente ci speravamo, ma ci speravamo nella misura in cui non conoscevamo bene quella cultura.

Persino l’incidente diplomatico con la Gran Bretagna deve insegnarci a vedere le cose con la giusta lente. E’ probabile che in questo frangente abbiano ragione i nostri amici britannici, ma non possiamo certo dimenticare che il novanta per cento dei casini di quell’area sono dovuti al disimpegno e alle false promesse britanniche (con annessi colpi di stato, per l’appunto). Questo anche per dire che metà dell’antiamericanismo mondiale è bello che sprecato…

Tornando al web, la potenza mediatica non tradizionale della protesta iraniana illumina sul fatto che oggi potrebbe bastare un po’ di cervello, coraggio, un computer e una linea adsl per far scattare la rivoluzione. Troppo ottimista? Ovvio, in Honduras i militari non hanno aspettato di caricare i loro profili su Facebook per dare l’assalto al palazzo presidenziale. Grillo ne sarebbe invidioso però…

Resta il fatto che Internet è strumento democratico, per questo è temuto e per questo c’è una gran voglia di regolarlo, passando per la scorciatoia della difesa del diritto d’autore. Come spiegato abbastanza in queste pagine su Internet vive l’individuo. I reati vanno repressi come si reprimono per strada… e farebbe davvero sensazione uno Stato che mostra i muscoli nei doppini e allo stesso tempo promuove indulti perché non riesce a costruire carceri. Per ogni cosa ci vuole misura. E molta, molta informazione.

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