Tra Gavoi e l’indipendenza
Intanto i sardisti reclamano l’ indipendenza (ma in Regione i nostri leader non si parlano tra loro?). E’ aperta la gara a chi è più indipendentista o italianista. Vinca il migliore ! Su Gavoi: sono perchè il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee. Dalle parti di questo blog non ne mancano. E a proposito di indipendenza e nazioni sarde: nella mia Santa Lucia, all’alba della stagione turistica, le strade sono scavate. Polvere e terra ovunque. Il borgo è in pieno disordine. Quando si dice: abbiamo programmato per tempo e noi sardi offriremo servizi di qualità. Appello alla stampa libera: occupatevi di queste cose.
Nota per il mio amico stimatissimo Paolo Maninchedda: nella premessa della mozione aggiungerei: “accertato che per circa 50 anni la classe dirigente sarda nell’alleanza tra democristiani, socialisti, comunisti e spesso i sardisti ha fatto di tutto perchè la nostra Isola finisse nel sottosviluppo con scelte incredibili…”
Circolava da qualche settimana la voce che il Festival di Gavoi quest’anno potesse saltare. Ieri a fare esplodere il caso è stato, con una nota fatta arrivare alle redazioni dei giornali, il presidente della provincia di Nuoro, Roberto Deriu: «Non permetteremo che il “L’isola delle storie” non venga realizzato a causa dell’incompetenza della Regione, che, pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa ed annuale, non riesce a dare una risposta ordinaria e a permettere alla macchina organizzativa di mettersi in moto». «Chiederò al consiglio provinciale – prosegue Deriu – di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e di trovare nel bilancio della Provincia i 180 mila euro necessari per tutelare questa nostra eccellenza culturale, questo miracolo che ci proietta in Europa e nel mondo. Quella stessa Regione che ne permise la nascita, con un atto firmato dall’allora assessore alla programmazione Ugo Cappellacci, ora per lungaggini e inefficienze ne mette in pericolo l’esistenza: ci muoveremo immediatamente per dare le certezze necessarie perché il Festival sia realizzato».
Contattata dalla «Nuova» per telefono, l’assessore alla Cultura Maria Lucia Baire replica a Deriu con una dichiarazione stringatissima: «Mi sembra una polemica senza fondamento. Tutte le iniziative culturali valide già in atto nei diversi territori saranno da noi sostenute». Più tardi, con una nota affidata all’Ansa, Baire fa riferimento alla legge regionale 14 del 2006, che regola i finanziamenti ai festival, e precisa che «non sono ancora operative le direttive che regolamentano questo settore». «Nonostante ciò, si è provveduto – osserva l’assessore – al regolare svolgimento de Sa Die de Sa Sardigna, alla partecipazione a Monumenti aperti, alla Fiera del libro di Torino, alla Fiera di Macomer e al sostegno economico in favore degli editori, con una recente delibera della giunta.
Io ho in evidenza sul mio tavolo il caso Gavoi e, pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane e inutili le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a Gavoi e se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali, tutto potrà essere risolto nei prossimi giorni». Interviene anche Marcello Fois, presidente dell’associazione che organizza il Festival: «Al momento le cose stanno che, siccome dalla Regione ancora non sono arrivate le lettere d’intenti che ci occorrono come garanzia per ottenere i fidi, le banche, per darci i soldi, chiedono che sia io a garantire con i miei beni personali. E’ evidente che non ho molte strade davanti. E se il problema, politico, sono io, se il presidente Cappellacci ce l’ha con me per come mi sono schierato nella campagna elettorale, non ho problemi a mettermi da parte. A questo punto, anche se il Festival dovesse farsi, il primo giorno mi dimetterò pubblicamente, ovviamente spiegando perché lo faccio».
Fois ringrazia Deriu: «Compie un gesto di sensibilità nei confronti di un progetto come quello di Gavoi. Un gesto che ha un chiaro significato politico. Ma vorrei esprimere riconoscenza anche al deputato del Pdl Bruno Murgia, che in queste settimane difficili ha cercato di aiutarci, senza grandi risultati. Con Cappellacci non sono riuscito a parlare. Ho trattato con il suo segretario, Giovanni Follesa». E Fois legge, al telefono, una recente email spedita a Follesa: «Caro Giovanni, provo a spiegarti come stanno le cose dal punto di vista dell’organizzazione di Gavoi, ti prego di non prenderla come pressione ma come dato di fatto che sono sicuro capisci per esperienza. Dunque, in questa stagione nel corso delle cinque edizioni precedenti del festival di Gavoi, la prima delle quali ti ricordo finanziata dalla Giunta Masala, noi eravamo in possesso di un impegno da parte della Regione che ci garantiva di fronte alle banche le quali ci accordavano fidi per avviare tutte le pratiche utili per costruire l’evento. Quest’anno ciò non è successo, avete avuto problemi. Le banche a questo punto mi chiedono di garantire con i miei beni personali per la concessione dei fidi e io, onestamente, non me la sento. Specialmente trattandosi di un’iniziativa a cui mi dedico gratuitamente non posso certo espormi. L’unica alternativa che vedo, se non abbiamo al più presto certezze da voi, è quella di fermare le macchine, dimettermi dalla presidenza dell’Associazione, e mettermi al lavoro per riuscire a costruire, magari fra un anno, un festival, sempre a Gavoi, senza l’ausilio dei fondi pubblici. Capisco lo sforzo che anche tu stai facendo, ma purtroppo i tempi per noi sono strettissimi, il 2 luglio è dietro l’angolo. Mi illudevo che avreste trovato anche per noi la stessa via scorrevole che vi ha permesso di finanziare la Fiera di Macomer. Non do retta alle voci che dicono che far piano e come non far niente né a sedicenti organizzatori di eventi che vanno dicendo che lietamente siete orientati a “fare il culo a Gavoi” (nomi e cognomi di persona). Io sono persona tranquilla, ma non inerme. E, ti ripeto, se il problema sono io, basta che me lo diciate e mi metto da parte, l’importante è che non buttiate alle ortiche un’esperienza tra le più prestigiose per la Sardegna in questo momento».
La stessa preoccupazione, non buttare alle ortiche il Festival, ce l’ha il sindaco di Gavoi, Salvatore Lai: «Sarebbe un fatto gravissimo se saltasse tutto. Nelle scorse settimane abbiamo fatto di tutto per convincere la Regione ad accelerare le procedure. Ci muoveremo d’intesa con il presidente Deriu. Già da domani, chiederò un incontro con il governatore e rivolgerò per telegramma un appello a tutti i consiglieri provinciali, ai capi gruppo in consiglio regionale e agli stessi membri della giunta Cappellacci perché non facciamo morire il Festival. Se non si arriverà subito ad una soluzione, potrei prendere decisioni clamorose». Il sindaco non lo dice, ma non è escluso che pensi alle dimissioni. (Costantino Cossu, per La Nuova Sardegna).
