Entries from: giugno 2009

Dalla parte della rivoluzione verde di Teheran

 

La folla a Teheran chiede democrazia

La folla a Teheran chiede democrazia

Film di Stato… e di Regione

Sonetaula di Mereu

Sonetaula di Mereu

In questi giorni in Commissione Cultura si discute delle proposte di legge di Carlucci (Pdl, n. 136) e Barbareschi, recanti il titolo “Legge quadro per lo spettacolo dal vivo”. Un aspetto decisamente positivo della proposta è quello riguardante la tutela prevideziale degli artisti e degli operatori del settore. Oltre a indicare in concreto le linee di intervento generale per la promozione e lo sviluppo dello spettacolo. Tuttavia è bene ribadire un concetto: l’eccesso di statalizzazione, conseguente all’interesse della politica e degli enti locali nella promozione e nella tutela dello spettacolo, può avere un brutto rovescio della medaglia: la pratica tutta italiana di utilizzare i fondi per scambiarsi favori politici, finanziare sterili opere viziate da un fervore ideologico estraneo al metodo meritocratico, sistemare gli amici degli amici nei settori nevralgici riguardanti l’amministrazione degli enti lirici, dei teatri e via discorrendo.

In particolare, è difficile discernere tra diverse sensibilità, fermo restando che un’opera di scarso valore artistico si riconosce subito. Per quanto riguarda il ruolo dello Stato e degli enti locali voglio ripetere, senza stancarmi, che dobbiamo evitare l’eccesso di statalizzazione. Lo Stato può anche promuovere dei progetti di sostegno per la ricerca di nuovi talenti nel campo della musica leggera, ma una volta che ha definito questi progetti, prima di erogare i finanziamenti deve essere scrupoloso nell’accertarsi che i soldi finiscano in mani giuste e – aggiungerei – fruttifere. E non mi riferisco ai musicisti, ma alle personalità che si dovranno occupare della promozione. In questi casi l’onestà, il merito e la chiara fama artistica hanno la preminenza. Lo stato e gli enti locali devono impegnarsi per promuovere e sostenere le manifestazioni dal vivo, supportare i talenti. Di sicuro non devono aprire scuole regionali per veline o organizzare concorsi di bellezza spacciati per “arte”.

Recentemente, per quanto riguarda il cinema, ci sono stati film che non sarebbero mai esistiti se non fossero stati finanziati dallo Stato: faccio un esempio. Nel periodo 2001-2005 lo Stato ha finanziato 243 film, di cui 155 hanno visto la luce nelle sale cinematografiche, contribuendo al 14.3% degli spettatori presenti nei cinema. Rimangono quasi 100 opere finanziate che non trovano sbocco: un fallimento sul quale Piero Sansonetti ha invitato a riflettere con argomentazioni convincenti.

Anche in Sardegna Andrea Massidda, su La Nuova Sardegna, si è chiesto che fine ha fatto la nouvelle vague dei registi sardi e punta il dito contro la classe politica rea di voler mettere le mani dappertutto. Per mio conto, quanto già detto sopra vale su tutto il discorso, in orizzontale e in verticale, dalla regione allo stato.

Scrive Massidda dei classici vizi della politica e dei conflitti di interesse nelle commissioni che devono decidere i finanziamenti: “Per esempio Gianluca Arcopinto, produttore di «Sonetaula» di Salvatore Mereu e di «Tutto torna» di Enrico Pitzianti, opere sostenute dal ministero per i Beni culturali, ma realizzate anche grazie a un discusso contributo elargito arbitrariamente dall’ex governatore Renato Soru con i fondi della presidenza

L’aspetto più generale della faccenda è che lo Stato produce brutti film, che non verrebbero mai alla luce se non fosse per il finanziamento. Insomma, non c’è la giustificazione artistica, ammesso che tale possa ritrovarsi in un film chiaramente di cassetta. Lo scarso successo delle opera finanziate dallo Stato mette in difficoltà le maestranze, riconosciute come di alto valore (come dimostrano i numerosi Academy Award del settore), in quanto continuare a produrre film inutili risulta essere più un palliativo che una soluzione che alla lunga non paga. La proposta di legge in discussione in questi giorni, a tutti i livelli dello spettacolo, dalla musica al teatro, mi sembra meritoria, soprattutto per la questione previdenziale.

Sul cinema e i finanziamenti: http://www.cineconomy.com/