Astensionismo e identità
L’astensione l’ha fatta da padrona, è il principale partito sardo e se io avevo pronosticato che ci sarebbe stata, non avevo comunque previsto i motivi. O meglio, mi sbagliavo. Calcolavo infatti che in tanti si sarebbero astenuti per confermare la situazione politica attuale, un’astensione matura, come dire: ci sta bene la situazione attuale, le Europee non ci servono per scomodare il premier.
Invece penso di aver sbagliato, per quanto riguarda la Sardegna: come detto nel comunicato, la Sardegna ha fatto un po’ pagare lo spostamento del G8 a La Maddalena, voluto per motivi economici e di solidarietà e penso anche la vicenda della Sassari-Olbia. Una vicenda dolorosa sotto tutti gli aspetti.
Il capogruppo in consiglio regionale del Pdl Mario Diana si mostra preoccupato: sono d’accordo con lui. Il Pdl sardo non è ancora nato e se ne sente un gran bisogno. Ci vuole organizzazione, buone idee, capacità di rinnovare. Altrimenti la vittoria delle regionali rimane monca e in giro comincio a sentire che almeno Soru procedeva senza alcun timore. Nei prossimi giorni proverò a proporre qualche idea, senza che questa possa essere scambiata per polemica. Ci sono molte cose da fare: nell’urbanistica, nell’impresa, nella cultura.
Dobbiamo collegarci con i settori innovativi della società sarda e abbandonare vecchie strade improduttive. Il governo regionale è molto concentrato sulla chimica: bisogna salvare i posti di lavoro. Ma quel genere di industria non rappresenta il futuro dell’Isola. Non è lì che si gioca il futuro. Ci sono, lo ha annunciato Giorgio La Spisa, 6 miliardi di euro di fondi europei da spendere. Che idee abbiamo?
A livello nazionale il PDL sconta la sua giovane età e il deserto dietro Berlusconi: attenzione, deserto apparente. Bisognerebbe innaffiare la terra per far germogliare i semi. E’ che ancora non sono stati del tutto piantati, a volte manca l’acqua, a volte ci sono cattive radici da estirpare. Ma questo processo va visto con animo positivo, il PDL ha perso due punti e mezzo a livello nazionale e credo di essere d’accordo col prof. Campi, quando afferma che il Governo ha pagato la cattiva pubblicità del “caso Noemi”, che Berlusconi considera alla stregua di un attacco personale, peraltro molto violento. Per Campi la sconfitta non è eclatante ma mette il premier nella situazione di doversi immediatamente riscattare nel G8 de L’Aquila.
Ecco perché, alla luce del grande risultato della Lega, è importante supportare l’azione di Fini. Il presidente della Camera apre dibattito e si preoccupa di quello che potrà succedere tra quattro anni, con una società cambiata e con un premier magari con altre ambizioni. Un partito che discute, meno ingessato, più corsaro nella battaglia delle idee, meno incline a pensare che Berlusconi possa risolvere per sempre tutti i problemi è quanto di meglio possa esserci.