Gavoi, l’addio di Fois: lascio il festival per salvarlo
In questi giorni Marcello Fois sta scrivendo. E questa non sarebbe una grande novità visto che il romanziere e poeta nuorese scrive da anni, con soddisfazione sua, della Einaudi che lo pubblica e di molti lettori.
Il punto è che Fois si sta concentrando su una paginetta breve e densa di cui darà pubblica lettura a Gavoi nella serata inaugurale del 2 luglio. Oggetto: le sue dimissioni da presidente dell’Isola delle Storie. È l’epilogo brusco di una vicenda politica cominciata almeno due mesi fa, quando Fois ha cercato di ricordare alla giunta regionale che la sesta edizione del festival culturale si avvicina, e con essa si fanno sempre più pressanti le richieste da parte delle banche di garanzie sui finanziamenti. Il meccanismo è quello di sempre, con la differenza che gli altri anni la giunta – compresa quella presieduta da Italo Masala, An – si accollava le garanzie per far vivere il più importante e prestigioso appuntamento letterario della Sardegna.
In sostanza la Regione diceva attraverso una lettera di intenti: care banche state tranquille, date pure i soldi al festival perché noi intendiamo finanziarlo. Quest’anno invece no: la Regione non ha scritto né questo né altro. Un silenzio che ha allarmato molto il presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu (Pd), che sabato ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro «l’incompetenza della Regione che pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa non riesce a dare una risposta ordinaria e permettere così alla macchina organizzativa di mettersi in moto. Chiederò al Consiglio provinciale di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e trovare nel bilancio i 180 mila euro necessari a tutelare questa nostra eccellenza culturale, che ci proietta in Europa e nel mondo, realizzato grazie ad un’intuizione di Marcello Fois». L’assessore regionale alla Cultura, Lucia Baire, ha risposto che «il caso Gavoi» è alla sua attenzione e ha avvertito: «Pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane ed inutile le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a questa manifestazione, se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali tutto potrà essere presto risolto».
Una replica che non ha rassicurato per nulla Fois, che da tempo voleva capire se il suo personale orientamento progressista avrebbe creato problemi di sopravvivenza al festival da lui presieduto, un appuntamento che negli anni ha convocato in Barbagia autori come Nick Hornby, Richard Mason, Niccolò Ammaniti, Joe Lansdale, Giorgio Faletti e Paolo Giordano:
«Da subito – spiega lo scrittore – ho detto alla Regione una cosa abbastanza semplice: scindiamo le due cose, la mia attività personale non ha nulla a che fare con l’Isola delle Storie, non abbiamo mai fatto confusione tra i due piani né qualcuno ha mai cercato di politicizzare il festival: se qualcuno pensa che questo sia il mio festival si sbaglia, se il problema è la mia persona ecco le mie dimissioni». Una posizione semplice, e ancora più semplice è stata la risposta: «Nessuna. Non ho avuto repliche di sorta, non sono mai stato neppure ricevuto dalla Baire».
A questo punto, a poche settimane dall’inagurazione dell’edizione 2009, le dimissioni diventano una strada quasi obbligata. Con una postilla: «Vorrei indicare il mio successore alla presidenza del festival. Un uomo che ama la cultura, di opinioni diverse dalle mie ma rispettoso delle idee del prossimo: Bruno Murgia». Vale a dire il deputato nuorese del Pdl (tendenza Alemanno) che sul suo blog si è schierato accanto all’appuntamento culturale barbaricino scrivendo: «Sono perché il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee». Suona come la presa di posizione di un uomo piuttosto determinato. Magari riuscirà a farsi ricevere in assessorato.
CELESTINO TABASSO per l’ Unione Sarda
Comments
Bobbore
“Se la legge ci confermerà che dobbiamo … ”
Raccapricciante.
freedom
“Un uomo che ama la cultura, di opinioni diverse dalle mie ma rispettoso delle idee del prossimo: Bruno Murgia”.
In questa semplicissima frase di Marcello Fois c’è la scintilla che deve far ripartire le coscienze di tutti,sia quelle spente, a pagamento, per non interferire con le luminarie psichedeliche dei potenti di turno che quelle di coloro, e non sono pochi, che, come Marcello, non hanno mai smesso di alimentare la speranza di un domani diverso.
Ma pensate un pò se il nome di un aennino deve essere fatto dal grande Marcello pur di portare avanti un discorso che, per semplificare, chiamerei “culturale”!!!. Onorevole Murgia, la cosa non le è passata sotto il naso perchè sento in Lei , e non sono fortunatamente l’unico, “la coscienza” dell’uomo che non ha niente a che vedere con la pseudo coscienza di coloro che sono stati chiamati a governare la nostra amata Sardegna. Il Suo post ne è la prova. In queste parole di Marcello Fois non leggo l’abdicazione al nuovo insensibile e grezzo potere ma solo la volontà di mantenere accesa una fiammella di speranza con un gesto di grande dignità umana finalizzato a salvaguardare il valore del “pensiero” in quanto tale, valore elementare e primordiale frutto di riflessione, di valutazione e di critica. Ciò che Marcello mette in gioco non è la “propria” dignità ma la “nostra” dignità ed il diritto di tutti noi a portare avanti dei valori, delle priorità, un tesoro antico che pur di non scomparire deve essere lasciato nelle mani di chi possa essere in grado di custodirlo senza tradirlo. Aggiungerei solo una piccola cosa, all’attenzione dell’on. Murgia: se Lei dovesse rendere conto a se stesso delle soddisfazioni o delle delusioni che il percorso politico Le ha dato sono convinto, forse con colpevole presunzione, che le dimostrazioni di “reale stima e rispetto” non Le sono, e “mai lo saranno” , espresse dal popolo delle pseudolibertà ma dai tanti che, convintamente, trovano in Lei qualcuno in grado di valutare la semplicissima importanza delle “nostre cose” e il dolore che la “castrazione” sull’altare del potere infligge, prima o poi, a chi si vende.
freedom.