Comments
Bruno
Rispondo all’ amico Salavatore Tedde. Non credo che il problema della nostra Isola sia l’ indipendenza. La mozione sardista testimonia il fatto che la nostra è stata un’ alleanza elettorale che-per il momento- non si trasforma in politica. Sono perchè nasca una nuova classe dirigente che dia alla Sardegna lo status di una regione europea, avanzata e progredita. Non credo che la rivendicazione contro lo Stato abbia grosso valore, a meno che non la si voglia utilizzare per fini interni. In più, fatto che giudico miope nella lettura delle nostre vicende da cinquanta anni a questa parte: nessuna accusa contro una classe dirigente sarda che spesso è stata peggiore dei predoni italiani.
Il governo Berlusconi per l’ Isola non ha fatto molto o meglio: ha fatto poco. Lo ammetto e cerco di lavorare con qualche collega per migliorare ciò. Non invidio Cappellacci ma penso che ci voglia una gestione politica e culturale del momento. Dunque, il Pdl sardo deve nascere al più presto ed elaborare idee e materiali opportuni.
La mozione di Paolo M avrebbe potuto essere unitaria, cioè di questo nuovo centrodestra. Il fatto che non lo sia non significa che ci sono problemi. un saluto. br
Daniele
Non è la gara a chi è più indipendentista o italianista. Il PSd’Az era indipendentista anche prima dell’alleanza programmatica con il centro destra.
L’aggiunta alla mozione di Maninchedda ci sta, anzi, mi piace proprio. Glielo suggerisca veramente, secondo me potrebbe accogliere la richiesta.
E’ veramente interessante che un politico sardo di un partito italiano punti sulle responsabilità di altri politici sardi di partiti italiani che in passato hanno danneggiato la “regione” con “scelte incredibili”, me ne compiaccio.
Ma non ci vorrà mica dare a bere che i suoi predecessori erano malvagi o imbecilli o chissà cos’altro, mentre ora che il popolo delle libertà è alla guida della “regione” sono finalmente arrivati gli eroi senza macchia che, grazie al “governo amico” (che continua a prenderci per il culo tramite il fido ughetto), risolleverà le sorti dell’Isola?
I danni sono stati fatti perché quei sardi, appartenendo a partiti italiani (i sardisti, indipendentisti più o meno da inizio anni ’80, hanno fatto danni proprio in virtù delle loro alleanze e dei patti con i partiti italiani), hanno pensato più agli interessi dei rispettivi partiti che a quelli dei sardi.
Le cose, come ben si vede, non sono cambiate.
Ben venga dunque la mozione del PSd’Az sull’indipendenza, speriamo che ne segua un dibattito che risvegli le coscienze dei sardi, anche se ho paura che i politici sardi molto legati ai partiti italiani (soprattutto attraverso il portafoglio) non abbiano alcuna intenzione di affrontare questo tipo di confronto che li metterebbe di fronte alle schifezze che devono accettare in nome della loro appartenenza ad un partito… G8, bonifiche a carico nostro, Sassari-Olbia (stiamo a vedere come va per la continuità territoriale) e chi più ne ha più ne metta.
P.S. Da notare che l’On. Murgia, lungi dal confutare i punti della mozione sardista, ne aggiunge un altro… anche quello a favore dell’indipendenza.
Bobbore
Il non finanziamento al festival di Gavoi è uno sgarro di stampo mafioso.
Quanto ai sardisti, dovrebbero andare a leggersi la descrizione del gonfalone sabaudo nel sito della regione. Devono ripartire da li, dal servilismo dispettoso, fatto anche di simboli, cancro della politica sarda.
Bobbore
Indipendenza, indipendenza, indipendenza…ma indipendenza cosa? Se neanche nel sito di IRS si parla in sardo. Mai si è vista al mondo una nazione incapace di ragionare nella sua lingua. Quando si ha bisogno della lingua del padrone per portare avanti le istanze indipendentiste, è già troppo tardi e l’indipendentismo deve ripensarsi, e solo se ne ha le carte trasformarsi in decolonizzazione. Non credo che la sardegna ne abbia le carte, e per quel che penso deve puntare all’autonomia vera e propria. L’indipendetismo è fumo negli occhi e segue una politica di chiusura totale (li ricordiamo tutti credo i toni dei volantini di IRS dell’affaire munnezza).
Bobbore
scandalosa la barriera moderatrice del sito S&L -_-
Daniele
È molto interessante il ragionamento di Bobbore sulla lingua… in pratica ci sta informando che, visto che negli USA si parla inglese e non la vecchia lingua degli indiani d’America, la confederazione degli stati americani dovrebbe di diritto continuare ad appartenere al regno unito; oppure il Brasile è giusto che ritorni al Portogallo e il resto del Sudamerica alla Spagna.
Sono 150 anni che la Sardegna punta all’autonomia vera e propria e sono 150 anni che subisce solo fregature. Ogni tot di tempo compare qualcuno che parla di “autonomia vera e propria” e che incolpa i predecessori di non averla ottenuta… si puó continuare all’infinito con questa presa per il culo.
Non vi è mai venuto in mente invece che puntando con decisione, ma sempre attraverso la non violenza, all’indipendenza si abbiano magari maggiori possibilitá di ottenere quell’autonomia di cui si parla tanto? Guardate l’autonomia della Scozia: l’hanno ottenuta chiedendo a gran voce l’indipendenza ed ora che ce l’hanno non smettono di chiederla.
Dire che l’indipendentismo è funo negli occhi e che segue una politica di chiusura totale significa che si è rimasti un po’ indietro e che, riguardo all’indipendentismo, si ignorano molte cose.
Al tempo dell’affaire mondezza non simpatizzavo per IRS, ma mi sembra di aver capito, guardando nel forum, che abbiano capito di aver commesso degli errori in quell’occasione. Questo a prescindere dalla protesta che poteva anche essere giusta, ma purtroppo si sono mischiati con persone e partiti che non avevano alcuna intenzione di protestare in maniera civile.
Antoni su Longu
Marcello Fois lascierebbe il festival di Gavoi per lasciare spazio al mondo intellettuale della destra. Accettare l’invito sarebbe un’atto dovuto e necessario per dimostrare le reali attitudini culturali di cui siamo in possesso.
