Internet e Pirateria, come affrontare il problema

Il P2P nell'occhio del ciclone

Il P2P nell'occhio del ciclone

Il tema della pirateria su Internet sta interessando la politica europea come non mai. In Italia si è già discusso – secondo me male e in maniera confusa – su come “regolamentare” internet. Ovviamente queste discussioni hanno portato altra confusione, anche perché la parola “regolamentare”, come è giusto che sia, fa rizzare le antenne agli utenti del web e anche a chi, in genere, ritiene che il pensiero liberale non contempli un eccesso di regolamentazione. Soprattutto in un settore delicato come quello della comunicazione.

In Francia la legge HADOPI, nota anche come “Dottrina Sarkozy“, è appena stata votata dall’Assemblea Nazionale e mette una stretta al download illegale di contenuti protetti da diritto d’autore, soprattutto attraverso il P2P. Per rispondere alla pirateria e venire incontro alle esigenze economiche degli artisti, che rivendicavano la natura specifica del prodotto editoriale e artistico, io avevo proposto nella scorsa legislatura il famoso abbassamento dell’IVA al 4% per i prodotti audiovisivi. Lo intendevo anche come deterrente alla pirateria, nonostante Itunes, il famoso negozio virtuale, faccia prezzi davvero abbordabili ormai (ma questo è un altro discorso: da quanto mi hanno riferito la crisi discografica non è solo minata dal download illegale, ma anche da quello legale, che ha reso vetusti i compact-disc, facendo crollare le vendite degli album in favore dei singoli…). Oggi in Italia qualcuno vorrebbe importare la dottrina Sarkozy, soprattutto i produttori di contenuti.

Il problema maggiore più che sulla musica è sul mercato cinematografico e delle serie tv, che viaggiano parecchio sulle linee P2P. In Europa (e in Italia in misura maggiore) esiste una tassa, la “copia privata”, che viene applicata sui dispositivi di masterizzazione cd e dvd vergini) e così corrisposta agli autori (la spiegazione sul sito della SIAE). Questa tassa grava anche sul prezzo finale del DVD o del software originale, perchè è sorretta dall’impianto ideologico e nonostante il fatto che molti supporti tecnologici abbiano il blocco anti-pirateria (o le chiavi di autenticazione, per i software).

Nel Regno Unito c’è un Ministro per la Proprietà Intellettuale.
In Gran Bretagna diverse rockstar si sono schierate a favore del P2P, anche qui per un motivo chiaramente ideologico che depone a favore della libertà di internet, che toglie potere alle major, spesso accusate dagli artisti di prendersi una fetta troppo grossa degli introiti. Non sono pochi coloro che temono che una regolamentazione sul P2P in realtà sia un cavallo di Troia inserito tra le mura della libertà di espressione che la rete stabilisce. Ho già scritto che spesso la politica ha paura di internet perché è nuova, non la capisce. Molto più semplice mettersi d’accordo col giornalista di turno e organizzare un’intervista. L’Italia poi, nella media, è un paese straordinariamente analfabeta dal punto di vista informatico. Sempre nel Regno Unito la proposta è stata di compromesso: tassare un tanto al mese le connessioni veloci che che permettono l’accesso alle reti P2P, in modo che gli introiti derivanti da questo file sharing siano devoluti alle major o alle case produttrici di software.

David Lammy, ministro delle Proprietà Intellettuali (e questo la dice tutto sull’attenzione al problema), ha specificato che il problema non può essere certo risolto con una legge esaustiva e che forse bisognerebbe mirare ad accordi commerciali, anche se il terreno rimane sempre minato. Non possiamo impedire, per esempio, che un programma open source di file sharing venga messo liberamente in circolazione. La totalità del diritto alla proprietà privata contempla anche la possibilità che il suo godimento possa essere devoluto gratuitamente. Altrimenti la soluzione sarebbe a portata di mano: i programmi di file sharing hanno sempre un costo, una percentuale di quel costo va a chi detiene i diritti (ammesso e non concesso che ciò basti a coprire i ricavi, visto che chi scarica illegalmente lo fa ripetutamente). Leggi come quelle di Sarkozy sono di difficile applicazione e troppo deboli di fronte ai ricorsi, perché il tema inerisce la libertà del singolo individuo. Detto questo: il download illegale è reato, anche se guardiamo a internet come al massimo delle nostre aspirazioni in termini di partecipazione, libertà e democrazia (e io ne convengo: la rete abbatte le recinzioni asfittiche del pensiero conformista). Ma la via della disconnessione e della prova provata del download illegale è irta di ostacoli e ogni interrogativo è lecito.

Gli accordi commerciali hanno sempre fallito, come le misure di deterrenza. L’idea della tassa sulla connessione non è malvagia, in sè, tuttavia apre molti interrogativi rispetto al fatto di poter stabilire con certezza chi scarica e cosa scarica: chi tutela la privacy? Chi tutela l’identità personale? Chi mi assicura che questo controllo sia riservato e non costituisca una minaccia concreta per la mia sicurezza e la mia sfera privata?