Antoni su Longu
Ho scritto “lascierebbe” errato…meglio lascerebbe.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bruno tu dici: “Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee. Dalle parti di questo blog non ne mancano” questo pensiero è esatto in tutti i suoi molteplici significati e chi sa leggere tra le righe ne vede tanti, il centro-destra, ripeto fatico a vedere la destra all’interno della coalizione che governa la regione o il governo nazionale se non tu, comunque se si parte dalle cose promesse in campagna elettorale a cui lo dico chiaramente io avevo creduto e si nota che nessuna dico nessuna di tutte queste è stata mantenuta è chiaro che qualcosa non va. Prendiamo l’esempio che hai fatto tu di Santa Lucia una località che basa la sua economia col turismo e come vediamo la situazione non è delle migliori dal punto di vista dell’aspetto del luogo, e come questo ci possono essere milioni di esempi, il problema serio o meglio la domanda da porsi è ma ci decidiamo o no a fare un minimo di quello scritto nel programma Caro Ugo? Possibilmente senza che le decisioni passino prima dai tavoli della camera da pranzo di Arcore e Caro Ugo possibilmente ascolta la voce degli ex AN che modestamento possono insegnare tanto ai loro amici della ex FI, e poi vai e scassa le palle a Berlusconi e chiedigli di rispettare gli accordi. Solo dopo che queste cose saranno fatte si potrà parlare di nuove alternative pensiamo a rimettere in moto l’economia di questa nostra isola e lasciamo perdere i gossip e gli avanzi di galera (ogni riferimento a Mastella è puramente casuale), finitela di pensare che le cose si risolvano così, c’è da lavorare in modo duro per far tornare l’ottimismo fra la gente, ribadisco niente Ponte sullo stretto e così iniziamo a risparmiare.
PS. Possibilmente gli ex AN facciano sentire quel poco di destra che gli è rimasta se ne è rimasta. ( Bruno sei fuori da questo discorso sei l’unico coerente). Saluti a tutti. A Noi! Giorgio
Bobbore
Non mi risulta che gli Stati Uniti siano governati dai pellerossa, e quindi non vedo perchè la lingua ufficiale dovrebbe essere l’irochese. Nè mi pare che il Brasile sia governato dagli indios Guaraini-Kaiowa’.
La differenza fra indipendentismo e decolonizzazione (dei cervelli prima che dei confini) è che il primo è un ideologia senza alcun legame con la realtà (non si da popolo senza lingua), la seconda un processo storico, economico e politico ben delineato (che pure ha, o può avere, una sua dimensione ideologica).
La Sardegna di IRS non esiste, e la prova è che noi sardi per ragionare e discutere di indipendenza usiamo l’italiano. L’indipendentismo, o meglio l’indipendentismo contemporaneo europeo (baschi, catalani, alsaziani, sardi, corsi e padani) viaggia su una dimensione esclusivamente simbolica, parla di nazioni che nei fatti non esistono esasperando delle differenze che sono pretese ma inconsistenti. Le differenze che separano la nazione italiana (ma è mai esistita?) e quella sarda sono le stesse che ci sono fra un paese dell’apennino modenese e un paese della bassa ferrarese.
Per questo, per quel che mi riguarda, all’ideologia indipendentista preferisco un serio programma politico, economico e storico, di autonomia. Serio sopratutto.
Bobbore
E’ curioso che hai tirato in ballo proprio gli Stati Uniti e il Brasile. Potevi parlare del Mozambico, dell’Angola, dell’Algeria. Questi sono paesi che hanno ottenuto l’indipendenza. Gli Stati Uniti e il Brasile sono stati colonizzati, e dopo i colonizzatori si sono staccati dalla madre patria. Non mi sembra proprio un esempio calzante o un modello cui guardare.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Mi sono dimenticato di esprimermi sull’indipendentismo, io credo che questa favola debba finire, la Sardegna è parte dell’Italia che piaccia o no, io mi sento orgoglioso di essere ITALIANO prima di tutto,la mia Patria è l’Italia che comprende anche la Sardegna e tanti Sardi hanno dato la vita per essa e quindi anche per la Sardegna. Giorgio
Bobbore
…e che comprende anche la Corsica irredenta! ;)
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bobbore :) :)
Bobbore
Che poi… “accertato che lo stato italiano è colpevole di questo quello e quell’altro”. Queste sono balle, come era una balla che la crisi dell’immondizia fosse tutta colpa dei camorristi.
Possibile che quando lo Stato Italiano facesse tutti questi danni non ci fosse neanche un autoctono presente, zitto e con le tasche belle piene? Io non ci credo. La passività e sopratutto la complicità di una certa fetta di sardi ha permesso tutto quello che i sedicenti neoindipendentisti del psdaz imputano al sig. Stato Italiano. Ci sono sardi che con quei veleni si sono arricchiti, non si può dare sempre la colpa all’uomo nero di turno.
E’ stata una giunta di sardi che pochi anni fa ha regalato a imprese continentali lo sfruttamento del suolo, imprese che in cambio di 10 posti di lavoro hanno raso al suolo e avvelenato intere regioni dell’isola. Sardi, sardi, principalmente e sempre e ancora sardi. Non i soliti cattivoni italiani. Chi ha svenduto e svende le coste alla tangente migliore, anzichè promuovere seriamente un industria turistica locale? E ancora a romperci le palle con mozioni per l’indipendenza.
Bobbore
consecutio temporum discutibile … scusate :)
Antoni su Longu
L’alternativa contro l’appiattimento culturale mediatico che forzosamente viene proposto sui media e che definirei di stile clericale/conservatore, la individuo ogni giorno nelle idee della destra moderna evidenziate nella documentazione della Fondazione FareFuturo. L’articolo di Filippo Rossi, sulla sindrome dell’acqua sporca, lo condivido in pieno e mi fa sperare in una destra moderna alternativa alla sinistra e sopratutto una destra che si proietta con slancio autentico e cristallino nel futuro politico e culturale del nostro paese.
L’occasione dell’appuntamento culturale di Gavoi deve essere colta nella prospettiva di poter e volere proporre nuove idee e nuove prospettive.
Antoni su Longu
Mi piacerebbe andare a Gavoi per sentire e incontrare, liberatomi di ogni barriera preconcettuale, intellettuali di sentimento politico diverso e non solo di destra o sinistra, ma anche di posizioni politiche fuori dal contesto parlamentare. Potrebbe essere l’inizio di un confronto di culture diverse che potrebbe riflettersi positivamente in confronto politico finalmente “normale”.
Utopia di destra?
Bobbore
Secondo me lo potevi fare anche prima, non mi pare che il festival di Gavoi si sia mai aperto con la banda cittadina che suona l’internazionale :) .Per il resto, felicissimo se sarà l’ottimo Murgia a prendere il posto di Fois, ma le circostanze del passaggio di consegne sono (sarebbero) raggelanti, come raggelanti sono le parole dell’assessore alla cultura che dice che finanzierà il festival solo se costretta dalla Gazzetta Ufficiale (niente di personale eh sig. Fois, per carità divina). Tutto questo ha il gusto retrò del regime (il regime del padrino, se mi pesti i piedi ti cancello).
Daniele
Benissimo Bobbere, sei andato a vedere quale è la lingua ufficiale del Mozambico? E quella dell’Angola? A me risulta che sia il portoghese in entrambi i casi. In Algeria invece si parla arabo, ma continua ad essere parlato il francese. Ora sei contento che hai gli esempi che ti piacciono?