Di sicuro, alcune misure deterrenti sono necessarie. Il ministro Lammy ha dichiarato che la gente probabilmente è insensibile all’argomento della proprietà intellettuale e non ritiene moralmente ingiusto “rubare” un’opera dell’intelletto. Pertanto sarebbe bene costruire prima una coscienza, che per quanto mi riguarda è complicatissimo costruire, a meno di non degradare e colpire (cioè isolare) socialmente chi scarica illegalmente. Un po’ come si è tentato di fare, ambiguamente, con i fumatori. Prima gli avvisi sulle sigarette, poi gli spot sui giornali, la sensibilizzazione degli oncologi (assurti alla carica di Ministro della Salute), infine con i divieti di fumo nei luoghi pubblici, il tutto (e credo giustamente) in ossequio al principio costituzionale della Salute.

Questione di costi.
Penalizzare il download su internet, effettuato tramite i comuni sistemi peer to peer è controproducente, è la strada sbagliata per risolvere il problema della pirateria e si rischierebbe di compromettere la libera circolazione della cultura attraverso sistemi di controllo che lederebbero la liberta’ personale.

Abbassare l’IVA sarebbe già un passo. E’ una richiesta annosa che non ha mai trovato adeguato sfogo, nonostante i rilievi dell’Antitrust che aveva rilevato la differenza di trattamento fiscale tra chi vende DVD e cd allegati a giornali e chi li vende nelle sedi tradizionali. Una sensibilizzazione sul problema della pirateria è necessaria, sicuro, ma secondo me è necessaria anche una sensibilizzazione della politica su internet e le sue possibilità, respingendo tutti i tentativi di iper-regolamentare la rete.

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Comments

5 Responses to “Internet e Pirateria, come affrontare il problema”
  1. watergate scrive:

    ciao Bruno, abbassare i prezzi sarebbe già qualcosa, la soluzione francese non è malvagia, ma insomma, problemi ne crea eccome.

  2. Bobbore scrive:

    Boh…a me torna in mente sempre non so chi che diceva che il prduttore delle custodie dei dvd guadagna di più del regista del film sulla vendita di un singolo dvd…i prezzi dei film sono spropositati, ma secondo me il p2p non danneggia il mercato (poi chissà, anche per questo a me piacerbbe ragionarne dati alla mano). Sopratutto per i film, secondo me la soluzione sarebbe la vendita del download a un prezzo equo, diciamo di 2 euro. Io scaricherei un nudo file avi, alla velocità della luce e sicuro che non si tratta di un porno. E sono soldi che vanno dritti dritti senza intermediari alla casa produttrice. Purtroppo c’è tutta una fetta di economia di intermediari che verrebbe danneggiata, bisogna mettere in conto anche questo…ma sto constatando che già i negozi di dischi stanno chiudendo a ruota uno dopo l’altro, anche senza che abbia preso piede la vendita dei “nudi file”. So che itunes vende gli mp3, ma francamente non mi sono mai informato sui prezzi, per i dischi io scarico i dischi e se vale la pena e il prezzo mi compro il vinile ;)

  3. La soluzione per combattere la pirateria è quella di una normativa internazionale che blocchi il P2P.
    Facile da dirsi, difficilissimo da attuare in pratica: il P2P come ben sappiamo è un insieme di software scaricabili freeware (Kazaa, eMule o Bearshare per fare degli esempi) la normativa dovrebbe innanzitutto bloccare i siti che consentono di effettuare il download del software specifico per la condivisione dei files.

    Ma ai camorristi che vendevano attraverso il subappalto ad extracomunitari cd e dvd di brani, lp, video musicali, film o quanto viene prodotto dalla discografia e da tutto ciò che è assoggettato dai diritti d’autore se ne impippa del P2P proibito o meno poichè ne potrebbe fare anche a meno.

    Dubito, carissimo Bruno, che lo scaricare selvaggio con il P2P possa danneggiare il mercato videomusicale ergo i diritti SIAE e se lo fa non influisce di certo – se non minimamente – su fatturato e entrate degiautori ed artisti.
    Per quanto concerne la pirateria: beh penso sia ben altra cosa…
    Così come non sono d’accordo sul fatto che l’azione politica atta a intraprendere provvedimenti in materia debba essere di pertinenza dell’attività parlamentare di un singolo Stato bensì – nel conteso europeo – è il PE che dovrebbe muoversi in questo senso.
    Proponendo magari la crezione di una Authority internazionale che vigili e reprima tali attività illecite.

    Enzo Cumpostu: cose dette e non

  4. Maralai scrive:

    Tutti xenofobi? Respinti!