L’indipendentismo sardo, quello reale e non quello che esiste nella fantasia di quelli che sono colonizzati e felici di esserlo, non vuole affatto soppiantare l’italiano, ma vuole recuperare quel poco di cultura sarda che resiste dopo anni di colonizzazione italiana.
Il discorso culturale poi non lo vedo cosí legato all’indipendenza, a meno che una cultura non cerchi di soffocerne un’altra. Ma questo si puó anche risolvere attraverso una maggiore autonomia. L’indipendenza è proprio un fatto logistico, economico e strutturale. L’autonomia lascia il coltello dalla parte del manico sempre e comunque all’Italia, che la puó sacrificare in qualunque momento in nome di un non ben definito “interesse nazionale”. Continuate a chiedere maggiore autonomia ed avete indietro solo prese per il culo, ma sembra che vi piaccia.
Il discorso indipendentista poi è proprio l’inverso del vittimismo, anche di quello che sembra trasparire dalla mozione del PSDAZ.
I danni non li ha fatti “solo” lo stato italiano, questo ha solo dato i mezzi ed ha comprato i politici sardi venduti e schiavi dei partiti politici italiani, quelli sempre pronti a mettere una buona parola per giustificare il proprio partito o il proprio premier.
Gli indipendentisti vogliono che tutti i successi o gli insuccessi futuri dell’isola dipendano solo ed esclusivamente da chi ci governa nell’isola.
Dire che l’indipendentismo debba essere solo un percorso culturale continua a dimostrare solo ignoranza a riguardo.
Continui poi a fare discorsi che vanno a favore dell’indipendentismo, non contro. Parli di politici sardi venduti ai partiti politici italiani ed ai loro interessi. Non ti sei chiesto mai il perché? Magari è perché devono rendere conto a loro e non ai sardi. Svendono le coste e vengono premiati dai propri partiti con posti dirigenziali.
Io vorrei che le uniche persone a cui devono rendere conto i politici sardi fossero gli abitanti della Sardegna. A te sta bene che invece continuino ad essere i portavoce dei partiti politici italiani e poi ti lamenti che svendono le coste.
A me pare che gli unici vittimisti siano gli autonomisti, non gli indipendentisti.
-> Giorgio: tu continua a credere alle favole che piacciono a te, tipo le storie di quanto si stava bene sotto il fascismo e quelle altre dei sardi contenti di morire per la patria italiana. Studia un po’ di storia della Sardegna prima di sparare minchiate. Vatti a vedere come siamo sempre stati trattati da merce di scambio prima dal papato che ci ha venduti agli aragonesi e poi quando siamo stati venduti ai Savoia per far loro ottenere il titolo di Re. Infatti prima erano dei nobili qualsiasi che, dopo l’ottenimento del titolo, hanno fatto danni enormi all’economia ed agli equilibri dell’isola. Vatti a studiare gli effetti che si sono ottenuti con la legge delle chiudende e poi torna a dire in faccia a chi conosce la storia della Sardegna che sei orgoglioso di essere italiano.
io
Non so se siano più ridicoli i baroni della politica o quelli della “letteratura”.
Ma finiamo di sperperare soldi pubblici per consentire agli uni o agli altri di dimostrare chi ce lo ha più grosso.
Se tutti coloro che non vengono finanziati avessero la possibilità di pubblicizzare i propri piagnistei attraverso i media ne saremo sommersi.
Lasciate parlare i libri, non hanno bisogno di tutte queste parole e di tutte queste vetrine. Loro no, di certo, voi invece si.
Marco
gli irlandesi sono uno stato indipendente da più di 80 anni. Parlano inglese ma si sentono una nazione e sono felici di avar raggiunto l’indipendenza dal regno unito. Il gaelico, la lingua originaria, non lo parla quasi nessuno, ma la studiano a scuola e ne sono orgogliosi. E’ una sorta di simbolo nazionale.
Deu no emu a bolli custu po su sardu, chi, gràtzias a Deus, gei ddu chistionaus ancora in medas… Ma in dònnia modu, fait a essi stadu indipendenti e a bolli s’indipendentzia mancai in italianu.. Sa lingua no est duncas unu problema.. No est “condicio si ne qua non”.
Sa chistioni est un’atra. Est sa bolontadi de is Sardus. Est custa s’unica regula chi balit.
Cumentzeus a rispetai donniunu s’idea de is atrus.
se qualcuno non mi ha capito, ve lo traduco..
ciao
Bobbore
Esempi di indipendenza riuscitissima. In Mozambico e in Angola è lingua ufficiale il portoghese, ma sono paesi abitati e governati da africani che parlano ancora nella loro lingua, e il portoghese lo studiano a scuola come gli algerini il francese fino a non pochi anni fa (solo recentemente è partita la campagna contro la scolarizzazione in francese in algeria, non vorrei sbagliarmi ma parliamo di neanche 10 anni).
Detto questo, io non mi sogno neanche di dare la colpa dei mali della sardegna ai politici sardi venduti ai partiti italiani. Io la do ai sardi, io la do alle persone non alle cariche.
So bene che l’indipendentismo non è solo un percorso culturale, ma del percorso culturale e delle falsità culturali si alimenta ed è un dato innegabile. E dalle falsità culturali che pretendono differenze per arrivare all’affrancamento politico ed economico non è mai venuto fuori nulla di buono.
Bobbore
>Vatti a studiare gli effetti che si sono ottenuti con la legge delle chiudende e poi torna a dire in faccia a chi conosce la storia della Sardegna che sei orgoglioso di essere italiano.
Su queste basi ogni singola regione d’Europa dovrebbe essere indipendente, te ne rendi conto? Ma a che servono questi milioni di frontiere? L’autodeterminazione di un popolo non passa attraverso i cavalli di frisia al confine, l’autodeterminazione è fatta di buon governo e cooperazione. Buon governo e ottimi politici. Non buoni slogan e pessimi ideali.
Bobbore
“Nostra patria è il mondo intero…” diceva una vecchia canzone. Le sinistre sarde hanno perso per strada questo valore, e parlo sopratutto degli ambienti autonomi. Questa smania d’indipendenza ha ucciso la sinistra sarda, e non ve ne siete neanche accorti.
Daniele
MA se sono governati da africani che parlano ancora nella loro lingua, perché almeno non affiancano questa lingua al portoghese nelle lingue ufficiali? Non ti pare un po’ strano?
A quali falsità culturali ti riferisci poi? Mi sembri un po’ vago. Le falsità culturali te le crei da solo nella tua testa e stabilisci pure che siano innegabili, giusto per attaccare l’indipendentismo senza bisogno di argomenti reali. Io ad esempio non parlo il sardo e mi sono interessato di storia della Sardegna solo recentemente, anche perché credevo che fosse una storia del tutto marginale rispetto alla storia italiana, quella che ci insegnano sui testi di storia di scuola in cui della Sardegna, eccezion fatta per la civiltà nuragica, non si parla. Culturalmente e linguisticamente sono italiano, ma ciò non mi vieta di pensare che l’indipendenza sarebbe un bene per la Sardegna, a prescindere dalla lingua che vi si parlerà. Nella Sardegna indipendente nessuno mi impedirebbe di continuare a sentirmi italiano, come non me lo impedisce nessuno in Spagna o Inghilterra o Germania, eppure quando mi trovo in altre nazioni non mi sento affranto dal fatto che non appartengano all’Italia, non mi crea proprio alcun problema e non vedo perché dovrei avere problemi se la Sardegna fosse uno stato indipendente.
Le differenze tra la Sardegna e l’Italia non sono pretese e non sono culturali, ma sono date dal fatto che la Sardegna è un’isola al centro del Mediterraneo che avrebbe notevoli vantaggi dal decidere da sola i propri rapporti commerciali, politici e culturali con il resto d’Europa e le altre regioni che si affacciano sul Mediterraneo, invece si preferisce delegare tutto al governo italiano che, naturalmente, cerca di ottenere quello che è più vantaggioso per l’Italia, che non sempre coincide con quello che è più vantaggioso per la Sardegna.
Per quanto riguarda la mia frase da te citata, quella non vuole essere affatto la base o una base per l’indipendenza della Sardegna, come non lo sarebbe neanche un passato sterminio della popolazione sarda. Quella è semplicemente storia, quella che non insegnano nelle scuole in Sardegna determinando il fatto che i ragazzini come Giorgio sparino cavolate nazionaliste di sardi felici di morire per l’Italia. Ci saranno anche stati, ma molti non erano affatto felici.
Come poi non è la base per giustificare un’eventuale indipendenza della Sardegna, neppure le cavolate nazionaliste italiano di sardi sacrificati sull’altare della patria sono argomenti validi per giustificare l’appartenenza della Sardegna all’Italia. Recepito il messaggio?
P.S. Ti informo che i confini della Sardegna esistono a prescindere dall’appartenenza di questa all’Italia. I cavalli di frisia ce li mette la nazione italiana che pretende di mettere il becco sui collegamenti della Sardegna con il resto d’Europa. Al contrario di quello che pensi tu chi vuole l’indipendenza vuole aprirsi al resto d’Europa, non chiudersi.
Continua pure a stare seduto in poltrona ad aspettare che appaiano, dopo 140 anni, “buon governo e ottimi politici” e dillo anche ai tuoi figli e ai tuoi nipoti ed ai figli di nipoti ecc… di aspettare con fiducia, mi raccomando, non sia mai che si faccia qualcosa per migliorare le cose.
Daniele
“Questa smania d’indipendenza ha ucciso la sinistra sarda, e non ve ne siete neanche accorti.”
Ma smettila di sparare cavolate! MA ti rendi conto di quello che dici? Smania di indipendenza che ha ucciso la sinistra sarda? Ma stai scherzando? Ma quale smania di indipendenza?!?! La sinistra sarda e italiana si sta suicidando tranquillamente da sola e in più continua a piangere e a fare la vittima incolpando gli altri delle proprie disgrazie.
Continuate pure a fare i vittimisti e a aspettare buoni politici e buon governo, state ottenendo un successo dietro l’altro.
Bobbore
Non la affiancano al portoghese perchè la stanno affossando con le loro stesse mani, con la scolarizzazione in portoghese. Ma sono decisioni loro, e non dei colonizzatori. Che hanno motivazioni più o meno sensate, e cui non metto bocca. La falsità culturale è pretendere che la Sardegna abbia una sua storia a se, che sia l’unica regione d’europa danneggiata da papi e re, che abbia suoi codici giuridici particolari, che abbia una sua letteratura indipendente e specifica (e che cazzo, abbiamo l’unico nobel donna per la letteratura d’italia!), ecc. ecc. La falsità culturale è pretendere che un sardo possa guardare un italiano in faccia e dirgli io sono altro da te.
Dici che ce li mette lo stato italiano i cavalli di frisia? Chi è che ha eletto un governatore della stessa compagine governativa che continua a difendere e prepetuare i privilegi della tirrenia, bocciando un candidato che parlava chiaramente di gare d’appalto internazionali e di far acquisire alla regione la “compagnia di bandiera”? Chi? Gli italiani? No, i sardi…basta dare sempre la colpa al fratello scemo.
Poi bello caro, io non sto di certo seduto in poltrona, ma grazie al cielo lavoro, mi faccio il culo con un lavoro precario, pagato una miseria, e lavoro anche per te e per tutti quegli indipendentisti da bar.
Bobbore
Non capisco perchè l’autonomia trentina funzioni alla perfezione e sia tutto merito dei trentini, mentre l’autonomia della sardegna fa schifo e sia tutta colpa dello stato italiano.
Daniele
Madonna quante cavolate che riesci a sparare in poche righe! Non si pretende che la Sardegna abbia una storia a se, si pretende che abbia una storia, solo che quella storia non c’è nei manuali scolastici. Non si dice che sia l’unica regione d’Europa danneggiata da papi e re, si dice che i danni provocati alla Sardegna da papi e re non ci sono sui libri di storia. A te evidentemente sta bene che quella storia scompaia, a me no. Ma ho giá detto che il motivo storico non è una giustificazione all’indipendenza della Sardegna, quello lo pensi tu per screditare l’indipendentismo attribuendogli falsitá culturali inesistenti.
Gli indipendentisti seri non vogliono guardare in faccia un italiano e dirgli “io sono altro da te”, gli indipendentisti seri lo vogliono guardare in faccia e dirgli “io sono uguale a te, per questo come tu decidi su te stesso io decido su di me e mi governo da solo”.
Dimostri anche non aver capito (non so se per continuare a fare la vittima dei malvagi indipendentisti) che il mio discorso di te seduto in poltrona ad aspettare il buon politico e il buon governo non si riferiva al fatto che tu lavorassi o meno; puoi anche lavorare come un mulo, ma rimani sempre ad aspettare che piova dal cielo il buon politico ed il buon governo.
Bobbore
La mia rispsta si riferisce al fatto che io lavoro pagato una miseria proprio perchè ho scelto di lavorare in un campo che mi permette di incidere, sia pure poco, che è quello della cooperazione allo sviluppo.
Fatti a guardare il sito di IRS e i loro documenti programmatici e fondanti, e poi torna a dirmi che non è vero che l’indipendentismo sardo si fonda su pretese specificità culturali e storiche.
Bobbore
O che sono io che sto equivocando.
Bobbore
Se è il problema è solo politico, logistico, economico, l’autonomismo è più che sufficente. Se il problema invece è culturale, nazionale, identitario, allora l’indipendentismo ha risposte al riguardo.