    Il “respingimento” nei dettagli di una politica sgangherata http://www.maralai.ilcannocchiale.it
    saluti(ingresso gratuito e senza “respingimenti”.
    M

  5. >X BRUNO Cari amici della Destra, ormai è chiaro a tutti che io ho lasciato il Popolo della Libertà per iscrivermi al partito la Destra, non è stata una scelta facile anzi è stata molto difficile e ragionata, il 27-28-29 marzo 2009 il mio ex partito Alleanza Nazionale si è sciolto io direi meglio si è fatto assorbire da Forza Italia il partito del presidente Berlusconi, abbandonando di fatto i suoi valori, i suoi ideali, le sue battaglie, la sua storia, i suoi morti, all’oblio della storia che nessuno mai ricorderà nel PdL, il suo ex presidente cioè Gianfranco Fini si è evoluto non è più il delfino di Giorgio Almirante, vi ricordate le sue frasi quando ancora era in voga usare la camicia nera: “ Considero Benito Mussolini il più grande statista del 900” e poi “Noi dobbiamo fare il fascismo del 2000” e ricordate le manifestazioni per celebrare il 28 ottobre, per chi se lo fosse dimenticato data della marcia su Roma. Amici miei quel Gianfranco Fini non c’è più adesso secondo lui la destra deve avere il coraggio di riconoscersi nell’antifascismo io dico che ci vuole coraggio a dire certe “stronzate”, deve onorare i partigiani seguaci di Tito e Stalin, deve essere a favore dell’eutanasia, deve essere a favore dell’immigrazione clandestina di massa che porta in Italia solo persone che vengono a delinquere, rubare, uccidere e stuprare le nostre mogli, le nostre sorelle o fidanzate, che rubano il lavoro agli italiani e che non pagano le tasse, la destra sempre secondo Fini deve diventare filo Israeliana, attenzione non dico che non bisognava chiedere scusa al popolo Ebreo per la immonda barbaria commessa dal Regime Nazista ma ad arrivare a dire che il Fascismo è il male assoluto ce ne vuole, e non è mica finita qui secondo il partigiano Fini, Almirante era un razzista e le sue parole molte volte sono state vergognose e poi non dimentichiamoci le belle parole dei compagni La Russa e Alemanno al 25 aprile anche loro folgorati sulla strada di Silvio colui che da la poltrona amica. Amici secondo voi Fini è di destra?? Secondo me no io noto che tende leggermente ma dico leggermente verso Rifondazione Comunista vedrete tra non molto dirà che la droga fa bene e che Luxuria è di destra. AN dunque muore e trascina dentro questa amalgama di partiti e partitini i suoi militanti e i suoi giovani, muore Azione Giovani o Fronte della Gioventù come preferite e via siamo tutti giovani della libertà alla corte di Re Silvio che ci comanda, tutti insieme ex socialisti, ex comunisti (Bondi), ex radicali Capezzone uno di noi diventa il grido di battaglia del PdL ormai e poi ex democristiani come Ciriaco De Mita il nuovo che avanza, veline e letterine poi i voltagabbana Dini e compagnia per finire con l’immancabile Mastella su non scherziamo un politico come lui con il carisma e la sua competenza non può non essere candidato e poi rulli di tamburi si scopre che Veronica divorzia da Silvio e via la stampa piena di gossip e 18enni qui e 18enni li e intanto la Sardegna dove Ugo Cappellacci ha stravinto le elezioni viene scippata del G8, niente seggio unico alle Europee, niente SS-Olbia ma, non scherziamo i problemi veri dell’Italia sono sapere chi ha vinto il GF o l’Isola dei Famosi o Amici poi tanto chi non arriva a fine mese si arrangia. Per tornare a Fini vi ricordate la frase del 1995 “con Bossi ho chiuso” e invece come per magia si è insieme al governo a mangiare la coscetta di pollo che passa la mensa delle camera, noi di destra dobbiamo stare alleati con chi deride l’inno di Mameli, con chi fa il dito medio al tricolore, con chi ci fa buttare alle ortiche 400 milioni di euro per i suoi sporchi giochi di poltrone?? NO! Però tutto questo secondo la premiata ditta Silvio & Gianfranco è la destra. Amici miei avete capito perché io con questo Popolo del Leader non ho niente a che fare? Penso che l’abbiate capito ma, ve lo dico comunque, c’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui bisogna fare delle scelte giuste e per il futuro, chi veramente crede nei valori della Destra cioè Dio, Patria, Famiglia, Storia non può appartenere al partito di Berlusconi bensì come ho fatto io deve scegliere da che parte stare e io ho scelto la Destra l’unico partito erede del grande MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, il vero partito degli italiani è la destra che è vigile a difesa di cultura e tradizioni, che serve la patria e il tricolore, che non si vergogna del suo passato e di onorare i suoi morti, che crede nella famiglia e nel valore della vita, che crede nei valori cristiani e soprattutto che non ha mai avuto problemi e mai ne avrà a definirsi DESTRA sociale, di popolo e ANTICOMUNISTA.

    L’unica persona coerente all’interno del Pdl sei tu e la mia stima per te cresce sei un politico con i contro-coglioni ma a me la politica piace perchè è una passione e mi piace farla per la gente e per viverla nel miglior modo possibile. Saluti calorosi.

    Giorgio Giovanni Gaias
    Dirigente Provinciale di Gioventù Italiana ed esponente della Destra.

    Scusami se l’ho postato qui! Ancora ciao!