Daniele
Si che stai equivocando, il discorso culturale si affianca a quello economico e politico, alcuni lo ritengono piú importante ed altri meno. Io ad esempio lo ritengo, seppur importante, secondario rispetto a quello politico ed economico e nessuno di IRS mi ha rimproverato o detto niente. Vatti a vedere perché dicono di essere non-nazionalisti.
Il problema è che stiamo parlando di un’isola al centro del mediterraneo che dovrebbe decidere da sola le proprie politiche. Vatti a vedere quanto e come il governo amico di Prodi ha messo i bastoni tra le ruote a Soru che si è visto respingere norme e leggi approvate in consiglio regionale e torna a parlare di autonomia. Chiediti perchè la strategia mafiosa del “governo amico” abbia funzionato cosí tanto in campagna elettorale e poi torna a parlare di autonomia. Quanto ancora la vuoi aspettare questa autonomia? Da quanto tempo la stanno chiedendo i sardi? Il fatto è che l’autonomia ce l’abbiamo giá e non funziona perché il governo italiano conserva sempre il diritto di dire l’ultima parola.
Riguardo al tuo dilemma sull’autonomia trentina, prova a risolverlo prendendo una cartina geografica; controlla se il trentino è circondato dal mare oppure confina con altre regioni e nazioni e se sul suo territorio passano strade importanti per il commercio del nord Italia e poi gioca a trovare le differenze con la Sardegna.
Bobbore
Certo, ora è lo stato italiano, ora è il mare, ora è la mancanza di vie commerciali ora sono gli astri, questo è vittimismo. Anche per i trentini lo stato ha l’ultima parola. I sardi non la devono chiedere, la devono far funzionare, posto che ne abbiano voglia (e visti i trascorsi recenti ho seri dubbi). E ti ripeto che io non sto aspettando un bel niente, io sono autonomo dentro e francamente “la mia patria è il mondo intero”, e in questo bel mondo ci sto da sardo e il mio contributo alla vita mediterranea della sardegna provo a darlo per le mie vie. Senza lagnarmi di nulla.
Quanto a Prodi, non è stato lui, ma la corte costituzionale a bocciare UNA COSA SU 100 fatte dal governo Soru. Il governo prodi ha fatto ricorso contro quella legge è la corte costituzionale l’ha cassata, ma non in toto, solo nella parte in cui discriminava fra residenti e non. Nessuno vietava di supertassare le seconde case come meglio si credeva in Consiglio Regionale. Il ricorso di Prodi è stato sostanzialmente respinto dalla Corte costituzionale. Vorrei ricordarti che aveva fatto ricorso anche contro la legge salva coste, e la corte costituzionale ha respinto il ricorso, dichiarandola legittima. Quindi il problema non è di certo il governo amico o nemico, visto che istituzionalmente ci sono ampi margini di manovra in Italia, nonostante la nostra autonomia zoppicante.
La giunta Soru per quel che mi riguarda stava lavorando nella giusta direzione.
Peccato che, appunto, la gente pare non abbia gradito granchè.
Daniele
Il mare e le infrastrutture non economicamente essenziali per il resto della penisola non sono vittimismo, sono dati di fatto che tu ignori volutamente.
Anche la statutaria è stata bocciata ed ora bisogna rincominciare da capo.
A te piace la mezza libertá dell’autonomia, ma ti terrorizza l’indipendenza e sinceramente non si capisce il perché.
Gli ampi margini li vedi solo tu visto che quello che tanto desiderava fare Soru (una gara internazionale per i collegamenti marittimi con la Sardegna) non lo poteva fare senza il permesso di mamma stato. Vogliamo poi ricordare la fatica e le umiliazioni sempre da parte della corte costituzionale subite con la vertenza entrate?
Ma torniamo alla statutaria e guardiamoli questi ampi margini di manovra: la giunta l’ha approvata e l’opposizione è riuscita ad ottenere un referendum per il quale non è stato raggiunto il quorum. Secondo la legge l’insuccesso del referendum è stato il suo successo perché non essendo valido, la legge non poteva essere promulgata. La prossima statutaria si troverá di fronte allo stesso problema: in un eventuale referendum si dovrá raggiungere il quorum e la maggior parte dei voti dovrá essere favorevole. Ti pare uno spazio di manovra ampio?
La direzione della giunta Soru poteva pure essere giusta, ma ha incontrato talmente tanti ostacoli, soprattutto esterni, che ha finito col fare poco rispetto a quanto annunciato.
Ora i tifosi del cdx italiano si trovano nella stessa situazione in cui il “governo amico” fa fare figuracce ed ostacola il ben poco coraggioso governo regionale. Mavoi affezionati autonomisti di PD e PDL pensate solo alla difesa delle vostre ideologie, chi se ne frega di quello che è bene o non è bene per la Sardegna.
Franco-M.
Scusa Daniele, ammettendo anche che la Sardegna abbia i presupposti storici ed economici (tutti da dimostrare) per volere l’idipendenza, credi che questa sia sufficiente per garantire il nostro futuro? Ti rendi conto delle incognite che ci sono nel voler seguire questa strada? I sardi giustamente non se la sentono di iniziare un percorso che non da certezze e sicurezza di benessere.
Bobbore ha ragione su una cosa: dimostriamo prima di avere le palle, di farci rispettare veramente, di migliorarci in tutto.
Daniele
Franco-M, allo stato attuale l’indipendenza dá maggiori garanzie della vaga idea di autonomia che aleggia da decenni e che non si realizza mai. Non si capisce infatti sino a dove si debba e si possa spingere questa autonomia. La Sardegna è regione autonoma, quindi l’autonomia ce l’abbiamo giá? E se non ce l’abbiamo chi ci garantisce che una maggiore autonomia sia sufficiente per garantire il nostro futuro? Ti rendi conto che si dicono le stesse cose da decenni e non si sta ottenendo niente?
Se fosse possibile migliorarsi in tutto e vivere nel benessere attraverso l’autonomia (quella che non arriva mai, ma che abbiamo giá) non ci sarebbe alcun motivo di chiedere l’indipendenza.
I presupposti economici si realizzano attraverso la fiscalitá, la detassazione e l’apertura dei mercati. ci sono moltissimi esempi di nazioni piú piccole e meno popolose della Sardegna che vivono benissimo anche senza appartenere a grandi stati. Il sistema irlandese sarebbe un ottimo punto di partenza.
Il fatto è, caro Franco-M, che di queste cose bisognerebbe essere aperti a discuterne se davvero si voglione vedere le varie possibilitá ed opportunitá. Opporre invece steccati ideologici secondo i quali i sardi da “soli” (cioé senza il controllo dell’Italia) non ce la possono assolutamente fare perché lasciati alla loro stupiditá morirebbero sicuramente di stenti non porta da nessuna parte.
Il fatto è che si ha paura di scoprire che si puó anche camminare sulle proprie gambe.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Daniele tu vedi fascismo da ogni parte fissa fissa…
Bobbore
Il fatto è che per dimostrare che si sa camminare sulle proprie gambe, sarebbe bene impegnarsi a far funzionare l’autonomia. Come fa la Val d’Aosta, come fa il Friuli VG, e come (punta di diamante dell’autonomismo costituzionalmente riconosciuto) fa il Trentino.
Tutto il resto sono storielle, prima fra tutte l’indipendenza.
Daniele
Veramente quello fissato sei tu, caro Giorgio. La mia risposta andava ben oltre il fascismo, ma tu ti sei fermatoa quello.
Daniele
E come si fa funzionare l’autonomia, aspettando che i buoni politici compaiano dal nulla? Il fatto che tu liquidi l’indipendenza come “storiella” significa solo che non vuoi o non sei in grado di affrontare l’argomento. Io ho parlato di fiscalitá, rapporti commerciali ed apertura all’Europa, tu invece di “buona politica” che faccia funzionare “veramente” l’autonomia… certo che in quanto a vaghezza non ti batte nessuno, se avessi detto “supercazzora brematurata con scappellamento a destra” saresti stato molto meno vago.
Io sono disposto a parlare in concreto ed in profonditá di indipendenza ed autonomia, tu sei disposto a fare altrettanto? Oppure ti piace la via comoda di liquidare quello che non rientra nei tuoi schemi mentali come “storielle”?
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Io ti ripeto mi sento orgoglioso di essere italiano, è vero che abbiamo subito delle ingiustizie chi lo nega ma, la Patria non si tocca. Giorgio
PS. Il fascismo è morto capito??? :)
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bobbore “Tutto il resto sono storielle, prima fra tutte l’indipendenza” PAROLE SANTE…… ciao saluti Giorgio
Bobbore
Per esempio (e due) quanto a fiscalità e autonomia in fatto di legiferazione, la corte costituzionale ha ampiamente dimostrato che non ci sono santi che tengano se la regione si inventa nuove tasse e nuovi vincoli, e che è suo potere inventarsi tutte le tasse e leggi che vuole. A meno che non siano anticostituzionali, come la discriminazione in base alla residenza per tassazioni straordinarie. Cosa vuoi di più? la guardia nazionale?
Bobbore
L’autonomia c’è e non funziona, ed è la stessa che ha il trentino e che le provincie autonome del trentino fanno funzionare alla perfezione. Dire, come fanno quelli di IRS che l’autonomismo è mondezza italiana è non avere la benchè minima idea di cosa voglia dire far lavorare gli enti locali, ed essere schiavi dello stesso servilismo che a belle parole si combatte.
Bobbore
Se la statutaria è fallita perchè la gente non ci ha creduto, o perchè la gente non ne sapeva niente il problema è o della qualità della statutaria, o della comunicazione, perchè anche in questo caso non mi sembra che ci siano stati problemi istituzionali o ostracismo romano a farla affondare, ma i sardi con le loro mani l’hanno seppellita. Il problema non nasce all’ombra del colosseo, neanche in questo caso.
Daniele
Giorgio, lo so che il fascismo è morto, è inutile che lo ripeti a pappardella. Nessuno poi dice che bisogna vergognarsi di essere italiani, ma questo non c’entra nulla con il mio discorso. Sei stato tu a tirare fuori l’orgoglio di patria dei sardi morti per l’Italia, hai cioé usato un argomento storico per giustificare l’appartenenza della Sardegna all’Italia. Io ti ho risposto con altri argomenti storici che non è cosí.
Ora hai visto che i tuoi argomenti storici sono miseramente falliti e te ne esci con “la patria non si tocca”. Io, se permetti, me ne frego e continuo ad aspirare alla libertá e all’indipendenza.
Daniele
Bell’esempio bobbore, complimenti! Io ti parlo di diminuire le tasse per attirare gli investimenti e tu mi rispondi che la regione è libera di inventarsi tutte le tasse ed i vincoli che vuole. Accidenti che argomenti. La regione è libera di introdurre una fiscalitá di vantaggio per attirare investimenti? È libera di organizzare gare per i collegamenti sia aerei che marittimi con il resto d’Europa e la penisola? È libera di negoziare autonomamente con gli altri paesi europei? L’importante è che ci lascino la libertá di tassare quanto vogliamo, basta che non si discrimini!
Assimilare l’autonomia della Sardegna a quella delle regioni del nord Italia, ovvero a quella di regioni a contatto diretto con altre regioni o stati, quasi immerse nel cuore dell’Europa, vuol dire non avere la benché minima idea dell’importanza della geografia in economia.
La gggente non ha creduto nella statutaria…. o mamma mia, la prossima volta la facciamo recitare in chiesa come atto di fede, magari riusciamo a promulgarla. Cattivi cattivi i sardi che non credono, non si meritano la libertá.
Bobbore
Guarda, non capisco perchè ti scaldi tanto. Vuoi esempi di quelle che sono le potenzialità attuali dell’autonomia? Quelli sono le leggi. Io non faccio il costituzionalista di professione, può essere anche che sia in grado di acquisire una compagnia e indire gare internazionali. Il problema è che magari non ha i soldi per acquisire una compagnia? Non lo so. Il problema è che la Sardegna non ha i soldi per farsi da sola la SS-Olbia, o che si è rivelata negli anni incapace di accedere ai fondi strutturali europei? Vuoi un seggio all’ONU? Va bene, ma non pensare che migliorerà la situazione della Sardegna, l’Europa ha una struttura che già di per se permette agli enti locali un coinvolgimento che altre istituzioni sovranazionali se lo sognano. Io non so cosa andate cercando voi indipendentisti, ma di certo a me non mi terrorizza l’indipendenza, io me ne fotto dell’indipendenza se non c’è gente in grado di gestire neanche quel poco di autonomia che abbiamo. Io non voglio il passaporto sardo, la mia sardità me la gestisco come meglio credo, e ti ripeto che per quel che mi riguarda preferisco meno frontiere possibili, e meno nazioni possibili, e meno stati indipendenti possibili, fosse per me cancellerei tutte le nazioni d’europa e le scioglierei sotto l’UE.
Bobbore
E sopratutto io non ho detto che i sardi dovevano credere o meno nella statutaria, non so neanche di preciso cosa prevedesse la statutaria, a mala pena ho saputo del referendum. Sei tu che hai tirato fuori la statutaria, dicendo che il fatto che dovesse passare per il referendum dimostrava che la nostra autonomia non ha margini di manovra. Preferiresti abolire lo strumento referendario? Preferisci che il consiglio regionali se la canti e se la balli? Ritieni che il referendum sia un bieco strumento di coercizione dello stato italiano?
Bobbore
Fra IRS e Lussu, io sto con Lussu…che scopro essere considerato quasi un boia da loro.
“Io, infatti, considero il separatismo una forma di corruzione e decadenza politica, alla stessa stregua del fascismo. Il separatismo è una malattia politica, che si ha certamente il dovere di spiegare, ma anche di combattere”.
Daniele
La Sardegna non è semplicemente in grado di attirare investimenti che rimangano in Sardegna. Non ho parlato di acquistare una compagnia, quello l’hai tirato fuori tu da solo non so da che cosa. La Sardegna poi i soldi per fare la SS-Olbia ce li avrebbe pure, solo che quella è una strada statale ed essendo la Sardegna parte dello stato italiano deve aspettare che i soldi gli arrivino da quello. La Sardegna è uscita dall’obbiettivo 1 a causa della Saras che esporta molto, ma i cui ricavati vanno a Moratti. Nessun italiano o siciliano si è preso la briga di spiegarlo a Bruxelles e a Strasburgo, quindi ci sono arrivati meno soldi.
Scusa se mi scaldo, hai ragione, il fatto è che le tue posizioni non sono tanto distanti dalle mie di non molto tempo fa, quando anche io mi cullavo in vaghe idee di autonomia. Dire che non c’è gente capace di gestire quel poco di autonomia che abbiamo significa dire che i sardi sono stupidi. In quel caso bisogna rassegnarsi tutti ed attendere che nasca una nuova generazione di illuminati capace di fare funzionare questa benedetta autonomia, ma a me sembra una giustificazione abbastanza campata in aria.
La sarditá con l’indipendenza c’entra poco e niente, tanto che io sarei per dare la possibilitá a chi lo volesse di avere la doppia cittadinanza o anche di mantenere solo quella italiana, basta che i responsabili delle decisioni riguardanti l’isola siano coloro che governano sull’isola, non qualche anonimo funzionario che sta a Roma o chissá dove.
Quello che auspichi di formare lo stato dell’UE è molto piú vicino di quanto pensi all’idea degli indipendentisti. È di qualche giorno fa (o settimana) un articolo di Piero Ottone in cui parlava favorevolmente del discioglimento degli stati per dare vita agli stati uniti d’Europa. L’Italia invece rappresenta un filtro, ció che ci tiene separati e distanti dall’Europa.
Bobbore
Buttati in politica e inizia a lavorare. Perchè al momento, l’unico politico che aveva idea di oleare gli ingranaggi inceppati dell’autonomia è stato cancellato dal voto dei sardi. Quando dico che non c’è nessuno in grado di gestire l’autonomia e figurarsi l’indipendenza non parlo dell’homus sardus, parlo della classe politica che il sardo esprime. E non mi chiedere perchè lo faccia, perchè oltre a non essere un costituzionalista non mi occupo neanche di psicologia delle masse.
Se la regione autonoma della sardegna può aumentare le tasse, tiro a indovinare, può anche abbassarle per attirare investimenti stranieri. Il fatto che dobbiamo fare la Macedonia del mediterraneo per attrarre investimenti esteri non mi sembra una grande idea.
Bobbore
…oltre a tutti gli ostacoli derivanti dall’essere una regione di un mercato comune che difficilmente accetterebbe che la neonata republica indipendente di sardegna diventi un paradiso fiscale per industrie. E neppure mi piacerebbe diventare una zona franca di esportazione in stile sud est asiatico.
Daniele
Continui a non capire Bobbore, o a girarti il discorso come pare a te. Non ho mai detto di essere contro lo strumento referendario, solo che l’approvazione della statutaria implica che il quorum venga superato e che prevalgano i voti validi. In pratica se 19 consiglieri decidono di firmare e fanno scattare un referendum, come minimo 800000 persone dovrebbero recarsi a votare quel referendum, anche se non gliene frega niente. L’approvazione della statutaria peró impone che il referendum sia valido, quindi centinaia di migliaia di persone dovrebbero recarsi a votare per la volontá di 19.
Se quelle 800000 non vanno a votare perché nessuno di loro il referendum lo ha chiesto la statutaria non passa.
Quanto ti sembra democartico che 19 persone debbano obbligarne 800000 a votare?
Stai pure con Lussu che assimilava il separatismo ed il fascismo… peccato che dovunque i fascismi abbiano combattuto i separatismi, vedi la Spagna di Franco. Evidentemente Lussu era d’accordo con la repressione dei separatisti… e tu pure.
Bobbore
Non mi pare che il 50% degli aventi diritto siano 800mila. Ma fossero anche, mi sembra uno sforzo democratico lodevole, e se la gente gli pesa il culo partecipare alle consultazioni referendarie non ci possso fare niente. Resta il fatto che non è un problema che riguardi l’inefficacia dell’autonomia.
Daniele
Guarda che io ti ho fatto l’esempio dell’Irlanda, mica dei paesi del sud est asiatico.
Quell’uomo politico che ammiri tanto è stato anche sistemanticamente ostacolato e combattuto non tanto dall’opposizione, quanto dagli alleati. In molte occasioni poi ha commesso evidenti errori che ha pagato e che hanno rallentato ancora di piú la sua azione.
Vuoi un esempio di vera autonomia? Vai a vedere il caso della scozia governata dallo Scottish National Party… lo sai come l’hanno ottenuta quella splendida autonomia? L’hanno ottenuta chiedendo a gran voce l’indipendenza e dando fiducia ad un partito indipendentista che ha dimostrato che i suoi unici referenti erano e sono gli scozzesi.
Noi siamo anni che chiediamo il permesso per un po’ piú di autonomia e non abbiamo ottenuto un bel niente perché continuaimo a dare fiducia a partiti che hanno tutti gli interessi nella penisola.
Daniele
MA cazzo, le consultazioni referendarie devono essere chieste dal popolo, da una parte consistente, non da 19! Tanto vale allora che eliminiamo consiglio e giunta e decidiamo tutto attraverso referendum cosí facciamo vivere le persone in cabina elettorale. Bell’idea di democrazia la tua.
Bobbore
quelle 19 teste sono elette, e sono un quinto (o un terzo o non so quanto) del consiglio regionale. Non è per tutto che chiami a referendum, ma per cose importanti come la modifica dell’assetto statutario della regione. Io lo renderei obbligatorio, senza quorum.
Bobbore
Non stiamo chiedendo il permesso dell’autonomia, non la stiamo usando e la stiamo sistematicamente ignorando. Quando la sardegna come la scozia esprimerà un consiglio regionale di indipendentisti vedremo. Quanto all’irlanda, so a mala pena che si trova al largo della gran bretagna, per cui non ci metto bocca.
Daniele
Bene, allora continua a tenerti questa autonomia impossibile o difficile da cambiare e aspetta che nasca il politico illuminato, buona fortuna.
Daniele
Si, vedo che sei piú esperto di Angola e Algeria.